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La messa in Cattedrale con il vescovo Lauro: “Ognuno di noi è parte di uno splendido disegno d’amore”

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Un invito a non avere paura, a considerarci tutti importanti, valevoli, amabili: è questo lo sprone che il vescovo Lauro ha lanciato alla messa per la XII domenica del tempo ordinario, la penultima trasmessa in diretta streaming e in televisione, prima della solennità di San Vigilio e della messa di domenica prossima, 28 giugno.

“La paura di essere sinceri e autentici nel comunicare con gli altri -ha detto infatti don Lauro- è figlia del timore che la nostra vita valga poco, del percepirci poco amabili. Con parole altisonanti dichiariamo di essere liberi, autonomi, non influenzati da niente e da nessuno, la realtà è un’altra siamo fortemente dipendenti dal giudizio degli altri“.

Ma ecco la rivelazione: “Gesù ci libera dalla paura di non essere amabili -ha proseguito l’Arcivescovo- non con un generico incoraggiamento, ma attraverso una meravigliosa rivelazione: noi valiamo più di molti passeri davanti al Padre! La vita di Gesù è la prova del nostro valore, infatti, nella sua vita noi vediamo il Padre. Alla paura siamo invitati non a opporre il coraggio, ma la fede. Essa, altro non è, se non accogliere la rivelazione di Gesù: Dio è Padre e conta i capelli del nostro capo. Ognuno di noi è parte di uno splendido disegno d’amore”.

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Corpus Domini, la messa del vescovo Lauro in Cattedrale: “Nel deserto della vita non siamo soli”

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“C’è una felice sorpresa nella Parola di Dio di oggi: nel deserto della vita non siamo soli. Altri camminano con noi, “benché molti siamo un solo corpo” ci ha ricordato Paolo nella Prima lettera ai Corinti. Il corpo eucaristico serve perché diventiamo un solo corpo ecclesiale. L’Eucarestia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucarestia”.

Nella solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, il vescovo Lauro celebrando la Santa Messa in Cattedrale ha rilanciato ancora una volta un invito all’unità della Chiesa, riunita attorno alla Mensa.

Introducendo la celebrazione, don Lauro ha ricordato anche che per la prima volta dopo il lockdown, la messa del Corpus Domini ha visto la partecipazione dei seminaristi di Trento e quella della diocesi di Belluno-Feltre; accanto a lui anche il diacono Devis Bamhakl, che la prossima settimana avrebbe dovuto essere ordinato sacerdote assieme a Gianluca Leone, ma le contingenze ancora stringenti per la pandemia hanno costretto a rimandare probabilmente a settembre l’ordinazione sacerdotale.

Attraversiamo il deserto, “icona della nostra vita” l’ha definito don Lauro nell’omelia; ma il deserto “non è un luogo dove ci si può sistemare, dove si mette su casa; è spazio di transito, di cammino, dove la sera si montano le tende e il mattino si smontano”. “Dio non ci toglie il deserto -ha incalzato don Lauro- ma ci toglie la solitudine nell’attraversarlo. “Io sono il pane della vita”: Dio si fa pane per rimanere con noi. Cristo fa scorrere nelle nostre vene il flusso della sua vita, perché ci incamminiamo a vivere la vita come l’ha vissuta lui. Dio si è fatto uomo perché ogni uomo si faccia come Dio. E’ la meraviglia del Pane Eucaristico, vero pane dei pellegrini”.

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“Dio non è solitudine, ma abbraccio e legame”: la messa in Cattedrale con il vescovo Lauro per la Santissima Trinità

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“Siamo amati, salvati, accolti. La Comunione che unisce il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ci rivela il segreto di Dio: Egli non è solitudine, è abbraccio e legame“: è sempre un invito a pensare e vivere al “plurale”, quello che l’arcivescovo Lauro ha fatto alla messa in cattedrale per la solennità della Santissima Trinità.

Un invito a ricordare che la felicità non si raggiunge con “l’io” ma con il “noi”, in “un’ora della storia -ha ricordato don Lauro- segnata dalla suggestione “diabolica” di approdare alla felicità, rimanendo affidati a noi stessi. In questi mesi, abbiamo toccato con mano l’inconsistenza di una simile opzione. Per un breve momento abbiamo sognato di frequentare insieme la beatitudine del “noi”, purtroppo, sta tornando anche nella Chiesa, il “fai da te” con il suo triste corollario di litigiosità, rancore e rabbia”.

Da qui il legame con la festa di oggi, con il dono dello Spirito Santo: “Chiediamo il dono dello Spirito -ha concluso l’Arcivescovo- per vivere l’esortazione di Paolo: “Fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore sarà con voi”.

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Messaggio del vescovo Lauro ai turisti: “Fare del limite una risorsa: la sfida dell’estate trentina”

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“Vedrete un Trentino giustamente sorridente e pronto ad accogliervi, ma sappiate che nessuno qui ha dimenticato, e non intende farlo, l’eredità di questi mesi. Anzi, la cicatrice resta ben visibile, come dimostrano le misure di restrizione alla socializzazione anche in ambienti come quelli montani che l’immaginario associa alla natura stessa di libertà e di spazi senza confini. La sfida dell’estate trentina sarà proprio questa: fare del limite una risorsa; un’occasione di attenzione per gli altri, prima che per noi stessi”.

E’ un messaggio carico di speranza, che guarda al futuro, quello che il vescovo Lauro rivolge ai turisti ospiti del Trentino in quest’estate anomala, segnata dalle conseguenze della pandemia. “Ciò che seminiamo oggi, raccoglieremo poi nelle nostre abitazioni, sul lavoro, a scuola, negli ospedali, nelle residenze per gli anziani“. Il messaggio termina con l’invito ad essere “grati a Dio ad ogni nuovo sole che sorge tra queste montagne”.

 

Ecco il testo integrale del messaggio dell’arcivescovo Lauro agli ospiti dell’estate trentina, seguito dalla traduzione in lingua inglese e tedesca:

Cari ospiti,
anche quest’anno c’è un Trentino ben diverso ad accogliervi. Lo si era detto all’indomani di Vaia. Lo ripetiamo ora, con l’aria ancora appesantita dall’emergenza. La terra in cui avete la possibilità di tornare a fare vacanza o la fortuna di scoprire per la prima volta, è tra quelle, in Italia, che più ha sofferto le conseguenze della pandemia. Anche qui, come in tante vostre case, abbiamo pianto di fronte agli anziani decimati, alle famiglie a cui era impedito un ultimo saluto, a chi ha pagato oltremodo da un punto di vista psicologico ed economico le infinite settimane di isolamento.
Se ora vedrete un Trentino giustamente sorridente e pronto ad accogliervi, sappiate che nessuno qui ha dimenticato, e non intende farlo, l’eredità di questi mesi. Anzi, la cicatrice resta ben visibile, come dimostrano le misure di restrizione alla socializzazione anche in ambienti come quelli montani che l’immaginario associa alla natura stessa di libertà e di spazi senza confini.
La sfida dell’estate trentina sarà invece proprio questa: fare del limite una risorsa; un’occasione di attenzione per gli altri, prima che per noi stessi; un grande momento di responsabilità collettiva. Dalla correttezza del nostro comportamento in questi mesi estivi – così come accaduto nel passaggio dalla quarantena alla “fase-2” – dipenderà la qualità della nostra vita già dall’autunno. Ciò che seminiamo oggi, raccoglieremo poi nelle nostre abitazioni, sul lavoro, a scuola, negli ospedali, nelle residenze per gli anziani.
Godetevi le meraviglie di un Padre particolarmente generoso con la popolazione delle nostre vallate. Sappiate che questo dono non è strumentale: il Creato è parte della vita di ognuno di noi, così come noi siamo parte integrante del Creato. E questo fa di ciascuno di noi un dono “a cinque stelle”. Di cui essere grati a Dio ad ogni nuovo sole che sorge tra queste montagne.  
+ arcivescovo Lauro

Dear Guests, 
This year, once again, a different Trentino will welcome you. We said this in the wake of Vaia. We repeat it now, the air still weighted down by the emergency. The territory to which you are coming back on vacation, or which you will have the privilege to discover for the first time is among those in Italy most affected by the pandemic. Not unlike the situation in many of your homes, we mourned the passing of many elderly members of the community; we grieved for their families, having been denied one last goodbye; we shed tears for those who have heavily suffered the psychological and financial consequences of the never-ending weeks of lockdown.
If you are now welcomed by a joyful Trentino, stay assured that nobody has forgotten and is willing to forget the repercussions of these past months. The scar remains clearly visible, as shown by the restrictive measurements which are in place even here in the mountains, a area which one associated with freedom and a space without borders.
The challenge presented by this summer in Trentino will be precisely this: view the limits as a resource, an opportunity for paying attention to others rather than to ourselves, a great moment of collective responsibility. Similarly to the transition from quarantine to “phase 2”, the quality of our life next autumn will depend on our behaviour during the current months. What we sow now will be reaped later in our homes, at work, at school, in hospitals, in our care homes.
Enjoy the wonders of a Father who was particularly generous with our valleys’ population. Be aware that this is not an instrumental gift: Creation is part of life for each one of us; likewise, we are an integral part of Creation. This makes us “a five star” gift;  for this, we must show gratitude to God, as every new sun rises in these mountains.   

Liebe Gäste,
auch in diesem Jahr heißt Sie das Trentino herzlich willkommen, wenn auch anders als sonst üblich. Dies sagten wir auch vor einem Jahr nach dem Sturm „Vaia“ (Ende Oktober 2019). Die Auswirkungen der schwerwiegenden Not schweben noch in der Luft. Die Region, in der Sie die Möglichkeit haben, ihre Ferien zu verbringen oder das Glück haben, sie zum ersten Mal zu entdecken, ist eine der Regionen Italiens, die mit am meisten unter den Folgen der Pandemie gelitten hat. Auch hier, wie in vielen ihrer Häusern, haben wir geweint über den Tod der Alten, geweint mit den Familien, die sich nicht von ihren Liebsten verabschieden konnten, geweint mit denen, die auf irgendeine Weise –psychologisch oder wirtschaftlich – in den Wochen der Kontaktsperre gelitten haben. 
Wenn Sie, liebe Gäste, jetzt ein freundliches, charmant lächelndes Trentino in diesen Tagen erleben, so sollen Sie wissen, dass keiner hier die Hinterlassenschaften dieser vergangenen Monate vergessen hat und es auch nicht beabsichtigt zu tun. Vielmehr: die Narbe der vergangenen Monate ist gut spürbar in den einschränkenden Maßnahmen unseres Zusammenseins, die auch hier in der Bergwelt gelten, eine Bergwelt, die mit Gefühlen von Freiheit und grenzenlosen Räumen verbunden wird.
Die Herausforderung in diesem Sommer im Trentino wird genau diese sein: aus der Begrenzung eine Ressource machen; eine Gelegenheit der Wachsamkeit für die Anderen vor dem an sich selbst Denken; ein großer Augenblick der gemeinschaftlichen Verantwortung.  Von der Korrektheit unseres jetzigen Verhaltens in diesen Sommermonaten hängt die Qualität unseres Lebens im Herbst ab, so wie der Übergang von eingehaltener Quarantäne in die 2. Phase der Lockerung möglich geworden ist. Das heißt: das, was wir heute säen, werden wir morgen in unseren Häusern, an unseren Arbeitsplätzen, in den Schulen, in den Krankenhäusern, in den Seniorenresidenzen ernten.
Genießen Sie die Wunder der Natur eines überaus großzügigen Vaters mit der Bevölkerung unserer Täler. Bedenken Sie, dass dieses Geschenk nicht zweckdienlich ist: die Schöpfung ist ein Teil des Lebens von einem jeden von uns, so wie wir ein integrierter Teil der Schöpfung sind. Dies zeichnet uns als ein ganz besonderes Geschenk aus, ein Geschenk einer außerordentlichen Qualität. Möge der Dank zu Gott erschallen für uns Erschaffene und für jeden neuen Sonnenaufgang in dieser wunderbaren Bergwelt.  

La messa di Pentecoste in Cattedrale con il vescovo Lauro: “Cara Chiesa, ricordati che sei chiamata ad essere segno e strumento dell’amore di Dio”

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Un’esortazione alla Chiesa, perché sappia riscoprire la forza che solo lo Spirito Santo sa donare: è un invito all’istituzione ma anche al popolo di Dio quello che il vescovo Lauro ha formulato per la solennità di Pentecoste, celebrata in cattedrale a Trento.

Un invito alla Chiesa di oggi che è piena di paure, “in crisi di numeri -ha ricordato l’Arcivescovo- preoccupata per l’aumentare dei risentiti e degli indifferenti. Spaesata dalla pandemia, in difficoltà a ricomporre le proprie agende, segnata da conflittualità e risentimenti”. Ma su questa Chiesa “scende lo Spirito Santo con la sua forza bellissima, tutta novità e innovazione“.

Una forza, ha proseguito don Lauro, che già ci pervade, basta solo accorgersi della sua presenza svestendo i panni di chi pensa di bastare solo a se stesso: “A bloccare e impedire allo Spirito di liberare la sua inventiva, la sua esuberanza, la sua creatività è la mondanità spirituale che altro non è, se non la rinuncia a essere poveri nello spirito. Ma ecco la felice sorpresa, le nostre fragilità ecclesiali, messe ulteriormente a nudo dalla pandemia, rivisitate dallo Spirito Santo, possono diventare l’occasione per sentire la bellezza del perdono di Dio, uscire dal guscio dell’autoreferenzialità e gustare la gioia del “noi”.

Da qui l’invito alla Chiesa ad essere segno e strumento dell’amore di Dio, senza aver paura del bene che si trova oltre il suoi confini, vivendo la comunione senza paura della diversità: “Tieniti lontana dalla ricerca del potere -la vibrante conclusione di don Lauro- dal denaro, dalla mancanza di misericordia, niente ti turbi, niente ti spaventi, ti basti solo Dio”.

Al termine della messa, invece, il vescovo Lauro ha invitato tutta la comunità trentina a collegarsi con gli strumenti della comunicazione (Telepace Trento, il portale web diocesano e il canale YouTube del Servizio Comunicazione) alla grande preghiera diocesana a conclusione dell’anno pastorale, prevista per venerdì 5 giugno alle ore 20.45.

 

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Il vescovo Lauro commemora i defunti del periodo dell’emergenza sul cimitero a Pergine: “Questo luogo, custode prezioso del ricordo dei nostri morti, sia un monito a non ritornare all’antico: ad una vita scandita da fitte agende, piene di impegni dove gli altri sono sistematicamente ignorati”

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Il vescovo Lauro ha celebrato, mercoledì sera, la messa sul cimitero a Pergine: era infatti la prima celebrazione della serie che proseguirà tutti i mercoledì, fino ad agosto. In questo modo, le parrocchie del perginese vogliono commemorare anzitutto i defunti del periodo dell’emergenza sanitaria per la pandemia di coronavirus (45, da inizio marzo a metà maggio), per i quali non è stato possibile celebrare il funerale aperto alla comunità.

All’inizio della messa, il parroco di Pergine, don Antonio Brugnara, che ha concelebrato assieme anche al vicario parrocchiale don Paolo Vigolani, ha letto i nomi delle persone defunte in questo periodo: “Abbiamo pronunciato -ha detto don Lauro introducendo la celebrazione- la lunga serie di nomi di tanti fratelli e sorelle che se ne sono andati senza avere il conforto dei propri familiari, senza poter godere della loro mano amica”.
Sempre all’inizio della messa, il vescovo ha avuto parole di ricordo per gli operatori sanitari, volontari, operatori delle case di riposo che si sono prodigati in questo periodo di emergenza, ed anche per gli operatori delle pompe funebri.

Richiamando poi la prima lettura (At 20,28-38), don Lauro ha messo in guardia dai “lupi rapaci” che stanno invadendo la nostra comunità: “Non hanno un nome e cognome preciso -ha ricordato il vescovo- ma sono una serie di atteggiamenti e comportamenti che stanno facendo molto male. Innanzitutto la superficialità: pur avendo davanti agli occhi un dolore smisurato, si continua a tutti i livelli a dar vita ad estenuanti chiacchiere senza capo né coda. Si dimentica la morte di tanti fratelli e sorelle continuando ad immaginare di affidare alla partita economica la nostra salvezza”.

“Manda il tuo Spirito Signore -ha concluso don Lauro- e custodiscici nel vero, non toglierci la memoria di quanto abbiamo veduto per rendere onore a questi morti che come il Signore della vita sono stati sepolti in tutta fretta”.

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“Cristo è risorto nella vostra straordinaria dedizione. Siete Vangelo vivo”: la Messa del vescovo Lauro al S. Chiara in ringraziamento al personale sanitario

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 “Cristo è Risorto nella vostra straordinaria dedizione, nella gratuità e generosità del vostro spendervi senza riserve, nel vostro rischiare la vita fino a morire per noi“. Sono le parole con cui l’arcivescovo Lauro Tisi si è rivolto agli operatori sanitari nella s. Messa nella cappella dell’ospedale s. Chiara di Trento domenica 24 maggio, solennità dell’Ascensione. Un modo per dire grazie a tutti coloro che si sono spesi senza sosta all’apice dell’emergenza Covid-19. A concelebrare a fianco dell’arcivescovo, padre Davide Negrini, cappellano del nosocomio; erano presenti anche il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, l’assessore alla salute e politiche sociali Stefania Segnana, il dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali Giancarlo Ruscitti.

“E’ un inno all’umano – aggiunge l’Arcivescovo – ciò che abbiamo visto fare da voi. Una meravigliosa conferma alla lucidità delle parole evangeliche che ravvisano nel servire, nel dare la vita, nello spendersi, l’habitat dentro il quale trovare il senso profondo del nostro esistere. In voi, trovo realizzate queste parole che rivelano il senso profondo dell’Ascensione del Signore: l’esplosione della fiducia di Dio nella possibilità affidata agli uomini, grazie al dono dello Spirito Santo, di “fare le sue opere e di farne di più grandi”. Cari operatori sanitari, siete il documento, la prova provata che non possiamo vivere senza gli altri; l’altro non è la tua morte ma la tua vita, quando viene a mancare diventi più povero“.

E ancora: “All’interno delle strutture sanitarie e assistenziali, abbiamo un formidabile patrimonio esistenziale, fatto di uomini e di donne che considerano assolutamente normale: prendersi cura, farsi prossimo, mettersi a disposizione senza clamori. Questo è semplicemente Vangelo vivo“.

“Dobbiamo dirvi grazie, a nome di tutta la comunità trentina, per la tenerezza e la delicatezza con cui avete accompagnato gli ultimi istanti dei nostri cari che sono morti, senza poter contare sulla vicinanza dei propri familiari. Non vorrei -ha concluso don Lauro- ci dimenticassimo della vostra straordinaria lezione d’amore”.

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FOTO: GIANNI ZOTTA

“Ripartiamo con una Chiesa testimone di gioia ed entusiasmo, che non ha paura”: la Messa dell’Ascensione in Cattedrale con il vescovo Lauro

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Prima messa domenicale con la partecipazione dei fedeli anche in Cattedrale a Trento: a presiedere l’eucaristia della domenica dell’Ascensione il vescovo Lauro, davanti ad un ridotto numero di persone, secondo la capienza massima cui anche il Duomo deve attenersi in osservanza delle disposizioni per l’emergenza sanitaria.

“In questo momento di ripartenza -ha detto l’arcivescovo iniziando la celebrazione- chiediamo per tutta la nostra Chiesa il dono dello Spirito, per riconoscere che il luogo dove fare l’esperienza di Dio sono le nostre case, i posti di lavoro, la vita umana così come ce la troviamo davanti. Ricordiamo anche tutti coloro che lavorano nell’assistenza ai malati negli ospedali e nelle case di riposo: c’è il rischio che ci dimentichiamo che ci sono ancora persone malate, e operatori sanitari ancora “al fronte”, estremamente impegnati. Ringraziamoli perché ci hanno fatto vedere la Pasqua nel loro dedicarsi ai malati”. Un invito che ha anticipato di qualche ora la messa che proprio il vescovo Lauro ha celebrato all’ospedale Santa Chiara per i medici e gli operatori sanitari.

“Gesù è salito al cielo -ha detto poi don Lauro nell’omelia- per inaugurare una nuova modalità per restare insieme a noi. La sua presenza non è circoscritta, ma per la forza dello Spirito, Cristo è a disposizioni di ogni uomo e donna di ogni tempo ed epoca. Dio nella sua umanità ha piantato la sua tenda in mezzo a noi. La nostra Chiesa corre il rischio di dimenticare l’ebbrezza di annunciare la pienezza dell’umano che si trova in Gesù di Nazaret. Ma anche noi, come i discepoli, sogniamo potere, deleghiamo a Dio la soluzione dei problemi e quando non risponde lo rimproveriamo di non esserci: che cosa possiamo fare invece noi per raccontare il Dio di Nazaret? Il nostro compito è essere testimoni, non abbiamo bisogno di risultati perché la nostra “paga” è vedere il Signore”.

Infine, un invito alla ripartenza: “Gesù poteva ripartire con altri discepoli, ma rilancia invece la sua partita dell’essere in mezzo a noi con un insieme di peccatori che lo Spirito mette in cammino. La Chiesa non è la comunità degli “arrivati”, dei bravi e perfetti: è la comunità dei peccatori che raccontano che è stata usata loro misericordia. Alla Chiesa è chiesto solo di camminare e annunciare che è arrivata la vita di Dio. A questa Chiesa, che siamo noi, oggi è concesso di frequentare il Risorto: ripartiamo con una Chiesa testimone di gioia ed entusiasmo, che non ha paura“.

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RIVEDI QUI LA MESSA TRASMESSA IN STREAMING

Domenica 24 (ore 17) Messa del vescovo Lauro al S. Chiara per dire “grazie” al personale sanitario

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Domenica 24 maggio, prima domenica con le Messe nuovamente aperte ai fedeli, l’arcivescovo Lauro (oltre alle ore 10.00 in cattedrale – diretta Tv e streaming) celebrerà l’Eucarestia nel pomeriggio (ore 17.00) nella cappella dell’Ospedale S. Chiara di Trento per ringraziare, anche simbolicamente, tutto il personale sanitario impegnato nell’emergenza.

In chiesa – nel rispetto delle norme sulla sicurezza – potranno trovare posto una quarantina di persone, che a vario titolo sono state coinvolte nelle dure settimane stravolte da Covid-19. “Sono stati invitati – precisa padre Davide Negrini, responsabile delle cappellania del S. Chiara – coloro che rappresentano le categorie impegnate nella vita ospedaliera: dai medici ai pazienti, dagli infermieri agli operatori socio-sanitari, dal personale amministrativo agli operai”. L’Arcivescovo potrà così esprimere, anche a nome di tutta la comunità trentina, un grazie sincero per il grande sforzo prodotto nelle giornate di enorme sovraccarico lavorativo e psicologico, in particolare nel picco della pandemia.

Dal momento che i posti sono necessariamente contingentati, e considerata anche la particolare natura “interna” della celebrazione, la chiesa non sarà comprensibilmente accessibile a fedeli provenienti dall’esterno.

 

“Torniamo all’essenziale. Oltre la mascherina, nell’altro troveremo un compagno di viaggio”: la riflessione del vescovo Lauro nella quarta domenica di Pasqua (giornata di preghiera per le vocazioni)

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Nella quarta domenica di Pasqua, giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, l’arcivescovo Lauro ha presieduti in cattedrale la Messa delle ore 10, sempre a porte chiuse ed in diretta streaming: è la nona messa che, causa emergenza sanitaria, viene trasmessa in questo modo.

Alla vigilia dell’avio della “fase 2”, ancora carica d’incertezza, l’arcivescovo introducendo la celebrazione invita a considerare i mesi trascorsi “con il loro tragico bagaglio di sofferenza e di morte” che “sono stati per noi una provocazione e una chiamata a tornare all’essenziale”. “Il pericolo per tutti noi -ha aggiunto- è di riprendere il ritmo della vita lasciando inevase le tante domande emerse in quest’ora surreale. I rumori della vita rischiano per l’ennesima volta di tenerci lontani da noi stessi e dai nostri desideri più profondi. Preghiamo perché ciò non accada”. Quindi l’invito a pregare per il dono di nuove vocazioni e per i giovani: “L’attuale situazione rischia di tarpare le ali al loro bisogno di incontrarsi, socializzare ed essere solidali”.

Nell’omelia, monsignor Tisi traduce il “vivere per la giustizia” evocato nella lettera di Pietro come l’”avere come obiettivo della vita l’essere vincolati all’altro”. “Nessuno può salvarsi da solo, la forma più alta della libertà è la solidarietà”. “In questo momento di ripartenza -precisa l’arcivescovo-, di tutto abbiamo bisogno tranne che del ritorno a una vita dove a dettare le danze siano, per l’ennesima volta, le istanze del nostro ego. La Chiesa e le nostre comunità non sono per nulla esenti da questa tremenda eventualità.”

Commentando il brano evangelico in cui Gesù si definisce “porta delle pecore”, don Lauro sottolinea: “Egli non è il Dio del recinto, ma il Dio che apre, fa uscire e cammina con noi. Quanto è bella una Chiesa e una comunità che conoscono e chiamano per nome. Triste una Chiesa luogo di conflitto e di contrapposizione”.

“Da domani -conclude- cominceremo di nuovo a uscire di casa, incontreremo un altro mondo, non più quello di due mesi fa. Uscendo con Gesù, troveremo pascolo, vedendo nell’altro, oltre la mascherina che ne cela il volto, non un avversario di cui diffidare ma un compagno di viaggio con cui camminare. A distanziarci sarà solo lo spazio fisico, non altro.”

VEDI QUI TESTO INTEGRALE OMELIA