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Il vescovo Lauro commemora i defunti del periodo dell’emergenza sul cimitero a Pergine: “Questo luogo, custode prezioso del ricordo dei nostri morti, sia un monito a non ritornare all’antico: ad una vita scandita da fitte agende, piene di impegni dove gli altri sono sistematicamente ignorati”

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Il vescovo Lauro ha celebrato, mercoledì sera, la messa sul cimitero a Pergine: era infatti la prima celebrazione della serie che proseguirà tutti i mercoledì, fino ad agosto. In questo modo, le parrocchie del perginese vogliono commemorare anzitutto i defunti del periodo dell’emergenza sanitaria per la pandemia di coronavirus (45, da inizio marzo a metà maggio), per i quali non è stato possibile celebrare il funerale aperto alla comunità.

All’inizio della messa, il parroco di Pergine, don Antonio Brugnara, che ha concelebrato assieme anche al vicario parrocchiale don Paolo Vigolani, ha letto i nomi delle persone defunte in questo periodo: “Abbiamo pronunciato -ha detto don Lauro introducendo la celebrazione- la lunga serie di nomi di tanti fratelli e sorelle che se ne sono andati senza avere il conforto dei propri familiari, senza poter godere della loro mano amica”.
Sempre all’inizio della messa, il vescovo ha avuto parole di ricordo per gli operatori sanitari, volontari, operatori delle case di riposo che si sono prodigati in questo periodo di emergenza, ed anche per gli operatori delle pompe funebri.

Richiamando poi la prima lettura (At 20,28-38), don Lauro ha messo in guardia dai “lupi rapaci” che stanno invadendo la nostra comunità: “Non hanno un nome e cognome preciso -ha ricordato il vescovo- ma sono una serie di atteggiamenti e comportamenti che stanno facendo molto male. Innanzitutto la superficialità: pur avendo davanti agli occhi un dolore smisurato, si continua a tutti i livelli a dar vita ad estenuanti chiacchiere senza capo né coda. Si dimentica la morte di tanti fratelli e sorelle continuando ad immaginare di affidare alla partita economica la nostra salvezza”.

“Manda il tuo Spirito Signore -ha concluso don Lauro- e custodiscici nel vero, non toglierci la memoria di quanto abbiamo veduto per rendere onore a questi morti che come il Signore della vita sono stati sepolti in tutta fretta”.

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“Cristo è risorto nella vostra straordinaria dedizione. Siete Vangelo vivo”: la Messa del vescovo Lauro al S. Chiara in ringraziamento al personale sanitario

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 “Cristo è Risorto nella vostra straordinaria dedizione, nella gratuità e generosità del vostro spendervi senza riserve, nel vostro rischiare la vita fino a morire per noi“. Sono le parole con cui l’arcivescovo Lauro Tisi si è rivolto agli operatori sanitari nella s. Messa nella cappella dell’ospedale s. Chiara di Trento domenica 24 maggio, solennità dell’Ascensione. Un modo per dire grazie a tutti coloro che si sono spesi senza sosta all’apice dell’emergenza Covid-19. A concelebrare a fianco dell’arcivescovo, padre Davide Negrini, cappellano del nosocomio; erano presenti anche il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, l’assessore alla salute e politiche sociali Stefania Segnana, il dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali Giancarlo Ruscitti.

“E’ un inno all’umano – aggiunge l’Arcivescovo – ciò che abbiamo visto fare da voi. Una meravigliosa conferma alla lucidità delle parole evangeliche che ravvisano nel servire, nel dare la vita, nello spendersi, l’habitat dentro il quale trovare il senso profondo del nostro esistere. In voi, trovo realizzate queste parole che rivelano il senso profondo dell’Ascensione del Signore: l’esplosione della fiducia di Dio nella possibilità affidata agli uomini, grazie al dono dello Spirito Santo, di “fare le sue opere e di farne di più grandi”. Cari operatori sanitari, siete il documento, la prova provata che non possiamo vivere senza gli altri; l’altro non è la tua morte ma la tua vita, quando viene a mancare diventi più povero“.

E ancora: “All’interno delle strutture sanitarie e assistenziali, abbiamo un formidabile patrimonio esistenziale, fatto di uomini e di donne che considerano assolutamente normale: prendersi cura, farsi prossimo, mettersi a disposizione senza clamori. Questo è semplicemente Vangelo vivo“.

“Dobbiamo dirvi grazie, a nome di tutta la comunità trentina, per la tenerezza e la delicatezza con cui avete accompagnato gli ultimi istanti dei nostri cari che sono morti, senza poter contare sulla vicinanza dei propri familiari. Non vorrei -ha concluso don Lauro- ci dimenticassimo della vostra straordinaria lezione d’amore”.

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FOTO: GIANNI ZOTTA

“Ripartiamo con una Chiesa testimone di gioia ed entusiasmo, che non ha paura”: la Messa dell’Ascensione in Cattedrale con il vescovo Lauro

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Prima messa domenicale con la partecipazione dei fedeli anche in Cattedrale a Trento: a presiedere l’eucaristia della domenica dell’Ascensione il vescovo Lauro, davanti ad un ridotto numero di persone, secondo la capienza massima cui anche il Duomo deve attenersi in osservanza delle disposizioni per l’emergenza sanitaria.

“In questo momento di ripartenza -ha detto l’arcivescovo iniziando la celebrazione- chiediamo per tutta la nostra Chiesa il dono dello Spirito, per riconoscere che il luogo dove fare l’esperienza di Dio sono le nostre case, i posti di lavoro, la vita umana così come ce la troviamo davanti. Ricordiamo anche tutti coloro che lavorano nell’assistenza ai malati negli ospedali e nelle case di riposo: c’è il rischio che ci dimentichiamo che ci sono ancora persone malate, e operatori sanitari ancora “al fronte”, estremamente impegnati. Ringraziamoli perché ci hanno fatto vedere la Pasqua nel loro dedicarsi ai malati”. Un invito che ha anticipato di qualche ora la messa che proprio il vescovo Lauro ha celebrato all’ospedale Santa Chiara per i medici e gli operatori sanitari.

“Gesù è salito al cielo -ha detto poi don Lauro nell’omelia- per inaugurare una nuova modalità per restare insieme a noi. La sua presenza non è circoscritta, ma per la forza dello Spirito, Cristo è a disposizioni di ogni uomo e donna di ogni tempo ed epoca. Dio nella sua umanità ha piantato la sua tenda in mezzo a noi. La nostra Chiesa corre il rischio di dimenticare l’ebbrezza di annunciare la pienezza dell’umano che si trova in Gesù di Nazaret. Ma anche noi, come i discepoli, sogniamo potere, deleghiamo a Dio la soluzione dei problemi e quando non risponde lo rimproveriamo di non esserci: che cosa possiamo fare invece noi per raccontare il Dio di Nazaret? Il nostro compito è essere testimoni, non abbiamo bisogno di risultati perché la nostra “paga” è vedere il Signore”.

Infine, un invito alla ripartenza: “Gesù poteva ripartire con altri discepoli, ma rilancia invece la sua partita dell’essere in mezzo a noi con un insieme di peccatori che lo Spirito mette in cammino. La Chiesa non è la comunità degli “arrivati”, dei bravi e perfetti: è la comunità dei peccatori che raccontano che è stata usata loro misericordia. Alla Chiesa è chiesto solo di camminare e annunciare che è arrivata la vita di Dio. A questa Chiesa, che siamo noi, oggi è concesso di frequentare il Risorto: ripartiamo con una Chiesa testimone di gioia ed entusiasmo, che non ha paura“.

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RIVEDI QUI LA MESSA TRASMESSA IN STREAMING

Domenica 24 (ore 17) Messa del vescovo Lauro al S. Chiara per dire “grazie” al personale sanitario

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Domenica 24 maggio, prima domenica con le Messe nuovamente aperte ai fedeli, l’arcivescovo Lauro (oltre alle ore 10.00 in cattedrale – diretta Tv e streaming) celebrerà l’Eucarestia nel pomeriggio (ore 17.00) nella cappella dell’Ospedale S. Chiara di Trento per ringraziare, anche simbolicamente, tutto il personale sanitario impegnato nell’emergenza.

In chiesa – nel rispetto delle norme sulla sicurezza – potranno trovare posto una quarantina di persone, che a vario titolo sono state coinvolte nelle dure settimane stravolte da Covid-19. “Sono stati invitati – precisa padre Davide Negrini, responsabile delle cappellania del S. Chiara – coloro che rappresentano le categorie impegnate nella vita ospedaliera: dai medici ai pazienti, dagli infermieri agli operatori socio-sanitari, dal personale amministrativo agli operai”. L’Arcivescovo potrà così esprimere, anche a nome di tutta la comunità trentina, un grazie sincero per il grande sforzo prodotto nelle giornate di enorme sovraccarico lavorativo e psicologico, in particolare nel picco della pandemia.

Dal momento che i posti sono necessariamente contingentati, e considerata anche la particolare natura “interna” della celebrazione, la chiesa non sarà comprensibilmente accessibile a fedeli provenienti dall’esterno.

 

“Torniamo all’essenziale. Oltre la mascherina, nell’altro troveremo un compagno di viaggio”: la riflessione del vescovo Lauro nella quarta domenica di Pasqua (giornata di preghiera per le vocazioni)

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Nella quarta domenica di Pasqua, giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, l’arcivescovo Lauro ha presieduti in cattedrale la Messa delle ore 10, sempre a porte chiuse ed in diretta streaming: è la nona messa che, causa emergenza sanitaria, viene trasmessa in questo modo.

Alla vigilia dell’avio della “fase 2”, ancora carica d’incertezza, l’arcivescovo introducendo la celebrazione invita a considerare i mesi trascorsi “con il loro tragico bagaglio di sofferenza e di morte” che “sono stati per noi una provocazione e una chiamata a tornare all’essenziale”. “Il pericolo per tutti noi -ha aggiunto- è di riprendere il ritmo della vita lasciando inevase le tante domande emerse in quest’ora surreale. I rumori della vita rischiano per l’ennesima volta di tenerci lontani da noi stessi e dai nostri desideri più profondi. Preghiamo perché ciò non accada”. Quindi l’invito a pregare per il dono di nuove vocazioni e per i giovani: “L’attuale situazione rischia di tarpare le ali al loro bisogno di incontrarsi, socializzare ed essere solidali”.

Nell’omelia, monsignor Tisi traduce il “vivere per la giustizia” evocato nella lettera di Pietro come l’”avere come obiettivo della vita l’essere vincolati all’altro”. “Nessuno può salvarsi da solo, la forma più alta della libertà è la solidarietà”. “In questo momento di ripartenza -precisa l’arcivescovo-, di tutto abbiamo bisogno tranne che del ritorno a una vita dove a dettare le danze siano, per l’ennesima volta, le istanze del nostro ego. La Chiesa e le nostre comunità non sono per nulla esenti da questa tremenda eventualità.”

Commentando il brano evangelico in cui Gesù si definisce “porta delle pecore”, don Lauro sottolinea: “Egli non è il Dio del recinto, ma il Dio che apre, fa uscire e cammina con noi. Quanto è bella una Chiesa e una comunità che conoscono e chiamano per nome. Triste una Chiesa luogo di conflitto e di contrapposizione”.

“Da domani -conclude- cominceremo di nuovo a uscire di casa, incontreremo un altro mondo, non più quello di due mesi fa. Uscendo con Gesù, troveremo pascolo, vedendo nell’altro, oltre la mascherina che ne cela il volto, non un avversario di cui diffidare ma un compagno di viaggio con cui camminare. A distanziarci sarà solo lo spazio fisico, non altro.”

VEDI QUI TESTO INTEGRALE OMELIA

Le prime luci dell’alba della risurrezione: nella terza Domenica di Pasqua, la speranza del vescovo Lauro che invita a farsi carico di chi ha problemi di lavoro

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“La drammatica realtà in cui siamo entrati ha smascherato la debolezza di un sistema di vita dove si era persa l’attitudine a percepire gli altri come compagni di viaggio. Pur nella distanza obbligata stiamo, poco a poco, riassaporando la nostalgia dell’incontro in cui ve le prime luci dell’alba della risurrezione“: esordisce così l’arcivescovo Lauro Tisi nella s. Messa della terza Domenica di Pasqua, presieduta nella cattedrale di Trento, a porte chiuse e in diretta streaming . E’ l’ottava domenica senza fedeli dall’inizio dell’emergenza Coronavirus.

Don Lauro oggi ricorda chi “vede con preoccupazione il futuro, temendo di perdere il proprio posto di lavoro o di non poterlo più offrire ad altri. Chiediamo, come Chiesa, di porre la loro sofferenza al centro dell’attenzione e provare a farcene carico”.

Nel commentare poi nell’omelia lo “spaccato esistenziale” offerto dall’episodio evangelico dei discepoli di Emmaus, disorientati e tristi dopo la morte di Gesù, monsignor Tisi  sostiene che “la discussione animata dei due raccoglie idealmente il bagaglio di disorientamento e, non di rado, di rabbia presenti nelle nostre giornate”. Ma quando Gesù si affianca, a loro come a noi, “illumina la loro e nostra tristezza con la forza della Parola. Non sciorina dettami etici, dottrine complicate, astruse osservanze”. Ma “inaugura una nuova liturgia fatta di mani protese a prendersi cura”, un “Dio impastato di storia, che non si lascia imbalsamare nelle belle pietre di un tempio, ma ha i tratti vivi dei suoi discepoli, tra cui voglio ricordare – aggiunge Tisi – i tanti uomini e donne che in queste settimane se ne sono andati”.

Il “mandato”, secondo l’Arcivescovo è “essere una Chiesa che, come Gesù, non rinfaccia, non si scandalizza della debolezza, non innalza muri e accompagna, senza soffocarle, le conversazioni degli uomini e delle donne che abitano le nostre strade, spesso affaticati e delusi dalla vita”. “Niente è più forte – conclude don Lauro – della potenza nascosta nella fragilità dell’amore, del bene, del vero e del bello.”

IN ALLEGATO TESTO INTEGRALE OMELIA.

Coronavirus, corso online sulle paure dell’oggi proposto dalla Diocesi: “Teologia dalla fine del mondo”

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Teologia dalla fine del mondo“. E’ l’accattivante titolo  del percorso di riflessione teologica al tempo del Coronavirus proposto dalla Chiesa trentina online, attraverso la Scuola di Formazione Teologica e l’Area Cultura della Diocesi. L’itinerario vuol essere un contributo per affrontare paure e ansie del nostro tempo richiamando, alla luce dell’emergenza attuale (filtrata attraverso il messaggio evangelico), le domande inquietanti di sempre: il senso, la morte, il male, il dolore, le nostre reazioni.

Il percorso si snoda su 7 incontri affidati ai docenti della Scuola, visionabili su YouTube ai link qui di seguito riportati.

1. Le ansie del mondo – Rinaldo Ottone
2. L’apocalisse di Giovanni. Un libro di rivelazione e speranza – Giulio Mariotti
3. Di fronte alla fine del mondo… che fare? (1) Atteggiamenti generali Mt 24 – Leonardo Paris
4. Di fronte alla fine del mondo… che fare? (2) In pratica Mt 25 – Leonardo Paris
5. Il mistero del male e della morte – Ester Abbattista
6. La Salvifici doloris di Giovanni Paolo II – Tiziano Civettini
7. La salvezza secondo Papa Francesco. Le linee prospettiche un pontificato di speranza – Ernesto Borghi

“Passi di Vangelo”, prosegue il cammino diocesano. Nuove schede sugli Atti degli Apostoli

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Le settimane che stiamo vivendo in isolamento a causa della pandemia non hanno fermato il percorso diocesano “Passi di Vangelo” offerto in particolare ai giovani delle parrocchie trentine. Oltre all’appuntamento mensile con il vescovo Lauro in collegamento streaming (GUARDA VIDEO del  26 marzo scorso) i gruppi sul territorio si sono organizzati e, con creatività e modalità differenti, continuano ad incontrarsi: un bellissimo segno di speranza e di voglia di condivisione anche nella preghiera.
Il Servizio di pastorale giovanile ha così pensato di implementare le schede: di seguito sono pubblicate ulteriori 5 schede, che mettono a tema i primi 2 capitoli degli Atti degli apostoli, naturale prosecuzione del Vangelo secondo Luca. Oltre al formato word e pdf, trovate il comodo formato web per smartphone.
L’invito dal “centro” diocesi è a proseguire il cammino, cogliendo anche questa possibilità. I brani segnalati corrispondono in parte ai brani che la liturgia ci propone nel tempo di Pasqua: un ulteriore motivo per cogliere questa opportunità.
Schede

“La Pasqua capovolge la realtà, proietta luce anche sul buio più fitto”: il vescovo Lauro invita a ripartire “preceduti dal Risorto”

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“Il Risorto – è l’annuncio pasquale dell’Arcivescovo Lauro – ha lasciato vuota la tomba, cammina sulle strade della vita e lì ci attende. Da quel giorno non esistono ‘buchi neri’, dove la luce viene risucchiata dalle tenebre. La Pasqua capovolge la realtà, proietta luce anche sul buio più fitto. “

Santa Messa solenne della Domenica di Pasqua, in cattedrale a Trento, presieduta dall’arcivescovo Lauro, davanti al cero pasquale acceso nella Veglia del Sabato Santo e simbolo del Risorto. Ancora una Messa “blindata” dall’emergenza, trasmessa in diretta streaming.

FOTO ZOTTA

Monsignor Tisi nell’omelia si sofferma sulla “sofferenza di chi non ha potuto accompagnare, nel loro patire e morire, i propri familiari”, sull’”amore struggente” che induce profondo “disagio nel vedere i loro volti e le loro storie finire nella fredda conta giornaliera dei morti”.

“Il Risorto – precisa Tisi – lo trovi nel grido vittorioso dei bambini che continuano a nascere, nella dignità con cui molti si abbandonano all’ultimo respiro, nel gesto pieno di tenerezza di chi si sta prendendo cura dei nostri malati, nel sacrificio quotidiano di chi, nell’anonimato, lavora per garantirci i servizi essenziali; nel grande desiderio di tornare al calore dell’incontro personale”. “I tratti del Risorto – suggella don Lauro – stanno tornando a lasciare traccia nelle nostre agende, facendo risaltare le ragioni dell’uomo, a cominciare dal valore della salute e dal bisogno di relazioni autentiche. Quei tratti sono rimasti per troppo tempo relegati a fondo pagina. Coraggio, ripartiamo! Preceduti dal Risorto”.

Hanno concelebrato l’arcivescovo emerito Luigi Bressan (che ha rivolto al termine della celebrazione gli auguri al confratello Tisi e un messaggio pasquale plurilingue), il decano del Capitolo monsignor Lodovico Maule, il parroco del Duomo don Andrea Decarli e il cerimoniere del vescovo monsignor Giulio Viviani che ha curato nei dettagli le celebrazioni della Settimana Santa  in cattedrale.

La regia televisiva è stata affidata a Paolo Holneider.

VEDI QUI TESTO INTEGRALE OMELIA

“Il Cristo è uno solo ed è risorto per sempre!”: messaggio pasquale ecumenico del vescovo Lauro e dei rappresentanti delle altre Chiese cristiane del Trentino

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Il vescovo Lauro, assieme ai responsabili delle altre Chiese cristiane presenti in Trentino (valdese, ortodossa romena, evangelica luterana, evangelica battista libera, quadrangolare), ha sottoscritto un messaggio pasquale ecumenico. “Ciascuna chiesa cristiana – vi si legge – sappia porgere un segno di pace e di risurrezione alle sorelle e ai fratelli delle altre chiese, perché al di là dei calendari e delle tradizioni diverse, il Cristo è uno solo. Ed è risorto per sempre!”.

«Se Cristo non è risorto dai morti,
vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede»
(1Cor 15,14).

Care sorelle, cari fratelli,
forse mai come quest’anno la celebrazione della Pasqua di risurrezione è chiamata ad assumere una veste esistenziale. Le nostre chiese sono chiuse, le nostre liturgie sono sospese, le nostre assemblee di preghiera e di celebrazione sono a distanza, più virtuali che reali. Eppure Cristo è il Risorto, Cristo è Colui che vive per sempre, e porta ciascuna e ciascuno di noi fin dentro il mistero della sua risurrezione. Allora forse siamo proprio chiamati a riconoscere, nella quotidianità essenziale di questo periodo, i tanti segni di Pasqua che il Signore continuamente ci offre: segni di altruismo, segni di condivisione, di compassione, di comunione, come tanti fiori che sbocciano nel tessuto delle nostre vite e della nostra storia.
Siamo chiamati, quest’anno in modo del tutto particolare, a celebrare l’essenziale della nostra fede cristiana: il mistero di morte e di vita, che la Pasqua racchiude in sé. Con la consapevolezza, come ci ricorda l’Apostolo Paolo, che «se Cristo non è risorto dai morti», allora è tutto vuoto, sterile, vano.
Arrivi quindi a ciascuna e a ciascuno di voi, alle vostre famiglie e alle vostre comunità, l’augurio di tutti noi: con la preghiera che ciascuna chiesa cristiana sappia porgere un segno di pace e di risurrezione alle sorelle e ai fratelli delle altre chiese, perché al di là dei calendari e delle tradizioni diverse, il Cristo è uno solo. Ed è risorto per sempre!

Buona Pasqua, di cuore!

Arcivescovo Lauro Tisi, Chiesa Cattolica
Pastora Laura Testa, Chiesa Valdese
Padre Ioan C. Lupastean, Chiesa Ortodossa Romena
Pastore Michael Jäger, Chiesa Evangelica Luterana
Pastore Pierino Zingg, Foursquare Gospel Italia
Pastore Jacob Latif, Chiesa Evangelica Battista libera