“Ripartiamo con una Chiesa testimone di gioia ed entusiasmo, che non ha paura”: la Messa dell’Ascensione in Cattedrale con il vescovo Lauro

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Prima messa domenicale con la partecipazione dei fedeli anche in Cattedrale a Trento: a presiedere l’eucaristia della domenica dell’Ascensione il vescovo Lauro, davanti ad un ridotto numero di persone, secondo la capienza massima cui anche il Duomo deve attenersi in osservanza delle disposizioni per l’emergenza sanitaria.

“In questo momento di ripartenza -ha detto l’arcivescovo iniziando la celebrazione- chiediamo per tutta la nostra Chiesa il dono dello Spirito, per riconoscere che il luogo dove fare l’esperienza di Dio sono le nostre case, i posti di lavoro, la vita umana così come ce la troviamo davanti. Ricordiamo anche tutti coloro che lavorano nell’assistenza ai malati negli ospedali e nelle case di riposo: c’è il rischio che ci dimentichiamo che ci sono ancora persone malate, e operatori sanitari ancora “al fronte”, estremamente impegnati. Ringraziamoli perché ci hanno fatto vedere la Pasqua nel loro dedicarsi ai malati”. Un invito che ha anticipato di qualche ora la messa che proprio il vescovo Lauro ha celebrato all’ospedale Santa Chiara per i medici e gli operatori sanitari.

“Gesù è salito al cielo -ha detto poi don Lauro nell’omelia- per inaugurare una nuova modalità per restare insieme a noi. La sua presenza non è circoscritta, ma per la forza dello Spirito, Cristo è a disposizioni di ogni uomo e donna di ogni tempo ed epoca. Dio nella sua umanità ha piantato la sua tenda in mezzo a noi. La nostra Chiesa corre il rischio di dimenticare l’ebbrezza di annunciare la pienezza dell’umano che si trova in Gesù di Nazaret. Ma anche noi, come i discepoli, sogniamo potere, deleghiamo a Dio la soluzione dei problemi e quando non risponde lo rimproveriamo di non esserci: che cosa possiamo fare invece noi per raccontare il Dio di Nazaret? Il nostro compito è essere testimoni, non abbiamo bisogno di risultati perché la nostra “paga” è vedere il Signore”.

Infine, un invito alla ripartenza: “Gesù poteva ripartire con altri discepoli, ma rilancia invece la sua partita dell’essere in mezzo a noi con un insieme di peccatori che lo Spirito mette in cammino. La Chiesa non è la comunità degli “arrivati”, dei bravi e perfetti: è la comunità dei peccatori che raccontano che è stata usata loro misericordia. Alla Chiesa è chiesto solo di camminare e annunciare che è arrivata la vita di Dio. A questa Chiesa, che siamo noi, oggi è concesso di frequentare il Risorto: ripartiamo con una Chiesa testimone di gioia ed entusiasmo, che non ha paura“.

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