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Il vescovo Lauro a Santa Croce del Bleggio ricorda i morti per la pandemia e don Gino Serafini: “Ha trasformato la sua vita in una gioiosa disponibilità per gli altri”

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Nuova tappa nei luoghi più duramente colpiti dalla pandemia di Covid del vescovo Lauro Tisi: nel pomeriggio di domenica 28 giugno, don Lauro ha fatto visita alla comunità di Santa Croce del Bleggio, ricordando con l’occasione anche don Gino Serafini, spirato nella casa di riposo a 98 anni, lo scorso 28 marzo a causa del virus.

Commentando il Vangelo domenicale, don Lauro ha messo in collegamento l’invito di Gesù, quella “incredibile proposta evangelica -l’ha definita il vescovo- per cui l’altro viene prima di te, per cui vien detto che dal dono di te hai pienezza di vita e gioia, che occuparsi dell’altro è il modo migliore per preoccuparti di te”, alla vita di don Gino. “Don Gino -ha ricordato don Lauro- ha rinunciato al bisogno di essere amato ed ha trasformato la sua vita in una gioiosa disponibilità per gli altri, con entusiasmo e freschezza che anche a 90 anni lasciava stupiti. Era giovane dentro. Mandava a casa le monotonie: si è sempre rinnovato. Era un rivoluzionario, invitava ad andare all’essenziale della vita. Don Gino ha fatto tantissima carità per i poveri, erano un’altra sua passione: se n’è andato con gli ospiti della casa di riposo e con loro è entrato nella Terra di Dio”.

Riflettendo sul passaggio in cui Gesù dice “Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”, l’arcivescovo ha precisato: “Gesù non vuole invitarci alla sofferenza, non vuole discepoli tristi, sconfitti, crocifissi. “Prendere la croce” vuol dire dotarsi della capacità di amare di Dio, che abbiamo visto nel morire di Gesù. Quella capacità di amare che nel morire di Gesù in croce ha avuto la sua più grande manifestazione. Dio si alza la mattina è la prima parola che dice è “voglio che tu viva”. Su questo, don Gino Serafini era teologo innovativo: aveva intuizioni stupende su Dio. Caro don Gino, ti chiedo di mandare alla nostra Chiesa profezia e intuizioni su Dio, perché corriamo il rischio di raccontare un Dio monotono, stanco, che vende croci quando invece regala amore gratuito”.

Potente, infine, l’immagine del “bicchier d’acqua” dato ai piccoli: “In questi mesi di pandemia -ha concluso il vescovo Lauro- anche nella casa di riposo i nostri cari sono stati accompagnati nell’ultimo passaggio dalla delicatezza, dal bicchier d’acqua, dal gesto di tenerezza degli operatori. Sono stati sacerdoti: hanno accompagnato i nostri cari, hanno tenuto in vita, nella speranza, molti di loro. Ringraziamo, oggi, tutti gli operatori della casa di riposo, e preghiamo per tutti i morti che, come Gesù, sono stati sepolti in modo frettoloso. I discepoli del Vangelo non li misuri con la grandezza delle loro opere: li misuri dai gesti semplici del loro cuore”.

Molti, al termine della celebrazione, i ricordi commossi della vita e delle opere di don Gino Serafini.

 

#noirestiamovulnerabili. L’emergenza Coronavirus nella Lettera alla comunità del vescovo Lauro. Un monito al rispetto della fragilità di ogni vita: dagli anziani esclusi dalle cure, ai giovani dimenticati

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#noirestiamovulnerabili. È in questa ammissione, che diventa un titolo e un hashtag, il cuore della Lettera scritta dall’arcivescovo Lauro, nell’anno dell’emergenza Covid, alla comunità trentina e diffusa, come da tradizione, in occasione del patrono San Vigilio.

Don Lauro parte dalla concretezza dell’affannosa ricerca di lievito e farina nei giorni dell’isolamento, rileggendola come “simbolo – scrive – di una più profonda fame esistenziale”, messa in luce da “un’emergenza che ci ha spogliati delle nostre false sicurezze”. “Abbiamo avuto l’ennesima conferma – incalza – che siamo inesorabilmente vulnerabili e non possiamo bastare a noi stessi: siamo sorretti da chi è venuto prima di noi, ma al contempo siamo ciò che seminiamo. A fare la differenza è la cura delle radici”.

L’Arcivescovo punta il dito contro “un modello di sviluppo fondato sulla ricerca del profitto e dell’efficienza a qualunque costo”, nell’illusione di “poter tenere il tempo sotto controllo”. “Abbiamo continuato – denuncia – a concepire un mondo ‘per le cose’, più che ‘per gli uomini’”.

L’invito a considerare la portata universale della pandemia, e le sue drammatiche conseguenze sui più poveri, s’accompagna all’appello a non lasciare cadere nel dimenticatoio la grande sofferenza di questi mesi, durante i quali è venuta alla luce “un’organizzazione sanitaria aziendalista che aveva – denuncia con forza monsignor Tisi – preventivamente individuato una serie di requisiti dei soggetti da sottoporre o da escludere alle terapie, mettendo l’età al primo posto, accanto allo stato di salute e funzionale”. “La nostra organizzazione sociale – argomenta l’Arcivescovo – non è stata capace di riconoscere fino in fondo il valore di ogni singola vita. È una questione che tocca nel profondo la nostra umanità e si traduce evidentemente in scelte politiche ed economiche. Saremo capaci di invertire la rotta, facendo un passo indietro rispetto alla cultura dello scarto? Dove sta il confine della sostenibilità economica?”, interroga don Lauro.

La Lettera rilancia e sviluppa temi toccati nella predicazione domenicale in diretta streaming, invitando però ora la comunità cristiana a un “nuovo streaming ecclesiale” intriso di “contenuti esistenziali” per essere nel concreto quella “Chiesa ospedale da campo”, auspicata da Papa Francesco all’inizio del suo pontificato. “Abbiamo però bisogno – nota Tisi – di scelte concrete: apriamolo davvero questo ospedale, ma non solo per soccorrervi il disagio psicologico, sociale, economico e spirituale, ma soprattutto trasformando le nostre comunità cristiane, grazie allo Spirito Santo, in laboratori di dialogo e di ricerca di senso, attorno alla persona di Gesù di Nazareth. Un ospedale che non solo cura, ma sa fare opera di prevenzione”.

“La Chiesa – incoraggia ancora l’Arcivescovo – non cerchi il Risorto nelle piazze mediatiche, non dietro stendardi da capopopolo, non dove si alza l’applauso del consenso. Il Risorto lo trova tra i testimoni umili e nascosti, capaci di essere lievito evangelico”.

La Lettera alla comunità di don Lauro termina guardando a ragazzi e giovani come i più penalizzati dall’emergenza che li ha tenuti fino all’ultimo lontani dalle loro classi scolastiche. Tisi si augura che a loro sia riservata una “cura prioritaria”, dopo averli “coinvolti indirettamente in percorsi che li rendono strumenti del profitto e troppo spesso snobbati dall’insensibilità o addirittura dalla presunzione degli adulti”.

La conclusione è affidata a un messaggio “laico” ma di grande speranza: la sinfonia di vita orchestrata dal maestro Ezio Bosso, scomparso proprio nei giorni dell’emergenza.  “Un’icona – secondo l’Arcivescovo di Trento – della travolgente bellezza della vita, pur nella sua evidente vulnerabilità”.

#noirestiamovulnerabili, quinta Lettera dall’inizio dell’episcopato di Tisi, è stata allegata giovedì 25 giugno al settimanale Vita Trentina e distribuita in occasione del pontificale di San Vigilio. A seguire, la si potrà richiedere agli uffici di Curia.

SCARICA TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA #noirestiamovulnerabili 

Messaggio del vescovo Lauro ai turisti: “Fare del limite una risorsa: la sfida dell’estate trentina”

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“Vedrete un Trentino giustamente sorridente e pronto ad accogliervi, ma sappiate che nessuno qui ha dimenticato, e non intende farlo, l’eredità di questi mesi. Anzi, la cicatrice resta ben visibile, come dimostrano le misure di restrizione alla socializzazione anche in ambienti come quelli montani che l’immaginario associa alla natura stessa di libertà e di spazi senza confini. La sfida dell’estate trentina sarà proprio questa: fare del limite una risorsa; un’occasione di attenzione per gli altri, prima che per noi stessi”.

E’ un messaggio carico di speranza, che guarda al futuro, quello che il vescovo Lauro rivolge ai turisti ospiti del Trentino in quest’estate anomala, segnata dalle conseguenze della pandemia. “Ciò che seminiamo oggi, raccoglieremo poi nelle nostre abitazioni, sul lavoro, a scuola, negli ospedali, nelle residenze per gli anziani“. Il messaggio termina con l’invito ad essere “grati a Dio ad ogni nuovo sole che sorge tra queste montagne”.

 

Ecco il testo integrale del messaggio dell’arcivescovo Lauro agli ospiti dell’estate trentina, seguito dalla traduzione in lingua inglese e tedesca:

Cari ospiti,
anche quest’anno c’è un Trentino ben diverso ad accogliervi. Lo si era detto all’indomani di Vaia. Lo ripetiamo ora, con l’aria ancora appesantita dall’emergenza. La terra in cui avete la possibilità di tornare a fare vacanza o la fortuna di scoprire per la prima volta, è tra quelle, in Italia, che più ha sofferto le conseguenze della pandemia. Anche qui, come in tante vostre case, abbiamo pianto di fronte agli anziani decimati, alle famiglie a cui era impedito un ultimo saluto, a chi ha pagato oltremodo da un punto di vista psicologico ed economico le infinite settimane di isolamento.
Se ora vedrete un Trentino giustamente sorridente e pronto ad accogliervi, sappiate che nessuno qui ha dimenticato, e non intende farlo, l’eredità di questi mesi. Anzi, la cicatrice resta ben visibile, come dimostrano le misure di restrizione alla socializzazione anche in ambienti come quelli montani che l’immaginario associa alla natura stessa di libertà e di spazi senza confini.
La sfida dell’estate trentina sarà invece proprio questa: fare del limite una risorsa; un’occasione di attenzione per gli altri, prima che per noi stessi; un grande momento di responsabilità collettiva. Dalla correttezza del nostro comportamento in questi mesi estivi – così come accaduto nel passaggio dalla quarantena alla “fase-2” – dipenderà la qualità della nostra vita già dall’autunno. Ciò che seminiamo oggi, raccoglieremo poi nelle nostre abitazioni, sul lavoro, a scuola, negli ospedali, nelle residenze per gli anziani.
Godetevi le meraviglie di un Padre particolarmente generoso con la popolazione delle nostre vallate. Sappiate che questo dono non è strumentale: il Creato è parte della vita di ognuno di noi, così come noi siamo parte integrante del Creato. E questo fa di ciascuno di noi un dono “a cinque stelle”. Di cui essere grati a Dio ad ogni nuovo sole che sorge tra queste montagne.  
+ arcivescovo Lauro

Dear Guests, 
This year, once again, a different Trentino will welcome you. We said this in the wake of Vaia. We repeat it now, the air still weighted down by the emergency. The territory to which you are coming back on vacation, or which you will have the privilege to discover for the first time is among those in Italy most affected by the pandemic. Not unlike the situation in many of your homes, we mourned the passing of many elderly members of the community; we grieved for their families, having been denied one last goodbye; we shed tears for those who have heavily suffered the psychological and financial consequences of the never-ending weeks of lockdown.
If you are now welcomed by a joyful Trentino, stay assured that nobody has forgotten and is willing to forget the repercussions of these past months. The scar remains clearly visible, as shown by the restrictive measurements which are in place even here in the mountains, a area which one associated with freedom and a space without borders.
The challenge presented by this summer in Trentino will be precisely this: view the limits as a resource, an opportunity for paying attention to others rather than to ourselves, a great moment of collective responsibility. Similarly to the transition from quarantine to “phase 2”, the quality of our life next autumn will depend on our behaviour during the current months. What we sow now will be reaped later in our homes, at work, at school, in hospitals, in our care homes.
Enjoy the wonders of a Father who was particularly generous with our valleys’ population. Be aware that this is not an instrumental gift: Creation is part of life for each one of us; likewise, we are an integral part of Creation. This makes us “a five star” gift;  for this, we must show gratitude to God, as every new sun rises in these mountains.   

Liebe Gäste,
auch in diesem Jahr heißt Sie das Trentino herzlich willkommen, wenn auch anders als sonst üblich. Dies sagten wir auch vor einem Jahr nach dem Sturm „Vaia“ (Ende Oktober 2019). Die Auswirkungen der schwerwiegenden Not schweben noch in der Luft. Die Region, in der Sie die Möglichkeit haben, ihre Ferien zu verbringen oder das Glück haben, sie zum ersten Mal zu entdecken, ist eine der Regionen Italiens, die mit am meisten unter den Folgen der Pandemie gelitten hat. Auch hier, wie in vielen ihrer Häusern, haben wir geweint über den Tod der Alten, geweint mit den Familien, die sich nicht von ihren Liebsten verabschieden konnten, geweint mit denen, die auf irgendeine Weise –psychologisch oder wirtschaftlich – in den Wochen der Kontaktsperre gelitten haben. 
Wenn Sie, liebe Gäste, jetzt ein freundliches, charmant lächelndes Trentino in diesen Tagen erleben, so sollen Sie wissen, dass keiner hier die Hinterlassenschaften dieser vergangenen Monate vergessen hat und es auch nicht beabsichtigt zu tun. Vielmehr: die Narbe der vergangenen Monate ist gut spürbar in den einschränkenden Maßnahmen unseres Zusammenseins, die auch hier in der Bergwelt gelten, eine Bergwelt, die mit Gefühlen von Freiheit und grenzenlosen Räumen verbunden wird.
Die Herausforderung in diesem Sommer im Trentino wird genau diese sein: aus der Begrenzung eine Ressource machen; eine Gelegenheit der Wachsamkeit für die Anderen vor dem an sich selbst Denken; ein großer Augenblick der gemeinschaftlichen Verantwortung.  Von der Korrektheit unseres jetzigen Verhaltens in diesen Sommermonaten hängt die Qualität unseres Lebens im Herbst ab, so wie der Übergang von eingehaltener Quarantäne in die 2. Phase der Lockerung möglich geworden ist. Das heißt: das, was wir heute säen, werden wir morgen in unseren Häusern, an unseren Arbeitsplätzen, in den Schulen, in den Krankenhäusern, in den Seniorenresidenzen ernten.
Genießen Sie die Wunder der Natur eines überaus großzügigen Vaters mit der Bevölkerung unserer Täler. Bedenken Sie, dass dieses Geschenk nicht zweckdienlich ist: die Schöpfung ist ein Teil des Lebens von einem jeden von uns, so wie wir ein integrierter Teil der Schöpfung sind. Dies zeichnet uns als ein ganz besonderes Geschenk aus, ein Geschenk einer außerordentlichen Qualität. Möge der Dank zu Gott erschallen für uns Erschaffene und für jeden neuen Sonnenaufgang in dieser wunderbaren Bergwelt.  

La messa di Pentecoste in Cattedrale con il vescovo Lauro: “Cara Chiesa, ricordati che sei chiamata ad essere segno e strumento dell’amore di Dio”

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Un’esortazione alla Chiesa, perché sappia riscoprire la forza che solo lo Spirito Santo sa donare: è un invito all’istituzione ma anche al popolo di Dio quello che il vescovo Lauro ha formulato per la solennità di Pentecoste, celebrata in cattedrale a Trento.

Un invito alla Chiesa di oggi che è piena di paure, “in crisi di numeri -ha ricordato l’Arcivescovo- preoccupata per l’aumentare dei risentiti e degli indifferenti. Spaesata dalla pandemia, in difficoltà a ricomporre le proprie agende, segnata da conflittualità e risentimenti”. Ma su questa Chiesa “scende lo Spirito Santo con la sua forza bellissima, tutta novità e innovazione“.

Una forza, ha proseguito don Lauro, che già ci pervade, basta solo accorgersi della sua presenza svestendo i panni di chi pensa di bastare solo a se stesso: “A bloccare e impedire allo Spirito di liberare la sua inventiva, la sua esuberanza, la sua creatività è la mondanità spirituale che altro non è, se non la rinuncia a essere poveri nello spirito. Ma ecco la felice sorpresa, le nostre fragilità ecclesiali, messe ulteriormente a nudo dalla pandemia, rivisitate dallo Spirito Santo, possono diventare l’occasione per sentire la bellezza del perdono di Dio, uscire dal guscio dell’autoreferenzialità e gustare la gioia del “noi”.

Da qui l’invito alla Chiesa ad essere segno e strumento dell’amore di Dio, senza aver paura del bene che si trova oltre il suoi confini, vivendo la comunione senza paura della diversità: “Tieniti lontana dalla ricerca del potere -la vibrante conclusione di don Lauro- dal denaro, dalla mancanza di misericordia, niente ti turbi, niente ti spaventi, ti basti solo Dio”.

Al termine della messa, invece, il vescovo Lauro ha invitato tutta la comunità trentina a collegarsi con gli strumenti della comunicazione (Telepace Trento, il portale web diocesano e il canale YouTube del Servizio Comunicazione) alla grande preghiera diocesana a conclusione dell’anno pastorale, prevista per venerdì 5 giugno alle ore 20.45.

 

LEGGI QUI L’OMELIA COMPLETA

Il vescovo Lauro commemora i defunti del periodo dell’emergenza sul cimitero a Pergine: “Questo luogo, custode prezioso del ricordo dei nostri morti, sia un monito a non ritornare all’antico: ad una vita scandita da fitte agende, piene di impegni dove gli altri sono sistematicamente ignorati”

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Il vescovo Lauro ha celebrato, mercoledì sera, la messa sul cimitero a Pergine: era infatti la prima celebrazione della serie che proseguirà tutti i mercoledì, fino ad agosto. In questo modo, le parrocchie del perginese vogliono commemorare anzitutto i defunti del periodo dell’emergenza sanitaria per la pandemia di coronavirus (45, da inizio marzo a metà maggio), per i quali non è stato possibile celebrare il funerale aperto alla comunità.

All’inizio della messa, il parroco di Pergine, don Antonio Brugnara, che ha concelebrato assieme anche al vicario parrocchiale don Paolo Vigolani, ha letto i nomi delle persone defunte in questo periodo: “Abbiamo pronunciato -ha detto don Lauro introducendo la celebrazione- la lunga serie di nomi di tanti fratelli e sorelle che se ne sono andati senza avere il conforto dei propri familiari, senza poter godere della loro mano amica”.
Sempre all’inizio della messa, il vescovo ha avuto parole di ricordo per gli operatori sanitari, volontari, operatori delle case di riposo che si sono prodigati in questo periodo di emergenza, ed anche per gli operatori delle pompe funebri.

Richiamando poi la prima lettura (At 20,28-38), don Lauro ha messo in guardia dai “lupi rapaci” che stanno invadendo la nostra comunità: “Non hanno un nome e cognome preciso -ha ricordato il vescovo- ma sono una serie di atteggiamenti e comportamenti che stanno facendo molto male. Innanzitutto la superficialità: pur avendo davanti agli occhi un dolore smisurato, si continua a tutti i livelli a dar vita ad estenuanti chiacchiere senza capo né coda. Si dimentica la morte di tanti fratelli e sorelle continuando ad immaginare di affidare alla partita economica la nostra salvezza”.

“Manda il tuo Spirito Signore -ha concluso don Lauro- e custodiscici nel vero, non toglierci la memoria di quanto abbiamo veduto per rendere onore a questi morti che come il Signore della vita sono stati sepolti in tutta fretta”.

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“Cristo è risorto nella vostra straordinaria dedizione. Siete Vangelo vivo”: la Messa del vescovo Lauro al S. Chiara in ringraziamento al personale sanitario

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 “Cristo è Risorto nella vostra straordinaria dedizione, nella gratuità e generosità del vostro spendervi senza riserve, nel vostro rischiare la vita fino a morire per noi“. Sono le parole con cui l’arcivescovo Lauro Tisi si è rivolto agli operatori sanitari nella s. Messa nella cappella dell’ospedale s. Chiara di Trento domenica 24 maggio, solennità dell’Ascensione. Un modo per dire grazie a tutti coloro che si sono spesi senza sosta all’apice dell’emergenza Covid-19. A concelebrare a fianco dell’arcivescovo, padre Davide Negrini, cappellano del nosocomio; erano presenti anche il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, l’assessore alla salute e politiche sociali Stefania Segnana, il dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali Giancarlo Ruscitti.

“E’ un inno all’umano – aggiunge l’Arcivescovo – ciò che abbiamo visto fare da voi. Una meravigliosa conferma alla lucidità delle parole evangeliche che ravvisano nel servire, nel dare la vita, nello spendersi, l’habitat dentro il quale trovare il senso profondo del nostro esistere. In voi, trovo realizzate queste parole che rivelano il senso profondo dell’Ascensione del Signore: l’esplosione della fiducia di Dio nella possibilità affidata agli uomini, grazie al dono dello Spirito Santo, di “fare le sue opere e di farne di più grandi”. Cari operatori sanitari, siete il documento, la prova provata che non possiamo vivere senza gli altri; l’altro non è la tua morte ma la tua vita, quando viene a mancare diventi più povero“.

E ancora: “All’interno delle strutture sanitarie e assistenziali, abbiamo un formidabile patrimonio esistenziale, fatto di uomini e di donne che considerano assolutamente normale: prendersi cura, farsi prossimo, mettersi a disposizione senza clamori. Questo è semplicemente Vangelo vivo“.

“Dobbiamo dirvi grazie, a nome di tutta la comunità trentina, per la tenerezza e la delicatezza con cui avete accompagnato gli ultimi istanti dei nostri cari che sono morti, senza poter contare sulla vicinanza dei propri familiari. Non vorrei -ha concluso don Lauro- ci dimenticassimo della vostra straordinaria lezione d’amore”.

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FOTO: GIANNI ZOTTA

“Ripartiamo con una Chiesa testimone di gioia ed entusiasmo, che non ha paura”: la Messa dell’Ascensione in Cattedrale con il vescovo Lauro

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Prima messa domenicale con la partecipazione dei fedeli anche in Cattedrale a Trento: a presiedere l’eucaristia della domenica dell’Ascensione il vescovo Lauro, davanti ad un ridotto numero di persone, secondo la capienza massima cui anche il Duomo deve attenersi in osservanza delle disposizioni per l’emergenza sanitaria.

“In questo momento di ripartenza -ha detto l’arcivescovo iniziando la celebrazione- chiediamo per tutta la nostra Chiesa il dono dello Spirito, per riconoscere che il luogo dove fare l’esperienza di Dio sono le nostre case, i posti di lavoro, la vita umana così come ce la troviamo davanti. Ricordiamo anche tutti coloro che lavorano nell’assistenza ai malati negli ospedali e nelle case di riposo: c’è il rischio che ci dimentichiamo che ci sono ancora persone malate, e operatori sanitari ancora “al fronte”, estremamente impegnati. Ringraziamoli perché ci hanno fatto vedere la Pasqua nel loro dedicarsi ai malati”. Un invito che ha anticipato di qualche ora la messa che proprio il vescovo Lauro ha celebrato all’ospedale Santa Chiara per i medici e gli operatori sanitari.

“Gesù è salito al cielo -ha detto poi don Lauro nell’omelia- per inaugurare una nuova modalità per restare insieme a noi. La sua presenza non è circoscritta, ma per la forza dello Spirito, Cristo è a disposizioni di ogni uomo e donna di ogni tempo ed epoca. Dio nella sua umanità ha piantato la sua tenda in mezzo a noi. La nostra Chiesa corre il rischio di dimenticare l’ebbrezza di annunciare la pienezza dell’umano che si trova in Gesù di Nazaret. Ma anche noi, come i discepoli, sogniamo potere, deleghiamo a Dio la soluzione dei problemi e quando non risponde lo rimproveriamo di non esserci: che cosa possiamo fare invece noi per raccontare il Dio di Nazaret? Il nostro compito è essere testimoni, non abbiamo bisogno di risultati perché la nostra “paga” è vedere il Signore”.

Infine, un invito alla ripartenza: “Gesù poteva ripartire con altri discepoli, ma rilancia invece la sua partita dell’essere in mezzo a noi con un insieme di peccatori che lo Spirito mette in cammino. La Chiesa non è la comunità degli “arrivati”, dei bravi e perfetti: è la comunità dei peccatori che raccontano che è stata usata loro misericordia. Alla Chiesa è chiesto solo di camminare e annunciare che è arrivata la vita di Dio. A questa Chiesa, che siamo noi, oggi è concesso di frequentare il Risorto: ripartiamo con una Chiesa testimone di gioia ed entusiasmo, che non ha paura“.

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Il monito dell’arcivescovo Lauro nella Sesta domenica di Pasqua: “Stiamo dimenticando l’enorme dolore provocato dalla pandemia. No al parlare violento e conflittuale e alla logica della competizione”. “Pieno rispetto delle regole, vincoli d’amore” per la ripresa delle messe con il popolo

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Messa della Sesta domenica di Pasqua, in cattedrale, presieduta dall’arcivescovo Lauro, per l’ultima delle undici domeniche a porte chiuse dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. Da domani si torna a celebrare l’Eucarestia alla presenza del popolo. “Sarà comunque una ripresa parziale e graduale – sottolinea in apertura l’Arcivescovo –, nel pieno rispetto delle regole: cerchiamo di viverle come vincoli d’amore per la tutela della salute dei nostri fratelli. È totalmente estraneo all’Eucarestia – aggiunge – una fruizione individuale e personale, dimenticando gli altri”. Quindi il pensiero a bambini e ragazzi “che in questo momento di ripartenza – secondo don Lauro – rischiano di restare invisibili e ignorati, anche nelle nostre comunità ecclesiali.”

Nell’omelia monsignor Tisi commenta il Vangelo di Giovanni, in cui Gesù promette il dono dello Spirito della verità, “che ci porta – spiega – al nucleo essenziale attorno a cui va a costruirsi la nostra vita: essere proiettati fuori di noi alla ricerca dell’altro. A legare l’inizio e la fine della vita è l’amore. Dio è amore, l’incontro con Lui esige che ci giochiamo la partita della libertà”.

“Il grande pericolo in questo momento impegnativo per l’intera storia umana è di muoverci prescindendo dall’amore, rinunciando all’ebbrezza della responsabilità e della libertà. Spero di sbagliarmi – ammonisce l’Arcivescovo –, ma più di un segnale rivela che si sta già dimenticando, anche nell’ambito ecclesiale, l’enorme dolore che solo in Italia ha prodotto decine di migliaia di morti e fatto piombare tante famiglie in grave sofferenza. Sta avanzando sempre più un parlare violento e conflittuale, ben lontano da quel procedere con ‘dolcezza e rispetto’ indicato dalla prima Lettera di Pietro”.

Infine, l’invito a pensare percorsi innovativi senza ricadere in “un’organizzazione sociale ed economica pensata sulla logica della competizione e delle zampate vincenti a scapito dell’altro”, destinata a produrre solo “tensione e disuguaglianza”. “La lezione di questi mesi – conclude Tisi – non passi inosservata: non avremo futuro se non lo vivremo al plurale”.

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Da lunedì 18 maggio graduale ripresa delle Messe anche in Diocesi (VEDI ORARI): massima attenzione alla sicurezza. Vescovo Lauro: “Fondamentale il coinvolgimento dei volontari. Ancora lontani da celebrazioni comunitarie, ma ritroveremo degli sguardi”

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A partire da lunedì 18 maggio sarà possibile anche in Diocesi di Trento la graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo, pur nel rispetto delle disposizioni sulla sicurezza previste nel Protocollo sottoscritto il 7 maggio tra la CEI e il Governo italiano.

VEDI GLI ORARI E LA CAPIENZA DELLE CHIESE

Nei giorni scorsi sono state inviate ai parroci tutte le indicazioni relative alle modalità di ripresa consentite dal Protocollo stesso. I parroci hanno quindi attivato ovunque un proficuo confronto comunitario, per fissare la data della ripartenza in ogni realtà: non tutti, per ovvie ragioni organizzative, potranno farlo dal 18 maggio, dovendo garantire fin dall’avvio il pieno rispetto del Protocollo. Localmente saranno comunicate chiese (con la relativa capienza massima stabilita) e orari delle Messe che, comprensibilmente, non replicheranno semplicemente l’offerta liturgica attivata nella normalità, prima cioè che scattasse l’emergenza con la conseguente sospensione delle celebrazioni e la chiusura delle chiese.

Il confronto interno alle parrocchie ha portato anche all’individuazione dei volontari che avranno il compito di regolare l’ingresso, fino al raggiungimento del numero massimo di fedeli ammessi in ogni chiesa, offrendo spiegazioni a chi non sarà riuscito ad entrare. Ricorderanno di portare correttamente la mascherina durante la Messa, indicando dove ci si può accomodare (i posti disponibili saranno sempre contrassegnati) nel rispetto delle distanze minime. Restano vuote le acquasantiere, nessuno scambio della pace, la comunione sarò data solo sul palmo della mano dal celebrante munito di mascherina e dopo igienizzazione delle mani. È ammessa la presenza dell’organista, ma non ancora del coro.

Al termine della celebrazione, i volontari dovranno favorire l’ordinato deflusso dei presenti, senza che si creino assembramenti sul sagrato. Tra una celebrazione e la successiva dovrà essere garantita l’igienizzazione dei banchi. Alle porte delle chiese saranno ben visibili i cartelli con il numero delle persone ammesse e le principali norme da rispettare.

Le celebrazioni all’aperto sono consentite, ma solo a condizione che la chiesa non sia idonea o non si possa incrementare il numero delle Messe. In ogni caso, Il luogo aperto deve essere un’area di pertinenza della chiesa, oppure il cimitero; le prescrizioni previste all’aperto sono le stesse per la celebrazione in chiesa. Va evitato di creare occasioni di assembramento e sono ammessi solo i fedeli che possano trovare posto a sedere su sedie o panche.

“Con pazienza e fiducia – sottolinea l’arcivescovo Lauro Tisi –, proviamo ad incamminarci, aiutandoci reciprocamente a capire come favorire il bene delle nostre comunità. Vi è già un dato di fatto: la riapertura delle celebrazioni non si baserà solo sulla presenza del prete, ma saranno possibili le celebrazioni solo dove le comunità saranno riuscite ad attivare il coinvolgimento fondamentale dei volontari, in grado di garantire il rispetto di tutte le norme di sicurezza previste. Chiaramente – aggiunge l’Arcivescovo – si tratterà di una ripresa graduale e progressiva. Siamo ancora ben lontani dal poter parlare di celebrazioni comunitarie, ma almeno potremo ritrovare lo sguardo di alcuni, per respirare insieme la nostalgia della vera vita comunitaria”.

Anche per via dell’accesso limitato alle celebrazioni, rimarranno attive, ovunque siano state programmate durante l’emergenza, le dirette in streaming rilanciate attraverso il web e i canali social. Anche l’arcivescovo Lauro continuerà a presiedere fino al termine di giugno la s. Messa domenicale delle ore 10.00 in cattedrale, trasmessa in diretta su Telepace Trento (canale 601), sui portali web diocesani e sul canale YouTube del Servizio Comunicazione della Diocesi.

“Torniamo all’essenziale. Oltre la mascherina, nell’altro troveremo un compagno di viaggio”: la riflessione del vescovo Lauro nella quarta domenica di Pasqua (giornata di preghiera per le vocazioni)

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Nella quarta domenica di Pasqua, giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, l’arcivescovo Lauro ha presieduti in cattedrale la Messa delle ore 10, sempre a porte chiuse ed in diretta streaming: è la nona messa che, causa emergenza sanitaria, viene trasmessa in questo modo.

Alla vigilia dell’avio della “fase 2”, ancora carica d’incertezza, l’arcivescovo introducendo la celebrazione invita a considerare i mesi trascorsi “con il loro tragico bagaglio di sofferenza e di morte” che “sono stati per noi una provocazione e una chiamata a tornare all’essenziale”. “Il pericolo per tutti noi -ha aggiunto- è di riprendere il ritmo della vita lasciando inevase le tante domande emerse in quest’ora surreale. I rumori della vita rischiano per l’ennesima volta di tenerci lontani da noi stessi e dai nostri desideri più profondi. Preghiamo perché ciò non accada”. Quindi l’invito a pregare per il dono di nuove vocazioni e per i giovani: “L’attuale situazione rischia di tarpare le ali al loro bisogno di incontrarsi, socializzare ed essere solidali”.

Nell’omelia, monsignor Tisi traduce il “vivere per la giustizia” evocato nella lettera di Pietro come l’”avere come obiettivo della vita l’essere vincolati all’altro”. “Nessuno può salvarsi da solo, la forma più alta della libertà è la solidarietà”. “In questo momento di ripartenza -precisa l’arcivescovo-, di tutto abbiamo bisogno tranne che del ritorno a una vita dove a dettare le danze siano, per l’ennesima volta, le istanze del nostro ego. La Chiesa e le nostre comunità non sono per nulla esenti da questa tremenda eventualità.”

Commentando il brano evangelico in cui Gesù si definisce “porta delle pecore”, don Lauro sottolinea: “Egli non è il Dio del recinto, ma il Dio che apre, fa uscire e cammina con noi. Quanto è bella una Chiesa e una comunità che conoscono e chiamano per nome. Triste una Chiesa luogo di conflitto e di contrapposizione”.

“Da domani -conclude- cominceremo di nuovo a uscire di casa, incontreremo un altro mondo, non più quello di due mesi fa. Uscendo con Gesù, troveremo pascolo, vedendo nell’altro, oltre la mascherina che ne cela il volto, non un avversario di cui diffidare ma un compagno di viaggio con cui camminare. A distanziarci sarà solo lo spazio fisico, non altro.”

VEDI QUI TESTO INTEGRALE OMELIA