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Vescovi del Nord Est a S. Giustina Bellunese su tutela minori. Nominato referente servizio interdiocesano

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(9 aprile) I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto (Cet) – compresi l’arcivescovo di Trento monsignor Lauro Tisi e l’emerito monsignor Luigi Bressan – si sono ritrovati per due giorni, da lunedì 8 a martedì 9 aprile, a Santa Giustina Bellunese ospiti del Centro di Spiritualità e Cultura “Papa Luciani”. Nella mattinata di martedì, in particolare, i Vescovi hanno visitato la vicina e antica Certosa di Vedana (situata nel comune di Sospirolo) e vissuto la S. Messa insieme alla comunità delle nove monache di clausura,  di diverse nazionalità e lì presenti dal 2018, adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento e dedite alla preghiera ininterrotta di fronte all’Eucaristia solennemente esposta, con la specifica intenzione di sostegno e santificazione dei sacerdoti.

Nel corso della riunione della Cet i Vescovi hanno poi approfondito, con il contributo del sacerdote della Diocesi di Bolzano-Bressanone don Gottfried Ugolini, il tema della tutela dei minori e delle persone vulnerabili vittime di varie forme di abuso e violenza e si sono quindi confrontati intorno alle prossime linee-guida, al regolamento e all’istituzione del Servizio nazionale di tutela voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana. E’ proprio il mandato evangelico che contraddistingue la Chiesa, si è osservato, a richiedere che essa stessa sia attenta e attiva nella tutela dei minori e di chi è vittima di abusi e violenze.

Tra gli elementi sempre più fondamentali al riguardo sono emersi tra l’altro la capacità e le modalità di ascolto delle vittime, la comprensione del fatto che ogni abuso o violenza (al di là delle sue dimensioni) agisce sulla totalità ed integrità della persona colpita, la necessità di un cambio di cultura (nella mentalità e negli atteggiamenti), l’opera delicatissima ed essenziale di prevenzione, informazione e formazione in ogni momento e fase di vita della Chiesa (dalla comunità del Seminario ai diversi ambiti di vita pastorale con i relativi operatori).

Nella stessa occasione i Vescovi hanno provveduto a nominare nella persona di mons. Pierantonio Pavanello (Vescovo di Adria-Rovigo) l’incaricato regionale della Cet per seguire il Servizio regionale / interdiocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili nonché don Gottfried Ugolini, sacerdote della Diocesi di Bolzano-Bressanone, coordinatore dello stesso Servizio che sarà composto dai singoli referenti diocesani più altri operatori pastorali ed esperti. Ogni Vescovo provvederà, infatti, a nominare un referente diocesano per seguire ed assicurare a livello locale tale Servizio supportato da un’apposita equipe. In Diocesi di Trento è attivo dal 2 aprile il Servizio tutela minori. Qui articolo

Fonte ufficio stampa Cet

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Gorizia piange la scomparsa del vescovo emerito Dino De Antoni

Scomparso a 82 anni. Era vescovo dal 1999
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Anche la Chiesa di Trento si stringe alla Chiesa di Gorizia che piange la scomparsa di monsignor Dino De Antoni, arcivescovo emerito, spentosi venerdì 22 marzo. Era gravemente ammalato dalla scorsa estate. Nel pomeriggio di lunedì 25 marzo le esequie solenni (vai al sito della Diocesi di Gorizia) nella Chiesa del Sacro Cuore. Secondo la sua esplicita volontà monsignor De Antoni è stato sepolto in Cattedrale nella cripta dei vescovi, accanto ai suoi predecessori. De Antoni era nato a Chioggia in una famiglia numerosa di pescatori, il 12 luglio 1936 e ordinato presbitero nel 1960.  Dopo aver ricoperto diversi incarichi nella sua Diocesi di origine fino a diventare Vicario generale e dopo aver svolto anche il ministero di promotore di giustizia presso il Tribunale Ecclesiastico del Triveneto, mons. Dino De Antoni fu eletto arcivescovo metropolita di Gorizia il 2 giugno 1999.  Dal 13 settembre 2011 al 29 maggio 2012 è stato anche Presidente della Conferenza Episcopale Triveneta.

Un uomo – si legge sul portale web della Diocesi goriziana – di grande cuore, saggio, umile, buono, attento alle persone e alle comunità: così è stato mons. Dino. Ma soprattutto un uomo di fede profonda come ha dimostrato affrontando con completo abbandono alla volontà di Dio gli ultimi pesanti mesi della malattia, pieno di riconoscenza per il dono della vita e, soprattutto, del sacerdozio e dell’episcopato. Molti sacerdoti e fedeli sono stati edificati dalla sua testimonianza di profondo amore per il Signore e di attaccamento affettuoso alla Chiesa.

“Il bene possibile”, convegno sulla famiglia il 10 marzo a Verona promosso dalla Conferenza Episcopale Triveneto

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“Il bene possibile” è il titolo del convegno organizzato dalla Commissione per la famiglia e la vita della Conferenza Episcopale Triveneto per domenica 10 marzo a Verona.

La commissione regionale, durante i periodici incontri annuali dei responsabili della pastorale familiare delle quindici Diocesi del Triveneto, si è soffermata sul primario tema della coscienza e del discernimento per poter orientare sempre più consapevolmente scelte e progetti pastorali ancor più attenti alla famiglia e alla persona, con lo sguardo su tre aspetti: sguardo antropologico, morale e pastorale. Da qui il desiderio di un’ulteriore ricerca e un approfondimento coinvolgendo coppie, presbiteri e operatori pastorali che hanno a cuore il bene della famiglia.

Domenica 10 marzo a Verona, presso l’Istituto Salesiano San Zeno, si terrà quindi un convegno (il programma è scaricabile a questo link) sulla formazione della coscienza in famiglia. Si tratterà di una giornata di studio e condivisione per famiglie, collaboratori nei vari ambiti della pastorale familiare, sacerdoti, diaconi, consacrati, religiosi e tutti coloro che hanno a cuore il bene della famiglia, “cellula fondamentale della società”. La giornata prevede l’intervento interattivo di un teologo moraleesperto di temi formativi e familiari e il dialogo con una specialista del linguaggio filmico e cinematografico. Al mattino interverranno il professor Aristide Fumagalli e la dottoressa Arianna Prevedello, mentre nel pomeriggio si terranno dei momenti di confronto e discussione su cinque ambiti della pastorale. I laboratori, guidati dai tutor membri della commissione regionale, approfondiranno temi quali la formazione degli operatori, la preparazione del matrimonio cristiano, giovani coppie e battesimo dei figli, formazione affettiva e della famiglia ferita. Al termine dei lavori di gruppo, in assemblea, ci sarà l’occasione per un confronto con i relatori.

Durante le relazioni del mattino e i laboratori del pomeriggio i figli avranno l’occasione di vivere un’attività parallela e collegata condotta da animatori di “Animatema di famiglia” del Triveneto.

Al culmine della giornata si terrà la Santa Messa presieduta dal Vescovo di Verona e presidente della commissione regionale per la pastorale della famiglia e la vita mons. Giuseppe Zenti.

Quanto emergerà dai laboratori sarà oggetto di riflessione per l’intera Commissione regionale composta dai responsabili diocesani (presbiteri e coppie) delle 15 Diocesi del Triveneto, coordinati dai responsabili Pierluigi e Giulia Morsanutto e da don Sandro Dalle Fratte. Un momento di profonda comunione tra le Chiese sorelle del Triveneto.

Vescovi Nordest, “due giorni” su Chiesa e comunicazione: ripartire sempre dalle persone e dai “testimoni”, saper raccontare “un’altra storia”

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Il legame esistente o da ricreare tra gli attuali strumenti di comunicazione e la comunità cristiana, come comunicare al meglio i diversi ambiti di vita cristiana sapendo che la Chiesa comunica se stessa in ogni suo momento e ambiente (catechesi, liturgia, carità), quale stile e quali modalità di intervento e di dialogo nel contesto della “piazza digitale”, come articolare la comunicazione tra la realtà ecclesiale e i media in casi problematici o situazioni di “crisi” riuscendo a proporre (e a difendere) le ragioni della fede in modo efficace ed autorevole senza alzare la voce e i toni: sono stati questi i principali temi toccati durante la tradizionale “due giorni” promossa e vissuta lunedì 7 e martedì 8 gennaio 2019 dai Vescovi del Nordest nella “Casa S. Maria Assunta” di Cavallino (Venezia) ed allargata ad un paio di altri rappresentanti – sacerdoti e laici – per ciascuna delle 15 Diocesi della Conferenza Episcopale Triveneto (Cet). 

Un paio di relazioni iniziali hanno inquadrato e offerto il quadro generale del tema “Per una Chiesa che comunica”: nella prima il prof. Adriano Fabris (docente di Filosofia morale all’Università di Pisa) ha sottolineato la necessità di saper utilizzare in maniera giusta e con competenza, da veri “testimoni” e non da “testimonial”, tutti gli strumenti della comunicazione perché “non sono mai solo dei mezzi; incidono e cambiano la mentalità, il modo di pensare e di vivere. Hanno un impatto fondamentale sulle persone ed aprono ambienti di interazione nei quali dobbiamo esserci per comunicare altro e rimandare alla trascendenza”. Nella seconda relazione don Marco Rondonotti (sacerdote della Diocesi di Novara e ricercatore del Cremit dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) ha espresso indicazioni e proposte per una “pastorale 3.0” invitando a dare respiro e orizzonte più ampio alla comunicazione partendo sempre dalla persona “che va aiutata e accompagnata a riscoprire alcune dimensioni di sé, dalla memoria alle emozioni, ed anche a lavorare e riflettere sull’immagine e sull’esposizione che offre di se stessa nell’ambiente digitale. E bisogna imparare a legare di più le nostre narrazioni nei social alla presenza del Signore nella storia della nostra vita, come un filo rosso da intercettare e riscoprire”.

Gli ambiti di approfondimento e confronto, in tre gruppi, sono stati poi introdotti e indirizzati da tre apposite comunicazioni. Vincenzo Grienti (giornalista e digital editor, collaboratore dell’Ufficio della Cei per le comunicazioni sociali) ha parlato degli approcci comportamentali presenti nei social e ribadito l’importanza di ridare alla Rete il suo carattere originario di condivisione ed interazione tra le persone, puntando molto sulla testimonianza, sulla prossimità e sull’accompagnamento in modo da creare comunità e relazioni autentiche. Per Gigio Rancilio (giornalista, responsabile social del quotidiano Avvenire) “il mondo digitale è un luogo e i luoghi vanno abitati perché lì troviamo le persone; per questo deve diventare un nostro grande alleato. Dobbiamo riuscire ad ascoltare queste persone, capire quali sono i loro bisogni e cominciare a relazionarci meglio e con delle regole. Nel mondo digitale stiamo diventando sempre più marginali, eppure dobbiamo vederlo come un grande alleato”. Martina Pastorelli (giornalista, fondatrice e coordinatrice di Catholic Voices Italia) ha suggerito come volgere le controversie in opportunità per “raccontare un’altra storia, il nostro impegno per le persone, mostrando quelle alternative migliori che ci sono quasi sempre e nessuno racconta, a partire anche dalle intenzioni ‘positive’ che spesso ci sono anche nelle critiche rivolte alla Chiesa. Il cristianesimo è un’opzione positiva; è il grande sì che la Chiesa dice all’uomo, a tutte le persone”.

Nel trarre alcune conclusioni sui lavori della “due giorni”, Piergiorgio Franceschini (responsabile della Commissione triveneta della comunicazioni sociali e che, con l’Arcivescovo emerito di Trento mons. Luigi Bressan, ha coordinato l’intero incontro) ha infine rilevato il valore “dello stare nei media e nei social da testimoni – lo stile è sostanza – che hanno qualcosa e Qualcuno di importante a cui rimandare. Diamo peso alle storie, tornando continuamente al vissuto, ai desideri e alle esigenze della nostra gente. Accettiamo la sfida di voler essere significativi e riconosciamo l’urgenza di avere, nelle nostre Diocesi, progetti comunicativi ed editoriali che rispondano alle attese e ai bisogni delle persone”.

Nell’intervento finale il Patriarca di Venezia e Presidente della Cet Francesco Moraglia ha, quindi, affermato: “Dobbiamo abitare il mondo dei media e dei social con libertà, consapevoli anche dei nostri limiti. Non sono un assoluto, ma non possiamo ignorarli, non conoscerli o snobbarli. Per questo è importante che la Chiesa si doti delle competenze necessarie facendo entrare di più questa materia e questo ambito nel nostro modo di essere cristiani oggi, a cominciare dai Seminari e dagli Istituti di Scienze religiose. Ma sappiamo bene che, alla fine, non basta essere solo competenti; bisogna essere anche uomini e donne di Chiesa ed è necessario riuscire a padroneggiare tali mezzi e strumenti da uomini e donne di Chiesa, con liberta’ e fiducia”. (Testo e foto Ufficio Stampa Cet)

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Vescovi Nordest incontrano card. Ladaria, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede

Su Chiesa e comunicazione la prossima "due giorni" della Cet di gennaio 2019
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I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto – presente l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi – hanno incontrato martedì 4 dicembre nella sede di Zelarino (Venezia) il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, da poco più di un anno Prefetto della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, nonché presidente della Pontificia commissione “Ecclesia Dei”, della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale. Il dialogo si è concentrato, in particolare, sui contenuti dell’esortazione apostolica di Papa Francesco “Gaudete et exsultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo e poi sulla lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede “Placuit Deo” sull’unicità della mediazione e della salvezza di Cristo (testi usciti entrambi nella prima parte di quest’anno).

“La santità – ha affermato il card. Ladaria nell’illustrare ai Vescovi il documento del Santo Padre – è una realtà della Chiesa, non riservata a coloro che sono canonizzati e troviamo sull’altare. Papa Francesco ci riconduce qui alla santità anonima, della porta accanto, a quella classe media della santità che non è una classe inferiore, a quei santi che non entreranno nei libri di storia ma che sono pienamente santi. La santità non ci toglie vita o gioia, ci dà la vita e la gioia vera. Non bisogna aver paura di puntare in alto, di lasciarsi amare da Dio e di farsi guidare dallo Spirito. Una Chiesa di élite non è la Chiesa di Cristo; la santità è per tutti, è l’unico volto di Dio che si riflette in molti. Sì, ognuno di noi è un riflesso del volto di Dio”.

“La salvezza cristiana – ha detto poi il Prefetto in riferimento al secondo documento – passa attraverso l’umanità di Cristo e prende in considerazione tutto l’essere integrale dell’uomo, perché l’immagine e la somiglianza di Dio toccano anche la dimensione corporea/carnale dell’uomo. La vita di Cristo risorto è comunione piena con Dio e con i fratelli e la salvezza è incorporarsi in questa sua vita. La salvezza è per tutto l’uomo ed è tutt’altro che individualismo, è relazione e partecipazione. E la Chiesa è la comunità di coloro che sono incorporati in questo nuovo ordine di relazioni e partecipano all’eterno scambio di amore che vi è nella Trinità, tra Padre, Figlio e Spirito Santo”.

Nel corso del pomeriggio si è poi svolta la riunione periodica della Conferenza Episcopale Triveneto durante la quale, tra l’altro, i Vescovi hanno fissato il tema per la due giorni di approfondimento che si terrà il 7 e 8 gennaio prossimi a Cavallino (Venezia): Chiesa e comunicazione: come comunicare nella società di oggi.

I vescovi del Triveneto incontrano il cardinal Ladaria – 4 dicembre 2018 (Zelarino- VE)

Vescovi Nordest a confronto su futuro parrocchie, Caritas e migranti

Riuniti a Torreglia il 17 e 18 settembre
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I Vescovi del Nordest – tra cui l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi e l’emerito Luigi Bressan – si sono ritrovati il 17 e 18 settembre a Villa Immacolata – Torreglia (Padova) per una riunione più prolungata della Conferenza Episcopale Triveneto (Cet). Dopo un iniziale tempo dedicato alla meditazione e condivisione spirituale, i Vescovi si sono confrontati su un tema sempre più presente e sotto attenzione nella vita pastorale di queste Chiese: la situazione presente e futura delle comunità parrocchiali, le nuove forme di cura pastorale del territorio – unità o collaborazioni pastorali ecc. – nella realtà attuale che risente della diminuzione del clero in attività e delle vocazioni (con le relative conseguenze) assieme alla fatica e, talora, anche alla diminuzione dei fedeli laici.

La necessaria riflessione su questi aspetti – ha affermato il Patriarca di Venezia e presidente della Cet Francesco Moraglia nel corso del dialogo – “ci aiuti a realizzare una nuova immagine di Chiesa non determinata solo dalle urgenze ma più corrispondente alle vocazioni e ai ministeri ecclesiali, soprattutto riscoprendo e valorizzando la dimensione battesimale e la comunità come soggetto pastorale”. Nel confronto tra i Vescovi sono emerse tra l’altro le seguenti riflessioni: lo smarrimento esistente tra quello che la parrocchia è stata per lungo tempo e ciò che è adesso, la fraternità tra i sacerdoti e nella comunità cristiana, i ministeri dei fedeli laici e la loro collaborazione con i sacerdoti, la necessità di non far mancare mai il primo e secondo annuncio del Vangelo non lasciandosi ingabbiare dalle urgenze e soluzioni organizzative per rispondere meglio alle domande di senso che continuano ad essere nel cuore del popolo di Dio e favorire l’incontro con il Signore Gesù che ama e salva, ravvivare la fiducia nell’ascolto della Parola di Dio che saprà suggerire e inventare qualcosa di nuovo e ciò che è veramente importante oggi per rigenerare le comunità cristiane.

A seguire, dopo aver svolto, in questi ultimi tempi, un lavoro di analisi su organizzazione e attività delle Caritas diocesane e di ascolto della Delegazione Caritas del Nordest, i Vescovi hanno deciso di indirizzare alla stessa Delegazione una lettera nella quale esprimono apprezzamento e incoraggiamento per l’impegno in atto e il proficuo servizio reso. Raccomandano, in particolare, di privilegiare sempre la funzione pedagogica e formativa della Caritas – per l’animazione dell’intera comunità cristiana nella testimonianza della carità – in quanto sempre più urgente e preziosa, nonché di curare con attenzione e discernimento i rapporti con tutti i soggetti collegati (diversi da Caritas) mantenendo chiara l’attribuzione di compiti e responsabilità. Hanno, inoltre, richiamato l’importanza di garantire sempre massima trasparenza e correttezza nell’uso delle risorse provenienti dai fedeli, dall’otto per mille o da altre fonti.

In riferimento alle questioni legate all’immigrazione, i Vescovi del Triveneto hanno, infine, manifestato apprezzamento per quanto le comunità cristiane dei nostri territori hanno fatto e stanno facendo in quest’ambito. Per i Vescovi “come cristiani, e come ricordava anche recentemente Papa Francesco, non possiamo chiudere gli occhi su cause e riflessi di un fenomeno così vasto e complesso. Le nostre comunità cristiane sono chiamate ad aiutare la nostra società a trovare le forme e le modalità più valide e dignitose per realizzare un’accoglienza ragionevole e umana”.

Vescovi Nordest, esercizi spirituali a Vittorio Veneto

Con le meditazioni del gesuita Annichiarico
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I Vescovi del Triveneto – compreso l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi – hanno vissuto insieme una settimana di esercizi spirituali che si è svolta, dal 9 al 13 aprile scorsi, presso la Casa diocesana di spiritualità e cultura “San Martino di Tours” nel Castello di Vittorio Veneto / Ceneda. A proporre e guidare le meditazioni è stato il padre gesuita Franco Annicchiarico. Nel pomeriggio di venerdì 13 aprile, al termine del corso di esercizi spirituali, i Vescovi si sono poi fermati – nella stessa sede – per una breve riunione della Conferenza Episcopale Triveneto.

Vescovi del Triveneto, due giorni allo specchio

Al Cavallino (VE) confronto sulle attuali sfide per i pastori
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Un confronto fraterno sulla figura del vescovo oggi: è quanto hanno fatto i presuli della Conferenza episcopale Triveneto (Cet) – compreso l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi – riuniti l’ 8 e il 9 gennaio presso Casa Maria Assunta a Cavallino (Venezia) nel corso della tradizionale “due giorni” che segue il periodo natalizio. Filo conduttore, riferisce un comunicato, “l’ esigenza di comprendere meglio come il vescovo sia oggi chiamato ad annunciare il Vangelo in un contesto di profondi cambiamenti e che desta molti interrogativi”. I presuli hanno ascoltato la testimonianza di persone significative su percezione e attese nei confronti della loro figura: il giornalista di “Avvenire” Umberto Folena, il monaco camaldolese e sociologo Giovanni Dalpiaz, la docente etica e filosofia edlle religioni Pina De Simone. A conclusione, il presidente della Cet Francesco Moraglia ha tra l’ altro dichiarato: “Abbiamo individuato alcune modalità di maggiore condivisione, dialogo e preghiera comune tra noi vescovi del Triveneto e che già nelle prossime occasioni d’ incontro contiamo di realizzare”. La sera dell’ 8 gennaio, i vescovi hanno incontrato i responsabili di zona e gli assistenti ecclesiastici (nazionale e regionali) dell’ Agesci di Veneto, Trentino Alto-Adige e Friuli Venezia Giulia (31.000 aderenti nelle varie fasce d’ età – di cui oltre 5.400 capi – suddivisi in 300 gruppi). I presuli hanno quindi definito “sorprendente e incomprensibile” il taglio ai fondi per le scuole paritarie che “porterà inevitabili ripercussioni sulle rette e, quindi, incrementi di spesa per molte famiglie di queste regioni”, auspicando “una soluzione ragionevole e adeguata”. Molti vescovi hanno confermato la loro presenza alla veglia in programma l’ 8 febbraio a Verona, in occasione della quarta Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di essere umani. (Agensir – Ufficio Stampa Cet)

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Vescovi Nordest, riconfermati incarichi

Il Patriarca di Venezia Moraglia rieletto presidente della Conferenza Episcopale Triveneto. Confermati anche Muser vice e Pellegrini segretario.
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Nella mattinata di martedì 16 maggio si è riunita a Zelarino (Venezia) la Conferenza Episcopale Triveneto (CET): Per la Diocesi di Trento erano presenti l’arcivescovo Lauro e l’emerito Luigi. La CET ha rinnovato le sue cariche: alla Presidenza è stato infatti rieletto il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, vicepresidente è stato confermato il Vescovo di Bolzano-Bressanone Ivo Muser e segretario il Vescovo di Concordia-Pordenone Giuseppe Pellegrini. La durata degli incarichi è quinquennale.

Nella foto da sinistra Muser, Moraglia e Pellegrini

Nel corso dell’incontro i vescovi hanno poi analizzato la presenza attuale dei sacerdoti diocesani “fidei donum” in zone di missione. Ad oggi sono 85 (in netta diminuzione rispetto a 25 anni fa quando erano 200): 53 sono impegnati in America Latina, 24 in Africa e 8 in Asia. Una trentina di questi sacerdoti sono presenti in terra di missione da più di trent’anni. È stata sottolineata la ricchezza dell’esperienza sotto tanti punti di vista, per le potenziali e reali ricadute positive per la vita ecclesiale e per il clero diocesano, soprattutto in termini di maggiore apertura e sensibilità verso le realtà più lontane e povere nonché di vera cooperazione tra le Chiese. Vista anche la diminuzione numerica attualmente riscontrata, è oggi tanto più necessario e prezioso accentuare il lavoro missionario coordinato e “in rete” delle Diocesi del Nordest italiano che si può affiancare e così sostenere e orientare, senza sovrapposizioni o contrapposizioni, le specifiche iniziative missionarie diocesane.

È stata, inoltre, presentata l’iniziativa denominata “Artheò” di catechesi e formazione attraverso l’arte: una proposta di servizio finalizzata a studiare e praticare – mettendo insieme risorse e competenze disponibili nelle singole realtà diocesane – possibili valorizzazioni del patrimonio artistico del Triveneto (e non solo) in ambito pastorale ampliando così modalità, opportunità, spazi e momenti di annuncio esplicito del Vangelo rivolto a tutti.

 

Altre comunicazioni hanno riguardato, infine, i prossimi effetti della riforma in atto del Terzo Settore sull’attività sociale svolta da soggetti ecclesiali / ecclesiastici nonché le possibili prospettive di riforma delle normative regionali del Veneto relative ai consultori familiari.