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“Nel prendersi cura c’è vita e respiro”. A Riva del Garda la Messa del vescovo Lauro in ricordo dei defunti per Covid

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Sono almeno 55 le vittime causa Covid-19 a Riva del Garda. A loro e ai loro familiari è andato tutto l’affetto dell’arcivescovo Lauro che ha presieduto – ennesima tappa del memoriale itinerante avviato a fine maggio – una s. Messa nel pomeriggio di domenica 2 agosto, nella chiesa di San Giuseppe. A salutarlo, a nome della comunità parrocchiale, Simona, operatrice nella RSA rivana, chiamata a ripercorrere l’amorevole fatica dei giorni di maggiore emergenza, “accanto a chi – ricorda – ha sofferto e poi è spirato e che fino a qualche giorno prima parlava e scherzava con noi”. “Si potrebbe pensare – aggiunge – che chi è del mestiere è abituato alle difficoltà e alla morte, ma non è così, non questa volta in cui anche i nostri colleghi si sono ammalati”. Simona cita anche il suo impegno come ministro straordinario dell’Eucarestia: “Unire a Gesù o almeno segnare con acqua di Lourdes le persone più gravi, ha donato a molti la forza per guarire o per continuare ad affrontare la malattia e a me la speranza che saranno accolti dalla Misericordia di Dio tutte le persone di cui mi sono presa cura e che ora sono tra le Sue braccia”.

La Messa in san Giuseppe, concelebrata dal parroco don Dario Silvello e dal vicario parrocchiale don Mattia Vanzo.

 

Nell’omelia l’Arcivescovo riprende il recente fatto di cronaca di Crema dove una donna si è tolta la vita dandosi fuoco, mentre una decina di persone la riprendevano con il telefonino senza muovere un dito. Al punto da indurre la sindaco della città lombarda a chiedersi amaramente “Chi siamo diventati?”. “Chi siamo diventati?”, fa eco don Lauro riferendosi anche al dramma dei migranti che continuano a morire in mare o vengono inesorabilmente rimpatriati. “Chi siamo diventati?”, s’interroga con forza ripensando alle drammatiche giornate della pandemia “trasformata in pochi mesi – denuncia – in chiacchiere e gossip, in polemiche sterili dove il volto di chi se n’è andato è disonorato dalla dimenticanza e dalla spregiudicatezza”. Per monsignor Tisi la risposta è in “Gesù che scende dalla barca mosso dalla compassione”. “E’ venuta meno – argomenta – l’attitudine alla compassione, non come generico sentimento di bontà, ma come prendersi a carico l’altro”. “La compassione – nota ancora don Lauro – mette in moto la capacità di non arrendersi al dato di realtà,  ma di inventare l’incredibile, come i nostri operatori sanitari che ci hanno dato testimonianza della forza dell’amore che si fa dono e creatività”.

“Abbiamo un sistema che non ci da tregua e non consente di abitare quella profondità dove sta il meglio di noi”, – lamenta l’Arcivescovo ricordando che “il volto di un uomo non è rimpiazzabile. Onoriamo – conclude – il volto dei nostri cari, tornando ad essere semplicemente umani, uomini e donne che si prendono cura gli uni degli altri e sentono che nel prendersi cura hanno vita e respiro. Non lasciamoci rubare la vita. Torniamo a prenderci cura degli altri, per non dover dire, amaramente ‘Chi siamo diventati?'”   

L’Arcivescovo con un gruppo di giovani scout. Ai lati don Dario e don Mattia

    

 

#noirestiamovulnerabili. L’emergenza Coronavirus nella Lettera alla comunità del vescovo Lauro. Un monito al rispetto della fragilità di ogni vita: dagli anziani esclusi dalle cure, ai giovani dimenticati

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#noirestiamovulnerabili. È in questa ammissione, che diventa un titolo e un hashtag, il cuore della Lettera scritta dall’arcivescovo Lauro, nell’anno dell’emergenza Covid, alla comunità trentina e diffusa, come da tradizione, in occasione del patrono San Vigilio.

Don Lauro parte dalla concretezza dell’affannosa ricerca di lievito e farina nei giorni dell’isolamento, rileggendola come “simbolo – scrive – di una più profonda fame esistenziale”, messa in luce da “un’emergenza che ci ha spogliati delle nostre false sicurezze”. “Abbiamo avuto l’ennesima conferma – incalza – che siamo inesorabilmente vulnerabili e non possiamo bastare a noi stessi: siamo sorretti da chi è venuto prima di noi, ma al contempo siamo ciò che seminiamo. A fare la differenza è la cura delle radici”.

L’Arcivescovo punta il dito contro “un modello di sviluppo fondato sulla ricerca del profitto e dell’efficienza a qualunque costo”, nell’illusione di “poter tenere il tempo sotto controllo”. “Abbiamo continuato – denuncia – a concepire un mondo ‘per le cose’, più che ‘per gli uomini’”.

L’invito a considerare la portata universale della pandemia, e le sue drammatiche conseguenze sui più poveri, s’accompagna all’appello a non lasciare cadere nel dimenticatoio la grande sofferenza di questi mesi, durante i quali è venuta alla luce “un’organizzazione sanitaria aziendalista che aveva – denuncia con forza monsignor Tisi – preventivamente individuato una serie di requisiti dei soggetti da sottoporre o da escludere alle terapie, mettendo l’età al primo posto, accanto allo stato di salute e funzionale”. “La nostra organizzazione sociale – argomenta l’Arcivescovo – non è stata capace di riconoscere fino in fondo il valore di ogni singola vita. È una questione che tocca nel profondo la nostra umanità e si traduce evidentemente in scelte politiche ed economiche. Saremo capaci di invertire la rotta, facendo un passo indietro rispetto alla cultura dello scarto? Dove sta il confine della sostenibilità economica?”, interroga don Lauro.

La Lettera rilancia e sviluppa temi toccati nella predicazione domenicale in diretta streaming, invitando però ora la comunità cristiana a un “nuovo streaming ecclesiale” intriso di “contenuti esistenziali” per essere nel concreto quella “Chiesa ospedale da campo”, auspicata da Papa Francesco all’inizio del suo pontificato. “Abbiamo però bisogno – nota Tisi – di scelte concrete: apriamolo davvero questo ospedale, ma non solo per soccorrervi il disagio psicologico, sociale, economico e spirituale, ma soprattutto trasformando le nostre comunità cristiane, grazie allo Spirito Santo, in laboratori di dialogo e di ricerca di senso, attorno alla persona di Gesù di Nazareth. Un ospedale che non solo cura, ma sa fare opera di prevenzione”.

“La Chiesa – incoraggia ancora l’Arcivescovo – non cerchi il Risorto nelle piazze mediatiche, non dietro stendardi da capopopolo, non dove si alza l’applauso del consenso. Il Risorto lo trova tra i testimoni umili e nascosti, capaci di essere lievito evangelico”.

La Lettera alla comunità di don Lauro termina guardando a ragazzi e giovani come i più penalizzati dall’emergenza che li ha tenuti fino all’ultimo lontani dalle loro classi scolastiche. Tisi si augura che a loro sia riservata una “cura prioritaria”, dopo averli “coinvolti indirettamente in percorsi che li rendono strumenti del profitto e troppo spesso snobbati dall’insensibilità o addirittura dalla presunzione degli adulti”.

La conclusione è affidata a un messaggio “laico” ma di grande speranza: la sinfonia di vita orchestrata dal maestro Ezio Bosso, scomparso proprio nei giorni dell’emergenza.  “Un’icona – secondo l’Arcivescovo di Trento – della travolgente bellezza della vita, pur nella sua evidente vulnerabilità”.

#noirestiamovulnerabili, quinta Lettera dall’inizio dell’episcopato di Tisi, è stata allegata giovedì 25 giugno al settimanale Vita Trentina e distribuita in occasione del pontificale di San Vigilio. A seguire, la si potrà richiedere agli uffici di Curia.

SCARICA TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA #noirestiamovulnerabili 

Alla Madonna di Piné il grazie e l’invocazione della Chiesa di Trento nell’anno pastorale in emergenza. Vescovo Lauro: “Non consegniamo all’oblio la chiamata ad amare”

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La conca della Comparsa, uno dei luoghi più suggestivi del santuario della Madonna di Piné, ha fatto da adeguata cornice, nella serata di venerdì 5 giugno, alla grande preghiera di ringraziamento e affidamento a Maria della Chiesa trentina, a conclusione di un anno pastorale fortemente condizionato dall’emergenza Coronavirus. A guidare la celebrazione – la cui location non è stata pubblicizzata proprio per evitare assembramenti, puntando invece sulla diretta Tv e streaming –  l’arcivescovo Lauro Tisi. Accanto a lui, tra i sacerdoti, don Tiziano Telch (delegato Area Annuncio) che ha introdotto l’appuntamento, il parroco del pinetano don Stefano Volani e il rettore del santuario di Piné don Piero Rattin, autore dell’invocazione finale di affidamento a Maria.

“Vorrei che in questo momento -ha detto il vescovo introducendo la preghiera- davanti a ciascuno di noi scorresse il volto di tanti nostri fratelli trentini che ci hanno lasciato a causa del virus. Ci hanno lasciato in solitudine, senza il conforto dei loro cari e di un funerale. Sono i primi convocati stasera e nella comunione dei santi li sentiamo vivi e presenti. Vorrei poi entrare in quelle case dove il virus è entrato seminando morte, solitudine, angoscia e segnando le esistenze. Vorrei portare il volto dei tanti operatori sanitari che in questi mesi hanno tenuto in piedi la nostra vita con la loro generosità. Vorrei portare le famiglie affaticate, dove si sono allargate le divisioni, ed i giovani e gli adolescenti, privati della socializzazione. Porto qui il volto anche di Tommaso Mattivi, che sull’Altopiano, qualche giorno fa, ci ha lasciati a causa di un incidente”.

Al centro della preghiera, la recita di un rosario molto particolare: cinque decine di Ave Maria, introdotte dal Vangelo dei discepoli di Emmaus e pronunciate da rappresentanti di mondi particolarmente significativi in ambito ecclesiale e civile, con attenzione a particolare a chi è stato maggiormente toccato dai mesi di picco della pandemia ma “capaci – ha spiegato don Tiziano – di raccontare la freschezza dello Spirito Santo”: ammalati e volontari, operatori sanitari, famiglie (a loro era affidata anche l’animazione canora), giovani e adolescenti, movimenti ecclesiali.

Nella sua appassionata riflessione, l’arcivescovo Lauro ha richiamato, a pochi giorni dalla domenica di Pentecoste, l’efficacia dell’azione dello Spirito Santo, a cui affidare la richiesta di non disperdere troppo in fretta la lezione di questi mesi di pandemia “nei quali – ha ricordato don Lauro – si è continuato a ripetere dentro e fuori la Chiesa: non possiamo prescindere dalle relazioni, dalle persone, dall’amare”. “Il mantra sulla necessità delle relazioni – ha però ammonito l’Arcivescovo – , si sta già raffreddando. Gli eroi rischiano di finire sul banco degli imputati”, c’è il rischio concreto “semplificare la realtà sbandierando facili soluzioni” e procedendo “non raramente l’un contro l’altro armati”.  Monsignor Tisi ammette che “davanti a Cristo Crocifisso  tocchiamo con mano che l’amare non è questione da risolvere con quattro regolette e l’attivazione di qualche svolazzo sentimentale”. Piuttosto “è avvicinarsi al fuoco”. “Voler bene – argomenta Tisi, descrivendo con efficacia la pienezza dell’amore – è entrare nel vuoto dell’altro, nella voragine delle sue inconsistenze, accoglierle senza giudicarle, riconoscendo in quella stessa debolezza e fragilità la nostra”.

Dal pericolo incombente della dimenticanza collettiva post-virus, l’Arcivescovo di Trento non esclude certo la Chiesa, tentata dal “costruire ‘nidi’, raccogliendosi attorno al proprio gruppo, alle proprie preferenze, alle proprie idee”,  rifiutando “novità e sorprese”, lontani dalle dinamiche dello Spirito Santo a cui monsignori Tisi, a nome della Chiesa trentina, chiede ora di evitare che venga consegnata “di nuovo all’oblio la chiamata ad amare che insieme abbiamo condiviso. Ci accompagni, in questo cammino, – sottolinea – il dolce e struggente ricordo di chi si è congedato da noi, senza poterci salutare”. Infine, con le parole di Bernanos (“Tutto è Grazia”) il ringraziamento alla Madonna,  proprio sotto la statua in cui la Vergine appare a Domenica Targa: “La nostra Chiesa in questi mesi ha dimostrato di essere viva, di saper frequentare i gesti del Samaritano, assetata di Parola, desiderosa di novità”.

“Vorrei ricordare in particolare -ha concluso il vescovo prima della benedizione finale- gli ospedali e le case di riposo, nei quali si continua a combattere con il virus, si continua a morire per il virus. Scenda abbondante la benedizione sugli operatori sanitari, su tutti coloro che negli ospedali in questo momento hanno in carico i nostri malati. Giunga a loro anche la nostra benedizione, il nostro “dire bene” a loro, che non si volga in fretta a critiche e distinguo”. Un ricordo don Lauro lo ha riservato anche a chi sta soffrendo problemi economici, auspicando nella concretezza anche un intervento della Chiesa: una chiesa non indaffarata nell’organizzazione di un calendario di eventi, ma una Chiesa umile che si fa vicino a chi soffre, che sa mostrare il volto del Samaritano.

QUI e in allegato testo riflessione arcivescovo Lauro Tisi.

Messe e altre celebrazioni tutti i giorni in tv e su internet: come (e dove) seguirle nel tempo dell’emergenza

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Tutte le celebrazioni religiose pubbliche sono sospese, ma vi sono molte possibilità di seguire da casa la s. Messa e altri momenti liturgici, in TV e su altri media.

In Diocesi di Trento viene proposta dal lunedì al sabato in diretta dalla cattedrale su Telepace Trento (canale 601) e in streaming audio su questo portale (QUI LINK) la s. Messa (preceduta dalle Lodi) delle ore 8.00. Alle ore 18.30 i Vespri, sempre dalla cattedrale  

Ogni domenica, la s. Messa delle ore 10.00 in cattedrale sarà presieduta dall’arcivescovo Lauro. Diretta Telepace Trento (canale 601), sito web della Diocesi e di Vita Trentina.

Per la Settimana Santa in cattedrale a Trento si veda QUESTO CALENDARIO A PARTE.

Papa Francesco celebrerà la Settimana Santa secondo questo calendario: Domenica delle Palme, 5 aprile, alle 11; la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo inizierà alle 18 e alla stessa ora Francesco presiederà la celebrazione della Passione del Venerdì Santo. La sera stessa cambia ovviamente lo scenario classico della Via Crucis, non più tra le fiaccole sullo sfondo del Colosseo ma sul Sagrato della Basilica vaticana, con inizio alle 21. La Veglia di Pasqua, sempre all’Altare della Cattedra in Basilica, comincerà alle 21 dell’11 aprile, mentre alle 11 di Domenica 12 il Papa celebrerà la Messa del giorno conclusa dalla Benedizione Urbi et Orbi.

Sempre l’Arcivescovo guida in cattedrale a partire da venerdì 13 marzo (e nei venerdì a seguire) una meditazione sulla Passione alle ore 15.00. Diretta Telepace Trento (canale 601), sito della Diocesi e di Vita Trentina.

L’emittente della CEI Tv2000 ha messo in palinsesto 3 Messe al giorno:

1) Alle ore 7.00 la Messa celebrata da papa Francesco nella cappella di Santa Marta.

2) Alle 8.30 dalla Cappella del Policlinico Gemelli dal lunedì al venerdì e dalla Chiesa del Crocifisso di Cosenza il sabato e la domenica

3) Alle ore 19.00 ci sarà una Messa dal Santuario del Divino Amore celebrata per tutta la prima settimana dal vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il cardinale Angelo De Donatis.

Su Tv2000 si può seguire anche il Rosario alle 5.00, alle 6.50, alle 18.00 in diretta da Lourdes e alle 20.00 a Maria che scioglie i nodi.

Altre S. Messe sono in onda su Telepace nazionale (canale 187) alle ore 7.30 e 9.00. Sempre su Telepace il Rosario alle re 16.00.

Radio Vaticana propone il programma “In prima linea – vivere con fede al tempo del coronavirus”, per dar voce alle tante persone che in questi giorni testimoniano il Vangelo aiutando gli altri. Il nuovo programma è in onda sulla radio digitale (DAB+) in tutta Italia, e sarà anche scaricabile in podcast e sulle App ‘RADIO VATICANA’ e ‘VATICAN NEWS'”.

Preghiere online

Dalle ore 18.00 si trova in rete tutti i giorni la video-preghiera online della Comunità di Sant’Egidio su www.santegidio.org

 

“Donaci di tornare a respirare vita e speranza”. L’arcivescovo Lauro prega davanti al crocifisso e affida la terra trentina a Maria Addolorata: “Difendici dalla diabolica tentazione di egoismi collettivi, il virus più nefasto”  

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“Porto uno per uno il nome di tutti i morti che ci hanno lasciato in questi giorni. La Madre dell’ultima ora li accompagni nell’abbraccio dell’amore del Padre”.

Nel giorno del quarto anniversario della sua ordinazione a Vescovo di Trento (3 aprile 2016), monsignor Lauro Tisi apre la meditazione sulla Passione di Gesù guardando l’immagine dell’Addolorata, collocata accanto alla croce, al centro del presbiterio, nella cattedrale senza fedeli (diretta TV e streaming) anche in questo quinto venerdì di quaresima, come dall’inizio dell’emergenza Coronavirus.

“Voglio portare alla Madonna – aggiunge Tisi – la fatica che si sta vivendo nelle famiglie, dovendo stare al chiuso. Il Signore ci aiuti a perseverare in questo restare a casa, in questo momento l’atto più bello d’amore per gli altri e in particolare per i sanitari che continuano in maniera indefessa ad accompagnare chi sta lottando con la malattia”. Agli ammalati si rivolge quindi l’Arcivescovo ribadendo la sua vicinanza “non a parole ma affidandovi al Signore”; ricorda gli ospiti delle case di riposo e i sacerdoti della casa del clero, e la comunità dei frati cappuccini “in quest’ora tanto difficile”, oltre alle religiose che stanno combattendo con la malattia. Un pensiero affettuoso  va anche ai sacerdoti diocesani contagiati e a quanti tra loro hanno superato la malattia. Come don Piero Rattin, che “dal suo letto d’ospedale – ricorda don Lauro – ha scritto oggi per noi l’atto di affidamento a Maria”.

Nella meditazione l’Arcivescovo di Trento constata che l’atteggiamento di Gesù nella sua passione e morte “capovolge e fa cadere a terra tante nostre convinzioni: non più l’uomo che muore per Dio, ma Dio che muore per l’uomo. Dobbiamo ammetterlo: continuiamo a sperare in un Dio tappabuchi, che interviene in presa diretta tappando le nostre falle. Ma Tu – prega monsignor Tisi –, proprio perché sei l’Amore, ci affidi responsabilità, ti fidi di noi, cammini con noi. In quest’ora tanto drammatica, con la tua Parola accompagna le nostre giornate tanto tristi, ferma il corteo della morte, donaci di tornare a respirare vita e speranza”. “Grazie Signore – è un altro passaggio –, perché in questa nostra tempesta piano piano ci fai tornare ad essere uomini.”

Terminato il racconto della Passione, una lunga preghiera di affidamento di tutta la Diocesi a Maria Addolorata, “a nome di chiunque sia nel dolore” precisa don Lauro inginocchiato davanti all’immagine della Madonna sul presbiterio, copia della statua dell’Addolorata posta sopra l’altare laterale della cattedrale e tanto amata dai trentini.

FOTO GIANNI ZOTTA

“Noi – recita l’appassionata preghiera del biblista Rattin, proclamata da don Lauro – ci ritenevamo più forti d’ogni avversità e capaci di far fronte con i nostri soli mezzi a qualsiasi minacciosa evenienza. Ed ecco che ora, sconfitti nelle nostre presunzioni, in umiltà e fiducia – e a nome di tutta la popolazione della nostra terra – ricorriamo a te, o Madre che stai presso la Croce”. “Difendici dalla diabolica tentazione di abbandonarci ad egoismi collettivi, dalla presunzione di uscirne chiudendoci in noi stessi, dall’illusione che solo nell’erigere muri e nel rispolverare confini e frontiere potremo garantirci vita e futuro. Da questo virus, ben più nefasto d’ogni altro, liberaci e difendici, o Maria.

Monsignor Tisi prega perché infine affinché, “quando la tempesta si sarà calmata e il morbo che insidia le nostre vite avrà esaurito o quantomeno ridotto la sua potenza”, possiamo maturare la capacità di ”valutare con sapienza di fede questo drammatico evento, di comprenderlo quale ‘segno dei tempi’ e di coglierne le provocazioni – individuali, familiari, collettive – ad attuare scelte concrete di conversione coraggiosa e coerenti cambiamenti di mentalità e di condotta.”

Questa sera la Via Crucis animata dai giovani e trasmessa in diretta streaming. Durante la preghiera a distanza, l’arcivescovo Lauro si rivolgerà ai giovani in videocollegamento.

QUI TESTI INTEGRALI: MEDITAZIONE ARCIVESCOVO LAURO E PREGHIERA DI AFFIDAMENTO A MARIA (autore don Piero Rattin)

RIVEDI LA DIRETTA STREAMING

“La tomba di Lazzaro è entrata nelle nostre case”. Messa dell’arcivescovo Lauro e collegamento con Pat: “Chiusura chiese gesto d’amore”

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In mattinata la Messa in cattedrale, nel primo pomeriggio la meditazione sul Vangelo in un’inedita versione web di Sulla Tua Parola, quindi l’intervento alla conferenza stampa della Provincia Autonoma per il punto sull’emergenza Coronavirus: ampia eco alle parole dell’arcivescovo Lauro Tisi, domenica 29 marzo, quinta di Quaresima.

Al centro della liturgia mattutina, il Vangelo della risurrezione di Lazzaro. “Passano i giorni – sottolinea don Lauro – e sempre più famiglie, all’interno della propria cerchia parentale piangono qualcuno colpito dalla malattia e dalla morte. Cresce la preoccupazione per il lavoro, per l’organizzazione della vita domestica: dai bambini agli anziani, nelle forme più diverse, tutti stanno soffrendo, con l’aggravante di doversi tenere a distanza. In una parola, la tomba di Lazzaro è entrata nelle nostre case.”

Incredibilmente – nota però don Lauro – , queste tragiche ore ci mostrano che Dio è più presente di quanto pensiamo. Tutti, pur in modalità diverse, lo stanno evocando”. “Sulla nostra strada – aggiunge l’Arcivescovo – incontriamo un Dio che si abbandona alle lacrime, un Dio che conosce il turbamento, ha voglia e bisogno di amicizia. Ecco allora manifestarsi davanti a noi un Dio che è Amore.”

SCARICA  testo omelia 

FOTO PEDROTTI

Nel pomeriggio di domenica 29 marzo, in streaming sui portali web diocesani, don Lauro ha offerto la sua meditazione nell’appuntamento “Sulla Tua Parola”, incontro diocesano sul Vangelo, rivolto in particolare agli adulti.

Nel tardo pomeriggio infine l’Arcivescovo ha preso parte, in video-collegamento dal suo studio, all’aggiornamento quotidiano da parte della Provincia Autonoma di Trento sulla situazione legata all’emergenza Coronavirus.

“A partire dalla Caritas, il comparto al momento più attivo – ha detto l’arcivescovo di Trento – siamo contenti in primo luogo di non avere chiuso i servizi che si rivolgono ai poveri. Abbiamo invece come noto deciso di chiudere le chiese perché riteniamo che in questo momento l’imperativo evangelico sia per il cristiano manifestare anche con questa rinuncia l’amore per gli altri. La storia dei cristiani è anche storia di sofferenza, e la sofferenza oggi segna pesantemente la nostra comunità. In prima linea oggi ci sono gli operatori sanitari, e assieme a loro anche molti altri. L’impegno che sta emergendo in questi giorni è straordinario, ma non nasce ora, viene da lontano. L’ho visto spesso all’opera negli ospedali e nelle RSA. Abbiamo un Trentino sano, vero, bello. Non solo coloro che si impegnano direttamente per fronteggiare il contagio, e che sono naturalmente i più esposti, ma tutti quelli che testimoniano il loro amore per l’altro anche solo restano a casa.”

“Noi – ha detto ancora don Lauro nella conferenza stampa – cerchiamo di mantenere il più possibile i contatti con le persone, con gli strumenti che possiamo adoperare in questo momento, sostenendo la speranza e aiutando a trovare una luce. Cristo vive nei nostri malati. Ci fa soffrire il pensiero che tante persone muoiono sole, ma sappiamo che i sanitari si stanno impegnando anche su questo versante.

Per quanto riguarda i sacramenti – ha proseguito l’arcivescovo di Trento, stimolato dalle domande del capufficio stampa della Provincia Giampaolo Pedrotti – non potendo celebrare l’Eucarestia stiamo insistendo molto sulla preghiera nelle case e sulla parola di Dio, che è importante come l’Eucarestia, perché  porta conforto a tutti. Il Papa lo ha detto chiaramente: dobbiamo trovare la via del noi. E credo che lo stiamo già facendo, così come credo che abbiamo capito che non possiamo vivere da soli. Dico anche che per fortuna ci sono i social, nei confronti dei quali a volte sono stato molto critico, perché oggi ci consentono di comunicare. Una cosa straordinaria che stiamo scoprendo è che per stare con gli altri, in questo momento, dobbiamo rimanere a distanza. E’ un fatto assolutamente nuovo. Credere o no credere non fa la differenza. Siamo tutti accomunati dal dolore e dalla sorpresa. Ma il terreno sul quale possiamo convergere è quello del volere bene. E questo vale per tutti, credenti e non”.

PER RIVEDERE INTERVENTO INTEGRALE PAGINA FACEBOOK PAT

Monsignor Tisi nel video collegamento di domenica 29 marzo all’interno del quotidiano aggiornamento della Provincia Autonoma sull’emergenza Coronavirus

L’arcivescovo Lauro oggi in Cattedrale per la meditazione sulla Passione e l’affidamento a Maria. In serata la Via Crucis dei giovani collegati tra loro in streaming 

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Oggi, 3 aprile,  venerdì della quinta settimana di Quaresima, l’arcivescovo Lauro (foto Zotta) tornerà in cattedrale per guidare, alle ore 15.00, la meditazione sulla Passione, come accaduto dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. Monsignor Tisi concluderà poi la preghiera con la formula di affidamento della Diocesi e dell’intero Trentino, in questo momento di grande prova, all’intercessione di Maria, Vergine Addolorata. Il volto dell’Addolorata, inciso nella statua di uno degli altari laterali del Duomo, è particolarmente vivo nella devozione dei fedeli trentini. Nel testo di affidamento, oltre alla preghiera per le vittime e gli operatori sanitari,  si chiede, “quando la tempesta si sarà calmata e il morbo che insidia le nostre vite avrà esaurito o quantomeno ridotto la sua potenza”, la capacità di ”valutare con sapienza di fede questo drammatico evento, di comprenderlo quale ‘segno dei tempi’ e di coglierne le provocazioni – individuali, familiari, collettive – ad attuare scelte concrete di conversione coraggiosa e coerenti cambiamenti di mentalità e di condotta.”

DIRETTA TV SU TELEPACE TRENTO (canale 601)  e in STREAMING  SUI PORTALI WEB diocesitn.it e vitatrentina.it

Questa sera era in programma a Trento anche la tradizionale Via Crucis cittadina dell’ultimo venerdì di Quaresima, proposta dai giovani ma aperta a tutti. L’appuntamento prende quest’anno una forma necessariamente diversa (in osservanza delle disposizioni per l’epidemia): sarà sempre animata e guidata da alcuni giovani (fisicamente distanti, ma riuniti grazie ai collegamenti web) ma verrà trasmessa in diretta streaming, alle ore 20.30, sul canale YouTube della pastorale giovanile diocesana (“PGTRENTO”). Il canale sarà raggiungibile anche dal sito web diocesano e di Vita Trentina.

DURANTE LA VIA CRUCIS E’ PREVISTO ANCHE UN VIDEOMESSAGGIO DEL VESCOVO LAURO

I brani scelti per la Via Crucis sono quelli che i giovani della città capoluogo hanno letto negli appuntamenti di Passi di Vangelo (il percorso biblico settimanale vissuto sul territorio e nell’appuntamento mensile con il vescovo Lauro), e le riflessioni sono la sintesi della condivisione in gruppo del proprio cammino di fede.

“È buio dentro e fuori di noi”. In cattedrale l’arcivescovo Lauro invoca il dono della Luce, ricorda le vittime e si rivolge ad ammalati, familiari e operatori sanitari: “Dedico la maggior parte del tempo a pregare per voi”

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È buio dentro e fuori di noi, le tenebre sembrano soffocare la speranza: manda il tuo santo angelo a confortarci, o Padre, manda il tuo Spirito perché, meditando la Passione del tuo Figlio, possiamo vedere gli spiragli della tua Luce”. È una preghiera sofferta, intensa, quella che l’arcivescovo Lauro Tisi eleva nella cattedrale di Trento, privata dei fedeli, nel pomeriggio di questo terzo venerdì di Quaresima. Don Lauro introduce la meditazione sulla Passione (nel racconto dell’evangelista Marco) ricordando tutte le vittime dell’epidemia di questa settimana e tra loro don Salvatore Tonini, prete trentino dal 1975 in Alto Adige, spentosi ieri sera a Bolzano. “Conforta – sottolinea l’Arcivescovo – pensare che ci ha lasciati lui, focolarino, nell’anno in cui ricordiamo i cento anni dalla nascita di Chiara Lubich. È stato – aggiunge don Lauro – un sacerdote entusiasta, innamorato dell’unità, ha servito la nostra Chiesa e quella di Bolzano che, attraverso il vescovo Ivo, ne ha apprezzato le doti di uomo e di prete”.

Come accaduto fin dall’inizio di questa drammatica emergenza, monsignor Tisi ricorda con affetto gli ammalati, i familiari, gli operatori sanitari: “Occupo la maggior parte del tempo a pregare per voi, non potendo esservi vicino in altri modi”. “Nell’affidarvi a Dio, cari ammalati, vi giunga la mia vicinanza: coraggio, il Signore vi ama!”. L’Arcivescovo di Trento guarda poi “a tutti i familiari, che sentono – nota – la sofferenza atroce di non poter essere accanto ai propri cari: Signore – invoca Tisi – , manda la tua Madre, compagna del dolore, a confortarli e rasserenarli”. Quindi la preghiera a Dio per tutti gli operatori sanitari: “Oltre a darci una splendida lezione di amore – sottolinea l’Arcivescovo –, hanno bisogno di essere sostenuti perché lo sforzo che affrontano è davvero immane”. In essi, secondo don Lauro, si realizzano le parole di Gesù: “Ero malato e mi avete visitato”. Fa’, Signore, che non si fermi a quest’ora la nostra gratitudine per il loro servizio, perdonaci per le troppe volte in cui non ci siamo accorti della loro essenziale e silenziosa presenza”.

“Donaci – aggiunge quindi don Lauro, rivolgendosi all’intera comunità – la saggezza nel comprendere l’importanza di atteggiamenti responsabili per il bene comune. Il dramma universale di quest’ora – conclude – ci faccia ritrovare le ragioni dell’incontro, scoprire che non c’è alternativa alla globalizzazione della solidarietà. Ci aiuti a capire che essere connessi, senza la forza dell’amore, non porta da nessuna parte”.

Infine, un grazie fraterno ai sacerdoti per quanto stanno facendo nel mantenere vivo il rapporto con le loro comunità e “in particolare ai parroci delle comunità attualmente più colpite dall’epidemia”.

QUI TESTO INTEGRALE DELLA MEDITAZIONE DELL’ARCIVESCOVO LAURO

RIVEDI LA DIRETTA STREAMING 

FOTO GIANNI ZOTTA

“La tua Parola ci aiuti ad avanzare in quest’ora di buio” L’arcivescovo Lauro, nella cattedrale a porte chiuse, attualizza la Passione di Gesù e prega intensamente per ammalati, familiari, operatori sanitari

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(13 marzo) “È come se fosse un Venerdì Santo di Passione, perché in questo momento l’intera nostra comunità sta vivendo un momento di paura, angoscia e preoccupazione. Mai avremmo immaginato che, per voler bene agli altri, avremmo dovuto tenerci a distanza. Stare vicini è diventato pericoloso a causa di un nemico invisibile. Vogliamo lasciare che la Parola ci illumini e divenga la lampada che ci aiuta ad avanzare in quest’ora di buio. Preghiamo intensamente per gli ammalati e tutti gli operatori sanitari, le donne e gli uomini della protezione civile e per chiunque ha responsabilità, perché il Signore sostenga il loro sforzo a nostro favore, per il bene di tutti”.

Le parole dell’arcivescovo Lauro risuonano, nel rimbombo della cattedrale vuota (ma in diretta streaming), all’inizio della meditazione sulla Passione di Gesù, nel pomeriggio di questo secondo venerdì di Quaresima. Una Passione in sei “stazioni”, secondo il racconto evangelico di Matteo, alternato alla preghiera e alle riflessioni di don Lauro, strettamente legate ai giorni dell’emergenza Coronavirus.

Prima della benedizione finale, l’Arcivescovo ha rivolto ancora un pensiero accorato a tutti gli ammalati (“Ogni mattina offro l’Eucarestia per voi”), invitando la comunità diocesana a “pregare intensamente per chi in queste ore sta lottando con la malattia”. Si è anche rivolto ai familiari: “Voglio essere vicino con la mia preghiera a voi che vivete l’ansia e conoscete anche la sofferenza dell’impossibilità di avvicinare fisicamente i vostri cari”.

“Cari operatori sanitari – ha concluso – grazie per quello che state facendo. Voi siete il segno della vita di Gesù che vince la morte. Per voi prego chiedendo al Padre il dono della forza, in quest’ora drammatica dove voi state lottando in modo impressionante per tutti noi”.

Ecco di seguito alcuni passaggi della meditazione (SCARICA QUI TESTO INTEGRALE) in cattedrale:

“Signore, anche noi come i discepoli siamo confusi. Quanto sta accadendo ci ha presi in contropiede. Mai avremmo immaginato che, per voler bene agli altri, avremmo dovuto tenerci a distanza. Stare vicini è diventato pericoloso a causa di un nemico invisibile. Le nostre agende sono tutte saltate, la paura accompagna le nostre giornate. Con l’apostolo Pietro, anch’io grido a te, a nome di tutte le nostre comunità: “Signore salvaci, non t’importa che moriamo?”. Fa’ che ci ricordiamo – e questo sia per noi motivo di conforto – che tu hai consegnato te stesso per noi “una volta per sempre”. Tu sei con noi, tu cammini con noi, tu sostieni lo sforzo immane di tanti operatori sanitari e volontari.”

“Signore, anche le nostre certezze vacillano. La sicurezza del nostro argomentare, che solo pochi giorni fa andava a intasare i media, ora è sparita. Ci domina l’ansia. Facci il dono delle tue lacrime che, a differenza delle nostre, non sono attraversate dalla disperazione, ma hanno il potere di farci tornare a casa, per sentire l’abbraccio pieno di tenerezza del Padre.”

“Ti affidiamo, Signore, tutti coloro che, in questo momento, hanno l’immane responsabilità di decidere: aiutali a immaginare strategie di incontro e non di contrapposizione, ad utilizzare parole aggreganti e non divisive. Fa’ che l’unico protagonismo sia quello di migliaia di donne e uomini del mondo della sanità e della Protezione civile che, dimentichi di sé, si spendono senza risparmio.”

“I sacerdoti” del sistema finanziario affannosamente si preoccupano di mettere al sicuro le loro fortune e non si accorgono degli scricchiolii che presagiscono la caduta dei loro santuari. Donaci sapienza, pur in mezzo all’angoscia e alla paura, perché con stupore scopriamo l’inestimabile valore di ognuno di noi, ricordaci che non ci basta il pane per vivere. L’apprensione per la salute dei nostri ammalati, trasformala in guarigione e vita.”

“Ricordaci che da questo incubo possiamo uscire soltanto insieme, che è illusorio pensare di riuscire a cavarsela da soli. È buio, Signore! La sensazione di non farcela sembra prendere il sopravvento. Ci conforta il tuo grido: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Anche tu hai provato questa notte, al tuo grido consegniamo anche il nostro”.

“È ancora presto per scorgere l’alba della risurrezione. I nostri occhi, come quelli delle donne, sono fermi al sepolcro. Non riescono ad andare oltre. Aiutaci, come il centurione, a contemplare il tuo morire. Fa’ che riconosciamo in esso l’Amore gratuito di Dio e al più presto possiamo entrare nel sepolcro vuoto, per credere che la morte è vinta”.

FOTO GIANNI ZOTTA

PER RIASCOLTARE LA MEDITAZIONE QUI LINK 

Dalla paura alle opportunità ‘contagiose’ – Lettera (e videomessaggio) dell’Arcivescovo Lauro che invita a una “responsabilità creativa” e rivolge un accorato appello alla preghiera

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Testo della lettera dell’arcivescovo Lauro alla comunità trentina: dalla paura alle opportunità ‘contagiose’ 

“La grave crisi sanitaria in cui è precipitato improvvisamente il nostro Paese non lascia immune il territorio trentino. La chiusura di scuole e università e i riflessi evidenti che colpiscono tutte le categorie economiche si riverberano, inevitabilmente, sull’ambito ecclesiale. Anche l’Arcidiocesi di Trento, nel pieno rispetto delle indicazioni delle Autorità sanitarie, ha deciso infatti di limitare le proprie attività.

L’emergenza stravolge ritmi e abitudini delle nostre famiglie e delle nostre comunità.

Come esorcizzare la paura che contagia più della malattia? Quali proposte possono emergere, in questo tempo singolare, per trasformare il disagio evidente anche in nuove opportunità?

La Chiesa trentina è pronta a fare la propria parte.

Per questo, insieme ai responsabili dei settori pastorali della Curia diocesana, rivolgo all’intera comunità trentina l’appello a non arrendersi all’apparente impotenza, ma a provare piuttosto a trarne spunti innovativi, per uscire insieme – ambito civile ed ecclesiale – da questa situazione di sospensione totalmente imprevista.

Il momento delle domande e l’aiuto spirituale

La paura rischia di soffocare grandi domande esistenziali che pure emergono in contesti come quello attuale. Domande sulla vita e su noi stessi. È questo, invece, il momento di lasciar emergere tali interrogativi che, inevitabilmente, toccano anche l’ambito spirituale, innescando spesso interpretazioni fuorvianti di quanto sta accadendo. In questo momento così delicato, invito le nostre comunità parrocchiali a riscoprire anche il loro importante ruolo di ascolto e orientamento, nelle forme più opportune e rispettose delle indicazioni dell’Autorità sanitaria. Sollecito sacerdoti e religiosi a dedicare a tale scopo un tempo adeguato.

 

La riscoperta del tempo in famiglia. Anche per la preghiera  

In questo momento così delicato, suggerisco di porre particolare cura alle relazioni familiari. La convivenza, per certi aspetti forzata, aiuti a riscoprire il dono di un tempo adeguato nel rapporto di coppia e tra genitori e figli. Si valorizzino tutte le occasioni di dialogo e confronto, in cui provare ad elaborare insieme quanto sta accadendo. 

Per le famiglie credenti l’invito è a valorizzare questo tempo come momento propizio per curare la dimensione spirituale in ambito domestico, con particolare attenzione alla preghiera con i bambini. La Chiesa di Trento si propone di offrire in queste settimane di Quaresima, oltre al tradizionale calendario diocesano, anche altri sussidi utili alla preghiera e alla riflessione, veicolati in particolare attraverso il portale web diocesano e il settimanale Vita Trentina.

L’invito a tutte le comunità è di intensificare la preghiera al Padre affinché ci faccia dono del discernimento e ci aiuti a farci  carico, gli uni gli altri, di questo momento di fatica. Dio guidi chi è chiamato a decisioni che investono la collettività, conceda salute e serenità a chi opera in ambito sanitario per soccorrere le persone colpite dal contagio, offra consolazione a tutti coloro che ne patiscono le conseguenze, affinché possano ritrovare benessere e insieme si riesca a superare la fase di emergenza.  

 

Comunità attente alla dimensione solidale

Affinché la drastica riduzione delle attività diocesane (ad eccezione, per ora, della celebrazione delle Ss. Messe) non affievolisca il senso di appartenenza alla vita comunitaria, invito parroci e comunità a presidiare nella maniera più opportuna l’ambito della solidarietà.  La nuova emergenza sanitaria non cancella, infatti, i poveri di sempre. Si trovino le forme più adeguate per garantire i servizi caritativi di prima necessità (es. pacchi viveri, pasti caldi, riparo notturno) nel rispetto delle indicazioni sanitarie dettate dall’emergenza.

Le comunità pongano particolare premura – fatte salve tutte le precauzioni necessarie – all’assistenza agli anziani e agli ammalati bloccati in casa e alle persone sole. Ci si attivi nel garantire loro, ad esempio, la fornitura di generi di prima necessità e momenti di compagnia.

Inoltre, invito le comunità parrocchiali a individuare, sempre nel rispetto delle indicazioni delle Autorità sanitarie, modalità di sostegno ai genitori che per ovvie esigenze lavorative non possono accudire i figli, rimasti a casa per via della chiusura forzate delle scuole.

In generale siamo tutti chiamati a una responsabilità creativa e alla condivisione delle buone prassi. 

 

Appuntamenti diocesani sospesi ma proposti attraverso i media

Come noto, l’impossibilità di organizzare momenti di incontro pubblico ha imposto la sospensione di alcuni appuntamenti diocesani in calendario nel mese di marzo.

Si cercherà, tuttavia, di proporre alcuni di questi appuntamenti, a porte chiuse, in diretta streaming audio (sul portale web della Diocesi e di Vita Trentina) e su altri media.

In particolare, sarà trasmesso dal seminario l’appuntamento di “Passi di Vangelo” di giovedì 19 marzo alle ore 20.30. Giovani e adulti saranno invitati ad organizzarsi in piccoli gruppi d’ascolto sul territorio. 

Sempre dalla chiesa del Seminario andrà in onda domenica 29 marzo alle ore 15.00 l’appuntamento con “Sulla tua Parola” (in calendario domenica 8 marzo).

Modalità alternative per recuperare altri appuntamenti diocesani, sospesi per via dell’emergenza, saranno comunicate nei prossimi giorni.

Il tempo di questa forzata “quarantena” sia per tutti anche l’occasione per ritrovare momenti personali di approfondimento, giornalistico e culturale, attraverso l’adeguata scelta di fonti qualificate siano esse letture, film, trasmissioni televisive, siti web e canali social.”

+ arcivescovo Lauro   

Trento, 6 marzo 2020

 

FOTO COPERTINA: Luigi Oss Papot