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Emergenza Coronavirus, in 5 chiese della Diocesi di Trento aumenta l’accesso dei fedeli in base alla nuova ordinanza della Provincia

La chiesa di san Giuseppe a Riva del Garda
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Sono attualmente cinque le comunità parrocchiali che si avvarranno dei nuovi limiti di accesso alle chiese, stabiliti nell’ordinanza del Presidente della Provincia Autonoma di Trento del 25 agosto 2020.

Si tratta delle chiese parrocchiali di San Giuseppe a Trento, San Giuseppe a Riva del Garda, Levico Terme, Madonna di Campiglio e Predazzo. In esse si andrà a ricalcolare il numero dei posti a disposizione dei fedeli, ovviamente nel rispetto della distanza minima di sicurezza. L’ordinanza provinciale prevede, infatti, che la capienza massima passi a 500 fedeli per le chiese in grado di accogliere normalmente più di 800 persone a sedere e a 250 fedeli per quelle con capienza compresa tra 400 e 800 unità. Le cinque chiese citate rientrano nelle due fattispecie indicate.

Nelle altre chiese della Diocesi il numero consentito di fedeli è legato al rispetto del distanziamento minimo di 1 metro e comunque non potrà superare il tetto massimo di 200 fedeli.

Nella foto, la chiesa di San Giuseppe a Riva del Garda

 

“Nel prendersi cura c’è vita e respiro”. A Riva del Garda la Messa del vescovo Lauro in ricordo dei defunti per Covid

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Sono almeno 55 le vittime causa Covid-19 a Riva del Garda. A loro e ai loro familiari è andato tutto l’affetto dell’arcivescovo Lauro che ha presieduto – ennesima tappa del memoriale itinerante avviato a fine maggio – una s. Messa nel pomeriggio di domenica 2 agosto, nella chiesa di San Giuseppe. A salutarlo, a nome della comunità parrocchiale, Simona, operatrice nella RSA rivana, chiamata a ripercorrere l’amorevole fatica dei giorni di maggiore emergenza, “accanto a chi – ricorda – ha sofferto e poi è spirato e che fino a qualche giorno prima parlava e scherzava con noi”. “Si potrebbe pensare – aggiunge – che chi è del mestiere è abituato alle difficoltà e alla morte, ma non è così, non questa volta in cui anche i nostri colleghi si sono ammalati”. Simona cita anche il suo impegno come ministro straordinario dell’Eucarestia: “Unire a Gesù o almeno segnare con acqua di Lourdes le persone più gravi, ha donato a molti la forza per guarire o per continuare ad affrontare la malattia e a me la speranza che saranno accolti dalla Misericordia di Dio tutte le persone di cui mi sono presa cura e che ora sono tra le Sue braccia”.

La Messa in san Giuseppe, concelebrata dal parroco don Dario Silvello e dal vicario parrocchiale don Mattia Vanzo.

 

Nell’omelia l’Arcivescovo riprende il recente fatto di cronaca di Crema dove una donna si è tolta la vita dandosi fuoco, mentre una decina di persone la riprendevano con il telefonino senza muovere un dito. Al punto da indurre la sindaco della città lombarda a chiedersi amaramente “Chi siamo diventati?”. “Chi siamo diventati?”, fa eco don Lauro riferendosi anche al dramma dei migranti che continuano a morire in mare o vengono inesorabilmente rimpatriati. “Chi siamo diventati?”, s’interroga con forza ripensando alle drammatiche giornate della pandemia “trasformata in pochi mesi – denuncia – in chiacchiere e gossip, in polemiche sterili dove il volto di chi se n’è andato è disonorato dalla dimenticanza e dalla spregiudicatezza”. Per monsignor Tisi la risposta è in “Gesù che scende dalla barca mosso dalla compassione”. “E’ venuta meno – argomenta – l’attitudine alla compassione, non come generico sentimento di bontà, ma come prendersi a carico l’altro”. “La compassione – nota ancora don Lauro – mette in moto la capacità di non arrendersi al dato di realtà,  ma di inventare l’incredibile, come i nostri operatori sanitari che ci hanno dato testimonianza della forza dell’amore che si fa dono e creatività”.

“Abbiamo un sistema che non ci da tregua e non consente di abitare quella profondità dove sta il meglio di noi”, – lamenta l’Arcivescovo ricordando che “il volto di un uomo non è rimpiazzabile. Onoriamo – conclude – il volto dei nostri cari, tornando ad essere semplicemente umani, uomini e donne che si prendono cura gli uni degli altri e sentono che nel prendersi cura hanno vita e respiro. Non lasciamoci rubare la vita. Torniamo a prenderci cura degli altri, per non dover dire, amaramente ‘Chi siamo diventati?'”   

L’Arcivescovo con un gruppo di giovani scout. Ai lati don Dario e don Mattia

    

 

Solennità di San Vigilio, vescovo Lauro: “Non abbiamo diritto di disperare”. “Chiediamo l’umiltà di camminare insieme, come Vigilio e i tre martiri: non un vescovo solitario, ma un gruppo che sogna insieme”.  

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La mancata processione per le vie cittadine e la capienza ridotta della cattedrale, conseguenze dell’emergenza sanitaria, non hanno reso meno solenne la festa della Chiesa trentina per il patrono San Vigilio, trasmessa in diretta TV (a reti unificate sulle emittenti locali) e in streaming web (RIVEDI). In Duomo l’arcivescovo Lauro Tisi ha presieduto il pontificale, concelebrato dell’arcivescovo emerito Luigi Bressan, con i vicari, i canonici e diversi sacerdoti che ricordano quest’anno importanti anniversari di ordinazione.

Nell’omelia, prendendo a prestito una frase di Alcide De Gasperi, don Lauro proclama “Non abbiamo diritto di disperare”. Non lo consentono secondo Tisi i segni di “dedizione e di vita offerta” visti in questi mesi, le “lacrime versate”, l'”ansia di relazione”, l'”icona stessa di Vigilio che veglia sulle ceneri dei tre martiririconoscendo in esse – rammenta Tisi – non i segni della fine ma un nuovo iniziounesplosione di primaveral’humus che ha offerto un nutrimento inesauribile alle radici della nostra Chiesa”. “Mi auguro che le ‘ceneri’ di questi mesi siano un nuovo inizio per la nostra Chiesa, che questi segni di Pasqua possano far dire oggi che possiamo sperare”.    

“Per camminare al passo della speranza – argomenta l’Arcivescovo – abbiamo a disposizione il capolavoro di umiltà di Gesù” e la sua vita non scolpita in solitudine, ma alla ricerca continua di “compagni di viaggio, ai quali insegnare la bellezza della fraternità”.

“La prova dell’umiltà è nell’attitudine collaborare con gli altri, a camminare e faticare insieme. Chiediamo, con l’intercessione di Vigilio, per ognuno di noi e per la nostra Chiesa, il dono dell’umiltà”. Umiltà anche nell’uso di “parole sobriedelicatenon arroganti”.

“All’origine della nostra Chiesa – sottolinea don Lauro – ci sono Vigilio e i tre martiri: non un vescovo solitario, ma un gruppo che sogna insieme”.

L’Arcivescovo invoca l’intercessione presso Dio del patrono per concretizzare alcuni sogni: una “Chiesa che ascolta il grido dei poveri”, che “guarda con simpatia i giovani, senza giudizio”, una “Chiesa che custodisce i propri anziani”.   

Don Lauro prega anche per il dono di nuove vocazioni alla vita presbiterale, religiosa e missionaria e poi, parlando a braccio, si accalora: “San Vigilio – aggiunge a braccio don Lauro – risveglia la passione, l’entusiasmo, la passione per Gesù di Nazareth, interpretazione della vita spendibile anche per non credenti. Potrebbe essere la base su cui ricostruire l’umanità” 

In conclusione l’invito a legare “sempre più il nostro cuore a Sanzenoper contemplare, assieme a Vigilio, la forza umile di quelle ceneri. Meraviglia d’amore che è allorigine della nostra Chiesa”. 

Nel corso della celebrazione si è rinnovato da parte del sindaco Alessandro Andreatta il dono dell’olio che alimenta le lampade davanti all’urna con le reliquie di San Vigilio.

Al termine della Messa è stato benedetto e distribuito ai presenti il tradizionale pane di san Vigilio. Don Lauro ha presentato anche la sua Lettera alla comunità #noirestiamovulnerabili: “Il mio intento è alimentare la speranza e creare un dialogo tra la nostra Chiesa e gli uomini e le donne di buona volontà: un’alleanza per costruire sulle ceneri di questa pandemia un nuovo inizio”.

QUI e in allegato testo omelia

L’urna con le reliquie di San Vigilio

La benedizione del pane di San Vigilio

 

Al cimitero di Lavis la Messa del vescovo Lauro in ricordo delle vittime dell’emergenza. “I vostri cari condotti con tenerezza nella dimora della luce e della pace”

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“Ovunque vada, incontro comunità che hanno grande bisogno di consolazione”. L’arcivescovo Lauro Tisi riflette all’indomani della Messa celebrata la sera di martedì 23 giugno al cimitero di Lavis, in suffragio di tutti coloro che hanno perso la vita nell’emergenza. Al commosso saluto del parroco don Vittorio Zanotelli, fanno eco le parole del sindaco Andrea Brugnara che a don Lauro confida: “Lei ci aiuta ad andare oltre un dolore che si fatica a superare”.

La speranza è documentata da monsignor Tisi nell’omelia, a partire dal Vangelo di Giovanni (“Vi prenderò con me”) “che descrive la morte – spiega l’Arcivescovo – come un atto materno, visitato dall’amore. Dio, in Gesù Cristo, si fa compagno di chi muore per portarlo a casa.”  “Abbiamo assistito in questi mesi – rammenta don Lauro – a un morire straziante senza la compagnia dei propri cari, un morire dominato dalla solitudine, disumano. In quel morire è arrivato il Signore della vita con il suo Spirito. A chi ha vissuto il dramma di un saluto frettoloso ai propri cari, dico che sono stati condotti con tenerezza nella dimora della luce e della pace“. “Se n’è andato il loro corpo – constata l’Arcivescovo – ma il bene che ci hanno voluto è più che mai vivo e presente. Quando parliamo dei nostri cari – fa notare don Lauro – non parliamo al passato, utilizziamo il presente perché l’amore è più forte della morte e non può essere consegnato all’oblio”. “Vorrei portaste a casa – conclude Tisi – la consolazione di pensare i vostri morti presenti nel Signore e nel suo morire gridando perdono, senza odio e consegnando solo l’amore”. “Signore della vita – è l’invocazione finale – donaci il sentirti presente e nell’ora della nostra morte regalaci la nascita alla pienezza della vita”.

Il viaggio nel dolore e nella consolazione da parte dell’Arcivescovo di Trento era iniziato a Pergine, proseguito in val di Fassa, in val di Sole, val del Chiese e domenica scorsa nel capoluogo al convento dei frati cappuccini, comunità decimata dal virus. Proseguirà anche nelle prossime domeniche, nelle vallate più colpite dall’irruenza della pandemia.

Foto: Guido Marcon – Tobia Rizzoli

Alla Madonna di Piné il grazie e l’invocazione della Chiesa di Trento nell’anno pastorale in emergenza. Vescovo Lauro: “Non consegniamo all’oblio la chiamata ad amare”

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La conca della Comparsa, uno dei luoghi più suggestivi del santuario della Madonna di Piné, ha fatto da adeguata cornice, nella serata di venerdì 5 giugno, alla grande preghiera di ringraziamento e affidamento a Maria della Chiesa trentina, a conclusione di un anno pastorale fortemente condizionato dall’emergenza Coronavirus. A guidare la celebrazione – la cui location non è stata pubblicizzata proprio per evitare assembramenti, puntando invece sulla diretta Tv e streaming –  l’arcivescovo Lauro Tisi. Accanto a lui, tra i sacerdoti, don Tiziano Telch (delegato Area Annuncio) che ha introdotto l’appuntamento, il parroco del pinetano don Stefano Volani e il rettore del santuario di Piné don Piero Rattin, autore dell’invocazione finale di affidamento a Maria.

“Vorrei che in questo momento -ha detto il vescovo introducendo la preghiera- davanti a ciascuno di noi scorresse il volto di tanti nostri fratelli trentini che ci hanno lasciato a causa del virus. Ci hanno lasciato in solitudine, senza il conforto dei loro cari e di un funerale. Sono i primi convocati stasera e nella comunione dei santi li sentiamo vivi e presenti. Vorrei poi entrare in quelle case dove il virus è entrato seminando morte, solitudine, angoscia e segnando le esistenze. Vorrei portare il volto dei tanti operatori sanitari che in questi mesi hanno tenuto in piedi la nostra vita con la loro generosità. Vorrei portare le famiglie affaticate, dove si sono allargate le divisioni, ed i giovani e gli adolescenti, privati della socializzazione. Porto qui il volto anche di Tommaso Mattivi, che sull’Altopiano, qualche giorno fa, ci ha lasciati a causa di un incidente”.

Al centro della preghiera, la recita di un rosario molto particolare: cinque decine di Ave Maria, introdotte dal Vangelo dei discepoli di Emmaus e pronunciate da rappresentanti di mondi particolarmente significativi in ambito ecclesiale e civile, con attenzione a particolare a chi è stato maggiormente toccato dai mesi di picco della pandemia ma “capaci – ha spiegato don Tiziano – di raccontare la freschezza dello Spirito Santo”: ammalati e volontari, operatori sanitari, famiglie (a loro era affidata anche l’animazione canora), giovani e adolescenti, movimenti ecclesiali.

Nella sua appassionata riflessione, l’arcivescovo Lauro ha richiamato, a pochi giorni dalla domenica di Pentecoste, l’efficacia dell’azione dello Spirito Santo, a cui affidare la richiesta di non disperdere troppo in fretta la lezione di questi mesi di pandemia “nei quali – ha ricordato don Lauro – si è continuato a ripetere dentro e fuori la Chiesa: non possiamo prescindere dalle relazioni, dalle persone, dall’amare”. “Il mantra sulla necessità delle relazioni – ha però ammonito l’Arcivescovo – , si sta già raffreddando. Gli eroi rischiano di finire sul banco degli imputati”, c’è il rischio concreto “semplificare la realtà sbandierando facili soluzioni” e procedendo “non raramente l’un contro l’altro armati”.  Monsignor Tisi ammette che “davanti a Cristo Crocifisso  tocchiamo con mano che l’amare non è questione da risolvere con quattro regolette e l’attivazione di qualche svolazzo sentimentale”. Piuttosto “è avvicinarsi al fuoco”. “Voler bene – argomenta Tisi, descrivendo con efficacia la pienezza dell’amore – è entrare nel vuoto dell’altro, nella voragine delle sue inconsistenze, accoglierle senza giudicarle, riconoscendo in quella stessa debolezza e fragilità la nostra”.

Dal pericolo incombente della dimenticanza collettiva post-virus, l’Arcivescovo di Trento non esclude certo la Chiesa, tentata dal “costruire ‘nidi’, raccogliendosi attorno al proprio gruppo, alle proprie preferenze, alle proprie idee”,  rifiutando “novità e sorprese”, lontani dalle dinamiche dello Spirito Santo a cui monsignori Tisi, a nome della Chiesa trentina, chiede ora di evitare che venga consegnata “di nuovo all’oblio la chiamata ad amare che insieme abbiamo condiviso. Ci accompagni, in questo cammino, – sottolinea – il dolce e struggente ricordo di chi si è congedato da noi, senza poterci salutare”. Infine, con le parole di Bernanos (“Tutto è Grazia”) il ringraziamento alla Madonna,  proprio sotto la statua in cui la Vergine appare a Domenica Targa: “La nostra Chiesa in questi mesi ha dimostrato di essere viva, di saper frequentare i gesti del Samaritano, assetata di Parola, desiderosa di novità”.

“Vorrei ricordare in particolare -ha concluso il vescovo prima della benedizione finale- gli ospedali e le case di riposo, nei quali si continua a combattere con il virus, si continua a morire per il virus. Scenda abbondante la benedizione sugli operatori sanitari, su tutti coloro che negli ospedali in questo momento hanno in carico i nostri malati. Giunga a loro anche la nostra benedizione, il nostro “dire bene” a loro, che non si volga in fretta a critiche e distinguo”. Un ricordo don Lauro lo ha riservato anche a chi sta soffrendo problemi economici, auspicando nella concretezza anche un intervento della Chiesa: una chiesa non indaffarata nell’organizzazione di un calendario di eventi, ma una Chiesa umile che si fa vicino a chi soffre, che sa mostrare il volto del Samaritano.

QUI e in allegato testo riflessione arcivescovo Lauro Tisi.

“SOSPESI. Vivere al tempo del Coronavirus”, rivedi la TERZA puntata: “Nuove emergenze per nuove comunità solidali”

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E’ andata in onda (Tv e streaming) giovedì 14 maggio la terza puntata della rubrica diocesana “Sospesi, vivere al tempo del Coronavirus“, produzione diocesana curata dal Servizio comunicazione. Al centro della terza puntata le conseguenze sul tessuto sociale ed economico provocate dall’emergenza.

Ospiti (in video-collegamento con il curatore Piergiorgio Franceschini):  Fabio Folgheraiter, sociologo, docente di “Metodologia del lavoro sociale” alla Cattolica e co-fondatore della casa editrice Erickson, Mario Giampiccolo, medico pneumologo, rientrato in servizio dalla pensione per l’emergenza sanitaria all’ospedale di Borgo Valsugana e Maddalena Springhetti, collegata da Cavareno, portavoce del Centro di ascolto Caritas zonale del gruppo dell’Alta Val di Non.

La puntata è arricchita dalla testimonianza di Roberta Graziola, mamma di sette figli che sta lottando contro la malattia.

Roberta Graziola

RIVEDI LA TERZA PUNTATA 

RIVEDI QUI LE PUNTATE PRECEDENTI

“Frequentare il Padre è frequentare la vita, nella concreta umanità di Gesù”: la messa in Cattedrale con il vescovo Lauro che ringrazia gli operatori della comunicazione

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In questo 10 maggio, quinta domenica di Pasqua, all’inizio della s. Messa in Cattedrale celebrata a porte chiuse e trasmessa in diretta streaming, l’arcivescovo Lauro ricorda le conseguenze economiche sulle famiglie derivanti dall’emergenza Coronavirus: “Mentre sempre più famiglie fanno i conti con l’insicurezza economica -ha detto- e spesso devono ricorrere all’aiuto esterno, la nostra Chiesa chiede a Gesù Risorto di donarci concretezza e tempestività nel farci carico di questo grido”.

Un pensiero di ringraziamento don Lauro l’ha quindi rivolto anche a “tutti gli operatori della comunicazione per il loro prezioso servizio di informazione, bene essenziale che non è mai venuto meno nei giorni dell’emergenza. Anche la nostra Chiesa vi è grata per averle dato voce consentendo di dilatare, ben oltre il consueto, un messaggio di consolazione e di speranza”, ed anche alle mamme, per le quali oggi ricorre la festa.

Nell’omelia, monsignor Tisi ha commentato le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. “Dio -ha esordito Tisi- nessuno l’ha mai visto, lo si può vedere e farne esperienza nella concreta umanità di Gesù“. Una rivelazione spiazzante, secondo Tisi. Lo stesso dizionario contrappone gli aggettivi “divino” e “umano”, mentre “la grammatica cristiana dice ben altro: Gesù si fa carne e storia, il terreno dove frequentare Dio è esattamente l’umano”.

Di qui l’invito ad ammettere che “l’annuncio si risolve spesso in astratte argomentazioni concettuali o in noiose esortazioni all’impegno etico”, “sordi a chi cammina sui sentieri della gratuità, del donare se stessi, della gioia contagiosa della fraternità”. Ha precisato Tisi: “La frequentazione del Padre, allora, ha la vita, con tutta la sua consistenza di affetti, scelte, cadute, fallimenti, passioni, emozioni, come habitat naturale.”

Anche “i sacramenti stessi, che tra poco torneremo a celebrare insieme, hanno bisogno -ha ribadito l’Arcivescovo- di concretezza e sono destinati alla vita”. Non il rito per il rito, ma l’espressione, a cominciare dall’Eucarestia, di “una comunità che si raduna e si pone in ascolto della Parola”, occasione per incontrare un Dio che muore e risorge, con la fatica dei discepoli ad accogliere la prospettiva di passare dal servirsi degli altri al servire gli altri”. “Ora -ha concluso don Lauro- spetta alle nostre comunità mostrare il Padre, senza correre il rischio di tenerci alla larga dall’umanità di Gesù per rifugiarci nei nostri apparati religiosi”.

LEGGI QUI L’OMELIA INTEGRALE

Anche in Diocesi di Trento celebrazioni con il popolo dal 18 maggio, compatibilmente con le norme previste dal Protocollo CEI-Governo

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Riprenderanno lunedì 18 maggio p.v. anche in Diocesi di Trento le celebrazioni liturgiche con il popolo, come previsto dal Protocollo sottoscritto nella giornata di oggi a Palazzo Chigi tra CEI e Governo italiano.

La ripresa avverrà compatibilmente con la possibilità di applicare tutte le misure precauzionali previste dal documento, nel rispetto della normativa sanitaria disposta per il contenimento e la gestione dell’emergenza Coronavirus.

TESTO PROTOCOLLO

 

La firma del Protocollo a Palazzo Chigi con il Presidente della Cei Bassetti, il Premier Conte e il Ministro dell’Interno Lamorgese.

A “Sospesi”, la provocazione delle chiese vuote. RIVEDI la seconda puntata con il biblista Vivaldelli e il teologo Paris

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Un biblista, un teologo, un’insegnante e un architetto. Quattro voci a confronto su un tema cardine sollevato dall’emergenza Coronavirus: le chiese vuote e la provocazione per la fede. E’ questo il filo conduttore della seconda puntata, andata in onda giovedì 7 maggio (disponibile direttamente qui sotto o a questo LINK)  di “Sospesi. Vivere al tempo del Coronavirus” viaggio in cinque puntate proposto dalla Diocesi di Trento e realizzato dal Servizio Comunicazione diocesano.

Dopo i temi antropologici affrontati nella prima puntata (QUI LINK), la seconda tappa ha avuto come ospiti – coordinati da Piergiorgio Franceschini – il biblista rivano Gregorio Vivaldelli, il teologo Leonardo Paris (collegato da Trento), Flavia Stefani (vicepreside del Collegio Arcivescovile di Rovereto, collegata da Mori). Da Pinzolo, la testimonianza dell’architetto Ivo Bonapace, che ha contratto e sconfitto il virus.

L’architetto Ivo Bonapace ha sconfitto il virus

“Sospesi” va in onda in diretta su Telepace Trento (canale 601) e in streaming sui siti diocesani e sul canale YouTube del Servizio Comunicazione diocesano.

RIVEDI LA SECONDA PUNTATA 

In ogni puntata vengono posti agli interlocutori due interrogativi che, al di là dei temi specifici, fanno da filo conduttore del ciclo di incontri e che vengono rilanciati anche dal settimanale Vita Trentina: 1- Cosa vi è mancato di più in questa lunga quarantena?  2- Alla luce dell’emergenza, a che cosa siete disposti a rinunciare nella quotidianità della vostra vita? Per le vostre risposte: ufficiostampa@diocesitn.it e dialogo@vitatrentina.it.

Questa sera la terza puntata di “Sospesi” in diretta tv e streaming: “Nuove emergenze per nuove comunità solidali”

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Questa sera a partire dalle 20.30, in diretta tv su Telepace Trento (canale 601) e sui portali di Vita Trentina e quello della Diocesi verrà trasmessa la terza puntata di “Sospesi”, la serie di videoriflessioni che hanno al centro i temi che stanno interrogando le comunità, in questo tempo carico di incertezza dettata dalla pandemia.

Ospiti di questa nuova puntata saranno Fabio Folgheraiter, sociologo che insegna “Metodologia del lavoro sociale” alla Cattolica e co-fondatore della casa editrice Erickson, Mario Giampiccolo, medico pneumologo all’ospedale Borgo che è rientrato in servizio dalla pensione per l’emergenza sanitaria, e Maddalena Springhetti, collegata da Cavareno, portavoce del Centro di ascolto Caritas zonale del gruppo dell’Alta Val di Non.

La puntata sarà arricchita dalla testimonianza di Roberta Graziola, mamma di sette figli che sta lottando contro la malattia.

RIVEDI QUI LE PUNTATE PRECEDENTI