“È buio dentro e fuori di noi”. In cattedrale l’arcivescovo Lauro invoca il dono della Luce, ricorda le vittime e si rivolge ad ammalati, familiari e operatori sanitari: “Dedico la maggior parte del tempo a pregare per voi”

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È buio dentro e fuori di noi, le tenebre sembrano soffocare la speranza: manda il tuo santo angelo a confortarci, o Padre, manda il tuo Spirito perché, meditando la Passione del tuo Figlio, possiamo vedere gli spiragli della tua Luce”. È una preghiera sofferta, intensa, quella che l’arcivescovo Lauro Tisi eleva nella cattedrale di Trento, privata dei fedeli, nel pomeriggio di questo terzo venerdì di Quaresima. Don Lauro introduce la meditazione sulla Passione (nel racconto dell’evangelista Marco) ricordando tutte le vittime dell’epidemia di questa settimana e tra loro don Salvatore Tonini, prete trentino dal 1975 in Alto Adige, spentosi ieri sera a Bolzano. “Conforta – sottolinea l’Arcivescovo – pensare che ci ha lasciati lui, focolarino, nell’anno in cui ricordiamo i cento anni dalla nascita di Chiara Lubich. È stato – aggiunge don Lauro – un sacerdote entusiasta, innamorato dell’unità, ha servito la nostra Chiesa e quella di Bolzano che, attraverso il vescovo Ivo, ne ha apprezzato le doti di uomo e di prete”.

Come accaduto fin dall’inizio di questa drammatica emergenza, monsignor Tisi ricorda con affetto gli ammalati, i familiari, gli operatori sanitari: “Occupo la maggior parte del tempo a pregare per voi, non potendo esservi vicino in altri modi”. “Nell’affidarvi a Dio, cari ammalati, vi giunga la mia vicinanza: coraggio, il Signore vi ama!”. L’Arcivescovo di Trento guarda poi “a tutti i familiari, che sentono – nota – la sofferenza atroce di non poter essere accanto ai propri cari: Signore – invoca Tisi – , manda la tua Madre, compagna del dolore, a confortarli e rasserenarli”. Quindi la preghiera a Dio per tutti gli operatori sanitari: “Oltre a darci una splendida lezione di amore – sottolinea l’Arcivescovo –, hanno bisogno di essere sostenuti perché lo sforzo che affrontano è davvero immane”. In essi, secondo don Lauro, si realizzano le parole di Gesù: “Ero malato e mi avete visitato”. Fa’, Signore, che non si fermi a quest’ora la nostra gratitudine per il loro servizio, perdonaci per le troppe volte in cui non ci siamo accorti della loro essenziale e silenziosa presenza”.

“Donaci – aggiunge quindi don Lauro, rivolgendosi all’intera comunità – la saggezza nel comprendere l’importanza di atteggiamenti responsabili per il bene comune. Il dramma universale di quest’ora – conclude – ci faccia ritrovare le ragioni dell’incontro, scoprire che non c’è alternativa alla globalizzazione della solidarietà. Ci aiuti a capire che essere connessi, senza la forza dell’amore, non porta da nessuna parte”.

Infine, un grazie fraterno ai sacerdoti per quanto stanno facendo nel mantenere vivo il rapporto con le loro comunità e “in particolare ai parroci delle comunità attualmente più colpite dall’epidemia”.

QUI TESTO INTEGRALE DELLA MEDITAZIONE DELL’ARCIVESCOVO LAURO

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FOTO GIANNI ZOTTA