Impronte sulla via – preghiera personale di adolescenti e giovani in Quaresima – 31 marzo

Pastorale giovanile

Tu chi sei?
dal vangelo secondo Giovanni (8,25-29)

Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».

Commento
Nel Vangelo di oggi, le persone che interrogano Gesù sono più concentrate nel capire con chi hanno a che fare, piuttosto di accogliere Chi lo ha mandato. Molto spesso ci ritroviamo anche noi a faticare nel riconoscere la presenza di Dio in Gesù e in mezzo a noi. Come Gesù, anche noi siamo figli amati e accompagnati, con la missione di accogliere tutto dalle mani del Padre come un dono, per poi ridonarlo alle persone che incontriamo nel nostro quotidiano. Affidiamoci e fidiamoci di questo Padre che non ci abbandona!


Una seconda chance
dal vangelo secondo Giovanni (8,3-7.9-11)

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. […] Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Commento
Questo brano del Vangelo evidenzia come Gesù richiami ciascuno di noi ad essere responsabile delle proprie azioni e a non porsi come giudice verso gli altri. Egli, infatti, non giudica e anche nel suo modo di porsi si china, si pone al fianco della peccatrice e non la lascia sola. La bellezza di questo brano del Vangelo sta nella capacità di Gesù di non agire giustamente seguendo la Legge che ne decreterebbe la morte, ma di utilizzare la Legge per liberare la vita da una colpa commessa, attraverso il perdono.


Un Dio a cui tutto è possibile
dal vangelo secondo Giovanni (11,32-44)

[…] [Maria] si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».  Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro […]. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Commento
Sembra quasi di essere parte anche noi di questo racconto: due sorelle che piangono la morte del fratello, Gesù che ha perso un grande amico e noi, come i Giudei, che guardiamo l’opera di Dio credendo nella Sua forza di resuscitare anche i morti. Eppure ci colpisce, Gesù, vederti scoppiare in lacrime per un Tuo amico. Ti sei fatto uno di noi e non hai paura a farti vedere fragile di fronte a questo corpo senza vita. Ma sai anche che il Tuo/nostro Padre buono può ridare la vita, può rompere le catene della morte, può cambiare le sorti del gioco e può rendere possibile ciò che agli occhi di tutti è impossibile. Tutto questo perché anche noi oggi, proprio come quei Giudei, possiamo credere nel Suo amore infinito e possiamo abbandonarci come Te a Dio Padre nostro. Fa’, o Signore, che anche noi come Marta e Maria possiamo affidarci a Te, senza bisogno di segni concreti, ma confidando che Tu sei sempre davvero nelle nostre vite giorno per giorno.


Fiducia & conoscenza
Dal vangelo secondo Giovanni (7,41-42.45-48)

[All’udire le parole di Gesù] Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei?»

Commento
Gesù nel Vangelo sfida le persone a fidarsi: Lui è il Messia promesso. Ma secondo i farisei e i capi dei sacerdoti Gesù non poteva essere il Messia. Loro non si erano informati abbastanza su Gesù, sul Suo luogo di nascita e sulla Sua discendenza, si erano fermati alla superficialità, a ciò che faceva loro più comodo. Ancora oggi molte persone si fermano all’apparenza, non vanno a fondo e si perdono l’opportunità di conoscere il figlio di Dio. I capi religiosi si sbagliavano su di Lui… E tu?


L’identità misteriosa di Gesù
dal vangelo secondo Giovanni (7,25-30)

Intanto alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Commento
Chi è Gesù? Da dove viene? L’intero Vangelo di Giovanni è un processo contro Gesù: il processo che verrà fatto dopo l’arresto arriva solo ad una decisione già presa. Gesù deve morire perché estremamente pericoloso: si proclama Messia, mette in discussione l’interpretazione della Legge, evidenzia le contraddizioni della classe sacerdotale, ironizza sulla “santità” dei farisei. È più che sufficiente per rendersi antipatico e, cosa che davvero fa paura alla classe dirigente, per creare un movimento che potrebbe insospettire i romani, facendole perdere i privilegi che si è riconquistata. Insomma: Gesù è diventato un problema. E chi se ne importa se ciò che dice sia vero, o se davvero egli sia chi dice di essere. Ci sono valori superiori alla verità, in certi ambienti. Gesù è costretto a tornare in Galilea. Ma non resiste a lungo, è troppo importante per Lui vivere pienamente la Sua missione. E così torna a predicare nel tempio, mettendosi ancora di più nei guai. Perché la verità, per Gesù, è vita.


Non per parole ma per amore
dal vangelo secondo Giovanni (5,31-35)

Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi sol

o per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.

Commento
In questo brano Gesù vuole farci uscire dalle logiche del mondo per poter arrivare alle Sue. Molto spesso siamo titubanti, non crediamo se non vediamo, non riusciamo a fidarci totalmente della Sua Parola, ma, proprio come sottolinea questo brano, Gesù vuole amarci non nelle parole ma nei fatti. Vuole farci capire che la Sua testimonianza ha come unico fine l’amore, l’amore per noi. E che solo Lui può salvarci e illuminare la nostra vita. La Sua morte ne è la prova più grande.


Non temere
dal vangelo secondo Luca (1,26-33)

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Commento
L’Annunciazione non avviene nel tempio, il luogo sacro per eccellenza, ma in una casa, la casa di Maria. In modo improvviso, in un giorno come tanti, la vita di Maria cambia per sempre, tramite un «sì». Semplice, ma grande. Quante volte, nelle nostre vite, il Signore ci ha incontrati in modo inaspettato, improvviso, inatteso. Ciò che ci chiede è solo un «sì». È proprio questa la grandezza di Dio: scombinare le cose, rompere gli schemi, cambiare i programmi della nostra vita grazie ad un «Sì, mi affido a Te».


Il lettuccio
dal 
vangelo secondo Giovanni (5,2-9a)

A Gerusalemme, […], vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trento

tto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.

Commento
La barella, il lettuccio è ciò che ha accompagnato per trentotto anni quest’uomo; è segno di dolore, di umiliazione e di peccato. Anche a te Gesù dà due alternative: o subisci le disgrazie della vita o ti alzi, prendi il tuo lettuccio e con Lui ci cammini assieme. Non nascondere ciò che ti ha ferito, affidalo a Lui perché con ogni parte di te vuole creare una meraviglia stupenda! Gesù oggi scende con te nella fatica per aiutarti a portare tutto ciò che non ti piace ma che ti ha reso la persona che sei.


Oltre il muro tu risplendi
dal vangelo secondo Giovanni (4,46-50)

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.

Commento
Siamo sempre convinti che siano gli altri a dover risolvere i nostri problemi, ma non ci accorgiamo che la soluzione è (già) dentro noi, nel nostro cuore. Ѐ purtroppo celata dietro un muro di insicurezza, dietro al giudizio e alle aspettative degli altri, dietro al “non ce la posso fare”. Abbattere questo muro è possibile, devi essere tu il primo a volerlo, a crederci. A credere in una parola che libera, che ti dona luce, che TI fa risplendere.


Farsi toccare da Gesù
dal vangelo secondo Giovanni (9,1.6-7.35-38)

Passando, vide un uomo cieco dalla nascita. […] Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori [dalla sinagoga]; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Commento
Gesù compie un segno concreto e visibile, perché toccando quel cieco gli ridona la vista. Anche noi, tante volte, facciamo esperienza di questo tocco attraverso un abbraccio, la mano di un amico, una parola di conforto, una presenza importante o determinante nella nostra vita. Ciò che porta luce nelle nostre vite è accogliere i Suoi segni e le Sue parole, che sanno trasformare e ravvivare, come è successo per quel cieco che ha capito la cosa più importante: «se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta».


Grandi cose con te
dal vangelo secondo Luca (18,10-14)

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Commento
In questo Vangelo si parla di relazione. Il fariseo ringrazia, ma è una lode a se stesso, di qualcosa che è merito suo, che ha fatto grazie alla sua forza. L’altro invece è sofferente di aver vissuto con le sue scelte, senza Dio, e chiede di tornare con Lui, perché senza ha compiuto solo cose aride. E a volte accade anche a noi che raccontiamo quanto siamo bravi senza preoccuparci se in tutta questa nostra fama abbiamo fatto da soli, tutto per noi o in relazione con Dio.


Non c’è altro…
dal vangelo secondo Marco 12,28-31

Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Commento
Che cosa consideri essenziale nella vita? Per Gesù prima di tutto vengono le relazioni. Più che oggetti e attività, ciò che ha veramente valore è rimanere sempre in relazione, in relazione d’amore. Ma cosa vuol dire concretamente mettersi in relazione? «Ascolta Israele!». Gesù ci insegna che prima di tutto occorre mettersi in ascolto. Ascoltare una persona significa entrare in relazione con lei, tessere un dialogo, non restare indifferenti alle sue parole ma lasciarsi mettere in discussione.


Tutto inizia da un “Sì!”
dal vangelo secondo Matteo (1,18-21.24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Commento
Giuseppe è l’uomo che si domanda cosa sia giusto fare e cosa no. In quel momento di dubbio un angelo del Signore gli appare dicendogli di non avere paura e di avere fede. Giuseppe dice il suo SÌ, sceglie di accogliere l’opera di Dio, riconosce Gesù come figlio, Gli dà il suo nome. Perché le opere di Dio entrino nella nostra vita dobbiamo dire: SÌ, CI SONO, darò il mio nome alle cose che Tu mi darai da fare, spenderò la mia esistenza nelle Tue cose.


Sono venuto per darti la pienezza!
dal vangelo secondo Matteo (5,17-19)

Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Commento
Le parole di Gesù sono piene di incoraggiamento. Diventano per noi un invito: con Lui si può raggiungere la pienezza della vita, si può darle pieno compimento. Poter attingere nella nostra quotidianità alle Sue parole e ai Suoi gesti ci porta verso una destinazione magnifica: quella dell’Amore. Non quello da “farfalle nello stomaco”, ma quello senza condizioni, totale. In questo tempo di Quaresima proviamo a lasciare spazio a chi ci ha amati fino in fondo, come ci mostrerà nella Pasqua.


Un debito pagato con amore
dal vangelo secondo Matteo (18,23-27)

[…] il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Commento
Come ti sentiresti se un tuo errore venisse messo da parte per lasciare spazio ad un abbraccio? Il perdono ci spaventa, perché non è logico, perché “non me lo merito”, perché non è giusto. La Parola di oggi ci invita a scacciare i sensi di colpa per lasciare spazio nella nostra vita alla gioia della misericordia di Dio. Lui, che ci guarda con occhi innamorati, pronto a morire per far morire il nostro peccato. È da Lui che arriva la forza di perdonare: siamo debitori condonati, siamo figli amati.


Essere profeti?!?
dal vangelo secondo Luca (4,24-30)

[…] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Commento
L’essere cristiani ci porta ad andare contro a quello che potremmo definire “il pensiero comune”, o le “leggi della società”. Gesù stesso si è trovato in questa situazione: i suoi “compaesani” cercarono di farlo precipitare dal Monte, da quanto fastidio dava alla società benpensante di allora e di oggi. Essere profeti vuol dire essere uomini che sanno leggere e abitare la storia, che nella storia portano un segno di speranza viva, fondata. Camminare, pur nelle nostre fragilità, distanze, fatiche…Non siamo cristiani se siamo perfetti, siamo cristiani se siamo sicuri che un seme di bene è dato e custodito in noi e per noi da un Dio che non ci rifiuta mai, che accoglie sempre.


Perché io non abbia più sete
dal vangelo secondo Giovanni (4,5-7.9-11.13-15)

Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar […]: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque […] sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». […] Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete […]».

Commento
A tutti noi piace mangiare ai fast food, ma sappiamo bene che c’è un tranello: più mangi, meno ti senti sazio. Anzi, dopo che la pancia è riempita e sei soddisfatto per qualche ora, ti ritrovi con più fame di prima. Anche la Samaritana ha cercato molte gioie e molti amori, ma la sua sete non si è mai estinta. Gesù ci propone un’acqua diversa: Lui è la fonte che resta per l’eternità. Quando sentirai forte questa sete inestinguibile consegnala a Lui! Egli è fonte che zampilla per la vita eterna.


Liberi nell’amore
dal vangelo secondo Luca (15,11-14.17-20)

[…] «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». […]  Pochi giorni dopo, […] partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, […] egli cominciò a trovarsi nel bisogno.  Allora ritornò in sé e disse: «[…]Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». […] Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

Commento
Spesso si è tentati di pensare che per ottenere l’amore di Dio sia necessario essere perfetti, non sbagliare mai, non commettere errori. Il Vangelo di oggi invece ci ricorda che Dio ci ha dato un dono immenso: la Libertà. Il vero amore non limita, non lega a sé, ma, come fa il padre del racconto, lascia liberi di andare. L’amore di Dio non è un amore che si compra con le buone azioni, Lui ci ama prima e nonostante i nostri fallimenti. Ed è lì ad attenderci per fare festa nel momento in cui decidiamo di tornare a casa.


Tu cosa scegli?
dal vangelo secondo Matteo ( 21,33-39)

Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. […] La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio!». Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!».

Commento
Quante volte decidiamo di non accogliere Gesù nella nostra vita perché pensiamo che ci sia qualcosa di più urgente e più importante a cui dedicare il nostro tempo e le nostre energie. Pensiamo di essere i padroni della nostra vita, della nostra vigna, del nostro tempo, quando spesso siamo schiavi dell’opinione degli altri e focalizziamo le nostre scelte per raggiungere degli standard che ci impone la società. Ma la vera pietra angolare che può far germogliare la nostra vita e portare frutti inaspettati è proprio Gesù. Tu cosa scegli oggi, di servire Gesù o di servire le cose importanti agli occhi del mondo?


 Inferno… o Paradiso?
dal vangelo secondo Luca (16,19-20.22-23.27-29.31)

C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui […]«Padre [Abramo], ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento». Ma Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. […]Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».
Commento
Il Ricco e Lazzaro. Chi ha tutto ma non un nome (identità) e chi non ha niente. Poi la situazione si capovolge: il tutto diventa pena e il niente pienezza di vita. Toccando il fondo vedi che potevi agire diversamente e vuoi proteggere le persone care dal fare i tuoi “errori”, ma ciascuno è responsabile del proprio agire! Puoi vivere il paradiso con il Signore o l’inferno senza di Lui. Non è questione di buone o cattive azioni, ma di stile di vita: non esisto solo io ma c’è chi ha bisogno della mia attenzione! Quando non va, posso scegliere di starci per amore, come Lazzaro che sta alla porta senza giudicare e senza pretendere.


Il bene e il meglio
dal vangelo secondo Matteo (20,17.20-23)

Mentre saliva a Gerusalemme (…), gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: “Che cosa vuoi?”. Gli rispose: “Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”. Gli dicono: “Lo possiamo”. Ed egli disse loro: “Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato”.

Commento
Stai salendo a Gerusalemme e dici ai Tuoi discepoli che dovrai soffrire e morire. Devi bere un amaro calice. Molti dei Tuoi lo berranno dopo di Te e lungo i secoli Ti testimonieranno dando la vita. La voce di una madre fa una richiesta: un posto privilegiato accanto a Te per i suoi figli. Cuore di mamma che ricollochi nella giusta prospettiva. Perché spesso chiediamo cose che crediamo facciano il nostro bene ma non sono il meglio per noi. Lasciamoci allora guidare dall’iniziativa di un Padre che ci ama, che ci dà solo il meglio anche quando non ce ne accorgiamo.