“Vi invito ad essere comunità abitate dalla pace. La pace è l’identità del Vangelo, non c’è alternativa, non puoi essere uomo del Vangelo se aderisci alle logiche della violenza”. È l’appello vibrante risuonato questa mattina, venerdì 26 giugno, nella Cattedrale di San Vigilio, durante il solenne Pontificale presieduto dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi nella festa del patrono della Diocesi e della città.
Una celebrazione intensa, segnata dal lutto per la morte improvvisa di don Carlo Crepaz, parroco della Val Rendena, scomparso mercoledì scorso a 61 anni, colto da malore. Proprio in segno di sobrietà e vicinanza alla famiglia e alle comunità colpite dal lutto, quest’anno non si è svolta la consueta processione da Santa Maria Maggiore alla Cattedrale.
Davanti alle autorità civili e militari, ai fedeli che hanno affollato il Duomo e a numerosi sacerdoti giunti anche dalle valli, l’Arcivescovo ha voluto ricordare con affetto la mamma di don Carlo che “abbracciata alla bara, gli sussurra ‘buon viaggio’” ed esprimere “vicinanza anche alle comunità della Val Rendena colpite da questa improvvisa morte”. “Ci poniamo anche tante domande – ha aggiunto don Lauro – sul fatto che la nostra Chiesa in questi anni continua ad avere la morte di sacerdoti nel pieno del vigore”.
Con monsignor Tisi hanno concelebrato i vescovi emeriti Luigi Bressan e Mariano Manzana. Presente anche don Eugenio Giorno, parroco della comunità romana intitolata a San Vigilio.
Dal ricordo di don Carlo una domanda alla Chiesa trentina
Nella sua omelia l’Arcivescovo ha ricordato con commozione don Carlo, definendolo un uomo “buono, accogliente, abitato dal Vangelo”, una “luce gentile” per il suo stile pacifico e mite. La sua morte “lacera il cuore dei suoi familiari e della nostra Chiesa diocesana e pesa come un macigno su queste giornate, ma diventa – ha fatto notare don Lauro – anche una provocazione: chiede conto alle nostre comunità su quanto esse siano terreno e grembo che genera la pace”.
L’Arcivescovo ha richiamato le lettere di San Vigilio, in particolare il riferimento alla pace come causa dell’odio contro i martiri d’Anaunia: “Se si cerca la causa dell’odio, il motivo fu la pace”. Una frase che, secondo Tisi, parla in modo sorprendentemente attuale anche al nostro tempo, in cui “chi oggi opera per la pace è snobbato, deriso, considerato ingenuo”.
“La pace non è un’aggiunta del Vangelo”
Al cuore dell’omelia, un appello deciso a non ridurre la pace a tema marginale o accessorio della vita cristiana. “La pace non è un’aggiunta del Vangelo, non è una questione tra le altre, non è un opzionale della partita evangelica. La pace è il Vangelo”, ha affermato l’Arcivescovo.
Per monsignor Tisi, il Vangelo trova la propria struttura nella Pasqua di Gesù, dove di fronte alla violenza più feroce Cristo risponde con il perdono e con l’abbraccio del nemico. “Se togli questo al Vangelo non c’è più Vangelo, c’è un apparato religioso, ci saranno dogmi, ma non c’è più il Vangelo”. La pace, ha precisato don Lauro, non è neutralità né fuga dal conflitto. Non significa negare l’aggressività che abita l’umano, ma rifiutare di rispondere al male con il male. “Vince chi resta umano”, ha detto Tisi, “chi ferito non provoca a sua volta ferite, chi non lascia che l’odio occupi il suo cuore”.
La lezione dei martiri d’Anaunia
Richiamando ancora la testimonianza di San Vigilio, l’Arcivescovo ha indicato nelle origini della Chiesa trentina un patrimonio prezioso e ancora attuale: la scelta di non chiedere la morte per gli uccisori dei martiri. Tisi ha citato Sant’Agostino che, scrivendo a Marcellino, governatore romano dell’Africa, chiese di risparmiare la pena capitale agli assassini di alcuni presbiteri, richiamandosi proprio al precedente dei martiri d’Anaunia. “Mi piace tantissimo pensare che agli inizi della nostra comunità c’è una Chiesa che rinuncia a far morire gli uccisori dei martiri”, ha sottolineato don Lauro.
Da qui l’invito accorato a costruire anche oggi comunità capaci di dire no alla violenza, alla logica della vendetta, alla semplificazione che riduce il male a pochi nomi, dimenticando i sistemi aggressivi e competitivi che lo generano. “La pace passa per un nuovo sistema dove l’altro non è il tuo antagonista ma è tuo fratello, il tuo compagno di strada, quello con cui sei disposto a mangiare insieme il pane”.
Il dono dell’olio e il pane di San Vigilio
Nel corso della celebrazione si è rinnovato anche il tradizionale dono dell’olio da parte del sindaco di Trento Franco Ianeselli per la lampada che arde davanti all’urna con le reliquie di San Vigilio: un gesto che richiama il legame tra Chiesa e città, nel segno del dialogo e della responsabilità condivisa. Prima della conclusione della Messa è stato benedetto il pane di San Vigilio, offerto dall’Associazione Panificatori (prodotto dai giovani della Scuola dell’arte banca di Rovereto) e distribuito poi in piazza come segno semplice di condivisione e fraternità.
Consegnata la nuova Lettera “Il Vasaio”
Al termine del Pontificale, animato dalla Cappella Musicale del Duomo monsignor Tisi ha consegnato simbolicamente alle autorità, ad alcuni sacerdoti e poi ai fedeli la nuova Lettera alla comunità, intitolata “Il Vasaio”. Un testo (vedi articolo a parte) che prosegue il cammino di riflessione proposto ogni anno a San Vigilio da Tisi alla Chiesa trentina e che quest’anno assume la forma di un appassionato invito ad essere “artigiani di pace”. “L’intento”, ha spiegato l’Arcivescovo, “è che diventi uno spunto perché ognuno di noi diventi un vasaio che va a ricucire ferite e a generare pace”.
FOTO GIANNI ZOTTA




