Maria Ausiliatrice a Rovereto: saluto alle Suore di Maria Bambina dopo 182 anni e offerte alla missione in Myanmar

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La festa di Maria Ausiliatrice, patrona di Rovereto, ha vissuto quest’anno un momento particolarmente intenso e carico di emozione. La celebrazione eucaristica del mattino, presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi, è stata infatti caratterizzata dal saluto della comunità alle Suore di Maria Bambina, che concludono una presenza in città iniziata nel 1844 e durata 182 anni. Un lungo cammino di servizio accanto ai malati, ai bambini, ai poveri e alle comunità parrocchiali che ha lasciato un segno profondo nella storia della città.

“Dio entra nella casa dell’uomo”

Commentando il Vangelo dell’Annunciazione, monsignor Tisi ha invitato a contemplare il volto di un Dio che sceglie la vicinanza anziché la forza.

“L’Annunciazione ci racconta un Dio che entra nella casa dell’uomo. Non si impone, non invade la nostra vita, ma apre un dialogo e attende una risposta libera.”

L’Arcivescovo – con lui presenti i preti attivi in città guidati da don Marco Saiani – ha sottolineato come Maria non sia una semplice destinataria di un progetto già scritto, ma una donna coinvolta pienamente nella storia della salvezza, chiamata a confrontarsi con Dio nella libertà.

“È bello un Dio che accetta le nostre domande, che si lascia interrogare e non teme la nostra libertà. Per lui la nostra risposta è preziosa, perché l’amore non può essere imposto.”

La responsabilità della storia è affidata all’uomo

L’Annunciazione, ha proseguito monsignor Tisi, continua a interrogare anche il nostro presente. In un tempo attraversato da guerre, paure e contrapposizioni, il Vangelo invita a riscoprire la responsabilità personale nella costruzione di un mondo più umano.

“La responsabilità della vita resta nelle mani dell’uomo. Come Maria, siamo chiamati a cercare il bene dell’altro e a custodire relazioni capaci di generare vita.”

Da qui l’invito di don Lauro a domandarsi quale umanità stiamo costruendo e a non rinunciare alla ricerca del volto dell’altro, perché è nell’incontro e nell’amore che Dio continua ad affidare agli uomini il futuro della storia.

Il grazie della città alle Suore di Maria Bambina

Al termine della celebrazione la comunità ha rivolto un affettuoso saluto alle Suore di Maria Bambina. A ripercorrerne la lunga presenza a Rovereto, a nome del Consiglio pastorale, è stato Fabio Campolongo, ricordando le tante opere nelle quali le religiose sono state impegnate in quasi due secoli: dal servizio nel Civico Ospedale alle scuole dell’infanzia, dall’assistenza ai malati e ai poveri fino all’accompagnamento educativo e pastorale nel Centro pastorale Beata Giovanna.

Un momento particolarmente significativo è stato il gesto compiuto dalle stesse religiose. Pur essendo stato pensato un dono per il loro commiato, hanno chiesto che quel segno di affetto si trasformasse in un gesto di solidarietà: le offerte raccolte durante la Messa sono state infatti destinate alla missione della congregazione in Myanmar, dove le Suore di Maria Bambina continuano a operare accanto alle popolazioni più fragili.

Attualmente la comunità è composta da tre religiose. Suor Mariangela sarà destinata alla comunità di San Martino a Trento, mentre le altre due (la superiora suon Anna Maria e suor Roberta) sono in attesa della nuova destinazione.

Dal Voto del 1703 alla processione per le vie della città

Nel pomeriggio Rovereto ha proseguito i festeggiamenti con il Rosario, i Vespri e la tradizionale processione con la statua di Maria Ausiliatrice per le vie del centro storico.

Al termine è stato rinnovato il Voto della città, pronunciato per la prima volta nel 1703 e ripetuto ogni anno quale segno di affidamento della comunità alla sua patrona. La sindaca Giulia Robol ha consegnato il cero votivo all’arcivescovo Lauro Tisi, rinnovando una tradizione che da oltre tre secoli unisce la comunità civile e quella ecclesiale.

Nel suo intervento la prima cittadina ha richiamato il significato profondo di questo gesto, ricordando come il Voto rappresenti ancora oggi un forte richiamo al senso di comunità, alla fedeltà alla parola data e alla responsabilità di prendersi cura gli uni degli altri. Ha inoltre sottolineato come Rovereto continui a riconoscersi nei valori dell’accoglienza, della pace e dell’attenzione verso le persone più fragili, indicando proprio nella cura reciproca uno dei tratti più autentici dell’identità cittadina.

La giornata si è conclusa, come da tradizione, con la cena comunitaria in via della Terra, momento di fraternità e condivisione che ha idealmente unito la dimensione religiosa della festa con quella civile della città.