La chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Canazei al limitare della Val di Fassa, la stessa in cui sessantun anni fa aveva ricevuto il Battesimo, non è riuscita a contenere il dolore e l’affetto per don Carlo Crepaz, il parroco della Val Rendena morto improvvisamente mentre percorreva in bicicletta la ciclabile della valle.
Attorno alla mamma Cesarina, alla sorella Luciana e ai familiari si è stretta nel pomeriggio di oggi, giovedì 25 giugno, l’intera Chiesa trentina. A presiedere le esequie, l’arcivescovo Lauro Tisi, affiancato dal vescovo emerito missionario Mariano Manzana, che aveva più volte raggiunto don Carlo durante i suoi dodici anni di missione in Ciad. Insieme ai compagni di ordinazione di don Crepaz , hanno concelebrato una sessantina di preti, segno della profonda fraternità che il sacerdote aveva saputo costruire nel presbiterio.
Tra i banchi gremiti spiccavano le divise dei Vigili del Fuoco volontari, della banda comunale e del gruppo folk di Canazei, mentre il coro parrocchiale, accompagnato dalle chitarre – lo strumento tanto amato da don Carlo fin da ragazzo – ha accompagnato la liturgia.
“Mi mancano le parole”
Per gran parte dell’omelia la voce dell’Arcivescovo è stata spezzata dalla commozione. Le prime parole hanno dato voce allo smarrimento dell’intera comunità diocesana. “La mia voce, come la pietra posta all’ingresso del sepolcro, prova, con la consapevolezza di non riuscirvi, a esprimere il dolore inconsolabile della mamma Cesarina, della sorella Luciana e dell’intera nostra comunità diocesana, colpita ancora una volta dalla morte di un prete strappato alla vita nel pieno del suo ministero”.
“Vi confesso che mi mancano le parole”, ha confidato l’Arcivescovo, affidando poi al Vangelo il cammino dal buio della morte alla speranza della risurrezione. Più volte ha ripetuto la domanda di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”, confessando l’angoscia di una Chiesa che si interroga anche sul proprio futuro, provata anche dalla scarsità delle vocazioni.
“Tu sei stato un Vangelo”
Il cuore dell’omelia è diventato un dialogo diretto con don Carlo. Don Lauro lo ha definito “luce gentile”, capace ancora oggi di aiutare la Chiesa “a ribaltare la pietra del sepolcro”. “Tu, caro don Carlo, non solo hai narrato il Vangelo, tu sei stato Vangelo vissuto”.
L’Arcivescovo ha ricordato il suo stile discreto, “in punta di piedi”, la capacità di esserci senza mai occupare la scena, la lunga esperienza missionaria condivisa con i più poveri del Ciad, la mitezza che diventava forza evangelica. “La tua vita ci riconcilia col bene. La tua vita ci dice che si può stare a lungo senza ferire gli altri. La tua vita ci dice che c’è un di più, che esistono uomini irriducibili nel prendersi carico degli altri dimenticando se stessi”.
Per Tisi, don Carlo ha mostrato con la sua esistenza il volto concreto della Pasqua. “Quando un uomo pensa agli altri più che a se stesso è la prova che questa vita ha un futuro. C’è una risurrezione che ci aspetta”.
Il sacerdote della fraternità
L’Arcivescovo ha poi rivolto un pensiero particolare ai sacerdoti, ricordando una delle ultime confidenze ricevute da don Carlo dopo la recente visita alla tomba di don Primo Mazzolari. “Ma sai che tra noi preti della zona pastorale c’è un bel clima di fraternità”, gli aveva detto. Da qui l’invito rivolto al presbiterio trentino. “Tu, facilitatore di fraternità, ricompattaci, ridonaci la capacità di volerci bene e di far fronte a questa tempesta volendoci ancora più bene”.
Ha ricordato infine anche la determinazione con cui don Carlo viveva il proprio ministero: “Era mite, accogliente verso tutti, ma anche estremamente determinato. Non faceva mai le cose a caso, cercava sempre il senso delle cose”.
“Davvero quest’uomo era un uomo di Dio”
L’omelia si è conclusa con parole che hanno profondamente commosso l’assemblea. Riprendendo l’esclamazione del centurione sotto la croce, l’Arcivescovo l’ha fatta propria guardando alla vita del sacerdote. “Davvero quest’uomo era un uomo di Dio, era un figlio di Dio, è una pagina di Vangelo. Vediamo di non dimenticarlo”.
Il grazie delle comunità
Al termine della celebrazione sono stati numerosi gli interventi di saluto. Con gli occhi lucidi, il sindaco di Canazei Giovanni Bernard, che poco prima aveva intonato insieme al coro il salmo “Signore, io spero in te, sei tu la mia salvezza”, ha espresso anche in ladino la riconoscenza dell’intera comunità verso don Carlo e la sua famiglia. Tra i primi banchi Armando Mich, presidente del Comun General de Fascia.
Dalla Val Rendena – da cui questa mattina sono partiti due pullman – la vicesindaca di Pinzolo Monica Bonomini ha ricordato la straordinaria sintonia che il sacerdote aveva saputo creare con tutti, dai bambini agli anziani, grazie alla sua semplicità e alla sua mitezza. Commovente anche la testimonianza di uno degli ospiti di Casa Vite Intrecciate di Giustino, che ha definito don Carlo “un padre” per tanti giovani accolti nella struttura.
Messaggi di affetto e gratitudine sono giunti inoltre dalle comunità dell’Alta Val di Non e della Val di Fiemme, dove don Carlo aveva esercitato il suo ministero prima dell’arrivo in Val Rendena. Un grazie a tutti i presenti è arrivato dal parroco di Fassa don Mario Bravin, anche a nome della famiglia del prete scomparso prematuramente.
Una Messa in suffragio di don Carlo sarà celebrata nella serata di domani, solennità di San Vigilio, alle ore 20 a Pinzolo nel piazzale antistante la chiesa di San Vigilio. Sarà presieduta sempre dall’arcivescovo Lauro affiancato dal vescovo nativo di Pinzolo monsignor Ivan Maffeis, alla guida della Chiesa di Perugia-Città della Pieve.




