Il vescovo Lauro a Santa Croce del Bleggio ricorda i morti per la pandemia e don Gino Serafini: “Ha trasformato la sua vita in una gioiosa disponibilità per gli altri”

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Nuova tappa nei luoghi più duramente colpiti dalla pandemia di Covid del vescovo Lauro Tisi: nel pomeriggio di domenica 28 giugno, don Lauro ha fatto visita alla comunità di Santa Croce del Bleggio, ricordando con l’occasione anche don Gino Serafini, spirato nella casa di riposo a 98 anni, lo scorso 28 marzo a causa del virus.

Commentando il Vangelo domenicale, don Lauro ha messo in collegamento l’invito di Gesù, quella “incredibile proposta evangelica -l’ha definita il vescovo- per cui l’altro viene prima di te, per cui vien detto che dal dono di te hai pienezza di vita e gioia, che occuparsi dell’altro è il modo migliore per preoccuparti di te”, alla vita di don Gino. “Don Gino -ha ricordato don Lauro- ha rinunciato al bisogno di essere amato ed ha trasformato la sua vita in una gioiosa disponibilità per gli altri, con entusiasmo e freschezza che anche a 90 anni lasciava stupiti. Era giovane dentro. Mandava a casa le monotonie: si è sempre rinnovato. Era un rivoluzionario, invitava ad andare all’essenziale della vita. Don Gino ha fatto tantissima carità per i poveri, erano un’altra sua passione: se n’è andato con gli ospiti della casa di riposo e con loro è entrato nella Terra di Dio”.

Riflettendo sul passaggio in cui Gesù dice “Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”, l’arcivescovo ha precisato: “Gesù non vuole invitarci alla sofferenza, non vuole discepoli tristi, sconfitti, crocifissi. “Prendere la croce” vuol dire dotarsi della capacità di amare di Dio, che abbiamo visto nel morire di Gesù. Quella capacità di amare che nel morire di Gesù in croce ha avuto la sua più grande manifestazione. Dio si alza la mattina è la prima parola che dice è “voglio che tu viva”. Su questo, don Gino Serafini era teologo innovativo: aveva intuizioni stupende su Dio. Caro don Gino, ti chiedo di mandare alla nostra Chiesa profezia e intuizioni su Dio, perché corriamo il rischio di raccontare un Dio monotono, stanco, che vende croci quando invece regala amore gratuito”.

Potente, infine, l’immagine del “bicchier d’acqua” dato ai piccoli: “In questi mesi di pandemia -ha concluso il vescovo Lauro- anche nella casa di riposo i nostri cari sono stati accompagnati nell’ultimo passaggio dalla delicatezza, dal bicchier d’acqua, dal gesto di tenerezza degli operatori. Sono stati sacerdoti: hanno accompagnato i nostri cari, hanno tenuto in vita, nella speranza, molti di loro. Ringraziamo, oggi, tutti gli operatori della casa di riposo, e preghiamo per tutti i morti che, come Gesù, sono stati sepolti in modo frettoloso. I discepoli del Vangelo non li misuri con la grandezza delle loro opere: li misuri dai gesti semplici del loro cuore”.

Molti, al termine della celebrazione, i ricordi commossi della vita e delle opere di don Gino Serafini.