Non solo cifre, bilanci e rendiconti. Il Rapporto 2025 dell’Arcidiocesi di Trento e degli enti afferenti, illustrato sabato 20 giugno al Polo culturale diocesano Vigilianum nell’incontro con i membri dei Consigli affari economici delle parrocchie trentine (QUI ARTICOLO), vuole raccontare soprattutto un anno di attività, relazioni e impegno condiviso.
“Non solo numeri, ma persone, progetti e comunità”
A sottolinearlo è Marco Merler, economo della Diocesi di Trento, nel video di commento al documento presentato ai rappresentanti delle comunità parrocchiali. Il Rapporto, spiega Merler, “racconta un anno di attività, di tante cose fatte, ma anche di tante persone incontrate, di tante persone che lavorano ai progetti di cui si occupa la Diocesi e tutti gli enti indicati nel Rapporto”.
L’obiettivo, aggiunge l’economo, è quello di andare oltre la pura lettura contabile: “I numeri sono importanti, ma l’idea è raccontare un po’ tutto quello che facciamo”. Dal bilancio emerge una situazione complessivamente in equilibrio, pur dentro un contesto che richiede attenzione e responsabilità: un equilibrio, precisa Merler, “da tenere con grande cura, per garantire che anche in futuro ci siano le risorse per fare tutto quello che la Diocesi deve e può fare”.
Lo sguardo sulle parrocchie
Come già avvenuto lo scorso anno, il Rapporto non si limita agli enti diocesani, ma allarga lo sguardo anche all’andamento delle parrocchie del Trentino, realtà molto diverse tra loro per dimensioni, storia, territorio e risorse. Uno sguardo d’insieme che, pur senza poter cogliere ogni dettaglio, consente di leggere le tendenze generali e di comprendere meglio il cammino delle comunità.
Anche sul fronte parrocchiale, rileva Merler, la situazione appare complessivamente buona, senza particolari elementi di preoccupazione. Resta però la consapevolezza di un quadro molto variegato, che chiede accompagnamento, cura e corresponsabilità.
Nel suo commento, l’economo rivolge infine un ringraziamento ai fedeli che, con il loro sostegno, continuano a rendere possibile la vita ordinaria e straordinaria delle comunità: “Vanno ringraziati dal primo all’ultimo – afferma – perché senza di loro non sarebbe possibile proseguire”.




