Filiera Lauro Tisi

Presentata “Filiera Trentino”, un’alleanza per trasformare i migranti in risorsa di comunità. Vescovo Lauro: “Non forza-lavoro ma persone. Da loro abbiamo futuro”

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Non una piattaforma rivendicativa, ma “un’offerta” rivolta alle istituzioni e al territorio. È stato presentato oggi all’ITAS Forum di Trento il dossier Filiera Trentino. Un dossier di amministrazione condivisa sulle migrazioni, nato dal lavoro del Forum Accoglienza Lavoro Cittadinanza – a cui aderiscono molte realtà del terzo settore e tra esse l’Arcidiocesi di Trento attraverso Fondazione Caritas Diocesana – insieme alle associazioni di categoria e a numerose realtà del territorio.

L’obiettivo è chiaro: affrontare il tema delle migrazioni non più in termini emergenziali o ideologici, ma come questione strutturale che riguarda insieme lavoro, abitare, formazione, salute, scuola, al fine di raggiungere una vera integrazione delle persone migranti dentro il tessuto socio-economico trentino.

Il percorso, promosso dal Forum ha coinvolto quattordici associazioni di categoria in un confronto articolato sul presente e sul futuro del Trentino. Un lavoro che ora viene consegnato alle istituzioni, a partire dalla Provincia autonoma di Trento, come contributo operativo e proposta di collaborazione.

Tre posizioni lavorative su cinque risultano difficili da coprire

“Non è una richiesta, ma un’offerta. È la richiesta di un riconoscimento formale del lavoro già fatto e di una regia per i prossimi passi”, ha spiegato Giuseppe Marino, referente del Forum Accoglienza Lavoro Cittadinanza. Alla base del dossier vi è un dato concreto: la crescente difficoltà di reperimento di lavoratori in Trentino-Alto Adige. Secondo i dati richiamati durante la presentazione, nell’agosto 2025 il mismatch occupazionale ha raggiunto il 60,1%: quasi tre posizioni lavorative su cinque risultano difficili da coprire.

“Non si tratta solo di una stagione difficile – ha osservato Marino – ma di una struttura che sta cambiando e che continuerà a farlo”. Parallelamente, ha aggiunto, esistono persone che desiderano lavorare e costruirsi una stabilità, ma che restano sospese “tra il diritto all’accoglienza e la possibilità concreta di iniziare a costruire”.

I focus group che hanno accompagnato la stesura del dossier si sono concentrati sui temi dell’abitare, del lavoro, della comunità, della formazione linguistica, oltre che su salute e scuola: ambiti considerati decisivi per una reale integrazione.

Le parole dell’arcivescovo Lauro e di Delladio (Confindustria)

Tra gli interventi quello dell’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, che ha letto il percorso avviato come un segnale contro le divisioni sociali e culturali. “In quest’ora di frantumazione e di spaccature, penso che questa sia una grande notizia: si può camminare insieme”, ha affermato l’Arcivescovo, sottolineando come il punto decisivo sia “partire dal bisogno” piuttosto che dalle contrapposizioni ideologiche.

“Le persone hanno dei bisogni, le realtà hanno dei bisogni. Attorno ai bisogni ci si capisce. E magari si ritrova la gioia e l’opportunità del noi”, ha aggiunto. Monsignor Tisi ha poi insistito su un passaggio che attraversa tutto il dossier: il superamento della logica della semplice “forza lavoro”.  “Un conto è parlare di forza lavoro, un conto è parlare di persone che lavorano. Dobbiamo tornare a parlare di persone”, ha detto Tisi, evidenziando la necessità di costruire attorno ai lavoratori migranti “una rete di sistema” fatta di casa, lingua, relazioni e serenità sociale, perché “non basta dare lavoro: bisogna creare le condizioni perché chi lavora possa farlo in serenità e così diventare creativo e innovativo”.

Parole condivise anche dal presidente di Confindustria Trento Lorenzo Delladio, che ha definito il tema migratorio “focale per l’industria, per il mondo del lavoro e per l’economia in generale”. “Con la scarsa natalità che abbiamo – ha osservato – la migrazione è sicuramente una delle risposte a cui dobbiamo fare riferimento. Il discorso diventa economico ma anche di coesione sociale. Dobbiamo essere tutti uniti in questa operazione”.

“Tutti sulla stessa barca: ora serve concretezza”

Nel passaggio finale del suo intervento, l’Arcivescovo ha invitato a superare la contrapposizione tra “noi” e “loro”, ricordando come già oggi il sistema economico e sociale trentino sarebbe in forte difficoltà senza il contributo delle persone immigrate. “Siamo tutti sulla stessa barca. Noi abbiamo da loro risorsa e futuro”, ha affermato, auspicando che il percorso appena avviato possa mantenere “i tratti della concretezza”, trasformando la collaborazione emersa in progettualità operative capaci di generare integrazione, innovazione e comunità.