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50 anni fa il terremoto in Friuli e la solidarietà trentina. Domenica 3 maggio delegazione con il vescovo Lauro a Moggio Udinese (gemellata con Trento) e a Gemona

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Cinquant’anni fa, il 6 maggio 1976, una prima tremenda scossa segnò l’inizio del disastroso terremoto che distrusse innumerevoli paesi del Friuli, in particolare nella zona collinare e pedemontana, provocando la morte di 990 persone. Dopo quella prima scossa la terra continuò a tremare fino a una seconda, particolarmente forte, il 15 settembre dello stesso anno.

Per commemorare i tragici eventi, ricordare le vittime ed esprimere il ringraziamento per la solidarietà ricevuta, l’Arcidiocesi e la comunità civile di Udine propongono, tra le molte iniziative, una Santa Messa solenne domenica 3 maggio 2026 a Gemona del Friuli, una delle località più colpite dal sisma di mezzo secolo fa.

La celebrazione (ore 16.00) sarà presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e concelebrata da molti Vescovi delle oltre 80 Diocesi gemellate con i paesi colpiti.

Il gemellaggio tra Trento e Moggio Udinese

Tra queste la Diocesi di Trento che, a partire dal ’76, si gemellò in particolare con Moggio Udinese, oltre duemila abitanti all’ombra delle Alpi Giulie e Carniche. Il “ponte” solidale fu fortemente sostenuto dall’allora arcivescovo Alessandro Maria Gottardi, con la regia della Caritas diocesana guidata da don Tullio Endrizzi e con il contributo di molti volontari delle parrocchie: dal capoluogo (molto attiva la comunità di Sant’Antonio) alla Rendena (con don Rinaldo Binelli), da Andalo (con don Ezio Marinconz) e dalla Val di Non a Ravina (con don Giovanni Torresani).

Alpini, Vigili del Fuoco e tecnici in prima linea

A consolidare il gemellaggio – come documenta ampiamente il settimanale Vita Trentina nell’ultimo numero – contribuì la solidarietà degli Alpini (in prima linea nel coordinamento il trentino Franco Bertagnolli, allora presidente nazionale ANA) e dei Vigili del Fuoco volontari e permanenti (guidati dall’ingegner Nicola Salvati), insieme ai tecnici della Provincia autonoma. La loro attività si estese non solo a Moggio, ma anche in altri Comuni colpiti dal sisma.

La delegazione trentina a Gemona

Domenica 3 maggio, alla grande celebrazione di Gemona con cui si commemora la tragedia ma anche la grande solidarietà giunta da ogni angolo d’Italia e la straordinaria opera di ricostruzione dei friulani, la Diocesi trentina sarà rappresentata da una delegazione guidata dall’arcivescovo Lauro Tisi.

Ne faranno parte il presidente della sezione ANA di Trento Paolo Frizzi, il magistrato e politico Gianni Kessler che in Friuli svolse per un anno il suo servizio civile con la Caritas, Gabriele Paris in rappresentanza della parrocchia di Ravina che fornì aiuto economico e braccia volontarie al paese di Cergneu (una quarantina di chilometri da Moggio, ampia intervista su Vita Trentina), Stefano Sandri, Ispettore dei Vigili del Fuoco volontari di Cavalese (in rappresentanza della Federazione) e Piergiorgio Franceschini (Servizio Comunicazione diocesano).

A mezzogiorno, la delegazione trentina sarà accolta nel Municipio di Moggio dalla sindaca Martina Gallizia e dal parroco monsignor Lorenzo Caucig, prima di portarsi poi a Gemona per la Messa commemorativa.

“Le braccia di Cristo”: la memoria della solidarietà

crocifisso-GemonaNel 2016, in occasione del quarantesimo anniversario della tragedia così scriveva Augusto Goio su Vita Trentina: “Davvero i Trentini possono dire di essere stati ‘le braccia di Cristo’, di quel Cristo mutilato del Duomo di Gemona che divenne il simbolo del Friuli colpito dal terremoto ma anche dell’impegno generoso di tantissimi volontari, che ridiedero speranza a quella terra”.

E ancora: “Nel primo anno dopo il terremoto furono decine e decine i volontari dal basso Trentino, dalla Val di Non, dalla Val di Sole e dalle parrocchie di Trento a fare la spola fra il Trentino e il Friuli per dare il cambio a chi era impegnato nell’opera di ricostruzione. Furono una presenza e un aiuto, ricordava a vent’anni dal terremoto il sindaco della ricostruzione Leonardo Farabosco sulle pagine di Vita Trentina, che restano come testimonianza di grande generosità capace di dare vita a rapporti di grande amicizia tra popolazioni affini. Mentre per il sindaco del terremoto Carlo Treu quel gemellaggio fu “il balsamo che ha vivificato gli animi e rinforzato la fiducia nella rinascita fra la nostra popolazione”.

Nella foto in alto le rovine della chiesa di S.  Spirito a Moggio Udinese e nel riquadro un gruppo di volontari trentini in azione.