“Le età della vita” di Romano Guardini, illustrate dal professor Daniele Vinci: “Sfida all’accettazione di sé”

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Consenso unanime per la quarta edizione, mercoledì 13 ottobre al Vigilianum, della “Cattedra Guardini” promossa dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Trento,  intitolato alla memoria del grande pensatore italo-tedesco Romano Guardini. Relatore, davanti a un pubblico numeroso (tornato a riunirsi in presenza, pur con le limitazioni anti-Covid), il professor Daniele Vinci, docente alla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Cagliari.  A Vinci, introdotto dal direttore dell’ISSR Guardini don Stefano Zeni e dal professor Silvano Zucal dell’Università di Trento, il compito di illustrare il libro di Guardini “Le età della vita” (1953), in cui il filosofo (di madre trentina)  cristallizzò parte delle sue lezioni di “Etica” tenute a Monaco di Baviera nell’immediato dopoguerra.

Dentro le età della vita e le loro “crisi”  

Vinci ha sottolineato l’importanza attribuita da Guardini ad ogni età della vita, partendo dalla fase prenatale fino alla senilità. “Ogni età per Guardini è unica e irripetibile, non recuperabile in altre fasi; è parte della totalità della vita e quest’ultima non è mai una mera sommatoria delle parti che la compongono”, precisa il relatore. Ogni passaggio d’età è segnato da una “crisi”, “momento – illustra – della decisione personale, una presa di responsabilità nella libertà di fronte alla propria esistenza, chiamati a chiudere una fase ed aprirne coraggiosamente una nuova”. Crisi dall’esito non scontato: “laddove fallisce, vi sono fenomeni di infantilismo e giovanilismo”, ammette Vinci rilanciando il pensiero guardiniano. Soffermandosi  in particolare sull’età della giovinezza, Vinci la descrive come il momento in cui “il giovane prende in consegna se stesso e si rivela capace di formarsi un giudizio autonomo”.

“L’accettazione di sé – aggiunge – secondo Guardini è la virtù cardine di ogni età della vita, ed essa diventa via via sempre più impegnativa”.

La cura dell’anziano, per comprendere la vita  

Un passaggio Vinci lo dedica poi al tema della “cura dell’anziano“, accostata da Guardini a una critica alla mitizzazione della “salute e del salutismo” che finisce col “rendere le persone rozze, mentre la preoccupazione per il debole protegge anche il forte”. “L’uomo che rifiuta di essere buono di fronte alla vita che declina – scrive Giardini – perde un’occasione importante di comprendere cosa sia la vita, quanto sia inesorabile la sua tragedia e profonda la sua solitudine e quanto noi esseri umani siamo solidali l’uno con l’altro”.

Sguardo al femminile 

Vinci chiude la sua relazione con un “colpo di scena finale” sottolineando come Guardini ammetta a conclusione del suo libro di aver riletto le età della vita da una prospettiva solamente maschile: “spetterebbe farlo ora a una donna,  compito secondo Guardini molto urgente”.  “Un libro – conclude Vinci – che andrebbe letto insieme e ripensato perché come diceva San Gregorio Magno un libro ‘cresce insieme a chi lo legge'”.

Tra i “grazie” a Vinci quello dell’arcivescovo Lauro che rilancia la difficoltà di “adulti che si pensano eternamente giovani e non rispettano alcuna età della vita scambiando l’età anagrafica con una condizione esistenziale”. “Quanto a una teologia al femminile, siamo davvero in difetto”, conclude l’Arcivescovo.

Dopo la Cattedra pubblica, Vinci è stato chiamato a tenere nella mattinata di giovedì 14 un Seminario di “alta formazione” su Guardini presso il Seminario diocesano, sede dell’ISSR.

L’aula magna del Vigilianum

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