“La gioia di Dio è vedere l’umano che vola”. A Passi di Vangelo il vescovo Lauro invita i giovani a riscoprire la meraviglia delle persone oltre il fascino della tecnologia

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“La gioia di Dio è vedere l’umano che vola e che decolla. Pregare è fare esperienza di stupore e di meraviglia“. È l’invito appassionato dell’arcivescovo di Trento Lauro Tisi ai giovani che hanno dato vita al primo appuntamento 2026-’27 di Passi di Vangelo, giovedì 22 ottobre nella chiesa del Seminario di Trento. Il percorso (siamo alla decima edizione) è dedicato quest’anno alla preghiera attraverso i Salmi. 

Al centro della serata, promossa dalla Pastorale giovanile diocesana e trasmessa in diretta streaming, il Salmo 8, con la sua domanda fondamentale: “Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi?”. Un interrogativo che il vescovo Lauro ha trasformato in una provocazione rivolta ai giovani: siamo ancora capaci di meravigliarci dell’umanità?

Dallo stupore per la tecnologia alla meraviglia dell’umano

“Finché nella preghiera non ti scatta la dimensione della meraviglia e dello stupore, preghiera non ce n’è”, ha esordito Tisi, sottolineando – sulla traccia del salmo 8 – come lo stupore abbia il potere di far uscire da se stessi per accorgersi di ciò che ci circonda.

L’Arcivescovo ha contestato l’idea diffusa secondo cui l’uomo contemporaneo avrebbe perso la capacità di meravigliarsi. “Lo stupore e la meraviglia appartengono all’uomo in quanto tale”, ha osservato. A essere cambiati sono piuttosto gli oggetti del nostro stupore. Un tempo, ha ricordato evocando le montagne della sua infanzia, era soprattutto il creato a suscitare emozione e contemplazione. Oggi, invece, il fascino sembra essersi spostato altrove, in particolare verso la tecnologia e l’intelligenza artificiale.

A perdere attrattiva, secondo Tisi, è soprattutto l’essere umano. “Gli uomini parlano male di se stessi, dell’umano”, ha osservato, denunciando la tendenza a descrivere ogni condizione della vita come un problema: l’adolescente, il giovane, l’anziano. L’umanità finisce così per essere identificata prevalentemente con la violenza, la barbarie, la fatica e la sofferenza. Da qui la scelta di concentrare la meditazione su un obiettivo preciso: riportare lo stupore dalla macchina alla persona.

“La parola nasce nella relazione”

Che cosa rende così straordinario l’essere umano? Il vescovo Lauro ha proposto alcuni esempi concreti, cominciando dalla parola, che nasce non da un procedimento tecnico, ma dall’incontro tra le persone. “La parola nasce nella relazione”, ha ricordato, evocando l’emozione dei primi suoni di un bambino, accolti dallo sguardo e dalla voce della madre. Un’esperienza che, secondo Tisi, rende evidente la differenza tra l’essere umano e le macchine, anche quelle più sofisticate. “La macchina genera parole che sono le nostre, ma la parola è nostra, nessuno ce la ruba”, ha affermato, richiamando proprio il funzionamento dell’intelligenza artificiale.

Accanto alla parola, l’Arcivescovo ha indicato la bellezza del volto, del sorriso, della mimica attraverso cui le persone comunicano emozioni che vanno ben oltre ciò che viene semplicemente pronunciato. È il volto a rendere unica una relazione, a dare profondità e significato alle parole.

E ancora, tra le meraviglie dell’umano, Tisi ha richiamato la capacità di vivere l’affettività e la sessualità nella libertà e nel rispetto dell’altro, la profondità dell’amicizia e persino il modo di affrontare la morte. Soffermandosi sull’amicizia, ha sottolineato come la sua bellezza non consista soltanto nella fedeltà, ma anche nella libertà di contraddirsi: “L’amico può anche dirmi di no e nel suo no c’è bellezza”. Una relazione autentica, infatti, è capace di cambiarci.

Particolarmente intenso anche il riferimento alle persone accompagnate nell’ultimo tratto della loro esistenza. Il vescovo ha confidato di custodire nella memoria esperienze straordinarie di uomini e donne che hanno saputo affrontare il morire con una dignità e una profondità tali da trasformarlo in un’ulteriore testimonianza della grandezza umana.

La bellezza nascosta nei gesti quotidiani

A conferma delle sue parole, Tisi ha condiviso anche alcune esperienze vissute proprio nella giornata di giovedì, durante la Visita pastorale in Vallagarina.

Dopo aver incontrato alcune persone ammalate nelle loro case, l’Arcivescovo ha raccontato di essersi soffermato all’oratorio di Sacco, osservando un uomo impegnato, con pazienza e passione, a insegnare gratuitamente il calcio ai bambini più piccoli. Un gesto semplice, lontano dai riflettori, ma capace di suscitare autentica meraviglia.

È questa l’umanità che il vescovo Lauro ha invitato a riconoscere, oltre le cronache negative e le rappresentazioni pessimistiche della società. “Non c’è guerra e non c’è barbarie umana che cancelli questo”, ha ribadito.

Dio si fa volto umano in Gesù

La riflessione è quindi tornata alla domanda del Salmo 8: perché Dio si ricorda dell’uomo? Perché se ne prende cura fino a coronarlo di gloria e di onore? La risposta, secondo Tisi, è nel cuore stesso della fede cristiana: “Il ricordo di Dio per l’uomo si è materializzato nella persona di Gesù”.

Dio non si è limitato a contemplare da lontano la propria creatura, ma ha scelto di condividerne l’esperienza, assumendo un volto umano. “Dio si è ricordato dell’uomo facendosi lui uomo”, ha sottolineato l’Arcivescovo, indicando nell’incarnazione la conferma più alta della dignità e della bellezza dell’umanità. Da qui l’invito conclusivo ai presenti: dare un nome e un volto alla bellezza dell’umano, riconoscendola nelle persone amate, negli amici, in coloro che rendono preziosa la nostra esistenza.

La differenza rispetto al fascino della tecnologia è profonda: un dispositivo, quando diventa vecchio, viene sostituito; una relazione autentica, invece, lascia un segno che dura nel tempo e può arrivare a commuoverci fino alle lacrime. “Provate a pensare quell’umano che non vorreste perdere”, ha suggerito Tisi, anticipando il tema che intende approfondire nei prossimi incontri: il volto di un Dio che si è fatto uomo per aiutare l’umanità a esprimere pienamente la propria bellezza.

Infine, richiamando sant’Ireneo di Lione e la sua celebre affermazione sulla gloria di Dio che si manifesta nell’uomo vivente, il vescovo Lauro ha lasciato ai giovani un’ultima domanda: “Siete contenti di essere umani? Vi piace l’umano?”. E ha concluso con un’immagine carica di entusiasmo: “La gioia di Dio è vedere l’umano che vola e che decolla”.

Il nuovo percorso dei Passi di Vangelo

L’incontro era stato introdotto da Cecilia Cremonesi della Pastorale giovanile diocesana, che ha presentato il filo conduttore dei sei appuntamenti di quest’anno: la preghiera, esplorata attraverso la ricchezza poetica e spirituale dei Salmi.

Ai partecipanti è stato consegnato anche un piccolo quaderno, destinato ad accompagnare l’intero percorso, nel quale ciascuno potrà comporre progressivamente il proprio salmo, facendo proprie le parole della Scrittura.

Il prossimo appuntamento con i Passi di Vangelo e l’arcivescovo Lauro Tisi è in programma giovedì 19 novembre, sempre al Seminario di Trento, sul tema “Preghiera e dolore”.