La Chiesa celebra domenica 17 maggio la 60a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Il tema scelto da papa Leone XIV per la Giornata – “Custodire voci e volti umani” – richiama la necessità di una comunicazione capace di salvaguardare la dignità della persona anche nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale e delle nuove tecnologie digitali. Il testo integrale del messaggio del Pontefice è disponibile sul sito Vaticano: Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
Al Vigilianum il corso su AI promosso da Servizio Comunicazione e Ucsi
Tra le iniziative “trentine” legate alla Giornata, spicca il corso di formazione promosso da UCSI Trentino Alto Adige e dal Servizio Comunicazione dell’Arcidiocesi di Trento, ospitato il 14 maggio al Polo culturale Vigilianum.
La mattinata formativa, dal titolo “AI e deontologia giornalistica: custodire voci e volti umani”, ha visto tra i relatori sono intervenuti Gigio Rancilio, già responsabile social di Avvenire e grande esperto di digital media, Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti e Paola Springhetti, segretaria nazionale UCSI e docente di giornalismo all’Università Pontificia Salesiana di Roma. Sono interventi anche la presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti Sandra Bortolin, il vicesegretario della sezione regionale della FNSI Paolo Silvestri e il presidente regionale UCSI Diego Andreatta, direttore di Vita Trentina.
Il confronto – moderato da Piergiorgio Franceschini, referente del Servizio Comunicazione – ha affrontato opportunità e rischi dell’AI generativa, le nuove figure emergenti nella comunicazione e la responsabilità educativa nell’innovazione digitale.
“Oltre ChatGPT”
Rancilio ha sottolineato quanto le nuove opportunità tecnologiche – ben oltre alla “banale” interlocuzione con le più popolari applicazioni di Intelligenza Artificiale generativa (come Chat GPT) – possano supportare l’attività giornalistica, in un’ottica di correttezza e di grande senso di responsabilità. Serve però una rinnovata competenza e Rancilio ha indicato in tal senso alcune piattaforme basate sull’AI per “aiutare a creare documentati dossier, consentire una migliore gestione degli archivi di dati da parte delle redazioni, favorendo al contempo un accesso facilitato ai contenuti da parte dei lettori”.
“Comunità professionale inclusiva”
Il mutato quadro comunicativo, dove ormai i giornalisti sembrano avere perso autorevolezza, anche per via dell’emergere di nuove figure professionali, induce, secondo il presidente dell’Ordine Bartoli, anzitutto a non sottovalutare il ruolo della categoria “ancora motore del dibattito pubblico”, ma a immaginare una “comunità professionale inclusiva” fermo restando che “chi fa pubblicità non potrà mai essere essere giornalista”. Quanto all’utilizzo dell’IA, “spesso gestita – denuncia il presidente dell’Ordine – dagli editori per primi in modo opaco”, serve un “quadro normativo chiaro” per “dare ai cittadini una filiera di credibilità, equilibrata e plurale”.
“Semi di resistenza”
Da Springhetti l’invito alla categoria (ma anche al pubblico degli utenti) ad interrogarsi sulla reale portata del sapere “oltre l’informazione incattivita ed emozionale”. “Anche nelle scuole – ha fatto notare – si parla di competenze, non più di sapere”. “La domanda oggi – ha incalzato la docente – è ‘che cosa sappiamo veramente?’ e ‘perché la gente dovrebbe andare a cercarsi l’informazione e la nostra informazione in particolare?'”. Alla luce della diffusione dell’IA e facendo eco al messaggio del Papa, Springhetti ha invitato a recuperare “voci e volti” e per farlo ha indicato ai giornalisti in sala alcuni “semi di resistenza” che partono dalla “capacità di riattivare l’intelligenza, porsi domande disturbanti, ascoltare e vedere, dialogare e guardarsi dentro” per poter educare a loro volta i cittadini a saper riconoscere la vera informazione”.
Il Messaggio del vescovo Lauro legato all’anniversario di Vita Trentina
La Giornata assume quest’anno per la Chiesa trentina un significato particolare in relazione al centenario del settimanale Vita Trentina. Proprio a partire da questo orizzonte e come eco della riflessione del Papa, l’arcivescovo Lauro Tisi ha scritto un Messaggio per la Giornata significativamente intitolato “Cent’anni di fedeltà al reale”. Nel testo – scaricabile QUI, pubblicato sull’ultimo numero di Vita Trentina e sulla pagina speciale di Avvenire in uscita domenica – l’Arcivescovo osserva come il tema “custodire voci e volti umani” rappresenti “un invito esigente e necessario” in un tempo in cui la comunicazione corre veloce e rischia di perdere ciò che rende autentico ogni incontro: il volto dell’altro e la sua voce, “irriducibili a ogni simulazione”.
In merito al centenario del settimanale diocesano, scrive l’Arcivescovo: “Cento anni non sono solo un traguardo editoriale, ma una testimonianza di fedeltà al territorio, alle comunità, alla realtà concreta della vita”. In un secolo segnato da trasformazioni profonde, il settimanale diocesano – affiancato per quasi trent’anni dall’esperienza della radio diocesana – ha saputo “custodire storie, volti e voci, sottraendoli all’anonimato e alla superficialità”.
È proprio il richiamo al “reale” uno dei passaggi centrali del messaggio di don Lauro. L’Arcivescovo mette infatti in guardia dal rischio di una narrazione che si allontana dalla realtà concreta delle persone. Le dinamiche comunicative dominanti, osserva, tendono spesso a semplificare, polarizzare e privilegiare l’immediatezza emotiva rispetto al tempo necessario per comprendere, verificare e approfondire. Da qui il richiamo al valore di “un giornalismo serio, paziente, radicato dentro i fatti, capace di prendersi cura della notizia e di restituirla con responsabilità”.




