“La morte non può essere la fine di tutto”: il vescovo Lauro nella Commemorazione dei fedeli defunti, con un ricordo particolare ai morti per Covid-19

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“La certezza che Cristo ha vinto la morte, che Cristo è la primizia dei risorti, illumini il ricordo dei nostri defunti. Chiediamo il dono della speranza perché possiamo assaporare la sicurezza che Dio è il Dio della vita che vince la morte”: è una liturgia, quella della Commemorazione dei fedeli defunti, che quest’anno ha un sapore particolare in quanto il vescovo Lauro ha celebrato l’eucaristia in Cattedrale, ricordando in particolare monsignor Aldo Menapace, scomparso proprio il 2 novembre a causa del Covid-19. “Innalziamo la preghiera -il ricordo del vescovo Tisi- perché nell’incontro col Padre possa sperimentare la sua misericordia, e chiesa per noi speranza, fede, forza in quest’ora tanto difficile”.

Nell’omelia, il vescovo non ha mancato di ricordare innanzitutto proprio i morti a causa della pandemia: “In questi giorni il cuore e gli occhi di molti sono pieni di lacrime e dolore. Penso alle non poche famiglie trentine che non hanno potuto accompagnare il morire dei loro cari. Solo in questo mese sono ben 30 le persone morte di Covid-19 in Trentino. Ma non posso dimenticare chi, in questi mesi, ha rinunciato a vivere, sferzato dall’angoscia, e sono diversi. Il pensiero corre a tanti uomini e donne strappati alla vita dopo aver combattuto a lungo contro malattie incurabili, come pure non voglio dimenticare quanti hanno perso la vita sul lavoro o vittime della strada. Lo sguardo si allarga a tanti giovani che hanno messo una pietra sulla fiducia in loro stessi, che vivono senza speranza e senza fiducia. Immagino il dolore di tanti che hanno visto definitivamente saltare relazioni e amicizie importanti, oppure tanti divorati dal senso di colpa per qualche sbaglio. In qualcuna di queste situazioni, ci siamo tutti, chi più chi meno. Da queste situazioni tutti siamo toccati. La vita ha tante bellezze ed opportunità ma la vita è anche valle di lacrime”.

Secondo il vescovo Lauro, questo dolore ha comunque un rimedio, un balsamo che arriva dalla Parola: “A tutti questi uomini e donne, segnati dal dolore e dalle lacrime, la Parola di Dio manda una grande e buona notizia: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato”. Sono parole che hanno bisogno di sedimentarsi in noi, e chiedo allo Spirito di portarle nelle case dove il dolore è più grande. Queste parole ci rivelano il meraviglioso volto del nostro Dio, che ragiona con la logica dell’includere, dell’accogliere, del portare a casa. Il nostro morire è un tornare a casa. La morte non può essere la fine di tutto. Questo nostro anelito alla vita viene preso per mano dall’amore sconfinato del Padre e ci assicura che Cristo è risorto, e che noi risorgeremo in lui. E allora potremo dire anche noi: “Ora lo so, il mio redentore è vivo, e ultimo si ergerà sulla polvere”. Preghiamo gli uni per gli altri perché possiamo dire: “I miei occhi sanno che la morte non avrà l’ultima parola, ma è il ponte, la porta della vita”.