corpus domini 2026

Corpus Domini, dalla cattedrale alle vie di Trento nel segno del pane eucaristico. Don Lauro motiva i “Fuochi”: “Verifichiamo le nostre Eucaristie e teniamo solo quelle generative”

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La solennità del Corpus Domini, celebrata nella serata di giovedì 4 giugno, ha raccolto nella cattedrale di San Vigilio molti fedeli, soprattutto delle comunità cittadine per la Messa presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi, seguita dalla tradizionale processione eucaristica per le vie del centro storico.

Nel segno dei “Fuochi Eucaristici”

La celebrazione ha assunto quest’anno un significato particolare: proprio nella solennità del Corpus Domini è stato reso pubblico il documento pastorale “Verso i Fuochi Eucaristici”, scritto da don Lauro dopo un’ampia consultazione diocesana che ha coinvolto presbiteri, laici, Consiglio presbiterale e Consiglio pastorale. Un testo che vuole aprire in tutta la Diocesi di Trento un percorso di rinnovamento del modo di vivere l’Eucaristia, in particolare quella domenicale.

All’inizio della Messa l’Arcivescovo ha affidato al Signore “il percorso che con oggi – ha precisato – la nostra Chiesa prende in mano: lavorare per far sì che le nostre celebrazioni eucaristiche, soprattutto domenicali, siano particolarmente vive e partecipate”. Il documento, ha spiegato don Lauro, vuole essere “l’inizio, per tutta la nostra Chiesa diocesana, di una presa in carico della responsabilità di vivere in profondità il gesto eucaristico”.

L’omelia: “Cristo ti libera”

Nell’omelia, commentando il Vangelo di Giovanni — “La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda” — monsignor Tisi ha sottolineato il “crudo realismo” delle parole di Gesù, capaci ancora oggi di mettere in crisi il credente. La resistenza, ha osservato, nasce dal fatto che “noi siamo difensori acerrimi della nostra indipendenza” e fatichiamo ad accettare che Cristo entri davvero nella nostra vita.

Ma proprio qui, secondo l’Arcivescovo, sta la forza liberante dell’Eucaristia: “Quando a offrirti di essere dentro la tua vita è Gesù Cristo, tutto cambia”. Perché Cristo, entrando nella storia personale di ciascuno, “ti libera da Narciso”, libera dalla convinzione che una vita realizzata debba essere una vita chiusa nella propria autosufficienza.

“Non più burattini degli algoritmi”

“Facendo sì che Cristo diventi la tua vita – ha argomentato don Lauro -, tu diventi veramente proprietario di te e non un burattino in mano a tutto e a tutti, e non una foglia esposta al vento della prima idea che capita e di tutti gli algoritmi che decidono di te”. E ancora: “Liberati dagli algoritmi, liberati dalla dittatura di chi ha già stabilito quello che tu devi fare, liberati da questa dipendenza social che ti cambia le idee, ti cambia i connotati, facendoti credere che sei tu il protagonista, mentre tutto sei autodiretto”.

Da qui l’invito, diretto e appassionato, a “portarsi a casa” Cristo: “Sì, fai l’azzardo, compi quell’operazione che sembra follia, portati a casa Gesù Cristo, rivestiti di Cristo, portati dentro Gesù Cristo e porterai dentro di te la libertà, la vita, il futuro”.

“La delicatezza di un pezzo di pane”

L’Eucaristia, ha proseguito don Lauro, avviene attraverso un gesto “semplicissimo, delicato e assolutamente fantastico”: una convocazione attorno alla Parola e al pane. “Meraviglioso Dio che ti consegni a me nella delicatezza di un pezzo di pane, di una parola sussurrata, nella delicatezza di una convocazione dove sono invitato a guardare gli altri non come antagonisti, ma come fratelli e sorelle”. Don Lauro riprende l’immagine della tavola: “Geniale Dio di Gesù Cristo, che per diventare il pane della mia vita, per diventare la mia vita che genera la libertà, ti sei inventato una tavola, un pasto, parole di bellezza e di futuro”.

“Verifichiamo il nostro modo di vivere l’Eucaristia”

Proprio da questa consapevolezza nasce il percorso dei Fuochi Eucaristici, pensato come una verifica profonda e coraggiosa della vita liturgica delle comunità. L’arcivescovo Lauro non ha nascosto parole severe: “Vorrei che da oggi, da questa celebrazione, partisse per tutta la Diocesi una grande operazione di verifica del nostro modo di vivere l’Eucaristia, un’operazione dove mettiamo a nudo la frettolosità, la ritualità, a volte la sciatteria del nostro convocarsi eucaristico”. Don Lauro rimarca con passione: “Talora ci convochiamo in modo rubricale, dentro un quadro dove non ci si guarda neanche in faccia”. Da qui l’appello a una scelta di qualità e di verità: “Verifichiamo che Eucaristia celebriamo e teniamo solo quelle che sono generative”.

“Una Chiesa che cambia passo”

Il cammino avviato con il documento pastorale non è dunque un semplice aggiustamento organizzativo, ma un invito a cambiare passo, perché l’Eucaristia torni a plasmare la vita concreta delle comunità. “Allora si avvererà: Chi mangia me vivrà me. E la nostra Chiesa – nota l’Arcivescovo – cambierà passo e le nostre comunità smetteranno di essere le comunità del lamento, della recriminazione e cominceranno ad essere il profumo fragrante di Cristo, l’alternativa a chi, all’algoritmo che lo domina, sceglie la libertà di essere per gli altri, di essere dono, di essere regalo”.

In processione

Un annuncio esteso anche al cuore della città: dopo la celebrazione in Duomo, il corteo con il pane eucaristico portato da monsignor Tisi è uscito da via Verdi e ha attraversato piazza Duomo, via Garibaldi, via San Vigilio, via Mazzini, via Santa Croce e corso 3 Novembre, fino alla chiesa del Santissimo Sacramento, dove è stata impartita la Benedizione Eucaristica.

L’adorazione in S. Chiara

In occasione della solennità, fino a sabato 6 giugno, la chiesa di Santa Chiara in via Santa Croce ospita tre giorni di preghiera e adorazione eucaristica: alle ore 8.00 la preghiera delle Lodi, alle 8.30 la Santa Messa con l’Esposizione del Santissimo Sacramento e, dalle 9.15 alle 10.30, l’adorazione animata da don Gaetano Castiglia.

FOTO ZOTTA