L’ultima tappa del viaggio apostolico di papa Leone XIV in Spagna ha avuto il volto e la voce dei migranti. Alle Canarie, terra di approdi drammatici e di accoglienza generosa, il Pontefice ha scelto di sostare là dove l’Europa incontra il grido di chi attraversa il mare in cerca di vita.
Nel porto di Arguineguín, a Las Palmas de Gran Canaria, luogo simbolo degli sbarchi e delle tragedie lungo la rotta atlantica, il Papa ha incontrato migranti, volontari, operatori della Caritas, sacerdoti, religiose e realtà impegnate nell’accoglienza. Un momento intenso, segnato dall’ascolto di storie di dolore, tratta, violenze, separazioni familiari, ma anche di salvataggi, ripartenze e gesti concreti di fraternità.
“Prima di tutto, la vostra dignità”
“Prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità”, ha detto Leone XIV rivolgendosi ai migranti. “Non siete numeri, né fascicoli”, ma persone con una famiglia, una casa lasciata alle spalle e sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare.
Il Papa ha denunciato con parole forti le mafie e i trafficanti che speculano sulla disperazione, definendoli “mostri” che agitano ancora oggi i mari. Ma il suo sguardo si è allargato anche alle cause profonde delle migrazioni forzate: fame, guerre, persecuzioni, violenza, crisi climatiche, corruzione, armi. Accanto al diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, ha ricordato, esiste anche “il diritto di non dover migrare”: il diritto a vivere nella propria terra senza paura, senza fame e senza guerra.
“Non basta gestire gli arrivi”

L’omaggio floreale di papa Leone XIV ai migranti vittime del mare (Vatican media/SIR)
Nel suo intervento, Leone XIV ha richiamato la responsabilità della Chiesa e della società civile: non basta gestire gli arrivi, contare i numeri, rafforzare le frontiere o commuoversi quando ormai le morti sono avvenute. Ogni barca che arriva, ha osservato, porta con sé una domanda sul mondo che abbiamo costruito, se tanti fratelli e sorelle sono costretti a rischiare la morte per cercare la vita.
Particolarmente intenso anche il messaggio rivolto alle donne vittime di tratta e sfruttamento. Attraverso la testimonianza di Blessing, giovane segnata da povertà, guerra e traffico umano, il Papa ha ribadito che nessuno può comprare, vendere, usare o scartare una persona, perché ogni vita umana è benedizione di Dio.
“Stare accanto ai crocifissi di oggi”
Dopo l’incontro al porto, Leone XIV si è recato nella cattedrale di Sant’Anna, dove ha incontrato vescovi, sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi, seminaristi e operatori pastorali delle Isole Canarie. Alla Chiesa locale ha consegnato due indicazioni spirituali: abbracciare la Croce di Cristo e coltivare una spiritualità eucaristica. Solo così, ha detto, è possibile attraversare il “mare turbolento” di questo tempo, accompagnando come cirenei tanti fratelli e sorelle “crocifissi dai drammi della vita”.
Il Papa ha ringraziato la Chiesa canaria per il suo lavoro quotidiano di carità e misericordia, invitandola a continuare a offrire accoglienza, ascolto, vicinanza e cura dei più fragili. Una solidarietà che nasce dall’Eucaristia e diventa stile ecclesiale: non gesto occasionale, ma forma concreta di comunione.
La Messa a Gran Canaria e la preghiera per i morti in mare
La giornata si è conclusa con la Messa nello Stadio di Gran Canaria, davanti a oltre 50 mila fedeli. Ancora una volta, il pensiero del Pontefice è andato ai fratelli e alle sorelle che hanno perso la vita in mare. Nell’omelia, Leone XIV ha ringraziato per il bene che ogni giorno si compie in questa terra e ha ricordato che la carità cristiana non può ridursi a semplice assistenzialismo.
La vera carità, ha sottolineato il Papa, aiuta chi è ferito non solo a sopravvivere, ma a rialzarsi, a ritrovare fiducia, a riprendere il cammino e a inserirsi in modo degno nella comunità. Per questo l’accoglienza non è solo risposta all’emergenza, ma costruzione di una nuova umanità. (fonte: Vatican news)
Nella foto in alto (Vatican media/SIR) la preghiera nel porto di Arguineguín davanti alla croce costruita con il legno delle imbarcazioni dei migranti.




