Author: Piergiorgio Franceschini

Solennità di San Vigilio, vescovo Lauro: “Non abbiamo diritto di disperare”. “Chiediamo l’umiltà di camminare insieme, come Vigilio e i tre martiri: non un vescovo solitario, ma un gruppo che sogna insieme”.  

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La mancata processione per le vie cittadine e la capienza ridotta della cattedrale, conseguenze dell’emergenza sanitaria, non hanno reso meno solenne la festa della Chiesa trentina per il patrono San Vigilio, trasmessa in diretta TV (a reti unificate sulle emittenti locali) e in streaming web (RIVEDI). In Duomo l’arcivescovo Lauro Tisi ha presieduto il pontificale, concelebrato dell’arcivescovo emerito Luigi Bressan, con i vicari, i canonici e diversi sacerdoti che ricordano quest’anno importanti anniversari di ordinazione.

Nell’omelia, prendendo a prestito una frase di Alcide De Gasperi, don Lauro proclama “Non abbiamo diritto di disperare”. Non lo consentono secondo Tisi i segni di “dedizione e di vita offerta” visti in questi mesi, le “lacrime versate”, l'”ansia di relazione”, l'”icona stessa di Vigilio che veglia sulle ceneri dei tre martiririconoscendo in esse – rammenta Tisi – non i segni della fine ma un nuovo iniziounesplosione di primaveral’humus che ha offerto un nutrimento inesauribile alle radici della nostra Chiesa”. “Mi auguro che le ‘ceneri’ di questi mesi siano un nuovo inizio per la nostra Chiesa, che questi segni di Pasqua possano far dire oggi che possiamo sperare”.    

“Per camminare al passo della speranza – argomenta l’Arcivescovo – abbiamo a disposizione il capolavoro di umiltà di Gesù” e la sua vita non scolpita in solitudine, ma alla ricerca continua di “compagni di viaggio, ai quali insegnare la bellezza della fraternità”.

“La prova dell’umiltà è nell’attitudine collaborare con gli altri, a camminare e faticare insieme. Chiediamo, con l’intercessione di Vigilio, per ognuno di noi e per la nostra Chiesa, il dono dell’umiltà”. Umiltà anche nell’uso di “parole sobriedelicatenon arroganti”.

“All’origine della nostra Chiesa – sottolinea don Lauro – ci sono Vigilio e i tre martiri: non un vescovo solitario, ma un gruppo che sogna insieme”.

L’Arcivescovo invoca l’intercessione presso Dio del patrono per concretizzare alcuni sogni: una “Chiesa che ascolta il grido dei poveri”, che “guarda con simpatia i giovani, senza giudizio”, una “Chiesa che custodisce i propri anziani”.   

Don Lauro prega anche per il dono di nuove vocazioni alla vita presbiterale, religiosa e missionaria e poi, parlando a braccio, si accalora: “San Vigilio – aggiunge a braccio don Lauro – risveglia la passione, l’entusiasmo, la passione per Gesù di Nazareth, interpretazione della vita spendibile anche per non credenti. Potrebbe essere la base su cui ricostruire l’umanità” 

In conclusione l’invito a legare “sempre più il nostro cuore a Sanzenoper contemplare, assieme a Vigilio, la forza umile di quelle ceneri. Meraviglia d’amore che è allorigine della nostra Chiesa”. 

Nel corso della celebrazione si è rinnovato da parte del sindaco Alessandro Andreatta il dono dell’olio che alimenta le lampade davanti all’urna con le reliquie di San Vigilio.

Al termine della Messa è stato benedetto e distribuito ai presenti il tradizionale pane di san Vigilio. Don Lauro ha presentato anche la sua Lettera alla comunità #noirestiamovulnerabili: “Il mio intento è alimentare la speranza e creare un dialogo tra la nostra Chiesa e gli uomini e le donne di buona volontà: un’alleanza per costruire sulle ceneri di questa pandemia un nuovo inizio”.

QUI e in allegato testo omelia

L’urna con le reliquie di San Vigilio

La benedizione del pane di San Vigilio

 

#noirestiamovulnerabili. L’emergenza Coronavirus nella Lettera alla comunità del vescovo Lauro. Un monito al rispetto della fragilità di ogni vita: dagli anziani esclusi dalle cure, ai giovani dimenticati

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#noirestiamovulnerabili. È in questa ammissione, che diventa un titolo e un hashtag, il cuore della Lettera scritta dall’arcivescovo Lauro, nell’anno dell’emergenza Covid, alla comunità trentina e diffusa, come da tradizione, in occasione del patrono San Vigilio.

Don Lauro parte dalla concretezza dell’affannosa ricerca di lievito e farina nei giorni dell’isolamento, rileggendola come “simbolo – scrive – di una più profonda fame esistenziale”, messa in luce da “un’emergenza che ci ha spogliati delle nostre false sicurezze”. “Abbiamo avuto l’ennesima conferma – incalza – che siamo inesorabilmente vulnerabili e non possiamo bastare a noi stessi: siamo sorretti da chi è venuto prima di noi, ma al contempo siamo ciò che seminiamo. A fare la differenza è la cura delle radici”.

L’Arcivescovo punta il dito contro “un modello di sviluppo fondato sulla ricerca del profitto e dell’efficienza a qualunque costo”, nell’illusione di “poter tenere il tempo sotto controllo”. “Abbiamo continuato – denuncia – a concepire un mondo ‘per le cose’, più che ‘per gli uomini’”.

L’invito a considerare la portata universale della pandemia, e le sue drammatiche conseguenze sui più poveri, s’accompagna all’appello a non lasciare cadere nel dimenticatoio la grande sofferenza di questi mesi, durante i quali è venuta alla luce “un’organizzazione sanitaria aziendalista che aveva – denuncia con forza monsignor Tisi – preventivamente individuato una serie di requisiti dei soggetti da sottoporre o da escludere alle terapie, mettendo l’età al primo posto, accanto allo stato di salute e funzionale”. “La nostra organizzazione sociale – argomenta l’Arcivescovo – non è stata capace di riconoscere fino in fondo il valore di ogni singola vita. È una questione che tocca nel profondo la nostra umanità e si traduce evidentemente in scelte politiche ed economiche. Saremo capaci di invertire la rotta, facendo un passo indietro rispetto alla cultura dello scarto? Dove sta il confine della sostenibilità economica?”, interroga don Lauro.

La Lettera rilancia e sviluppa temi toccati nella predicazione domenicale in diretta streaming, invitando però ora la comunità cristiana a un “nuovo streaming ecclesiale” intriso di “contenuti esistenziali” per essere nel concreto quella “Chiesa ospedale da campo”, auspicata da Papa Francesco all’inizio del suo pontificato. “Abbiamo però bisogno – nota Tisi – di scelte concrete: apriamolo davvero questo ospedale, ma non solo per soccorrervi il disagio psicologico, sociale, economico e spirituale, ma soprattutto trasformando le nostre comunità cristiane, grazie allo Spirito Santo, in laboratori di dialogo e di ricerca di senso, attorno alla persona di Gesù di Nazareth. Un ospedale che non solo cura, ma sa fare opera di prevenzione”.

“La Chiesa – incoraggia ancora l’Arcivescovo – non cerchi il Risorto nelle piazze mediatiche, non dietro stendardi da capopopolo, non dove si alza l’applauso del consenso. Il Risorto lo trova tra i testimoni umili e nascosti, capaci di essere lievito evangelico”.

La Lettera alla comunità di don Lauro termina guardando a ragazzi e giovani come i più penalizzati dall’emergenza che li ha tenuti fino all’ultimo lontani dalle loro classi scolastiche. Tisi si augura che a loro sia riservata una “cura prioritaria”, dopo averli “coinvolti indirettamente in percorsi che li rendono strumenti del profitto e troppo spesso snobbati dall’insensibilità o addirittura dalla presunzione degli adulti”.

La conclusione è affidata a un messaggio “laico” ma di grande speranza: la sinfonia di vita orchestrata dal maestro Ezio Bosso, scomparso proprio nei giorni dell’emergenza.  “Un’icona – secondo l’Arcivescovo di Trento – della travolgente bellezza della vita, pur nella sua evidente vulnerabilità”.

#noirestiamovulnerabili, quinta Lettera dall’inizio dell’episcopato di Tisi, è stata allegata giovedì 25 giugno al settimanale Vita Trentina e distribuita in occasione del pontificale di San Vigilio. A seguire, la si potrà richiedere agli uffici di Curia.

SCARICA TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA #noirestiamovulnerabili 

Solennità di San Vigilio, alle 10 il pontificale in Cattedrale (DIRETTA streaming e TV)

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Oggi la Chiesa di Trento celebra il patrono, San Vigilio. In Cattedrale solenne pontificale presieduto dall’arcivescovo Lauro, con inizio alle ore 10, con diretta Tv su Telepace, RTTR , TrentinoTv e in streaming su questo portale e di Vita Trentina . L’accesso in Duomo potrà avvenire solo su prenotazione, per via delle misure di sicurezza legate all’emergenza Covid che riducono la capienza della chiesa a 190 posti. LE ISCRIZIONI SONO TERMINATE GIOVEDI’ ALLE 12.30.

Accesso al Duomo consentito solo dal portone principale in via Verdi a partire dalle ore 9.15. All’ingresso sarà verificata l’effettiva prenotazione e il rispetto delle misure di sicurezza (mascherina, igienizzazione delle mani, collocazione nei posti indicati).

Al termine della celebrazione, l’arcivescovo Lauro farà dono della sua nuova Lettera alla comunità (allegata giovedì a Vita Trentina per gli abbonati).  

I rappresentanti dell’Associazione panificatori distribuiranno il pane di San Vigilio ai fedeli nei loro posti in chiesa. Non vi sarà la tradizionale distribuzione in piazza. 

Al cimitero di Lavis la Messa del vescovo Lauro in ricordo delle vittime dell’emergenza. “I vostri cari condotti con tenerezza nella dimora della luce e della pace”

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“Ovunque vada, incontro comunità che hanno grande bisogno di consolazione”. L’arcivescovo Lauro Tisi riflette all’indomani della Messa celebrata la sera di martedì 23 giugno al cimitero di Lavis, in suffragio di tutti coloro che hanno perso la vita nell’emergenza. Al commosso saluto del parroco don Vittorio Zanotelli, fanno eco le parole del sindaco Andrea Brugnara che a don Lauro confida: “Lei ci aiuta ad andare oltre un dolore che si fatica a superare”.

La speranza è documentata da monsignor Tisi nell’omelia, a partire dal Vangelo di Giovanni (“Vi prenderò con me”) “che descrive la morte – spiega l’Arcivescovo – come un atto materno, visitato dall’amore. Dio, in Gesù Cristo, si fa compagno di chi muore per portarlo a casa.”  “Abbiamo assistito in questi mesi – rammenta don Lauro – a un morire straziante senza la compagnia dei propri cari, un morire dominato dalla solitudine, disumano. In quel morire è arrivato il Signore della vita con il suo Spirito. A chi ha vissuto il dramma di un saluto frettoloso ai propri cari, dico che sono stati condotti con tenerezza nella dimora della luce e della pace“. “Se n’è andato il loro corpo – constata l’Arcivescovo – ma il bene che ci hanno voluto è più che mai vivo e presente. Quando parliamo dei nostri cari – fa notare don Lauro – non parliamo al passato, utilizziamo il presente perché l’amore è più forte della morte e non può essere consegnato all’oblio”. “Vorrei portaste a casa – conclude Tisi – la consolazione di pensare i vostri morti presenti nel Signore e nel suo morire gridando perdono, senza odio e consegnando solo l’amore”. “Signore della vita – è l’invocazione finale – donaci il sentirti presente e nell’ora della nostra morte regalaci la nascita alla pienezza della vita”.

Il viaggio nel dolore e nella consolazione da parte dell’Arcivescovo di Trento era iniziato a Pergine, proseguito in val di Fassa, in val di Sole, val del Chiese e domenica scorsa nel capoluogo al convento dei frati cappuccini, comunità decimata dal virus. Proseguirà anche nelle prossime domeniche, nelle vallate più colpite dall’irruenza della pandemia.

Foto: Guido Marcon – Tobia Rizzoli

San Vigilio, domani il pontificale in Cattedrale

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Domani, solennità di San Vigilio, la Cattedrale di Trento ospiterà il solenne pontificale presieduto dall’arcivescovo Lauro, con inizio alle ore 10, con diretta Tv su Telepace, RTTR , TrentinoTv e in streaming sui portali diocesani. L’accesso in Duomo potrà avvenire solo su prenotazione, per via delle misure di sicurezza legate all’emergenza Covid che riducono la capienza della chiesa a 190 posti. LE ISCRIZIONI SONO TERMINATE GIOVEDI’ ALLE 12.30.

Il giorno di san Vigilio l’accesso al Duomo sarà consentito solo dal portone principale in via Verdi a partire dalle ore 9.15. All’ingresso sarà verificata l’effettiva prenotazione e il rispetto delle misure di sicurezza (mascherina, igienizzazione delle mani, collocazione nei posti indicati).

Al termine della celebrazione, l’arcivescovo Lauro farà dono della sua nuova Lettera alla comunità (allegata giovedì a Vita Trentina per gli abbonati).  

I rappresentanti dell’Associazione panificatori distribuiranno il pane di San Vigilio ai fedeli nei loro posti in chiesa. Non vi sarà la tradizionale distribuzione in piazza. 

Vescovo Lauro ricorda i frati cappuccini morti per Covid e in particolare fra Gianpietro, anima della mensa dei poveri. “Saranno stati loro i primi a introdurlo alla festa con Dio”

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(Domenica 21 giugno) “Le siamo grati di essere, come pastore di questa Chiesa, tra di noi. Dice che non siamo soli, è il segno di Gesù che ci accompagna in lei, anche in questo tratto di strada così doloroso, soprattutto per i genitori. Grazie per questo segno del Risorto”.

Fra Roberto Tadiello, ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini prende la parola rivolgendosi all’arcivescovo Lauro all’inizio della Messa in suffragio dei sei frati strappati alla vita in questi mesi dal Coronavirus. Nella chiesa dei religiosi alla Cervara, il pensiero va soprattutto al compianto coordinatore della mensa dei poveri, fra Gianpietro Vignandel morto per Covid a soli 47 anni e all’anziano confratello fra Bernardo Maines, le due vittime del convento del capoluogo.  

Al papà Mario Vignandel e mamma Bruna, saliti a Trento da Annone Veneto, paese d’origine di fra Gianpietro (soprannominato fra Tuck)  si rivolge con affetto fin da subito don Lauro: “Ci consola la vita di questi nostri fratelli che in questi tre mesi ha parlato ripetutamente. Le persone che li hanno incontrati esprimono sofferenza ed enorme stima per quello che, in particolare Gianpietro attraverso la mensa dei cappuccini, ha voluto dire per questa città e questa nostra Diocesi. Prego che in questo dolore, che resta inconsolabile, possiate sentire che Gianpietro cammina e celebra con noi, come Bernardo e tutti gli altri”.  “Ringrazio – aggiunge l’Arcivescovo – per la grande dignità con cui la famiglia cappuccina ha vissuto queste morti. Avete testimoniato san Francesco, che aveva l’ardire di chiamare la morte ‘sorella’.”

Nell’omelia monsignor Tisi ribadisce il grande bene compiuto dai frati (“siamo quindi ad attestare che questi nostri fratelli sono stati un grido di verità e bellezza”), dimostrazione che il “Vangelo si annuncia con la vita non con le parole e se fatichiamo a raggiungere gli uomini è perché vedono predicatori, ma non vita che predica, lo scatto di una vita intrisa di Vangelo”. Il pensiero va all’impegno di fra Gianpietro accanto ai poveri: “Immagino che saranno stai loro, i poveri, i primi a introdurlo alla festa con Dio”

Di fronte alla paura, messa in luce anche dall’emergenza, don Lauro ricorda l’invito di Gesù a non avere timore. Egli non è il “consolatore a buon mercato che ti dice ‘fattela passare’. Gesù ci consola con la fede: il Padre conta i capelli del capo”. La fede “non è aderire a un impianto di astrazioni dogmatiche” ma è Gesù Cristo: “quel suo morire e quel suo passare nella vita ci dice che c’è un Padre. La notizia con cui cerco, sommessamente, di entrare nel vostro dolore è questa invocazione: Gesù, diventa diventa compagno di viaggio di questi fratelli nel dolore e rivela loro che Gianpietro e Bernardo sono nella terra di Dio”.  Tisi prosegue: “Vi consegno l’umanità di Gesù. Guardate a Lui e come san Francesco riconoscete che quell’umanità ci porta la notizia che il Padre ci ama e non ci cancella, e che i nostri cari sono stati portati a casa, non sono finiti nel nulla”. “Qualunque situazione tu sia vivendo, il Padre la abita. Non c’è spaccato di umanità in cui il Padre non sia presente”.

“Non c’è nulla – conclude l’Arcivescovo – di quello che stiamo vivendo che non sia abitato dall’amore di Dio”. Il corpo non abitato dall’amore è un cadavere; se abitato dall’amore diventa pienezza di vita. I corpi di Gianpietro e Bernardo sono stati stati abitati dall’amore e ora ne sono rivestiti totalmente. L’enormità del dolore che vivete- dice guardando negli occhi i genitori di fra Gianpietro – è la prova che l’amore non muore.

 

FOTO: GIANNI ZOTTA

Chiesa di Trento, primo anno di attività del Servizio Tutela Minori. Intenso impegno formativo.  Raccolte due segnalazioni

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Primo anno di attività per il Servizio Tutela Minori della Diocesi di Trento, istituito ufficialmente il 2 aprile 2019.  Il Servizio, coordinato dai due Referenti don Stefano Zeni (direttore Istituto Superiore di Scienze Religiose Romano Guardini) e don Tiziano Telch (Rettore Seminario), ha messo in campo soprattutto interventi di prevenzione e formazione, con la partecipazione e la consulenza in incontri pubblici e di ambito parrocchiale (d’intesa con l’associazione NOI oratori), l’avvio di sinergie con altre realtà associative (AMA in particolare) e con il Servizio Tutela Minori delle diocesi del Triveneto.

Il Servizio diocesano ha dato poi operatività a un “Centro di ascolto” (curato dalla dott.ssa Barbara Facinelli, psicologa e psicoterapeuta), destinato in particolare a raccogliere eventuali segnalazioni di situazioni di abuso fisico, sessuale e psichico. Due le segnalazioni giunte nei primi dodici mesi di attività, entrambe relative a casi avvenuti in passato: una segnalazione riguardava un’altra diocesi del territorio nazionale, la seconda vedeva coinvolto un sacerdote diocesano defunto.

Le persone che hanno segnalato un abuso sono state informate circa i loro diritti (servizi gratuiti psicologici sul territorio, possibilità di sporgere denuncia presso gli organi competenti dello Stato italiano) e le varie strade percorribili; con ognuna di loro sono stati concordati e intrapresi i passi successivi, tra cui anche la segnalazione all’ordinario diocesano.

In altri cinque casi è stato interpellato il Centro per ottenere consulenza rispetto alla gestione di dinamiche relazionali all’interno dell’ambiente dell’oratorio o per richiedere informazioni circa l’attività del Centro stesso.

«Il bilancio del primo anno di attività del Servizio è decisamente positivo», premette don Tiziano Telch. «Ci siamo messi a confronto – aggiunge – con varie realtà della nostra Provincia interessate al tema e soprattutto abbiamo posto le basi di percorsi di sensibilizzazione e formazione diffusi sul territorio, affinché la prevenzione e la cura del più piccolo diventino sempre più il nostro stile». «Quando una persona ti chiede aiuto per rimettere insieme i cocci di una vita che si è rotta – sottolinea don Stefano Zeni – è fondamentale fare tutto il possibile per aiutarla a ricomporre il “vaso”: questa è la cura. Ma non possiamo dimenticare che la prima attenzione è far sì che il “vaso” della vita non si rompa. Questa è la prevenzione».

Al “Centro di ascolto” del Servizio Minori della Diocesi di Trento si possono rivolgere coloro che vogliano segnalare un abuso o un sospetto abuso, o quanti cerchino informazioni o consulenza in relazione a qualsiasi tipo di violenza. Questi i recapiti: – mail tutelaminori@diocesitn.it; – telefono 345/0567013.

«Spesso – argomenta Barbara Facinelli, alla luce dell’esperienza pluriennale in ambito socioeducativo – in chi ha subito un abuso nell’infanzia prevalgono vergogna, senso di colpa e solitudine. Per queste persone non è facile cercare e chiedere aiuto; in molti casi spesso non sono consapevoli della gravità di ciò che è accaduto, altre volte faticano a trovare qualcuno disposto ad ascoltare e ad accogliere autenticamente il loro dolore. Oggi – ribadisce la responsabile del “Centro di ascolto” del Servizio Minori – la nostra sfida è quella di creare una comunità attenta e sensibile, preparata ad individuare possibili situazioni di abuso, e capace di mettere in atto le condizioni per prevenirlo; una comunità in ascolto e accogliente, un luogo favorevole dove dolore e verità possano venire alla luce».

Il Servizio Tutela Minori si avvale anche di un Tavolo degli esperti, tredici professionisti di ambito psicologico, pedagogico, legale, sanitario e pastorale. Tavolo e Referenti hanno incontrato nel corso dell’anno diverse realtà del pubblico e del privato sociale del territorio trentino che si occupano di minori e tutela all’infanzia, al fine di creare rete e collaborazioni: Ordine degli psicologi e degli avvocati, Azienda Sanitaria, Uffici “Politiche Sociali” e “Minori e Genitorialità” della Provincia Autonoma di Trento.

Nella foto la presentazione al Vigilianum del Servizio Tutela Minori della Diocesi di Trento, il 2 aprile 2019.

A Condino commosso incontro del vescovo Lauro con i parenti delle 39 vite strappate dal Covid: “L’uomo vive se è nel cuore di qualcuno”

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…Maria, Candido, Floriano, Carlotta, padre Giorgio,…: alla fine i nomi saranno ben trentanove. Risuonano dalla voce del parroco don Vincenzo Lupoli, nella Pieve di Santa Maria Assunta a Condino, nel pomeriggio di domenica 14 giugno. Trentanove volti strappati alla vista dei loro cari senza uno sguardo di commiato. I parenti ora sono lì, tra i banchi, simbolo della grande sofferenza portata da Covid-19 in valle del Chiese. “Che senso ha mettere insieme tutto questo dolore?  Non è meglio che ognuno pianga da solo quello che gli è successo?”, s’interroga il parroco. “Siamo qui – aggiunge – come comunità, consapevoli che è insieme e mai da soli che si attraversano le valli oscure della nostra vita”.

Davanti a loro l’arcivescovo Lauro Tisi, per la quarta tappa del suo viaggio “per non dimenticare” il dolore provocato dall’emergenza sanitaria, tra le zone più colpite del Trentino. Dopo Pergine, Campitello e Canazei (val di Fassa), Vermiglio (val di Sole), tocca ai Comuni al confine con il bresciano. Nei primi banchi i sindaci di Borgo Chiese, Castel Condino, Pieve di Bono, Prezzo e Valdaone. Non hanno la fascia di primi cittadini “per esprimere – sottolinea il loro portavoce Claudio Pucci, sindaco di Borgo Chiese – che vogliamo essere accanto a ciascuno come rappresentanti della comunità, uomini fra gli uomini”. “Abbiamo condiviso – aggiunge Pucci con voce sofferta – questo tempo grave. Grazie – dice all’arcivescovo Lauro – per l’attenzione, l’affetto e il sostegno che costantemente ha fatto giungere attraverso i mezzi di comunicazione. Il dolore che ci ha colpito non ci è tolto, ma siamo certi che non siamo soli a portarlo. La sua presenza e la sua testimonianza di fede – dice ancora all’indirizzo di monsignor Tisi – ci ricordano che sono due le vie per affrontare la durezza ma anche la bellezza della vita. La prima via è quella dell’esserci, essere vicini, abbandonando, come lei spesso ripete, il proprio io. In questo tempo molti ci hanno mostrato tutta la forza del farsi prossimo… La seconda via che ci mostra, caro arcivescovo, è quella di guardare con fiducia in alto, oltre ciò che gli occhi vedono, la via della fede in Gesù Cristo”. Il sindaco ringrazia infine il parroco don Lupoli per aver accompagnato le sofferenze della sua gente “offrendo a ciascuno conforto e speranza“.

Di durezza e bellezza parla anche l’Arcivescovo nella sua omelia carica di affetto e compassione, con la premessa che “le parole possono ferire gli uomini che attraversano la sofferenza ed il dolore”.

Aiutato dalla Parola di Dio, don Lauro commenta il cammino di liberazione di Israele attraverso le fatiche di quel deserto che è “icona della vita dell’uomo che da una parte è bellissima e dall’altra drammatica. Bellissima perché i volti sono vicende bellissime, di persone che vi hanno voluto bene, cui avete voluto bene; sono volti segnati da quell’esperienza che non ha parole per essere descritta, che è l’esperienza dell’amore. In questi mesi avete fatto esperienza della morte dei vostri cari e della passione che li ha segnati. L’uomo è davvero grande, talmente grande che quando se ne va tu percepisci un vuoto incolmabile che niente e nessuno riesce a cancellare. Questo è il lato bello della vita: l’uomo sa compiere gesti d’amore, sa attraversare la vita nell’amore fino a diventare una realtà talmente grande che la sua assenza diventa un dolore lancinante. Ma contemporaneamente, quello che avete vissuto in questi mesi vi dice anche che la vita conosce il dramma: il dramma di dover ogni giorno trovarsi a riscrivere la quotidianità e in questi mesi siete stati costretti veramente a riscrivere la vostra vita, a ripensare tutto. E questo è dramma e sofferenza”.

“Ma ecco – annuncia l’Arcivescovo nella domenica del Corpus Domini – che il Vangelo ci dà una luce: quando parla del pane che è viatico, sostegno per arrivare ad una pienezza di vita; ‘Chi mangia questo pane vivrà per sempre’. Il Vangelo ci dice che davanti a noi, davanti ai nostri cari che ci hanno lasciato, non c’è il baratro del nulla, c’è un compimento, una luce, una pienezza. In quella luce pensate i vostri cari. Avete vissuto la terribile esperienza di non poter onorare il loro morire, ma oggi gridate che sentite che questa enormità di bene non può essere consegnata al vuoto ed al nulla”.

“È bello – prosegue don Lauro – che Dio ci abbia lasciato, come compagnia per la vita, la memoria viva del suo morire e del suo risorgere, quella memoria viva che in ogni eucaristia ci fa coraggio e ci dice che davanti a noi non sta il vuoto, l’assurdo, il nulla, ma sta un Padre che accoglie, che fa festa, che ci aspetta”. “In questo momento – aggiunge ancora don Lauro – prego il Padre perché mandi accanto a voi Maria, la donna dell’ultima ora, per dirvi con forza che i vostri cari sono andati avanti, non sono finiti nel nulla, vivono nel Signore e in ogni eucaristia c’è la possibilità di parlare con loro, e loro sicuramente vi affidano al Padre perché faccia scendere dalla sua dimora per voi la consolazione e possa asciugare le vostre lacrime. In mezzo al vostro dolore vorrei lasciarvi questa consegna: l’uomo vive se è nel cuore di qualcuno, se è cuore per qualcuno.

Corpus Domini, Papa Francesco: “Ad ogni Messa Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro”

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Il giovedì dopo la festa della Santissima Trinità, la Chiesa ricorda la Solennità del Corpus Domini, Corpo e Sangue di Cristo e celebra il mistero dell’Eucaristia istituita da Gesù nell’Ultima Cena. Da tradizione, nel giorno del Corpus Domini in molte Diocesi e parrocchie si sarebbero svolte le consuete processioni eucaristiche che per ovvie ragioni di sicurezza quest’anno non sono possibili.

L’arcivescovo Lauro ricorderà il Corpus Domini in cattedrale domenica prossima nella Messa delle ore 10 (DIRETTA STREAMING)

“Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro – ha scritto Papa Francesco in un tweet  -. È quello che accade a noi, in ogni Messa, in ogni chiesa: Gesù è contento di accoglierci alla sua mensa, dove offre sé stesso per noi”. All’udienza generale, Francesco aveva esortato a perseguire una “vita eucaristica”, ad infiammare il mondo con il fuoco dell’amore di Dio.

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A Vermiglio, tra i comuni più colpiti dal virus, la visita del vescovo Lauro. Il sindaco: “Ci porta conforto, speranza, forza”

Messa arcivescovo Lauro Vermiglio 7 giugno 2020
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Dopo Pergine, Campitello e Canazei, Vermiglio, in cima alla val di Sole. Anch’esso tra i comuni trentini più colpiti dal Coronavirus. L’arcivescovo Lauro vi si è recato nel pomeriggio di domenica 7 giugno, seconda tappa di un toccante itinerario (senza particolare preavviso, per evitare assembramenti) nei territori dove Covid-19 ha ferito tante famiglie e messo alla prova le comunità. Ha celebrato la s. Messa nella chiesa parrocchiale (accanto al parroco don Enrico Pret e al viceparroco don Riccardo Pedrotti) e ha pregato davanti alle tombe sul cimitero.

 

Messa arcivescovo Lauro Vermiglio 7 giugno 2020

Un percorso, quello dell’Arcivescovo, per invitare a non dimenticare il dolore che ha attraversato con mano pesante soprattutto alcune valli e in particolare i tanti, troppi, che non ce l’hanno fatta; per dire grazie a quanti si sono spesi nell’aiutare chi era più in difficoltà; per incoraggiare tutti a guardare con speranza al futuro, facendo tesoro dell’esperienza vissuta. A lui il grazie di tutta Vermiglio da parte del sindaco Anna Panizza che ha ricordato i giorni della paura e della sofferenza, ripensando anche “alla morte di alcuni vermigliani, strappati ai loro cari senza neppure un gesto di commiato, un abbraccio e senza poter avere un funerale dignitoso”.

Il sindaco di Vermiglio, Anna Panizza

“La sua presenza – ha detto Panizza all’indirizzo di don Lauro –  ci porta grande conforto, speranza, ma anche grande forza. Sono convinta – ha aggiunto il primo cittadino di Vermiglio – che questa esperienza dolorosa ci ha resi tutti più forti perché più ricchi, abbiamo ricevuto e dato aiuto e ora siamo più consapevoli di ciò che realmente conta nella nostra vita: gli affetti, le relazioni, la condivisione fatta di gesti, parole, sguardi e preghiera”.