Author: Piergiorgio Franceschini

Passi di Vangelo, vescovo Lauro: Seguire Gesù è scegliere la strada del dono gratuito di sé. Per sempre.

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Trecento giovani insieme al vescovo Lauro anche nella serata di giovedì 21 febbraio per l’appuntamento mensile con Passi di Vangelo, nel seminario diocesano di Trento. Al centro della riflessione, sul tema Seguimi!, stimolata  dalle domande esistenziali dei giovani dell’Alto Garda e dal brano evangelico di Luca  (9,51-62) la sfida della sequela e della libertà di scegliere, pur alle prese con la paura delle decisioni definitive. “La sequela di Gesù – ha sottolineato l’arcivescovo Lauro – significa intraprendere la strada del dono gratuito. La proposta che Gesù ci fa della sua sequela, inoltre, chiama in causa  il “per sempre”. Non è una prospettiva tra le tante. Gesù ci dice che non c’è alternativa al dono di sé. Abdicare ad esso – ha sottolineato con entusiasmo l’Arcivescovo – è rinunciare alla gioia. Il “per sempre”, allora, lo esige la vita, non una regola religiosa. Non c’è possibilità di gioia, senza questa scelta. Se manca questa opzione di fondo, qualunque scelta vocazionale è velleitaria”.

L’incontro è stato trasmesso anche in diretta streaming.

QUI E IN ALLEGATO IL TESTO INTEGRALE DELLA MEDITAZIONE DELL’ARCIVESCOVO 

 

Papa Francesco: ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia

Al via il summit vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa
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Al via nell’aula nuova del Sinodo, in Vaticano, l’Incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, fino al prossimo 24 febbraio. Dopo la preghiera iniziale, il Pontefice inaugura i lavori con un’introduzione, auspicando “non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre” LEGGI TUTTO DA VATICAN.NEWS

Summit vaticano sui minori, Tornielli: quattro giorni che lasceranno il segno

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“L’incontro sulla protezione dei minori che si svolge in Vaticano (da giovedì 21 a domenica 24 febbraio)  è destinato a lasciare il segno. Prima ancora che per l’approfondimento sulle indispensabili indicazioni concrete su ciò che va fatto di fronte alla piaga degli abusi, a lasciare il segno sarà la presa di coscienza da parte di tutta la Chiesa delle conseguenze drammatiche e incancellabili provocate sui minori che li hanno subiti.” Lo scrive il direttore editoriale dei media vaticani Andrea Tornielli in un articolo pubblicato su Vatican news LEGGI TUTTO 

Pastorale carceraria e giustizia riparativa, vescovi e cappellani del Triveneto a confronto

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Azione pastorale nelle carceri e giustizia riparativa. Sono itemi affrontati nel convegno triveneto di mercoledì 13 febbraio a Zelarino (VE)  su “Pena, recupero, riparazione. Fatiche degli operatori ed impegno sociale” e durante il quale è stato presentato il documento base “Per una pastorale della giustizia penale” (ed. Marcianum Press).  All’incontro hanno partecipato molti Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto – compreso l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi – accanto a cappellani, operatori e volontari nelle carceri provenienti dall’intero Nordest. Ciò indica l’interesse e la rilevanza pastorale (e di grande attualità) di tale ambito.

Leggi l’approfondimento:

Non è proprio facile parlare oggi di giustizia riparativa e porre così l’accento sul carattere rieducativo e di recupero che ogni pena e ogni carcere dovrebbero saper offrire ad ogni persona. Più in linea con lo spirito – sociale e politico – del tempo sarebbe, semmai, affrontare questioni che trattano di legittima difesa o di nuovi mega-edifici penitenziari e che rimandano alla necessità di accentuare qualsiasi aspetto punitivo e repressivo. Ad affermarlo con chiarezza non sono solo o tanto i cappellani, gli operatori e i volontari (religiosi, religiose, laici, associazioni, cooperative ecc.) delle carceri del Nordest ma anche e soprattutto magistrati di sorveglianza, avvocati e dirigenti dell’amministrazione statale, quanti insomma lavorano ogni giorno per dare e forma e sostanza alla giustizia nel nostro Paese. Eppure – è convinzione di molti – solo investendo persone e risorse nella rieducazione e nel recupero, solo credendo veramente e dando maggiore spazio e dignità a percorsi di giustizia riparativa, una società cresce e si realizza una giustizia più piena e “umana”. L’occasione speciale che ha fatto emergere questa impressione comune è stato il convegno – in decisa “controtendenza”  – organizzato nei giorni scorsi a Zelarino (Venezia) su “Pena, recupero, riparazione. Fatiche degli operatori ed impegno sociale”, promosso dall’Ispettorato Generale dei Cappellani delle Carceri, dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani e dalla Camera Penale Veneziana, con la collaborazione della Scuola Grande di S. Rocco in Venezia e della Fondazione Archivio Vittorio Cini.

Ha aperto i lavori una riflessione del Patriarca di Venezia e Presidente della Conferenza Episcopale Triveneto Francesco Moraglia (presente insieme ad un nutrita rappresentanza dei vescovi del Nordest):  «Una giustizia che sia realmente tale è, certo, una giustizia che sa anche punire, in quanto ciò appare opportuno e salutare nei confronti di chi ha commesso uno o più reati e ha danneggiato le persone e la comunità. Allo stesso tempo, però, uno Stato deve riflettere anche su tutte le conseguenze, iniziando ad esempio col chiedersi “dove” il condannato sconterà la pena e “come” la sconterà». Per il Patriarca «a tutti deve stare a cuore che la giustizia sia realmente equilibrata e adeguata al caso concreto; che non sia, per usare un linguaggio accessibile a tutti, né buonista né crudele perché in entrambi i casi sarebbe ingiusta, ossia non-giustizia». E quindi «la pena deve essere certa e commisurata al reato, ma deve sempre tener conto che la persona non va costretta nel suo passato e va considerata sempre come una persona chiamata a responsabilità. Di fronte ad un reato commesso bisogna prenderne atto e fare – come singoli e società – un cammino di progressiva maturazione che garantisca la sicurezza delle persone e della collettività, la certezza della pena e anche la dignità di chi ha sbagliato e può venire lentamente aiutato a capire l’errore fatto. È importante che l’espiazione diventi anche rieducazione della persona, che la giustizia trovi dei reali profili “riparativi”, sappia aprire e non chiudere strade “riparative”; è il vero investimento che una società può fare».

Don Raffaele Grimaldi – napoletano, da due anni ispettore generale dei cappellani delle carceri e impegnato per ben 23 anni nel carcere di Secondigliano – presenta il documento base “Per una pastorale della giustizia penale” (ed. Marcianum Press); è un messaggio utile «per combattere tanti pregiudizi e vincere indifferenze», è uno strumento che suggerisce “provocazioni” e piste di discernimento, indicazioni di azioni, percorsi e progetti personali. Il tutto scritto a più mani e curato dall’Ispettorato dei Cappellani delle Carceri, frutto di un cammino di condivisione solidale di molte persone impegnate a costruire “la Chiesa in carcere” ma anche un tessuto di comunità nelle parrocchie e nei luoghi in cui vivono e ritornano tutte le persone segnate da reati penali, ben sapendo – afferma con passione – che «il carcere è certamente un luogo difficile e un “ospedale da campo”, come dice il Papa, per i drammi di un’umanità che ha sperimentato cosa significa toccare il fondo, ma la mia esperienza dice che il cambiamento è possibile, per tutti. Il carcere è sì sempre segnato dal male ma è anche il luogo dove si scopre e percepisce la presenza di Dio che vince il male, perdona, rialza chi è caduto e libera dalle catene con la forza dell’amore e della misericordia. C’è bisogno di umanizzare sempre più questo luogo, c’è bisogno di dare fiducia e di tendere una mano, di non seppellire la speranza. E una persona recuperata è un grande investimento, l’unico mezzo per un ritorno ad una vita normale e non violenta. Senza dimenticare le vittime, le ferite inferte e il bisogno di riparare. La giustizia riparativa è dunque una cultura nuova della pena, purtroppo non condivisa da una parte dell’opinione pubblica per un forte senso di insicurezza e paura».

Nelle testimonianze di vari operatori nell’ambito carcerario si evidenziano bene le fatiche, le conquiste e gli ostacoli di ogni giorno; si approfondiscono e si toccano via via i fondamenti etico-filosofici della pena, alcuni profili di giustizia riparativa, la riforma dell’ordinamento penitenziario, l’organizzazione carceraria, le esperienze e le possibilità reali di recupero e rieducazione. Ma spicca in tutti gli interventi, soprattutto, un’appassionata e ferma volontà di dare maggiore vigore, concretezza e visibilità a quel «paradigma giuridico della speranza» che ognuno dei presenti – pur nei differenti compiti – ha riconosciuto come traccia di lavoro e “missione” sempre più urgente e necessaria. A cominiciare da un’umanizzazione del carcere che uno dei relatori ha singolarmente definito come «un luogo sacro, un tempio laico dove ogni giorno si fanno sacrifici umani e, in nome della giustizia degli uomini, si sacrifica il bene grande della libertà». Ma che può sempre diventare – come spiega il documento base sulla pastorale nelle carceri – un’occasione offerta a tutti «per cammini di liberazione e di rinascita, attraverso relazioni personali e comunitarie, per annunciare la libertà e la riconciliazione”.

Alessandro Polet

 

I primi 40 anni del Punto d’Incontro. Grande festa per dire “grazie”

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Grande festa domenica 17 febbraio al Punto d’Incontro di via Travai a Trento per celebrare i 40 anni della cooperativa che si occupa dell’accoglienza (in particolare diurna) dei senza dimora, fritto dell’intuizione di don Dante Clauser  nel 1979. Oltre all’attuale presidente Graziela Masserdoni non sono mancati gli ex-presidenti che hanno ricevuto il ringraziamento, a nome della comunità, dal sindaco Andreatta e dal parroco del Duomo don Andrea Decarli (entrambi a sinistra nella foto), quest’ultimo anche in rappresentanza della Diocesi.

A Passi di Vangelo giovedì 21 i giovani e il vescovo Lauro riflettono su libertà e scelta. Anche in DIRETTA STREAMING

A Trento in seminario, con accoglienza alle ore 20
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Nuovo appuntamento con Passi di Vangelo giovedì 21 febbraio, il quarto incontro mensile (da novembre) dei giovani con vescovo Lauro. Non cambia la sede, il seminario di corso Tre Novembre a Trento, dove i giovani sono accolti a partire dalle 20 con la condivisione di una frugale cena.

Titolo della serata, trasmessa anche IN DIRETTA STREAMING: Seguimi!. Al centro della riflessione – stimolata  dalle domande esistenziali dei giovani dell’Alto Garda e dal brano evangelico di Luca  (9,51-62)- la sfida della libertà di scegliere e la paura delle decisioni definitive, sapendo che con Dio posso essere libero da ciò che mi condiziona e il vangelo dà la forza di riconciliarsi con la propria storia e la propria famiglia.

Anima l’incontro il coro giovani di Levico e Selva.

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