Author: Piergiorgio Franceschini

Immacolata, ordinato diacono Gianluca Leone. Vescovo Lauro: “Dio per primo ti ha detto sì. Libera in te meraviglia e stupore”

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“Assolutamente Sì dice Dio, alla ragazza che abita nell’oscuro paesino senza storia che è Nazareth, assolutamente Sì dice Dio a Gianluca mentre con il suo amore senza esitazioni lo crea Diacono”. Nel solennità dell’Immacolata – nella cattedrale di Trento, per via della momentanea indisponibilità della basilica di S. Maria Maggiore, a causa di un principio d’ncendio originato da un candeliere votivo – l’arcivescovo Lauro ha ordinato diacono Gianluca Leone, 47 anni di Pinzolo. Nell’omelia don Lauro di è soffermato sul protagonismo di un Dio  che ama sempre per primo: “Maria – ha  detto – è piena di grazia non perché ha risposto “sì” a Dio, ma perché Dio per primo ha detto Sì a Lei. Lo stesso Sì, oggi, viene detto a Gianluca, prima di qualsiasi sua risposta”. L’Arcivescovo ha incoraggiato Gianluca:”Libera dentro di te la meraviglia e lo stupore, testimoniando l’amore gratuito di Dio, non alzare mai bandiera bianca davanti alle storie ferite, non esistono scarti, siamo tutti irrevocabilmente amati. Cerca con tutte le tue forze di vivere la fraternità e la comunione: meglio un passo fatto insieme che mille fatti da solo.”

FOTO ZOTTA

Qui e in allegato testo integrale omelia

Chiara Lubich, da Trento al mondo. Inaugurata la mostra del centenario. A Maria Voce l’Aquila di San Venceslao  

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Il suo sorriso gioioso, nato sulle ceneri della prima guerra mondiale e cresciuto sotto le bombe della seconda, ha segnato la storia della diffusione del Vangelo nel mondo. Trento omaggia la “sua” Chiara Lubich, a cento anni dalla nascita della fondatrice dei Focolarini, con una lunga serie di eventi. A cominciare dalla mostra “Chiara Lubich città mondo” inaugurata sabato 7 dicembre alle Gallerie di Piedicastello. La curano Giuliano Ruzzier, Anna Maria Rossi e Maurizio Gentilini, quest’ultimo autore anche di una nuova biografia.

“Il percorso espositivo – spiega Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico (tra le realtà promotrici) – vuole provare a raccontare Chiara Lubich a chi non la conosce, non per edificarne la figura, ma per raccontarne l’avventura spirituale, culturale e sociale, attraverso le tappe significative della sua vita con documenti, scritti autografi, testimonianze fotografiche, video e istallazioni multimediali. Per far capire come Chiara, dal contesto trentino negli anni della seconda guerra mondiale, sia riuscita ad affrontare le sfide del mondo globalizzato, quale promotrice instancabile di una cultura della fraternità tra i popoli”.

“In questo momento così pieno di muri, di tensioni e conflittualità il messaggio di Chiara, segnato da una ricerca spasmodica dell’Unità, ha una straordinaria attualità. Un’unità che non è uniformità, ma rispetto della diversità”. Così l’arcivescovo Lauro Tisi sulla personalità di Chiara Lubich. Don Lauro evidenzia l’esperienza mistica vissuta da Chiara nell’estate del 1949 in Primiero nella figura particolarissima del Cristo abbandonato, simbolo dell’amore gratuito che non domanda ritorni e anzi paga di persona la scelta del donare. “Il Trentino – ha detto ancora Tisi citando Rosmini, De Gasperi e appunto Chiara Lubich – ha prodotto dei giganti, dobbiamo riappropriarci di questo Dna che è riuscito a rendere protagonisti a livello mondiale queste personalità”.

La  mostra sarà visitabile durante tutto il 2020 e prevede proprio in Primiero, a Tonadico, una sezione distaccata. Numerosi altri allestimenti riprodurranno l’esposizione in corso a Trento, in varie città del mondo: New York, Città del Messico, Sidney, Mumbai, San Paolo, Gerusalemme, Algeri e Nairobi.

Nel 2020 – a cento anni esatti dalla nascita di Chiara Lubich – l’evento centrale è previsto per il 25 gennaio, con la ricorrenza ufficiale “Trento incontra Chiara Lubich”, che vedrà la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di molte altre autorità, personalità, illustri testimoni in ambito civile, ecclesiale e religioso e il ricordo della figura di Chiara, della sua opera, della sua attualità. Altro evento di rilievo, il raduno internazionale dei cardinali e vescovi amici del Movimento dei Focolari l’8 e 9 febbraio.

In occasione dell’inaugurazione della mostra nel centenario della Lubich, è stata consegnata a Maria Voce (foto sotto), attuale Presidente del Movimento dei Focolari, l’Aquila di San Venceslao, massima onorificenza provinciale, dalle mani del Presidente della Provincia Maurizio Fugatti.

Il Papa ai trentini: “Il vostro presepio, ricordo di Vaia, aiuterà ad assaporare la ricchezza del Natale”

Vescovo Lauro: l’intreccio delle mani che l’hanno realizzato è il nostro inno alla gratuità
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“Il presepe, realizzato quasi interamente in legno e composto da elementi architettonici caratteristici della tradizione trentina, aiuterà i visitatori ad assaporare la ricchezza spirituale del Natale del Signore”. Le parole di Papa Francesco sono il grazie più bello per le decine di volontari che si sono spesi nella realizzazione del presepio trentino, dono della comunità di Scurelle, che da oggi anima il cuore delle cattolicità accanto all’albero proveniente dall’altopiano di Asiago. 

Davanti ad almeno tremila fedeli festosi, Francesco accoglie, in Aula Paolo VI,  le Delegazioni provenienti dal Trentino e dal Veneto, con i loro vescovi (le diocesi di Trento, Padova e Vittorio Veneto) e i rappresentanti delle istituzioni. Poco prima almeno un migliaio di persone avevano partecipato alla S. Messa in San Pietro, all’altare della cattedra, presieduta dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi.

Francesco ricorda come L’Albero e il Presepe di quest’anno in Piazza San Pietro sono legati insieme dal comune ricordo della tempesta dell’ottobre-novembre 2018 che devastò molte zone del Triveneto.
“L’incontro odierno – aggiunge il Papa  – mi offre l’opportunità per rinnovare il mio incoraggiamento alle vostre popolazioni, che l’anno scorso hanno subito una devastante calamità naturale, con l’abbattimento di intere zone boschive. Si tratta di eventi che spaventano, sono segnali d’allarme che il creato ci manda, e che ci chiedono di prendere subito decisioni efficaci per la salvaguardia della nostra casa comune”.

E’ Papa Francesco nel suo discorso a spiegare i tempi in cui, l’albero e il presepe, caratterizzeranno questo Natale 2019 in Vaticano: “Questa sera verranno accese le luci che ornano l’albero. Esso resterà accanto al presepe fino al termine delle festività natalizie, ed entrambi saranno ammirati dai numerosi pellegrini, provenienti da ogni parte del mondo. Grazie, cari amici, per questi doni, e anche per gli alberi più piccoli destinati ad altri ambienti del Vaticano. Ho appreso con piacere che, in sostituzione delle piante rimosse verranno ripiantati 40 abeti per reintegrare i boschi gravemente danneggiati dalla tempesta del 2018”.

Francesco poi commenta il presepe di Scurelle: “Il presepe, realizzato quasi interamente in legno e composto da elementi architettonici caratteristici della tradizione trentina, aiuterà i visitatori ad assaporare la ricchezza spirituale del Natale del Signore. I tronchi di legno, provenienti dalle zone colpite dai nubifragi, che fanno da sfondo al paesaggio, sottolineano la precarietà nella quale si trovò la Sacra Famiglia in quella notte di Betlemme. Anche il presepe artistico di Conegliano, collocato nell’Aula Paolo VI, aiuterà a contemplare l’umile grotta dove nacque il Salvatore”.

Il Papa conclude: “Il presepe, è un segno semplice e mirabile della nostra fede e non va perduto, anzi, è bello che sia tramandato, dai genitori ai figli, dai nonni ai nipoti. È una maniera genuina di comunicare il Vangelo,in un mondo che a volte sembra avere paura di ricordare che cos’è veramente il Natale, e cancella i segni cristiani per mantenere solo quelli di un immaginario banale, commerciale”.

Prima dell’intervento del  Papa, il saluto del vescovo di Trento Lauro Tisi (insieme a mons. Cipolla di Padova e mons. Pizziolo di Vittorio Veneto) che qui riportiamo integralmente:

Santo Padre,  

nel presepio allestito in piazza San Pietro batte il cuore della creativa comunità di Scurelle, eco di tutto il Trentino, dalle cui montagne Le giunge un abbraccio fraterno.  

La Natività racconta che Dio entra nella nostra Storia in punta di piedi con grande discrezione. Nella discrezione e nella tenerezza abbiamo il codice genetico dell’amore.

È affascinante l’umanità del nostro Dio. In essa trova appagamento il nostro anelito alla bellezza. La gratuità che la abita non è un sordo dovere. È la grande opportunità che ci viene offerta di essere liberati dall’ossessione di noi stessi per respirare la gioia di vivere.

Il presepio che Le doniamo è il nostro inno alla gratuità e alla scoperta della forza dirompente del “noi”. Chiediamo al Bambino di Betlemme che l’intrecciarsi gioioso di tante mani che hanno costruito il presepio, ora continui nell’intrecciarsi attivo delle mani, per soccorrere i fratelli e lesorelle segnati dalla fatica della vita. Non ci accada di avere tavole imbandite, ma senza commensali.  Avere il pane, ma non avere i volti, è come non avere nulla.

Santo Padre, Le chiediamo di benedire questo nostro presepio, la nostra comunità, il nostro Trentino. Noi pregheremo per Lei.  

L’abbraccio tra il Papa e il vescovo Lauro


Nel pomeriggio l’inaugurazione del presepe e dell’albero (qui sopra il momento dell’inaugurazione; ad accendere il presepe trentino sono stati chiamati alcuni allievi dei vigili del fuoco volontari).

Ecco la cronaca dettagliata:

Il tempo di Natale è cominciato a piazza San Pietro : con una cerimonia densa di colori e rievocazioni medievali e alpine, viene acceso l’ albero di Natale che quest’ anno proviene dall’ altipiano di Asiago, e inaugurato il presepe di Scurelle, tutto in legno. Albero e presepe legati da un territorio comune, perché lì passava il fronte della Prima Guerra Mondiale , terminata poco più di cento anni fa. E l’ abete ha proprio circa un secolo di vita. Sottolinea il Cardinale Giuseppe Bertello , presidente del Governatorato dello Stato di Città del Vaticano: “Questo presepe indica l’ espressione artistica della fede di una popolazione che ha saputo tradurre i suoi sentimenti in arte e che mette a disposizione dell’ universalità della Chiesa e potranno ammirare non solo l’ arte ma soprattutto le tradizioni, la vita cristiana di un popolo che ha fatto storia nella storia della Chiesa”. Dopo l’ udienza del mattino alle diocesi che hanno fornito alberi e presepi , inaugurazione ufficiale per l’ allestimento natalizio, che sarà a piazza San Pietro da oggi fino al 12 dicembre. L’ inno vaticano, il discorso del Cardinale Giuseppe Bertello , un canto degli alpini, l’ inno italiano, gli sbandieratori, la banda: clima di festa per le tre diocesi che hanno fornito alberi e presepi, ovvero Trento, Padova e Vittorio Veneto. Il presepe quest’ anno viene da Scurelle, in Trentino . Si tratta di un Paese di 1400 abitanti, a 47 chilometri da Trento, ai piedi del monte Lagorai . Non è la prima volta che partecipa, perché nel 2016 aveva già donato l’ albero di Natale per piazza San Pietro . La realizzazione del presepe di Scurelle coinvolge tutta la comunità da venti anni , quando si costituì il Comitato amici del Presepe , e coinvolge tutta la comunità: le famiglie hanno donato oggetti e vestiti dei 23 personaggi, che sono tutti in legno e a grandezza naturale. E questi oggetti e vestiti appartenevano agli avi degli abitanti Scurelle e sono del tempo della Grande Guerra, dove passava proprio il Fronte . La stalla della natività è in legno di Larice e pietre del Lagorai , e la trave è un originale utilizzato per legare le vacche durante l’ alpeggio. L’ arcivescovo Lauro Tisi di Trento sottolinea che “l’elemento più bello di questo presepe sono le mani che lo hanno realizzato . È la comunità che lo ha realizzato, che ci ricordano che la vera forza è rendersi vulnerabili dall’ altro. Meglio feriti dall’ altro che forti dell’ autoreferenzialità. Ed è un presepe che ci porta alla marginalità della storia dove è nato nostro Signore Gesù Cristo . Perché la vera marginalità è avere bisogno dell’ altro e invadere lo spazio dell’ altro”. Il presepe è il primo ad accendersi, e il coro della Lagorai fa ascoltare la “Nenia a Gesù Bambino”. L’ abete viene dall’ altipiano di Asiago: è un abete rosso, di circa 26 metri e 70 centimetri di diametro . È dono del Consorzio di usi civici di Rotzo Pedescala e San Pietro in provincia di Vicenza, insieme ad altri alberi più piccoli. L’ arcivescovo di Padova Claudio Cipolla sottolinea che l’ albero è chiamato ad avere un significato importante. L’ arcivescovo sottolinea che l’ omaggio al Papa è unito ad un gesto di solidarietà , perché “le comunità di Rotzo Pedescala e San Pietro offrono anche un contributo per la costruzione di un ospedale a Betlemme”, una solidarietà che deve rimanere nel nostro cuore oltre che nella nostra mente. L’ albero, aggiunge l’ arcivescovo, indica “apertura a tutte le sofferenze che ci sono nel mondo, è una piazza mondiale che ha riverberi in tutto il mondo”, ed è simbolo di una storia, perché ” soltanto cento anni fa si è conclusa la Prima Guerra Mondiale , in quei territori da cui proviene questo albero”, e da allora l’ anelito alla pace resta nel cuore degli abitanti di questi piccoli paesi dell’ altipiano . L’ accensione è accompagnata da un brano della banda della Gendarmeria dello Stato di Città del Vaticano. Nell’ Aula Paolo VI ci sarà invece un presepe allestito dal Gruppo Presepio Artistico Paré di Conegliano . Il vescovo Riccardo Pizziolo di Vittorio Veneto sottoliena che “il millennio di cristianesimo che abbiamo alle spalle ci ha lasciato tre devozioni: il rosario, la Via Crucis e il presepio. Le prime due sono normalmente da chi pratica , ma il presepio è fatto da chi pratica poco o non pratica quasi nulla, eppure è una devozione cristiana”. Quindi, il coro intona la ” Ode a Gesù Bambino “, e infine il vescovo Fernando Vergez ,m segretario generale dello Stato di Città del Vaticano , fa un ringraziamento ricordando l’ ultima lettera apostolica di Papa Francesco sul presepe, e sottolinea che “il presepe e l’ albero ricordano a tutti noi la tragedia della tempesta dell’ ottobre 2018 e vogliono essere anche un monito perché l’ uomo si prenda sempre più cura della casa comune. Natale è quindi una occasione per riscoprire la solidarietà verso il creato e le sue creature , a cominciare dall’ umanità ferita e bisognosa di aiuto”. La tradizione del presepe in piazza San Pietro è iniziata nel 1982, quando San Giovanni Paolo II volle l’ allestimento di fronte l’ obelisco, facendo così entrare le tradizioni popolari nella più popolare piazza del mondo. Prima, solo gli ambienti interni vaticani avevano tradizioni natalizie. L’ abete natalizio è stato introdotto per la sua simbologia, che rimanda a Cristo, il sempreverde che non muore , e nasce nel mondo germanico, nel Medioevo. Era in quel tempo che il 24 dicembre si allestivano drammi teatrali religiosi sulla storia di Adamo ed Eva , ricreando la scenografia del Paradiso con abeti decorati da mele rosse. In seguito questi alberi si arricchirono di cibo e candele, sostituite nell’ Ottocento da palline in vetro soffiato. L’ albero di Natale del 198 2 fu acquistato dal Vaticano ai Castelli Romani. Misurava 14 metri, e fu poi reimpiantato nei giardini vaticani . Dall’ anno seguente, molte regioni hanno voluto offrire l’ albero. Alcuni erano altissimi: 33 metri era alto l’ albero donato dall’ Austria nel 2000, mentre nel 2006 un abete di 34 metri arrivò dalla Calabria. Italia ed Austria vantano il maggior numero di abeti offerti. Nel 1996 l’ abete aveva 76 anni: la stessa età di Giovanni Paolo II, tanto che il Cardinale Castillo Lara , allora governatore dello Stato di Città del Vaticano, commentò:” Sono cresciuti insieme e si ritrovano nel cuore del mondo”. Vengono sempre scelti abeti anziani, la cui eliminazioni favorisce alberi vicini . Dopo lo smontaggio il legno viene recuperato per farne oggetti venduti a scopi benefici. Come noto, è stato invece San Francesco d’ Assisi a dare inizio alla tradizione del Presepe – tradizione che Papa Francesco ha voluto omaggiare quest’ anno con una lettera apostolica, la “Admirabile Signum” . I presepi di piazza San Pietro (disegnati da personale qualificato del Vaticano) sotto Giovanni Paolo II si sono ispirati alla classica capanna con tetto a falde , mentre con Benedetto XVI si sono arricchiti di personaggi e attività. Con Papa Francesco , ci sono stati anche presepi più particolari, come quello di sabbia dello scorso anno. ACI STAMPA

 

 

 

L’invenzione del colpevole: al Museo Diocesano una mostra sul ‘caso’ di Simonino da Trento, dalla propaganda alla storia

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Dal 14 dicembre 2019 al 13 aprile 2020 il Museo Diocesano Tridentino propone una mostra dedicata al ‘caso’ di Simonino da Trento, un bambino presunta vittima di omicidio rituale ebraico, venerato per secoli come ‘martire’ innocente. La vicenda, risalente al XV secolo, si potrebbe oggi definire una clamorosa fake news del passato, nella quale si intrecciano sentimenti antiebraici, esigenze devozionali e ambizioni di politica ecclesiastica. L’esposizione intende richiamare l’attenzione del pubblico su una delle pagine più oscure dell’antisemitismo, per stimolare la riflessione sui meccanismi di ‘costruzione del nemico’ e sul potere della propaganda. QUI TUTTI I DETTAGLI 

Terremoto Albania, Chiesa di Trento promuove raccolta fondi attraverso Caritas diocesana, in collaborazione con TEUTA

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Terremoto in Albania. Mentre la terra continua a tremare e si aggrava il bilancio delle vittime, salito a 49 morti e 750 feriti, la Chiesa di Trento ha definito le modalità della raccolta fondi,attraverso la Caritas diocesana, da destinare al sostegno delle zone più colpite dal sisma.
Si può donare presso gli uffici Caritas (Via Barbacovi, 4 Trento – orario dal martedì al giovedì dalle 09:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 17:00; venerdì dalle 09:00 alle 12:00)
oppure tramite bonifico bancario a Caritas diocesana Trento
Cassa Centrale Banca Credito Cooperativo
IBAN: IT41 G035 9901 8000 0000 0081 237
con causale: “Terremoto Albania 2019”
Il ricavato verrà distribuito in collaborazione con Caritas Italiana e l’Associazione Donne Albanesi in Trentino “TEUTA”, a sostegno di progetti realizzabili sui territori terremotati.

Solennità Immacolata con ordinazione del nuovo diacono Gianluca Leone. In s. Maria ore 15

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Domenica 8 dicembre, solennità dell’Immacolata, la Chiesa di Trento avrà il dono di un nuovo diacono. Nella Basilica di Santa Maria Maggiore, durante la S. Messa con inizio alle ore 15.00, l’arcivescovo Lauro imporrà le mani su Gianluca Leone, 47 anni, studente del Seminario diocesano.

Nato a Roma, ma dall’età di 5 anni trasferitosi a Pinzolo (terra d’origine dei nonni materni, arrotini emigrati in Emilia), Gianluca è quel che si dice una “vocazione adulta”. Ha maturato questa scelta, infatti, dopo una laurea in pedagogia a Bologna, un percorso lavorativo nel sociale, a contatto con anziani e giovani, e sette anni di scuola come insegnante di religione, prima di entrare in Seminario. Di Gianluca colpisce la grande umiltà: “La mia è una vocazione come le altre, non sto facendo niente di eccezionale; anche il matrimonio, il lavoro o lo studio quotidiano sono tutte strade per seguire il Signore nella propria vita, semi di speranza e apertura rispetto al futuro”, ha dichiarato al settimanale Vita Trentina (qui link all’intervista pubblicata sul numero della scorsa settimana), giornale di cui è stato per anni corrispondente di valle.
Il prossimo diacono riconosce di dover ringraziare i genitori e la sua comunità “per la testimonianza di fede vissuta” e sogna una “Chiesa che cammina con tutti, accogliente e aperta, attenta soprattutto agli ultimi, ai poveri e ai giovani, sull’esempio concreto di Gesù”.

Una prospettiva che Gianluca cerca già di tradurre nel concreto della collaborazione pastorale nella comunità di Cles, dove opera ormai da alcuni mesi (soprattutto nel fine settimana) e dove rimarrà anche dopo l’ordinazione di domenica prossima. In attesa di divenire prete nel giugno del 2020, insieme all’ex poliziotto e coscritto Devis Bamhakl, diacono da un anno.

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Immacolata, al Santuario Diocesano di Pinè l’Akathistos, l’inno più bello alla Madonna

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Sta diventando ormai una tradizione: l’8 Dicembre, Solennità dell’Immacolata (quest’anno di domenica), al Santuario Diocesano di Montagnaga si celebra l’Akàthistos alla Santissima Madre di Dio.

Si tratta di un inno – forse il più bello e solenne – che mai sia stato eseguito a onore della Madonna. La Celebrazione avrà luogo al santuario con inizio alle 15.00 di domenica 8 Dicembre; sarà presieduta dal Rettore don Piero Rattin e accompagnata dalla Corale di Montagnaga, che eseguirà l’Inno secondo un’antica melodia slava. SCARICA LOCANDINA 

Non mancano ormai a questo appuntamento cristiani provenienti dai Paesi dell’Est europeo, ormai numerosi quali immigrati anche nel nostro Trentino.

Come lascia intuire il nome (Akàthistos in greco significa “in piedi”, perché in tale posizione va celebrato) ha avuto origine in Oriente, forse ad opera dell’antico poeta cristiano Romano il Mèlode; è stato tuttavia arricchito di aggiunte successive nel corso dei secoli, fino ad approdare a Costantinopoli dove, dopo essere stato eseguito in riconoscenza per l’insperata liberazione da un assedio, trovò la sua forma letteraria definitiva e da lì si diffuse in tutte le Chiese d’Oriente e dei Paesi Slavi.

Le lodi rivolte alla Vergine vi risuonano in un linguaggio che può risultare sorprendente alla nostra devozione mariana occidentale, ma che a differenza di quanto accade in questa non rischia mai di apparire superato e stantìo, tanto è di altissimo livello sia nella sua formulazione come nei contenuti. La Madonna è cantata soprattutto in riferimento alla sua eccezionale prerogativa di “Genitrice di Dio”, e gli eventi che le varie strofe passano in rassegna sono esattamente quelli dell’Annunciazione e del Natale: da qui deriva a Maria la sua eccezionale grandezza e, secondo la tradizione dell’Oriente cristiano, la sua straordinaria potenza d’intercessione presso Dio.

Il santuario di Montagnaga di Piné, cuore del culto mariano nella Diocesi di Trento

Presepio trentino in piazza San Pietro, giovedì 5 l’inaugurazione. Papa Francesco: “Non venga mai meno la bella tradizione del presepe”

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Il Natale in piazza San Pietro a Roma vive anche d’un pezzo di Trentino . Giovedì 5 dicembre verrà infatti inaugurato il presepio a grandezza naturale donato al Papa dalla comunità di Scurelle. La realizzazione del presepio a grandezza naturale, fotocopia di quello solitamente allestito nella piazza del paese di Scurelle, è frutto di un’ampia collaborazione di tutta la comunità come ha ben documentato il settimanale vita Trentina nell’ultimo numero. A Roma sarà presente una corposa delegazione locale (dalla Valsugana si attendono almeno 500 persone), guidata dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi. Il programma prevede la S. Messa nella basilica vaticana alle ore 8.30, l’udienza con Papa Francesco (11.30) e nel pomeriggio (16.30) la cerimonia ufficiale di inaugurazione

E intanto, in concomitanza con la sua visita a Greccio, è stata diffusa la lettera di FrancescoAdmirabile signum sul significato e il valore del presepio. Un segno che “suscita sempre stupore e meraviglia”, scrive papa Bergoglio. QUI TESTO INTEGRALE 

 

Presepio trentino a Roma, in mille in San Pietro alla Messa con vescovo Lauro

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(Roma, 5 dicembre) All’altare della cattedra di San Pietro, sotto la Gloria del Bernini, si diffondono le sonorità alpine del coro Lagorai di Torcegno. È la s. Messa mattutina, presieduta dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, ad aprire la giornata romana del migliaio di fedeli, in gran parte dalla Valsugana, arrivati nella capitale per l’inaugurazione del presepio donato della comunità di Scurelle, da oggi pomeriggio visibile all’ombra del colonnato. Con loro il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e il presidente del Consiglio Regionale, Roberto Paccher e del Consiglio Provinciale Walter Kaswalder, buona parte del governo provinciale oltre a numerosi sindaci, in testa il primo cittadino di Scurelle Fulvio Ropelato. 

Accanto a Tisi concelebra il vescovo di Vittorio Veneto Corrado Pizziolo (dalla sua Diocesi arriva il presepe che arricchisce l’aula Paolo VI, mentre dall’altopiano di Asiago, territorio della Diocesi di Padova rappresentata a Roma dal vescovo Claudio Cipolla, proviene l’albero al centro della piazza); tra i preti il parroco di Scurelle don Claudio Leoni e il collaboratore don Rodolfo Minati.
Nell’omelia monsignor Tisi rilancia l’ambivalenza della parole, che spesso “feriscono e uccidono” ma sono anche “fonte di vita fin dal dialogo materno”. “La parola è figlia della relazione, ha in essa il suo habitat, è inscindibile dall’umano. Non sorprende, allora, che il nostro Dio in Gesù Cristo si sia fatto Parola”. Una Parola che paradossalmente secondo Tisi è solida perché “abitata dal silenzio. Non a caso – sottolinea don Lauro – il presepio colloca la nascita nel silenzio della notte”.

“Silenzio,  ascolto, condivisione: sono i tratti che attribuiamo alla persone belle, sono  i tratti di Gesù di Nazareth. Dietro l’iniziativa del presepio e  dell’albero ci sono i gesti del volontariato, c’è  la gioia degli amici di Scurelle che hanno coltivato l’incanto di lavorare per un intero anno alla realizzazione del presepio, gli amici vicentini che con il loro albero ricordano Vaia, così come l’esempio degli amici di Vittorio Veneto. Siete tutti belle persone” ha esclamato monsignor Tisi.

“Gesù di Nazareth – ha detto in chiusura dell’omelia- continua senza fragore a produrre i suoi benefici frutti, regalandoci la consolante certezza, in quest’ora violenta, che il male e la morte non saranno l’ultima parola sulla vita”.
L’invito, infine, a pregare per papa Francesco e per la collaborazione tra le Chiese, testimoniata dal confluire insieme a Roma di tre comunità con i loro doni per il Natale: presepe e albero da Scurelle e Rotzo a piazza San Pietro e la natività da Conegliano all’aula Paolo VI, raggiunta al termine della Messa dai pellegrini triveneti, in attesa dell’incontro con Francesco a mezzogiorno.

Chiara Lubich 1920-2020, dal Trentino al resto del mondo. Sabato 7 dicembre al via la mostra alle Gallerie di Piedicastello. Arriva anche Mattarella il 25 gennaio

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“In questo momento così pieno di muri, di tensioni e conflittualità il suo messaggio, segnato da una ricerca spasmodica dell’Unità, ha una straordinaria attualità. Un’unità che non è uniformità, ma rispetto della diversità”. Così l’arcivescovo Lauro Tisi sulla personalità di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, in occasione della presentazione – nella mattinata di mercoledì 27 novembre, nella sede della Provincia Autonoma – del ricco calendario di eventi che celebreranno il centenario della sua nascita e vedranno il Trentino, sua terra natale, protagonista. Momento clou il 25 gennaio con la presenza del Capo dello Stato Mattarella

Alla conferenza stampa erano presenti, oltre all’arcivescovo Tisi, il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi e l’assessore alle attività culturali, istruzione e politiche sociali del Comune di Primiero San Martino di Castrozza Francesca Franceschi.

Paolo Crepaz, presidente del comitato promotore del centenario di Chiara Lubich e Daniela Ranzi, membro del comitato di Trento, hanno presentato il significato del centenario e le iniziative ad esso collegate.

Filo rosso delle celebrazioni sarà la mostra internazionale “Chiara Lubich città mondo”, che verrà inaugurata il 7 dicembre proprio a Trento, presso Le Gallerie di Piedicastello, promossa dalla Fondazione Museo storico del Trentino e dal Centro Chiara Lubich, con il patrocinio della Provincia autonoma di Trento e sotto gli auspici del Segretario Generale del Consiglio d’Europa.

“Pensare che una giovane donna, una giovane maestra, partendo dal Trentino sia riuscita nell’impresa di portare il messaggio di Cristo in Italia e nel mondo ci rende fieri ed orgogliosi. La sua vocazione pedagogica ed educativa l’ha resa interprete del dialogo interreligioso e il suo messaggio è ancora oggi utile, in modo particolare per i giovani“: è il pensiero del presidente della Provincia autonoma di Trento.  Per le celebrazioni, nel corso del prossimo anno, sono attese migliaia di persone e lo stesso presidente Fugatti ha anticipato l’importanza dei vari momenti di incontro, discussione e dibattito all’interno di questo grande evento che interessa il nostro territorio.

Nel 2020 – a cento anni esatti dalla nascita di Chiara Lubich – l’evento centrale è previsto per il 25 gennaio, con la ricorrenza ufficiale “Trento incontra Chiara Lubich”, che vedrà la presenza annunciata oggi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di molte altre autorità, personalità, illustri testimoni in ambito civile, ecclesiale e religioso e il ricordo della figura di Chiara, della sua opera, della sua attualità. Altro evento di rilievo sarà il raduno internazionale dei cardinali e vescovi amici del Movimento dei Focolari: l’8 e 9 febbraio saranno occasione di testimonianze che confermano come Chiara sia stata e sia una personalità di spicco per la Chiesa. Tra i tanti altri incontri che animeranno Trento per tutto il 2020 sono previsti anche convegni, presentazioni di libri, tra cui la biografia di Chiara curata da Maurizio Gentilini in calendario il 13 dicembre, ospiti da tutto il mondo, momenti artistici.

Inoltre la Fondazione Museo storico del Trentino e il Centro Chiara Lubich/New Humanity in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca promuovono il concorsoUna città non basta. Chiara Lubich cittadina del mondo”. Rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, il concorso intende approfondire il pensiero di Chiara Lubich alla luce degli eventi nazionali e internazionali che hanno caratterizzato la storia del Novecento.

La mostra “Chiara Lubich città mondo” alla Galleria Bianca, sarà visitabile durante tutto il 2020 e prevede anche una sezione distaccata a Tonadico, nella Valle del Primiero. Numerosi altri allestimenti riprodurranno l’esposizione in corso a Trento, in varie città del mondo: New York, Città del Messico, Sidney, Mumbai, San Paolo, Gerusalemme, Algeri e Nairobi.

“Il percorso espositivo, ha spiegato Giuseppe Ferrandi, vuole provare a raccontare Chiara Lubich a chi non la conosce, non per edificarne la figura, ma per raccontarne l’avventura spirituale, culturale e sociale, attraverso le tappe significative della sua vita con documenti, scritti autografi, testimonianze fotografiche, video e istallazioni multimediali. Per far capire come Chiara, dal contesto trentino negli anni della seconda guerra mondiale, sia riuscita ad affrontare le sfide del mondo globalizzato, quale promotrice instancabile di una cultura della fraternità tra i popoli”.

Se il sindaco Andreatta ha sottolineato la grande opportunità che rappresenta il centenario per Trento, il valore di recuperare l’intuizione di Chiara per recuperare anche la storia della città, l’arcivescovo Tisi ha ulteriormente precisato il cuore del messaggio di fede di Chiara, il carisma dell’unità “nell’esperienza particolarissima del Cristo abbandonato”, simbolo dell’amore gratuito che non domanda ritorni e anzi paga di persona la scelta del donare. “Il Trentino – ha detto ancora Tisi citando Rosmini, De Gasperi e appunto Chiara Lubich – ha prodotto dei giganti, dobbiamo riappropriarci di questo Dna che è riuscito a rendere protagonisti a livello mondiale queste personalità”.

Insignita del Premio Unesco per l’Educazione alla Pace e del Premio Diritti umani del Consiglio d’Europa, Chiara Silvia Lubich (Trento, 22 gennaio 1920 – Rocca di Papa, 14 marzo 2008) ha ricevuto anche diciassette cittadinanze onorarie, tra le quali Roma, Firenze, Torino, Milano, Palermo, Buenos Aires e sedici lauree ad honorem da parte di università di quattro continenti. Personalità carismatica, Chiara continua ad ispirare milioni di persone, organizzazioni e movimenti con una spiritualità che parla a tutti. Il 10 novembre 2019, nella cattedrale di Frascati, si è conclusa la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione che la riguarda e che adesso prosegue presso la Congregazione delle Cause dei Santi in Vaticano.