Author: Piergiorgio Franceschini

Francesco apre maratona di preghiera mariana per la fine della pandemia

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Presso la Madonna del Soccorso, nella Cappella Gregoriana della Basilica Vaticana, papa Francesco ha presieduto la recita del Santo Rosario che ha aperto la maratona di preghiera dal tema “Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio (At 12,5)” per invocare la fine della pandemia.


Ecco la preghiera recitata da Papa Francesco:
«Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio». Nella presente situazione drammatica, carica di sofferenze e di angosce che attanagliano il mondo intero, ricorriamo a Te, Madre di Dio e Madre nostra, e cerchiamo rifugio sotto la tua protezione.

O Vergine Maria, volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi in questa pandemia del coronavirus, e conforta quanti sono smarriti e piangenti per i loro cari morti, sepolti a volte in un modo che ferisce l’anima.

Sostieni quanti sono angosciati per le persone ammalate alle quali, per impedire il contagio, non possono stare vicini.

Infondi fiducia in chi è in ansia per il futuro incerto e per le conseguenze sull’economia e sul lavoro.

Madre di Dio e Madre nostra, implora per noi da Dio, Padre di misericordia, che questa dura prova finisca e che ritorni un orizzonte di speranza e di pace. Come a Cana, intervieni presso il tuo Figlio Divino, chiedendogli di confortare le famiglie dei malati e delle vittime e di aprire il loro cuore alla fiducia.

Proteggi i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i volontari che in questo periodo di emergenza sono in prima linea e mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite. Accompagna la loro eroica fatica e dona loro forza, bontà e salute.

Sii accanto a coloro che notte e giorno assistono i malati e ai sacerdoti che, con sollecitudine pastorale e impegno evangelico, cercano di aiutare e sostenere tutti.

Vergine Santa, illumina le menti degli uomini e delle donne di scienza, perché trovino giuste soluzioni per vincere questo virus.

Assisti i Responsabili delle Nazioni, perché operino con saggezza, sollecitudine e generosità, soccorrendo quanti mancano del necessario per vivere, programmando soluzioni sociali ed economiche con lungimiranza e con spirito di solidarietà.

Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro.

Madre amatissima, fa’ crescere nel mondo il senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce, perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria. Incoraggia la fermezza nella fede, la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare.

O Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, cosicché la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale.

Ci affidiamo a Te, che risplendi sul nostro cammino come segno di salvezza e di speranza, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.

Conduci i passi dei tuoi pellegrini che desiderano pregarti e amarti nei Santuari a te dedicati in tutto il mondo sotto i titoli più svariati che richiamano la tua intercessione, sii per ciascuno una guida sicura. Amen”.

Preghiera del Rosario per invocare la fine della pandemia, 1 maggio 2021

Questi trenta Santuari rappresentativi, sparsi in tutto il mondo, sono stati scelti per guidare la preghiera mariana in un giorno del mese. Questi Santuari sono: Nostra Signora di Walsingham in Inghilterra; Jesus the Saviour and Mother Mary in Nigeria; Madonna di Częstochowa in Polonia; Basilica dell’Annunciazione a Nazareth; Beata Vergine del Rosario in Corea del Sud; Nostra Signora Aparecida in Brasile; Our Lady of Peace and Good Voyage nelle Filippine; Nostra Signora di Lujan in Argentina; Santa Casa di Loreto in Italia; Nostra Signora di Knock in Irlanda; Vergine dei Poveri a Banneux in Belgio; Notre Dame d’Afrique in Algeria; Beata Vergine del Rosario di Fatima in Portogallo; Nostra Signora della Salute in India; Madonna Regina della Pace a Medjugorje in Bosnia; St. Mary’s Cathedral in Australia; Immacolate Conception negli Stati Uniti; Nostra Signora di Lourdes in Francia; Meryem Ana in Turchia; Nuestra Señora de la Caridad del Cobre a Cuba; Madonna di Nagasaki in Giappone; Nuestra Señora de Montserrat in Spagna; Notre Dame du Cap in Canada; Santuario Nazionale Madonna Ta’ Pinu a Malta; Nuestra Señora de Guadalupe in Messico; Madre di Dio a Zarvantysia in Ucraina; Madonna Nera di Altötting in Germania; Nostra Signora del Libano; Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei in Italia.

Per seguire la diretta tutti i giorni https://www.comunicazione.va/it/servizi/live.html

Migranti, vescovo Lauro in visita ai religiosi che hanno aperto all’accoglienza: “Esperienza meravigliosa di Vangelo”

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A pochi giorni dall’ennesima strage di migranti nel Mediterraneo, l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, insieme a una delegazione diocesana e del Centro Astalli (il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati), si è recato martedì 27 aprile in visita alle cinque strutture religiose del capoluogo che da ormai cinque anni (d’intesa con la Diocesi e con la regia di Astalli) accolgono richiedenti protezione internazionale, un centinaio complessivamente nel tempo.

L’itinerario sulle tracce della solidarietà ecclesiale in risposta all’emergenza migranti ha preso le mosse a Casa San Francesco di Spini di Gardolo, di proprietà dei Cappuccini (rappresentati da padre Luca Trivellato e padre Mario Putin), dove è attivo anche un dormitorio per 10 richiedenti asilo coordinato da Astalli.

Seconda tappa nella casa dei Comboniani in via Missioni Africane dove grazie alla disponibilità dei missionari, sei universitari veneti e trentini residenti hanno scelto, grazie al progetto “muri che uniscono”, di condividere gli spazi di accoglienza assieme ad una decina di ragazze e ragazzi richiedenti asilo. A facilitare questa convivenza pensano i missionari presenti: Tullio Donati, Mario Benedetti e Claudio Zendron.

La visita è quindi proseguita nella sede delle suore Canossiane in centro a Trento (con l’annessa scuola materna e il Centro di Formazione Professionale) dove l’accoglienza di due mamme africane con le relative figlie, già ben inserite nella scuola, è garantita da suor Daniela Rizzardi con altre tre consorelle.

Si è saliti quindi a Villazzano nella sede dei Dehoniani, comunità di sei religiosi che guidano anche le parrocchie di Villazzano e Povo dove sono riusciti a dare all’accoglienza di giovani migranti un carattere davvero comunitario nella “normalità” (ad esempio attraverso le “cene del povero” o la realizzazione di un bel murale collettivo), come sottolineano il responsabile della comunità padre Silvano Volpato insieme al parroco padre Giorgio Favero.

A Villa S. Ignazio, sede dei Gesuiti e cuore organizzativo dell’accoglienza, l’ultima tappa di un “pellegrinaggio nei luoghi della sofferenza ma anche del riscatto delle persone”, come lo ha definito il responsabile della comunità padre Alberto Remondini.

L’Arcivescovo, accompagnato dal delegato don Cristiano Bettega e dal Referente Caritas Alessandro Martinelli, parla di “un’esperienza meravigliosa di Vangelo dove scopriamo che, se ascolti Dio e guardi i poveri come lui li guarda, ti ritrovi arricchito. Così l’accoglienza non è un dovere ma semplicemente il bello dell’umano. Abbiamo sperimentato in questi anni che dai volti dei poveri abbiamo ricevuto anche la capacità di fare rete e diventare più collaborativi tra noi”.

“Gli incontri mensili fra le nostre realtà, i religiosi, gli operatori, i responsabili diocesani ci hanno aiutato a crescere, a cambiare anche.  Siamo contenti di proseguire perché questo diventi un segno di vangelo della nostra Chiesa locale”, aggiunge padre Remondini.

“Qui si vede – interviene il presidente del Centro Astalli, Stefano Graiff – come il coinvolgimento della comunità e il rapporto diretto con i rifugiati diventa il primo modo per creare una sensibilità accogliente, abbattendo pregiudizi di partenza”.

Nei volti più che nelle parole dei migranti incontrati, il sollievo dopo fughe dolorose (via Mediterraneo o rotta balcanica) e la fiducia ora in progetti lavorativi, come sottolinea il settimanale Vita Trentina, oggi in uscita, nell’ampio servizio dedicato alla visita.

FOTO: GIANNI ZOTTA

“Siamo tutti discepoli del Risorto”. Gli auguri fraterni dell’arcivescovo Lauro per la Pasqua ortodossa

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I fedeli delle Chiese ortodosse celebrano la Pasqua domenica 2 maggio. Alla comunità ortodossa del Trentino rivolge un accorato augurio l’arcivescovo Lauro, a nome di tutta la Diocesi trentina: “Nel protrarsi di quest’ora così difficile – scrive l’Arcivescovo -, ci sostiene la forza della Vita nuova che il Signore Gesù ha inaugurato con la sua gloriosa Risurrezione; volti e occhi che incrociano le nostre strade, al di là dell’appartenenza di fede, manifestano sempre più il desiderio di incontrare i tratti e lo sguardo radioso del Vivente. Siamo grati per la nostra comune vocazione di discepoli del Risorto: è un dono splendido quanto fragile, del quale avvertiamo un bisogno diffuso, come dell’aria che respiriamo”.

“Come cristiani di diverse Chiese ma che guardano all’unico Cristo, siamo consapevoli – aggiunge don Lauro – di quanto sia decisiva la nostra testimonianza di fraternità, nel tessuto della società trentina. E vi ringrazio, carissime e carissimi, per la bella testimonianza di fede e di attaccamento ai valori cristiani che state diffondendo nelle nostre città e nelle nostre valli. Che il Signore risorto ci benedica tutti e ci faccia gustare sempre in modo più intenso la bellezza della comunione con Lui e tra noi. Cristo è veramente risorto: buona Pasqua!

 

Conclusa la Cattedra del Confronto 2021 (“i criteri della scelta”). Rivedi il dialogo sul “bello” tra il filosofo Donà e la musicologa Garda

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Con il filosofo Massimo Donà e la musicologa Michela Garda è terminata l’edizione 2021 della Cattedra del Confronto proposta dalla Diocesi di Trento (Area Cultura) sui criteri che accompagnano le scelte: l’utile, il giusto e il bello. Attorno a quest’ultimo tema – il bello – si è sviluppato il confronto finale nella serata di lunedì 26 aprile.

A conclusione dell’ultima tappa del percorso – coordinato da don Andrea Decarli con la collaborazione di Leonardo Paris e Monica Signorati – è intervenuto interverrà anche l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi.

Ampio resoconto, come di consueto, sarà proposto dal settimanale Vita Trentina.

RIVEDI L’ULTIMA SERATA:

 

I “tempi” del prete: tra dono e limite. La rivista Presbyteri propone convegno online lunedì 3 maggio

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Nuova proposta formativa per il clero lunedì 3 maggio con il convegno (online) dal titolo: “I ‘tempi’ del prete, tra dono e limite“, su iniziativa del mensile Presbyteri.

Spiega sulle pagine web di Settimana News suor Chiara Curzel, della redazione di Presbyteri: «Quale rapporto hanno i preti con il tempo? Con quello ‘troppo pieno’, a cui forse erano abituati, e con quello ‘troppo vuoto’, in cui si sono inaspettatamente trovati? Nel cambiamento di numeri e esigenze pastorali, quali piste percorrere per provare a ripensare il proprio ministero? Qual è il proprium a cui non si può rinunciare? Basta la sapienza del singolo prete per individuare le priorità del ministero o abbiamo bisogno di una riflessione e di orientamenti comuni? Quali relazioni e valori fa emergere il nostro uso del tempo? Come aiutarci tra preti, vescovi, famiglie, per vivere un tempo “di qualità”?»

Il Convegno si terrà in modalità online lunedì 3 a partire dalle ore 10.30, in due sessioni, con il programma qui scaricabile.

Per la Redazione di Presbyteri saranno presenti don Stefano Zeni, col ruolo di moderatore, don Nico Dal Molin, padre Gian Luigi Pastò e mons. Luigi Mansi, a cui sono affidate le conclusioni.

La partecipazione è aperta agli interessati e libera, a questo link: https://www.presbyteri.it/convegno2021

Per ogni informazione sulla Rivista e sul Convegno: segreteria@presbyteri.itwww.presbyteri.it.

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25 anni di ordinazione per il vescovo verbita Francesco Sarego. A Varone lo festeggia anche l’arcivescovo Lauro

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Venticinquesimo anniversario di ordinazione episcopale, martedì 27 aprile, per il vescovo missionario verbita monsignor Francesco Sarego, ospite della comunità di Varone di Riva. A concelebrare con lui è sceso nella casa madre dei Verbiti anche l’arcivescovo Lauro.

Nativo di Cologna Veneta, 81 anni (1 agosto 1939), monsignor Sarego ha svolto interamente il suo ministero in Papua Nuova Guinea dove era approdato nel 1969. Venne eletto vescovo nel 1996, all’età di 56 anni, chiamato a guidare la diocesi di Goroka nella quale aveva precedentemente operato per vent’anni da diacono e quindi da prete. Prima in parrocchia (Dirima, Yobai, Koge) poi nella Scuola per Catechisti (Goroka) e in seguito come superiore distrettuale, vice provinciale e infine superiore provinciale dei quasi duecento missionari Verbiti. In tale ruolo si era fatto stimare e benvolere da tutti i missionari e anche dai vescovi che l’hanno segnalato a Roma quando la sede di Goroka si era resa vacante. Nei più di vent’anni di episcopato è stato responsabile di vari dipartimenti della conferenza episcopale, quali quello liturgico, catechetico ed ecumenico. E’ stato anche Presidente della stessa conferenza episcopale. Nel 2015 era stato insignito di un’alta onorificenza da parte del Governo Papuano col titolo di Capo Tribù.

Allo scadere dei vent’anni di ministero episcopale, la diocesi di Goroka gli ha tributato una grande festa, durante la quale molti hanno ricordato le qualità che hanno ammirato nel vescovo Sarego: umiltà, religiosità, perseveranza, vicinanza, pazienza, compassione, e generosità. Doti sottolineate anche dall’arcivescovo Lauro che lo ha ringraziato per la sua profonda testimonianza evangelica chiedendogli di continuare ad accompagnare con la preghiera e l’affetto la diocesi trentina che ora lo ha accolto.

Vescovo Lauro in cattedrale nella Giornata per le vocazioni. Ricorda la tragedia dei migranti: “Sono sulla nostra coscienza”

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“Quanta disperata voglia di vivere in quelle mani e in quegli occhi!”. L’arcivescovo Lauro apre la Messa in cattedrale nella Quarta domenica di Pasqua ricordando l’immagine simbolo dell’ultima tragedia in mare con 130 migranti morti: un uomo riverso in acqua aggrappato al proprio salvagente, probabilmente deceduto per ipotermia.  “In lui – soggiunge – vedo il volto di tanti uomini e donne morti nel nel Mediterraneo diventato ormai un grande cimitero.  Nessuno – io per primo – può chiamarsi fuori ed assolversi: quei migranti sono sulla nostra coscienza. E se guardo gli occhi degli uomini e delle donne dell’Europa li noto senza voglia di vivere, tristi, spenti. Siamo diventati un’enclave chiusa nel nostro muro di indifferenza: alla domanda ‘dov’è tuo fratello’ rispondiamo ‘sono forse io il custode di mio fratello?'” “Ridonaci Signore – invoca don Lauro – la voglia di vivere e la capacità di avere compassione“.

Monsignor Tisi in avvio della liturgia eucaristica ricorda anche fra Emanuele Stablum, il medico trentino Giusto tra le nazioni di cui papa Francesco ha riconosciuto le virtù eroiche, e nella Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni si affida all’intercessione di Stablum per ottenere il “dono nuove vocazioni, compassione e solidarietà”, chiedendo anche, prima del Padre Nostro, di pregare per i giovani che in Diocesi stanno compiendo discernimento vocazionale.

Nell’omelia, commentando il brano di Gesù buon pastore che si distingue dal mercenario, don Lauro sottolinea: “Dare la vita è il mestiere di Dio. Quanto è bello il volto di Dio che Gesù pastore ci ha rivelato. Egli dà la sua vita anche a coloro che gliela tolgono. Tutto quanto è donato diventa un patrimonio che nessuno può rubare. Siamo fondati sui martiri, su chi ha scelto di dare la vita e quella vita donata non è andata dispersa ma è diventato il fondamento su cui ha avuto sviluppo la nostra storia di fede”.

“La bellezza di cui parla Gesù – argomenta l’Arcivescovo –  è quella di relazioni dove la terribile frase ‘tu sei mio’ viene sostituita con ‘io vivo per te‘: questa è la bellezza, questo è l’amore“.

Legando la riflessione alla Giornata di preghiera per le vocazioni, don Lauro fa notare che “la crisi attuale è una crisi di frequentazione della bellezza di Gesù di Nazareth. Chiediamo alle nostre comunità di frequentare la bellezza di Gesù per preparare il terreno per nuove vocazioni”. Da qui il forte appello a ritrovare la preghiera. “Questa è la vera emergenza: nella Chiesa si prega pochissimo!”. E rilancia infine le parole di Francesco: “Tutto nella Chiesa nasce dalla preghiera. Senza preghiera non sono cambiamenti di Chiesa, sono cambiamenti di gruppo”. “Se cessa la preghiera, per un po’ sembra che tutto possa andare avanti come sempre, per inerzia, ma dopo poco tempo la Chiesa si accorge di essere diventata come un involucro vuoto, di aver smarrito l’asse portante, di non possedere più la sorgente del calore e dell’amore”. 

Al termine della celebrazione monsignor Tisi ha annunciato che con questa domenica 25 aprile terminano le sue celebrazioni domenicali in cattedrale, potendo ora riprendere l’attività sul territorio, anche con molte celebrazioni di cresime finora rinviate. “Mi avete aiutato a pregare e a celebrare e mi mancherete” confida don Lauro ai fedeli in Duomo, scongiurando peraltro un nuovo peggioramento della situazione pandemica.

 

Il solandro Emanuele Stablum verso la beatificazione. Papa Francesco ne riconosce le virtù eroiche

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Una bella notizia per la Chiesa trentina.
Nella mattinata di oggi, sabato 24 aprile 2021, ricevendo in Udienza il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato  la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti le virtù eroiche del Servo di Dio Emanuele Stablum.

Un passo fondamentale sulla strada verso la beatificazione del religioso e medico trentino nato il 10 giugno 1895 a Terzolas, e morto il 16 marzo 1950 a Roma, dove, durante i dieci mesi di occupazione nazista aprì le porte dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata a numerosi ricercati e perseguitati dai tedeschi, salvando la vita ad un centinaio di rifugiati, tra cui 52 ebrei. Per questo atto eroico, il 20 novembre 2001 gli venne conferita alla memoria l’onorificenza di “Giusto tra le nazioni”.

Queste le motivazioni contenute nei Decreti:

Il Servo di Dio esercitò in grado eroico la virtù della fede, vivendo da contemplativo il proprio apostolato di religioso e di medico. Fu un uomo diprofonda preghiera, abitualmente orientato a rapportarsi alle persone e alle situazioni con spirito di fede, proteso a realizzare la volontà di Dio in ogni circostanza. Univa in modo armonico fede e professionalità, impegno nella vita religiosa e nel servizio medico, edificando i confratelli, i colleghi e gli ammalati.

La fede del Servo di Dio fu sostenuta da una eroica speranza che gli permise di affrontare grandi rischi per salvare la vita di rifugiati e perseguitati durante la Seconda Guerra Mondiale. Egli mantenne questo suo atteggiamento di pieno abbandono nelle mani del Signore fino alla fine della vita.

Il Servo di Dio praticò in grado eroico la virtù  della carità, verso Dio e verso il prossimo, in particolare i sofferenti e i poveri. Visse l’apostolato ospedalierocome una vera missione, con l’anelito a portare Gesù agli altri, soprattutto a coloro che si sono uniti a lui nel dolore della Passione. Esercitò la carità verso il prossimo anche in circostanze molto difficili, aiutando i perseguitati politici e gli ebrei negli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Come dichiarò il Cardinale Fiorenzo Angelini, il Servo di Dio “incarna perfettamente il ruolo del buon samaritano”.

A Passi di Vangelo la strada per ‘Ri-partire’: “Gesù non è un fantasma, ma un uomo in cui abita la pienezza di Dio”

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La testimonianza di Roberta, moglie e mamma che ha condiviso la bellezza di ri-partire ogni giorno scegliendo la vita. Il brano al capitolo 14 del Vangelo secondo Matteo  (versetti 22-33) che mostra i discepoli sulla barca, Gesù in lontananza e Pietro che, per raggiungerlo, cammina sulle acque. La riflessione del vescovo Lauro (SCARICA TESTO), insieme alla preghiera silenziosa di tanti giovani (molti di loro collegati via web). Nella serata di giovedì 22 aprile alle 20, nella basilica S. Maria Maggiore a Trento e in diretta streaming video (sotto il link) si è cercato di “Ri-partire” come recitava il titolo del quinto incontro di Passi di Vangelo, l’iniziativa diocesana che vede protagonisti i giovani, impegnati a riflettere sulla loro vita, filtrata dal testo evangelico commentato dall’Arcivescovo: “Non mi stancherò di dirlo: noi crediamo ad una Persona, non a delle idee. Gesù non è un fantasma, è un uomo in cui abita la pienezza di Dio”.