Author: Piergiorgio Franceschini

“La tomba di Lazzaro è entrata nelle nostre case”. Messa dell’arcivescovo Lauro e collegamento con Pat: “Chiusura chiese gesto d’amore”

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In mattinata la Messa in cattedrale, nel primo pomeriggio la meditazione sul Vangelo in un’inedita versione web di Sulla Tua Parola, quindi l’intervento alla conferenza stampa della Provincia Autonoma per il punto sull’emergenza Coronavirus: ampia eco alle parole dell’arcivescovo Lauro Tisi, domenica 29 marzo, quinta di Quaresima.

Al centro della liturgia mattutina, il Vangelo della risurrezione di Lazzaro. “Passano i giorni – sottolinea don Lauro – e sempre più famiglie, all’interno della propria cerchia parentale piangono qualcuno colpito dalla malattia e dalla morte. Cresce la preoccupazione per il lavoro, per l’organizzazione della vita domestica: dai bambini agli anziani, nelle forme più diverse, tutti stanno soffrendo, con l’aggravante di doversi tenere a distanza. In una parola, la tomba di Lazzaro è entrata nelle nostre case.”

Incredibilmente – nota però don Lauro – , queste tragiche ore ci mostrano che Dio è più presente di quanto pensiamo. Tutti, pur in modalità diverse, lo stanno evocando”. “Sulla nostra strada – aggiunge l’Arcivescovo – incontriamo un Dio che si abbandona alle lacrime, un Dio che conosce il turbamento, ha voglia e bisogno di amicizia. Ecco allora manifestarsi davanti a noi un Dio che è Amore.”

SCARICA  testo omelia 

FOTO PEDROTTI

Nel pomeriggio di domenica 29 marzo, in streaming sui portali web diocesani, don Lauro ha offerto la sua meditazione nell’appuntamento “Sulla Tua Parola”, incontro diocesano sul Vangelo, rivolto in particolare agli adulti.

Nel tardo pomeriggio infine l’Arcivescovo ha preso parte, in video-collegamento dal suo studio, all’aggiornamento quotidiano da parte della Provincia Autonoma di Trento sulla situazione legata all’emergenza Coronavirus.

“A partire dalla Caritas, il comparto al momento più attivo – ha detto l’arcivescovo di Trento – siamo contenti in primo luogo di non avere chiuso i servizi che si rivolgono ai poveri. Abbiamo invece come noto deciso di chiudere le chiese perché riteniamo che in questo momento l’imperativo evangelico sia per il cristiano manifestare anche con questa rinuncia l’amore per gli altri. La storia dei cristiani è anche storia di sofferenza, e la sofferenza oggi segna pesantemente la nostra comunità. In prima linea oggi ci sono gli operatori sanitari, e assieme a loro anche molti altri. L’impegno che sta emergendo in questi giorni è straordinario, ma non nasce ora, viene da lontano. L’ho visto spesso all’opera negli ospedali e nelle RSA. Abbiamo un Trentino sano, vero, bello. Non solo coloro che si impegnano direttamente per fronteggiare il contagio, e che sono naturalmente i più esposti, ma tutti quelli che testimoniano il loro amore per l’altro anche solo restano a casa.”

“Noi – ha detto ancora don Lauro nella conferenza stampa – cerchiamo di mantenere il più possibile i contatti con le persone, con gli strumenti che possiamo adoperare in questo momento, sostenendo la speranza e aiutando a trovare una luce. Cristo vive nei nostri malati. Ci fa soffrire il pensiero che tante persone muoiono sole, ma sappiamo che i sanitari si stanno impegnando anche su questo versante.

Per quanto riguarda i sacramenti – ha proseguito l’arcivescovo di Trento, stimolato dalle domande del capufficio stampa della Provincia Giampaolo Pedrotti – non potendo celebrare l’Eucarestia stiamo insistendo molto sulla preghiera nelle case e sulla parola di Dio, che è importante come l’Eucarestia, perché  porta conforto a tutti. Il Papa lo ha detto chiaramente: dobbiamo trovare la via del noi. E credo che lo stiamo già facendo, così come credo che abbiamo capito che non possiamo vivere da soli. Dico anche che per fortuna ci sono i social, nei confronti dei quali a volte sono stato molto critico, perché oggi ci consentono di comunicare. Una cosa straordinaria che stiamo scoprendo è che per stare con gli altri, in questo momento, dobbiamo rimanere a distanza. E’ un fatto assolutamente nuovo. Credere o no credere non fa la differenza. Siamo tutti accomunati dal dolore e dalla sorpresa. Ma il terreno sul quale possiamo convergere è quello del volere bene. E questo vale per tutti, credenti e non”.

PER RIVEDERE INTERVENTO INTEGRALE PAGINA FACEBOOK PAT

Monsignor Tisi nel video collegamento di domenica 29 marzo all’interno del quotidiano aggiornamento della Provincia Autonoma sull’emergenza Coronavirus

Il Papa prega per la fine della pandemia: Dio, non lasciarci in balia della tempesta

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Papa Francesco da solo in piazza San Pietro. In tempo di pandemia, una preghiera che resterà nella storia. Commenta il brano evangelico dei discepoli sulla barca in tempesta con Gesù.  “Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti.”
“Siamo avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre siamo in un mare agitato, ti imploriamo: ‘Svegliati Signore!’.”

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Coronavirus, dalla Diocesi di Trento 5 alloggi per l’accoglienza di personale sanitario. Senza sosta le attività di Caritas e Fondazione Comunità Solidale

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Rispondendo ad un bisogno dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, la Diocesi di Trento ha messo a disposizione alcuni alloggi per l’accoglienza di personale sanitario coinvolto nell’emergenza legata al COVID 19 e che si trova nell’impossibilità momentanea di rientrare nella propria abitazione (per rischio di contagio o accertamenti in corso).

Gli alloggi individuati sono cinque:

  • a Rovereto la canonica di S. Croce (in collaborazione con l’Associazione “solidale 365 onlus” – foto) e la canonica S. Maria (ex locali Murialdo);
  • ad Arco l’alloggio presso Villa Teresita (ospitava una famiglia siriana trasferita in altra situazione autonoma);
  • la canonica di Rallo in Val di Non;
  • la canonica di Zambana;

Si tratta, complessivamente di una ventina di posti letto.

In accordo con l’Azienda Sanitaria, sono stati inoltre forniti 70 Kit per l’igiene personale + alcuni pigiami/vestaglie e biancheria intima a degenti in difficoltà o soli, ricoverati a Rovereto.

La Diocesi ricorda inoltre che – grazie all’attività di Caritas e Fondazione Comunità Solidale – restano aperte h24 le strutture di accoglienza per persone senza dimora:

–      Casa di Accoglienza “Bonomelli” – Trento, per 55 ospiti

–      Casa di Accoglienza invernale “S. Maria” – Trento, per 24 ospiti

–      Casa “Orlando” e Casa “Giuseppe” – Trento, per 26 ospiti

–      Casa di Accoglienza “Il Portico” – Rovereto, per 38 posti

Sono stati individuati, inoltre, due spazi di pronta accoglienza per quarantena in caso di positività al virus: nella sede del B&B in via Cervara per gli ospiti della Casa Il Sentiero e per Casa Santa Maria; in Casa San Carlo a San Nicolò per gli ospiti della Bonomelli.

Tutte le strutture sono gestite dagli operatori con nuove turnazioni interne, attivando solo un contratto con un fornitore per la consegna dei pasti, non essendoci più i volontari.

Rimane attivo anche il servizio di Unità di Strada a Trento (opera nella tarda serata sul territorio cittadino, per intercettare eventuali persone che dormono all’addiaccio).

Sono aperti i Centri di Ascolto Caritas di Trento e di Rovereto, su appuntamento.

L’attività maggiore, oltre alla disponibilità di un contatto telefonico per ascolto e conforto, in questo momento è legata all’ingente richiesta di pacchi viveri, in accordo con i Servizi Sociali dei comuni.

Coronavirus, vescovo Lauro in cattedrale: “La Pasqua si avvera nelle corsie dei nostri ospedali”

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L’affidamento a Maria di tutte le vittime dell’epidemia, degli ammalati e dei loro familiari ha aperto nel pomeriggio di oggi, quarto venerdì di quaresima, la meditazione sulla Passione di Gesù da parte dell’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, in cattedrale, poco prima della benedizione “urbi et orbi” di Francesco (ore 18).

Le parole di Gesù nell’Ultima Cena – “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi” – sono lo spunto per la preghiera accorata di monsignor Tisi: “Abbiamo la sensazione, Signore, che Tu, quest’anno, non voglia fare Pasqua con noi. Chiusi nelle nostre case, impossibilitati a convocarci per celebrare e pregare insieme, orfani di tutto – senza riti, senza incontri, senza la possibilità e la voglia di far festa – non avvertiamo la tua presenza. Donaci – prega l’Arcivescovo – il tuo Santo Spirito, perché possiamo accorgerci che la tua Pasqua si avvera nelle corsie dei nostri ospedali, tra coloro che mantengono attivi i servizi essenziali, nella fedeltà al quotidiano dentro le nostre case. Questa è la tua Pasqua: chi vuol essere il più grande sia il servo di tutti.

“La calamità che ci ha colpito – aggiunge Tisi – sta facendo vacillare tante nostre certezze di fede. Molte volte, cominciando da noi, uomini di Chiesa, ci siamo mossi con baldanza, senza dubbi né domande. Su tutto e tutti abbiamo spesso calato una parola ultima e definitiva. Quanto eravamo distanti da Te che, a differenza nostra, non hai avuto paura a lasciarti sfidare dalla vita e dalle sue domande e ad andare fino in fondo. Sostieni con la tua preghiera il nostro accorato grido che sembra non trovare risposta”.

E conclude: “Fa’ che ci accorgiamo che Tu non sei semplicemente un ricordo sbiadito, ma sei il Vivente che vince la morte, l’Amore che dà la vita. Grazie per i tanti martiri che lo attestano con il dono della loro vita. Fra loro annoveriamo anche tutti gli operatori sanitari caduti in questi drammatici giorni. Sono la prova che Tu sei risorto dalla morte e vivi con noi”.

QUI VIDEO MEDITAZIONE 

QUI TESTO INTEGRALE MEDITAZIONE

Addio a 98 anni a don Gino Serafini

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Nuovo lutto nel clero trentino. È morto sabato 28 marzo don Gino Serafini. Aveva 98 anni.
Nato a Bleggio Superiore; ordinato presbitero nei salesiani ad Abano Terme (PD) nel 1950; ha svolto il suo ministero in Abruzzo; incardinato nel 1984; parroco di Stenico e Villa Banale (1984-2010); collaboratore pastorale (2010-2017); ospite alla casa di Riposo di S.Croce del Bleggio dal 2017 dove, colpito da Coronavirus, è spirato.

Emergenza Coronavirus, vescovi Triveneto: “Solidali alle sofferenze, accompagnare vita di fede”

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Riunione inedita per i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto – tra loro l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi – che si sono “incontrati” ed hanno dialogato nella mattinata di martedì 24 marzo con la modalità della videoconferenza, ognuno di loro collegato dalle rispettive sedi e case (foto).

I Vescovi – confermando quanto già scritto nel messaggio inviato lo scorso 6 marzo – insieme ai sacerdoti e alle rispettive Diocesi rimangono vicini e profondamente solidali alle sofferenze, alle fatiche e alle molteplici difficoltà che stanno vivendo tante persone e famiglie del Nordest in questo lungo momento di travaglio comunitario, dai gravi riflessi anche di carattere economico e sociale.

Vista l’attuale situazione, i Vescovi hanno convenuto sulla necessaria opportunità di continuare ad accompagnare e favorire – con tutti gli strumenti oggi disponibili – la preghiera e la vita di fede delle persone e delle famiglie.

I Vescovi si sono confrontati, in modo particolare, sulle disposizioni comunicate dalla Penitenzieria Apostolica circa l’esercizio del sacramento della confessione e la concessione di speciali indulgenze ai fedeli nell’attuale situazione di pandemia da coronavirus. E si sono scambiati impressioni e valutazioni sull’auspicata organizzazione comune delle celebrazioni della Settimana Santa, del Triduo Pasquale e della Pasqua in queste condizioni di emergenza, in attesa anche di ricevere e fornire possibili indicazioni unitarie nei prossimi giorni. Fondamentale – è stato ribadito – rimane il riferimento nella comunione al Santo Padre e il legame di sintonia e reciproco richiamo che sussiste sempre tra la Chiesa universale e le Chiese particolari.

I Vescovi hanno voluto, quindi, esprimere rinnovata gratitudine e riconoscenza per quanti si spendono con generosità e totale dedizione nei diversi ambiti civili ed ecclesiali per fronteggiare l’attuale emergenza (medici, infermieri e personale socio-sanitario, politici ed amministratori, forze dell’ordine e protezione civile, addetti ai servizi essenziali, operatori e volontari che stanno garantendo i servizi di carità ed assistenza delle Caritas diocesane e di altre realtà affini verso i più poveri e fragili ecc.).

Nel costante ricordo e conforto della preghiera i Vescovi manifestano solidarietà alle comunità e alle Chiese del resto d’Italia, d’Europa e del mondo più colpite e afflitte dalla pandemia in atto, con una supplica speciale per le tante persone decedute – spesso in condizioni molto “anonime” e solitarie – e per i loro familiari.

Un sentito pensiero di amicizia e vicinanza – espresso anche attraverso un messaggio che verrà trasmesso all’Arcivescovo metropolita di Zagabria – è stato poi rivolto alle Chiese sorelle della Croazia visitate un anno fa dai Vescovi del Nordest italiano e toccate nei giorni scorsi da un forte terremoto.

Il patriarca Moraglia guida la riunione dei vescovi del Triveneto in videoconferenza (Ufficio stampa Cet)

In Diocesi la giornata dei missionari martiri. Meditazione vescovo Lauro e Benedizione di Francesco. – VIDEO DEI GIOVANI –

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Oggi venerdì 27 marzo è la data scelta dalla Chiesa di Trento per dare risalto alla Giornata di preghiera per i Missionari Martiri in calendario ufficiale il 24 marzo. La scelta è stata  motivata dalla particolare situazione di emergenza e dalle molte occasioni di preghiera ad essa legate.

La giornata di quest’anno prende il titolo “Innamorati e vivi”.  La pagina dedicata di missio raccoglie svariati contenuti per la riflessione personale e per l’animazione di questo tempo.

Tra le proposte per vivere la Giornata venerdì 27 marzo:

–       Ore 15.00: meditazione sulla Passione di Cristo, guidata in cattedrale a porte chiuse dall’Arcivescovo Lauro con diretta su Telepace Trento (canale 601), sul sito della Diocesi e di Vita Trentina

–       Ore 18.00: preghiera da Piazza San Pietro, guidata da papa Francesco (diretta su TV2000 e sul sito della diocesi)

–       Su questo portale sono a disposizione alcune provocazioni:

 

PERCHE’ IL 24 MARZO 

Il 24 marzo 1980 veniva assassinato mons. Oscar Romero, Arcivescovo di San Salvador (El Salvador). Aveva già ricevuto minacce a causa delle sue posizioni in difesa dei diritti del popolo savadoregno e dei poveri. Nonostante fosse consapevole dei pericoli non cessò di essere uomo di speranza e di fiducia. La sua morte, avvenuta nel culmine della celebrazione eucaristica, suscitò una forte impressione. Quel giorno è rimasto nel cuore di tutti coloro che credono che un mondo i pace e giustizia sia possibile. La data del 24 marzo è diventala la più significativa per estendere a livello universale la memoria di tutti i missionari uccisi.

Il 30 dicembre 2019 l’Agenzia Fides ha pubblicato un articolo di resoconto dei missionari martiri nel mondo nel 2019 integrato con un video e un dossier.

Coronavirus, la testimonianza di don Piero Rattin: “Dall’altra parte della barricata, qui nel reparto infettivi”

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“Anche solo poche settimane fa ero lontano dall’immaginare che la mia Quaresima, in termini di Quarantena, avrebbe voluto dire “incontro ravvicinato con il coronavirus”. E invece sì, ne ho subito il contagio, e ora vi devo scrivere da un ospedale (reparto infettivi, per l’esattezza).

E’ l’inizio della toccante testimonianza di don Piero Rattin pubblicata sull’ultimo numero di Vita Trentina e subito sotto riportata.

Dal suo letto di ospedale don Piero suggerisce anche un’antica forma di preghiera in occasione delle calamità, i sette salmi penitenziali, che lo stesso biblista trentino accompagna con una invocazione finale. SCARICA I TESTI DEI SALMI 

DI SEGUITO L’EDITORIALE SUL SETTIMANALE DIOCESANO:

di Piero Rattin

Chiedo scusa ai lettori di Vita Trentina se il tono di questo editoriale zoppica un po’ troppo sul terreno dell’esperienza personale. D’altra parte anche solo poche settimane fa ero lontano dall’immaginare che la mia Quaresima, in termini di Quarantena, avrebbe voluto dire “incontro ravvicinato con il coronavirus”. E invece sì, ne ho subito il contagio, e ora vi devo scrivere da un ospedale (reparto infettivi, per l’esattezza).

È come guardare le cose, e valutarle, stando dall’altra parte della barricata: confesso che è ben diverso. Come sono diversi gli ambiti che si vedono o le sensazioni che si provano. Non auguro a nessuno un’esperienza così, ma devo dire che, nonostante la fatica della sopportazione e la titubanza dell’incerto, essa non mi ha lasciato senza emozioni.

Mi riferisco, ad esempio, all’indefesso lavoro del personale sanitario. Sì, se ne parla ovunque con toni da encomio, che sono sinceri e credibili senza dubbio, ma anche un po’ generici. Valutare da qui è diverso. Ignoravo fino a che punto giungesse la dedizione del personale: operoso senza sosta, pur se oberato dalle esigenze di un’emergenza eccezionale, agisce nella lucida consapevolezza del limite da cui non si lascia deprimere, ma a cui cerca di compensare con gesti di servizio di squisita attenzione…

Ne sono certo e lo dico con assoluta franchezza: anche le forme patologiche più disperate, per gravità e per la costretta lacerante assenza all’ultimo capolinea di persone care, hanno avuto ed hanno calorosa e profonda vicinanza umana.

Ammiro questo personale, paziente, delicato, sempre incoraggiante. Lo ammiro pure per la costanza con cui ripete innumerevoli volte, prima e al termine d’ogni intervento di servizio, i gesti sempre uguali d’una meticolosa liturgia di tutela: di sè e di noi degenti. Nessuno dica: “È il loro mestiere, sono pagati apposta…”. Questi tempi di emergenza non preventivati hanno fatto emergere non pochi atteggiamenti contrastanti; ma tra tutti, i sintomi chiari e indubitabili di un’umanità che è comunque viva e capace d’esprimersi con solidale creatività. Mi chiedo solo: era necessario questo flagello per farcene accorgere?

Da degente condivido, con chi crede e con chi non crede, lo sgomento di sentirmi giocato da una potenza avversa e incontrollabile, la sensazione di una foglia secca alla mercé d’una tormenta che nessuno sa quando finirà. Sì, esperienze in tal senso si fanno anche in tempi normali, ma ora è diverso: ora è all’interno della convivenza civile che se ne percepisce la drammatica eventualità. E in termini di realismo tutt’altro che ipotetico. Questa sensazione di invincibile abbandono accomuna molti individui in questi giorni e io, credente, non trovo affatto strano doverla sperimentare con chi non ha la mia stessa fede: dopo tanti “distinguo” in tempi non sospetti, è ora di riconoscere che una stessa percezione del limite è credenziale irrinunciabile se intendiamo considerarci ancora, e a prescindere da ogni altra aggiunta, “umani”.

Certo, a me credente, suona scandaloso che il Dio che invoco a Liberatore (non solo per me) sia a tal punto renitente e poco propenso all’ascolto, da farmi ritenere più che legittime certe antiche conclusioni memorizzate nella Bibbia: “Ti sei avvolto in una nube, o Dio, perché la nostra supplica non giungesse fino a te”. “Perché fai il sordo alle nostre invocazioni?”. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ciononostante, mi lascia perplesso il fatto che tali conclusioni siano passate con tutta l’autorevolezza di lui, il protagonista.

Credente mi ritengo tuttavia, non solo persona religiosa; mi permetto quindi d’interloquire contestando, perché mi sento espressione di una Chiesa non specialista in risposte, non esperta nello strappare a Dio favori per via di scorciatoie, ma sgomenta essa stessa nel constatare che le vie di lui non sono le stesse di lei, né i pensieri, i progetti e le attese coincidono…

È povera la fede. Questa catastrofica epidemia dovrebbe portare me, credente di Chiesa, a una più lucida coscienza di quanto è giustamente povera la fede. Per natura sua. Non è lasciapassare o salvacondotto per ottenere con facilità l’impossibile. E proprio perché povera sa essere audace, potente oltre ogni limite. “Padre, rimettermi alle tue mani – nonostante nulla sia chiaro – è infinitamente meglio che contare sulle mie… Ciò che tu hai in serbo è ben più prezioso di quanto io osi comunque domandarti con tenace e caparbia insistenza: per tutti e per me”.

Ma c’è un’ultima provocazione che sta scuotendo la mia povera fede. Si sta avvicinando la Pasqua: perché mai saremo costretti a celebrarla in modalità così anomale? Forse che anche Dio era saturo di cerimonie sempre eguali? Non può essere. Vero è piuttosto che Pasqua non ha mai né sminuito nè eclissato lo spirito, l’anima che l’ha creata: “Passaggio di Dio”, evento di liberazione, a condizione che gli uomini lo sappiano riconoscere, cogliere, e lasciarsene coinvolgere.

Pertanto prevedo che la domanda che farà da antifona alla mia povera preghiera nei prossimi giorni sarà questa: Dove passerai quest’anno, Signore? E come? Ebbene, non mi rifiutare ciò che ti chiedo, non me lo negare: coinvolgi anche me, anzi, noi tutti, nel tuo passaggio! E fa’ che sia davvero di liberazione! 

 

 

Il Padre Nostro in tutto il mondo uniti con Francesco: misericordia per l’umanità provata dalla pandemia

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A mezzogiorno di oggi, mercoledì 25 marzo, i cristiani del mondo si sono uniti a Francesco per recitare insieme la preghiera del Padre Nostro che accomuna ogni confessione cristiana. La recita è avvenuta anche simbolicamente in latino. Francesco – dalla Biblioteca Apostolica in Vaticano – ha pregato per i malati, le loro famiglie, gli operatori sanitari e le forze dell’ordine. Anche tutta la Diocesi di Trento si è unita alla preghiera universale. Ecco le parole del Papa:
“Cari fratelli e sorelle oggi ci siamo dati appuntamento, tutti i cristiani del mondo, per pregare insieme il Padre Nostro, la preghiera che Gesù ci ha insegnato. Come figli fiduciosi ci rivolgiamo al Padre. Lo facciamo tutti i giorni, più volte al giorno; ma in questo momento vogliamo implorare misericordia per l’umanità duramente provata dalla pandemia di coronavirus. E lo facciamo insieme, cristiani di ogni Chiesa e Comunità, da ogni età, lingua e nazione.
Preghiamo per i malati e le loro famiglie; per gli operatori sanitari e quanti li aiutano; per le autorità, le forze dell’ordine e i volontari; per i ministri delle nostre comunità. Oggi molti di noi celebrano l’Incarnazione del Verbo nel seno della Vergine Maria, quando nel suo “Eccomi”, umile e totale, si rispecchiò l’“Eccomi” del Figlio di Dio. Anche noi ci affidiamo con piena fiducia alle mani di Dio e con un cuore solo e un’anima sola preghiamo.

 

QUI VIDEO DA VATICAN NEWS

https://youtu.be/kP2tL-nyyZ4

“Restare a casa è un atto d’amore!” L’appello del vescovo Lauro in cattedrale. “Abbiamo bisogno di un Dio pronto ad accogliere affanno e lacrime“

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(Domenica 22 marzo) ”Restare a casa è un atto d’amore, non l’obbedienza  a un decreto. Facciamolo per evitare il contagio e soccorrere i nostri fratelli in trincea per il bene di tutti!”. È l’appello accorato con cui l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha concluso questa mattina, nella quarta domenica di Quaresima,  la Messa nella cattedrale a porte chiuse (in diretta TV e streaming su questo portale e VT). La celebrazione si era aperta con il ricordo di tutte le vittime dell’epidemia – in particolare i due frati cappuccini Gianpietro Vignandel e Bernardo Maines, deceduti ieri – e con il riconoscimento  che i “volti rigati dal dolore custodiscono uno scrigno prezioso di umanità e di bontà che vanno a contrastare la morte e la disperazione”.  

Nell’omelia l’Arcivescovo ammette: “L’ora che stiamo attraversando è segnata dal completo  annebbiamento della vista; sotto il peso degli avvenimenti di questi giorni, ansiosamente mendichiamo il senso del dramma che ci avvolge”. Il riferimento è al mendicante protagonista del Vangelo di oggi, cieco dalla nascita, guarito da Gesù.  “Vi invito – sottolinea don Lauro –  a soffermarvi, ancora una volta, sul Viandante di Nazareth: pur non richiesto, egli impasta del fango con polvere e saliva, lo stende sugli occhi del cieco e gli restituisce la possibilità di vedere. Fango e saliva ci raccontano Dio che si ‘sporca le mani’  con l’uomo e un uomo che, a sua volta, ha la possibilità di ‘toccare’ Dio”.

Monsignor Tisi contrappone il “Dio dei farisei” che definisce “imbarazzante” perché “schiavo di osservanze e dettagli” al “Figlio dell’uomo, bellissimo nome con cui Gesù si presenta” e che “conosce le lacrime, la paura e l’angoscia, frequenta le stanze del dolore e della sofferenza, si ferma per sollevare e guarire”. “In questa nostra dolorosa notte, abbiamo bisogno di questo Dio – riconosce l’Arcivescovo –  pronto ad accogliere affanno e lacrime. Un Dio dalla nostra parte, Lui, uomo dei dolori che ben conosce il patire”.

Don Lauro non dimentica che nel dramma di questi giorni “stanno avvenendo autentici miracoli di vicinanza, di solidarietà, di prossimità e accoglienza che ci permettono di guardare con speranza al domani”. E conclude: “Non impediamo a questi segni di speranza di sorprenderci”.

QUI TESTO INTEGRALE OMELIA

RIVEDI LA DIRETTA STREAMING 

FOTO GIANNI ZOTTA