Author: Piergiorgio Franceschini

Papa alla Cei: sinodalità, processo matrimoniale, rapporto tra vescovi e sacerdoti. Bassetti: terzo settore, terremoto, Europa

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“Sinodalità e collegialità; riforma del processo matrimoniale; rapporto tra vescovi e sacerdoti”. Si è articolato intorno a questi tre temi il discorso rivolto dal Papa ai vescovi italiani, in apertura dell’Assemblea generale della CEI, con tutti i vescovi italiani, compreso l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, in corso in Vaticano fino al 23 maggio.

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Nella mattinata di martedì 21 l’introduzione del Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Bassetti ha sollevato in particolare tre temi, sui quali i vescovi richiamano l’attenzione: la riforma del Terzo settore; la ricostruzione dopo il terremoto e il futuro dell’Unione Europea insidiato da sovranismi e populismi. ECCO TESTO INTEGRALE  

 

“La missione continua. Da discepoli non abbiamo scampo: amatevi gli uni gli altri”. A Rovereto vescovo Lauro conclude Missione al popolo

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“La Missione, non si chiude, continua: Da questo sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri (Gv 13, 35)”. Nel palazzetto dello sport di Rovereto, davanti a circa mille persone, l’Arcivescovo Lauro invita a rileggere i frutti della Missione al Popolo “lanciata” il 27 aprile scorso, puntando lo sguardo oltre l’evento che ha coinvolto sei parrocchie roveretane, “visitate” da un centinaio di missionarie e missionari  (in particolare religiose e religiosi, ospitati in gran parte nelle famiglie). A tutti coloro che sono stati coinvolti il vescovo esprime un grande grazie e poi sottolinea:  “Alcuni chiamano amore i gesti di solidarietà verso persone in difficoltà, altri parlano dell’amore come condivisione o partecipazione ai problemi degli altri”. Tuttavia, l’Amore di Gesù va oltre. “Amare – sottolinea il vescovo – è commuoversi per l’esistenza dell’altro. E’ scoprire che l’altro ci dà il gusto di vivere, di sognare, l’altro non è semplicemente il destinatario del mio amore, è l’incanto che mi fa esistere”. Don Lauro invita ad evitare la contrapposizione tra fede e vita, in nome di una presunta concretezza che sarebbe il segno distintivo della vita, mentre la fede porterebbe sul terreno dell’evasione dal reale, per aderire ad astratte teorie. Niente di più falso. I discepoli di Gesù di Nazareth non hanno scampo “Amatevi gli uni gli altri”. Il nostro Dio è tutta concretezza: ha i calli sulle mani, lava piedi, asciuga lacrime, spezza il pane. I giorni della Missione – conclude – sono stati accompagnati dalla preghiera delle nostre sorelle clarisse; provocazione profetica a regalarci il silenzio orante per prendere in mano la Parola e conoscere l’entusiasmante Bellezza del nostro Dio”. (Qui scarica testo integrale omelia Conclusione della missione al popolo Rovereto)

 

Questa la preghiera d ringraziamento da parte delle comunità coinvolte nella Missione al Popolo:

Vogliamo ringraziare il Signore per aver suscitato in alcuni fratelli il desiderio di celebrare ancora, insieme, una missione al popolo nella nostra terra, dopo cinquant’anni.
Ringraziamo il nostro vescovo, Don Lauro, per averci accordato questa possibilità.
Ringraziamo don Sergio, per aver accolto con coraggio e disponibilità questa nuova avventura.

Ringraziamo don Daniel, i parroci, i sacerdoti e le religiose delle parrocchie coinvolte, per aver scommesso su questa proposta.
Ringraziamo la Comunità della Vallagarina e il Comune di Rovereto con le sue autorità, per aver sostenuto concretamente l’evento.
Ringraziamo tutte le persone che si sono lasciate coinvolgere a vario titolo, donando il proprio tempo e le proprie competenze all’interno della presidenza decanale, delle commissioni cittadine, delle commissioni parrocchiali e delle scuole. Ringraziamo tutti i volontari: chi si è occupato dell’ordine, della nostra salute e sicurezza, degli impianti, degli arredi, della grafica, della diffusione dell’evento attraverso i media e via social, della musica, del canto, del cibo e delle pulizie.
Ringraziamo tutte le famiglie, che hanno aperto le porte delle loro case.
Ringraziamo tutti i malati e gli anziani, che hanno offerto le loro sofferenze per la riuscita di questo progetto.

Ringraziamo tutti i benefattori, che silenziosamente hanno contribuito alla realizzazione concreta dell’opera, rendendola possibile.
Ringraziamo tutte le persone che hanno detto sì: grazie, in particolare, al Signore per il sì dei bambini, degli adolescenti e dei giovani che abbiamo visto lasciarsi interrogare e stupire sulle strade, nelle aule, negli oratori e nelle nostre case.
Infine vogliamo ringraziare tutti voi missionari – frati, suore e laici – quelli qui tra noi e quelli che sono già tornati alle loro case. Ringraziamo il Signore che vi ha chiamati in mezzo a noi e chi si è privato di voi in questo tempo scegliendo di condividere con noi la ricchezza che siete.
Vi ringraziamo per esserci stati accanto in modo semplice e autentico, per aver risvegliato in noi il desiderio più profondo, per averci ricordato che Dio è bellezza e che noi siamo belli perché siamo amati. 

Vi chiediamo ora di ricordarci e accompagnarci in questa nuova fase della missione, perché la missione – come ci avete insegnato – non finisce qui.
Vi aspettiamo ancora, per gioire insieme dei frutti che il Signore vorrà donarci e per mostrarvi che Rovereto è ancora più bella … quando c’è il Sole.

Lavis, i padri canossiani lasciano l’oratorio. Il dispiacere e il grazie della comunità. Ora tocca a volontari e collaboratori

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La notizia ha fatto scendere un velo di tristezza sull’intera comunità: dopo cinquant’anni di fertile animazione, i padri canossiani lasciano l’oratorio di Lavis. All’origine della sofferta decisione, la riorganizzazione della presenza canossiana sul territorio, alla luce della scarsità di vocazioni. La notizia, anticipata al consiglio pastorale e ripresa anche dai media locali, è stata annunciata a tutta la comunità dal parroco don Vittorio Zanotelli nelle s. Messe dello scorso fine settimana. Don Vittorio ha letto il seguente testo:

Con vivo rincrescimento informo la comunità parrocchiale che padre Carlo Bittante, Preposito Generale dei Padri Canossiani ha comunicato al nostro arcivescovo mons. Lauro Tisi la decisione della Congregazione di chiudere nel prossimo autunno la comunità di Lavis, non avendo forze nuove da mettere a disposizione per mancanza di vocazioni.

Fra qualche mese dunque i Padri Canossiani lasceranno definitivamente l’oratorio, nel quale tanti di essi hanno speso le loro energie per il bene dei giovani lavisani nell’arco di quasi 50 anni, dal 1971 ad oggi.

Sono consapevole che si tratta di una decisione sofferta, che i nostri Padri vivono in spirito di obbedienza al Signore, come essi hanno promesso nella professione solenne dei consigli evangelici. Chiedo a tutti di sostenerli con l’affetto e la preghiera, di essere loro fraternamente vicini.

L’arcivescovo sarà presente a Lavis domenica 29 settembre, per una celebrazione di ringraziamento al Signore per il bene operato dai Canossiani verso ragazzi e giovani, e le loro famiglie.

Fin dall’inizio, i Padri hanno attivato una vasta rete di volontari e collaboratori, sia per la manutenzione della struttura che per le attività oratoriane. Chiedo loro di continuare a dedicarsi all’oratorio e assicuro ad essi, anche a nome del Consiglio pastorale parrocchiale, la stima, la fiducia, il sostegno, l’apprezzamento e l’incoraggiamento, affinché l’oratorio possa continuare a svolgere la sua missione.

La parrocchia si trova ora davanti ad una situazione nuova, che va vissuta con spirito di fede: il Signore Risorto è sempre con noi, e lo Spirito santo, dono della sua Pasqua, ci aiuterà ad individuare i passi da compiere sulla strada verso il Regno di Dio.

Anche l’amministrazione comunale lavisana, nel dire grazie ai canossiani, intende sostenere l’oratorio e la sua ricchezza educativa, attivando tutte le possibili sinergie con la parrocchia.

 

 

Roveré della Luna, oratorio regala palizzata di recinzione

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L’oratorio di Roveré della Luna mette a disposizione gratuitamente la struttura di recinzione metallica che attualmente lo circonda. Si tratta di 30 pali dell’altezza di 6 metri e della rete (tutto in buono stato), che possono arrivare a coprire fino a 90 metri lineari. La struttura sarà smantellata entro agosto. Chiunque sia interessato può fare riferimento a don Agostino Valentini, attuale amministratore parrocchiale di Roveré della Luna e parroco di Mezzocorona: tel. 0461/603781.  

Per i 100 anni della Rurale Alto Garda, 100 mila euro agli oratori

Festeggiato l'importante anniversario con un progetto a sostegno dei giovani
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Una banca celebra i propri cent’anni di vita, destinando 100 mila euro a sostegno degli oratori. Lo fa la Cassa Rurale Alto Garda (già Rurale di Arco) all’interno dell’iniziativa CentoPuntoZero, titolo anche dell’evento che si è svolto sabato 18 maggio al Palazzo dei Congressi di Riva del Garda.  Esattamente il 18 maggio di cento anni fa, era il 1919, si riuniva il comitato promotore per la costituzione della Cassa Rurale di Prestito e di credito di Arco. A festeggiare, con amministratori, direzione e dipendenti, circa duecento ragazze, ragazzi ed educatori di 18 oratori afferenti la zona pastorale del territorio di insediamento della banca. Presenti anche i rappresentanti delle istituzioni – sindaci e assessori dei comuni del territorio di operatività della Cassa Rurale –, i parroci ed i loro collaboratori guidati dal vicario di zona don Dario Silvello.

La Cassa Rurale per questa storica ricorrenza ha promosso e finanziato un progetto il cui slogan ‘celebriamo la storia promuovendo il futuro’ rimarca il proprio investimento sul capitale umano rappresentato dai giovani. Per farlo, la Cassa Rurale ha stanziato una cifra importante, centomila euro appunto, volto a sostenere le esperienze e le iniziative educative e solidali, ma anche ludiche e aggregative degli oratori di tutte le comunità di riferimento. Nelle parole introduttive del Presidente Zampiccoli, così come in quelle dell’arcivescovo di Trento Mons. Tisi (che ha fatto pervenire un video saluto) e del vicario generale nonché presidente dell’Associazione Noi Trento don Marco Saiani, è risuonato con chiarezza un duplice sentimento: quello di riconoscenza per il ruolo educativo, sociale e civile garantito dagli oratori nelle comunità e quello di stima e incoraggiamento da parte del mondo adulto per le nuove generazioni.

L’intervento di don Marco Saiani, vicario della diocesi, alla celebrazione dei cento anni della Cassa Rurale Alto Garda

Il Papa agli operatori sanitari: Il malato non è un numero né una macchina. Presente delegazione trentina di Acos

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Papa Francesco ha ricevuto nella mattinata di venerdì 17 maggio in Sala Clementina 300 membri dell’Associazione Cattolica Operatori Sanitari (Acos). Tra loro, una trentina proveniva dalla Diocesi di Trento. “Il malato – ha detto loro Francesco – non è un numero né una macchina, mentre l’obiezione di coscienza va compiuta con rispetto e dialogo.”

Il Trentino ha avuto un ruolo importante nella nascita di Acos grazie al contributo di don Enrico Nicolini e don Giampaolo Giovanazzi, insieme a Carlo Tenni, infermiere e negli anni ’80 vicepresidente nazionale dell’Associazione. Un ruolo, quello di vicepresidente, tornato ora sulle spalle di un trentino: Mauro Conti, fisioterapista alla APSP Armani di Mori.

Sull’incontro con papa Bergoglio, leggi tutti i dettagli su VATICAN.NEWS (DA CUI è TRATTA LA FOTO)

 

Viaggio in 3D nella basilica paleocristiana di san Vigilio. Presentati nuovi supporti didattici

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In occasione della Giornata Internazionale dei Musei, il Museo Diocesano Tridentino ha presentato i nuovi supporti didattici della Basilica Paleocristiana di San Vigilio: video, postazioni multimediali e visori per la realtà virtuale immersiva arricchiscono l’esperienza del visitatore rendendola più coinvolgente, più chiara e ad alto tasso di tecnologia. Ingresso libero e gratuito.

Guarda il video di presentazione:

Sabato 18 maggio, data ufficiale della consueta Giornata Internazionale dei Musei, molte persone hanno approfittato di una visita gratuita alla Basilica Paleocristiana di San Vigilio per approfondire la conoscenza di questo edificio e sperimentare le novità tecnologiche.

La basilica paleocristiana di San Vigilio nella Trento del IV secolo grazie alla ricostruzione in 3D

Trento all’epoca di Vigilio. La basilica cimiteriale a lui dedicata sorgeva fuori dalla mure della città romana

 

Forse non tutti sanno che il Museo Diocesano Tridentino gestisce uno dei siti archeologici più importanti della città: l’antica Basilica Paleocristiana di San Vigilio, riscoperta sotto la Cattedrale di Trento solo negli anni Settanta del Novecento. L’area archeologica permette di ammirare i resti di un edificio sacro di notevoli dimensioni, eretto al di fuori della cinta urbica romana presumibilmente verso la fine del IV secolo.

Il patrimonio di storia, arte e fede custodito da questo luogo è immenso. Ed è proprio per valorizzare al meglio questo tesoro che il Museo ha studiato e realizzato un nuovo percorso di visita arricchito da video, postazioni multimediali e visori per la realtà virtuale immersiva. Sono state inoltre aperte nuove aree espositive dove poter ammirare i reperti, corredati da didascalie e pannelli in due lingue (italiano e inglese). Nel rinnovato percorso di visita le soluzioni tecnologiche permettono di far rivivere il passato e di comprendere in modo semplice e intuitivo le complesse vicende della Basilica. Non mancheranno i supporti tradizionali e una speciale brochure pensata per le famiglie: attraverso enigmi, giochi e indovinelli anche i piccoli visitatori potranno scoprire divertendosi la storia dell’area archeologica.

Nel ripensare i nuovi supporti didattici il Museo ha posto al centro del suo progetto il visitatore, al quale propone un’esperienza di visita completamente nuova rispetto a prima: più coinvolgente, più chiara e ad alto tasso di tecnologia.

 

La Basilica Paleocristiana di San Vigilio

L’antico luogo di culto deve la sua prima origine alla sepoltura dei santi Sisinio, Martirio e Alessandro, uccisi in Val di Non dai pagani il 29 maggio 397. Pochi anni dopo, accanto ai tre martiri, fu sepolto anche Vigilio, terzo vescovo e patrono di Trento, morto nel 400 o 405. L’edifico, che da principio rivestì il ruolo di basilica cimiteriale, ovvero di santuario con funzione essenzialmente commemorativa, divenne chiesa cattedrale tra il IX e il X secolo, quando nelle sue immediate vicinanze fu trasferito il palazzo vescovile. Nel corso dei secoli la chiesa subì alcune significative modifiche strutturali: nel IX secolo furono aggiunti due sacelli laterali absidati; nell’XI secolo l’aula venne divisa in tre navate e si scavò una cripta con conseguente rialzo della zona presbiterale. Gli ultimi interventi furono conclusi dal vescovo Altemanno, che il 18 novembre 1145 riconsacrò questa chiesa, destinata ad essere sostituita nel XIII secolo dall’attuale Cattedrale.

Nell’area archeologica, che è estesa e articolata, sono ancora visibili le tombe terragne del pavimento – tutte convergenti verso quella del patrono San Vigilio – la decorazione musiva posta in prossimità del recinto presbiterale, alcuni lacerti dei plutei scolpiti, le lastre tombali di coloro che qui furono sepolti. Al centro della vasta aula è posta la celebre ‘arca di San Vigilio’ (XI-XII secolo), una particolare tipologia di monumento funebre che in passato accolse le spoglie del patrono della città.

Dove

La Basilica paleocristiana si trova nel sottosuolo della Cattedrale di San Vigilio, a pochi passi dalla sede del Museo Diocesano Tridentino. Alla Basilica si accede tramite una scala posta al termine della navata laterale sinistra, in corrispondenza del presbiterio.

Orario

Dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 17.30

Si ricorda che gli orari di accesso alla Basilica potrebbero subire modifiche dovute alle esigenze liturgiche della Cattedrale.

Giorni di chiusura

ogni domenica

1 gennaio, 6 gennaio, Settimana Santa e Pasqua, 26 giugno, 15 agosto, 1 novembre, 25 dicembre

“Carcere, la parrocchia più importante della Diocesi”. Il vescovo Lauro incontra i detenuti di Spini

Su Vita Trentina la cronaca e il rapporto sull'impegno della diocesi nella Casa circondariale
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L’attenzione della Chiesa trentina al mondo del carcere ha avuto un’importante conferma nella visita compiuta nei giorni scorsi dall’arcivescovo Lauro alla casa circondariale di Spini di Gardolo. Monsignor Tisi, accompagnato dal cappellano del carcere (da poco più di di un anno) don Mauro Angeli. ha incontrato la nuova direttrice, Annarita Nuzzaci, ha visitato tutti i settori, fermandosi a parlare con i detenuti e con il personale. Don Lauro ha presieduto anche due s. Messe, rilanciando ai presenti parole di speranza alla luce del messaggio pasquale. Nell’omelia, don Lauro ha definito infatti il carcere “la parrocchia più importante della Diocesi”. “Voi – ha aggiunto –  potete essere un segno prezioso del regno di Dio, a cominciare da piccoli gesti di gentilezza che potete realizzare nel quotidiano, all’interno di questa comunità carceraria”. “Piccoli gesti – ha precisato – che possono essere il presupposto per iniziare un percorso positivo, perché il carcere posa funzionare è importante che ogni realtà collabori, riconoscimento dei ruoli, luogo un lavoro di rete essenziale per garantire una migliore vivibilità”.

“E stato un incontro molto positivo”, commenta don Mauro Angeli, cappellano in carcere da poco più di un anno (marzo 2018). ”Il fatto – prosegue – che il vescovo Lauro abbia visitato ogni sezione, parlando con tutti, detenuti e personale – polizia penitenziaria, ambito amministrativo e area “trattamentale” (che comprende l’ambito educativo, scolastico, sanitario, n.d.r.) – è stato un passaggio davvero costruttivo”. Attualmente nella Casa Circondariale sono 280 le persone detenute. La visita del vescovo in carcere è in linea con l’orientamento espresso dai vescovi del Triveneto che al tema carcere hanno dedicato la loro ultima riunione, martedì 14 maggio a Padova, incontrando i cappellani delle strutture detentive. QUI ARTICOLO  

ALLA VISITA DEL VESCOVO E ALL’ATTIVITA’ IN CARCERE DELLA DIOCESI DEDICA UNA PAGINA IL SETTIMANALE VITA TRENTINA.

Nella foto d’archivio una delle precedenti visite del vescovo Lauro al carcere di Spini

 

Carità del Papa, nel 2018 tre milioni e mezzo di euro. Ecco i numeri dell’Elemosineria Apostolica

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Tre milioni e mezzo di euro nel solo 2018 per pagare bollette, sfratti e farmaci. In silenzio, senza particolari pubblicità, come la carità deve essere fatta. Tanto è vero che la cifra è emersa solo ieri, dopo il grande clamore suscitato dal gesto di riattaccare la luce allo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Questo è uno dei filoni principali di azione dell’Elemosineria Apostolica, sotto la responsabilità del cardinale Konrad Krajevski, protagonista non solo del gesto clamoroso di ripristinare la corrente elettrica in un palazzo occupato di Roma, ma impegnato ogni giorno a tradurre le indicazioni del Papa quanto agli interventi di carità.

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Vescovi e rettori insieme per l’Università. Firmato a Roma un “manifesto” congiunto

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Essere “insieme attori ed alleati” per affrontare le nuove sfide e favorire iniziative di collaborazione sia a livello nazionale che territoriale. È questo il pilastro centrale del  “Manifesto per l’Università”, un testo congiunto sottoscritto da Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI, e dal Prof. Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università degli studi di Napoli “Federico II” e Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), hanno firmato mercoledì 15 maggio presso la sede della CRUI, in piazza Rondanini, Roma. Il “Manifesto per l’Università”

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