Author: losspapot

Sinodalità e gerarchia: come fanno a stare insieme? (13 maggio 2019)

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Come fanno a stare insieme Sinodalità e gerarchia?

(domanda posta da un gruppo di giovani di Azione Cattolica)

 

Una domanda analoga che mi viene spontanea è questa: come fanno a stare insieme l’io e il noi? il tu e il noi? il lui e il noi?
Ci sono altri interrogativi simili. Ad es.: nella guerra di indipendenza dell’adolescente, qual è il ruolo del genitore? Ancora: problema in ogni democrazia è conciliare l’autorità con la libertà. E come mai ogni rivoluzione finisce con un imperatore?
Cominciamo dal senso delle parole. Sinodo era chiamata la conferenza dei vescovi di una data regione. Dal greco synodos. La parola Syn– campeggiava nello stemma del Vescovo Egger di Bolzano-Bressanone – significa insieme. Odòs è la strada, la via (nota La strada della Caritas di Bolzano: via alla libertà). Odòs era chiamata negli atti degli apostoli la vita cristiana; Cristiani erano chiamati coloro che percorrevano insieme la via tracciata dal Vangelo. Sinodalità– camminare insieme – è diventata la prassi inaugurata dal nostro Sinodo Diocesano 1983-85, la prassi di pensare insieme a tutti i livelli l’attività della chiesa e di prendere insieme le decisioni in merito; in accordo ovviamente con il Vescovo, centro e criterio di unità. Lo spirito e la prassi sinodale è nata dallo spirito e dalla prassi della Communio, della Comunione riemersa nel Concilio; e ha dato un altro colore anche all’obbedienza.
Gerarchia veniva chiamato il complesso delle autorità nella Chiesa. Termine ormai abbandonato perché, pur di origine sacra, alludeva sinistramente alle gerarchie militari. Il Concilio l’ha sostituita con il ministero pastorale. Il Vangelo aveva già sostituito il potere con il servizio: “Tra voi non sia così. Chi vuol essere il primo sia servo di tutti”. Già questo dice molto sul problema proposto. Il Camminare insieme sinodale richiama l’Esodo, richiama la parabola del Buon Pastore. Mosè rappresenta alla grande il ruolo dell’autorità: tenere unito il popolo attraverso il deserto, difenderlo, guidarlo.
Il Vangelo esprime alla grande il ruolo del pastore – così diverso dal mercenario -: conosce le pecore e le chiama per nome, e le tiene insieme e le conduce insieme al pascolo. Il Vangelo racconta anche delle pecore che, a differenza degli Israeliti dell’Esodo, riconoscono e ascoltano la voce del pastore e lo seguono -. Il pastore a volte cammina davanti, a volte sta in mezzo, a volte deve spingere da dietro… Mi pare che il Vangelo dica abbastanza sul ruolo del pastore nella Chiesa e come si debba esercitare… non solo con il bastone e il vincastro…; e dica molto anche sulla fiducia che coloro che vogliono camminare insieme, debbono dare a chi li guida e li sostiene, e… sulla pazienza che debbono avere nei confronti coloro che, al loro fianco, fanno più fatica.
È soddisfacente come risposta? È soddisfacente per i giovani dell’Azione Cattolica che una volta era “un esercito all’altar” e ora è solo un piccolo gregge con un Grande Pastore? In merito alla domanda avrei anch’io una parabola da raccontare. Da ragazzino ho fatto il pastorato: tutto il giorno con altri ragazzi, armati di bastone
e di viscia, a condurre le vacche ai Pascoli (le capre erano troppo indisciplinate per noi!). Una sera sono arrivato a casa piangendo perché avevo perso le vacche. Erano già tornate in stalla per conto loro. E mio padre per consolarmi e istruirmi mi raccontò di suo nonno ultranovantenne, sano di corpo ma non più di mente, che andava, ancora alla sua età, ai Pascoli con la sua vacca, e si addormentava regolarmente appoggiato ad un albero; ed era proprio la sua vacca che, all’ora del ritorno lo svegliava, e… lo accompagnava a casa. Da parroco, più volte mi sono consolato con questa storia: i fedeli sono in grado di custodire i loro pastori. Capita.

Parrocchie, presentata la Polizza Unica Assicurativa

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Sabato 6 aprile, presso l’aula magna del Collegio Arcivescovile di Trento, l’Arcidiocesi di Trento ha organizzato un incontro di formazione per parroci, consiglieri parrocchiali per gli affari economici e contabili parrocchiali sulla Polizza Unica Assicurativa.

Relatore dell’incontro è stato l’avvocato Pierluigi Recla (di Cattolica Assicurazioni): presenti ben 175 persone, rappresentanti 115 parrocchie e 5 Unità Pastorali della Diocesi.

In conclusione di mattinata, spazio anche per un aggiornamento sul rendiconto annuale delle parrocchie da parte di Antonio Pacher (Referente Servizio Amministrazione e Bilancio).

In ascolto dei giovani, senza giudicare (14 aprile 2019)

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Le comunità parrocchiali sono ancora luogo di formazione per le giovani generazioni, sanno ascoltare le loro domande? In che modo gli adulti possono accompagnare i giovani oggi, valorizzando il loro contributo e aiutandoli nel discernimento?

(domanda posta nel convegno promosso dall’Azione Cattolica dopo il Sinodo dei giovani)

 

Il mio pensiero va al settembre scorso quando ho rivisto Maddalena (nome cambiato per rispetto alla privacy) e subito penso a lei per un servizio verso i più piccoli. Settembre è il tempo in cui si va alla ricerca di persone da “arruolare” nell’attività pastorale per “coprire” quei buchi che dopo le attività della stagione precedente sono ancora scoperti. Maddalena ha raccontato della sua estate e poi ha incalzato con una affermazione lapidaria prima ancora che io abbia potuto comunicare il mio pensiero: “Sai non frequento più il gruppo giovani della parrocchia X, perché non mi dava niente… le parrocchie non offrono una formazione ai giovani… ci chiedono solo attività da fare”. Ho continuato ad ascoltarla senza replicare, perché ha espresso in modo chiaro e crudo ciò di cui sono convinta da tempo. Che proposte offrono attualmente la maggior parte delle nostre parrocchie per i giovani?
Dopo la tanto “attesa” cresima c’è il grande sforzo di “tenere uniti” gli adolescenti, in modo che non ci sia la “fuga”: qualcuno, con fatica, resta. E per questi “qualcuno” il percorso si prospetta con incontri di adolescenti, dove sono coinvolti in attività, spesso di servizio. Quando arriva il percorso universitario, se questo non ti porta ad essere molto lontani come sede, viene proposta loro una responsabilità verso i più piccoli (catechisti o animatori), qualche altra attività parrocchiale (coro), qualcuno forse fa parte del Consiglio Pastorale Parrocchiale…
Le nostre parrocchie sono, per molti motivi, ancora molto standardizzate e inquadrate: orari, spazi predisposti per attività programmate, molto organizzate e forse con poca vita comunitaria. I giovani (ma anche molti adulti) hanno probabilmente bisogno di essere riconosciuti, accolti, ascoltati, da qualcuno che desidera farsi compagno di cammino più che da “personale parrocchiale”. Probabilmente hanno bisogno di uno stile più libero, più sensibile a cogliere la vita, più capace di rispondere a domande nuove anziché essere “inquadrati” in una organizzazione ben chiara e precisa. Avrebbero più bisogno di spazi e luoghi in cui incontrare un Vangelo che parla alla loro vita piuttosto che essere esecutori di progetti e programmi che sentono lontani dalla loro esperienza. Ma questo riescono a proporlo le nostre parrocchie?
Si tratta di mettersi in cammino cancellando anzitutto alcune nostre tipiche affermazioni come “si è sempre fatto così… ma dove sono i giovani? cosa fanno?…” e andare loro incontro anziché creare dei muri tra “chi è dentro e chi è fuori”; stare con loro invece che definirli in negativo; lasciare un po’ le nostre fisse programmazioni, abituarsi a vivere un po’ la disorganizzazione e l’incertezza, nella serenità che non siamo chiamati a costruire parrocchie super efficienti, ma accompagnare persone all’incontro con Cristo vivo che desidera amare e salvare ognuno.
Concludo con l’espressione di un giovane seduto accanto a me in una riunione post-sinodo giovani: “I giovani se ne vanno perché non si sentono ascoltati, ma giudicati”. Un’affermazione che non lascia spazio a commenti. Il Sinodo dei giovani ha aperto due grandi strade nel rapporto con i giovani: l’ascolto e la sinodalità. Mettiamoci in movimento con entusiasmo e fiducia… senza paure!

sorella Patrizia
Fraternità Cena Domini