Missione sempre nuova
La missione della Chiesa si è sempre adattata ai vari momenti storici vivendo in maniera sempre nuova il mandato di Gesù: Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo.
L’importante documento del Vat II Ad Gentes rilanciò con vigore la missionarietà della Chiesa collocandola nel contesto del dialogo ecumenico ed interreligioso, sottolineando così il principio fondamentale dell’annuncio del Vangelo ma nel rispetto delle persone e delle culture. Un Vangelo che porta a compimento il piano di salvezza di Dio senza umiliare e distruggere nulla di ciò che è buono, vero, bello e santo in ogni realtà umana.
Dopo 50 anni in Africa riconosco con gratitudine al Signore della Storia e allo Spirito Santo che l’evangelizzazione come plantatio ecclesia ha raggiunto il suo apice (per quanto si può dire umanamente parlando) perché ovunque in Africa il nome del Signore Gesù è conosciuto, le diocesi sono autoctone con Vescovi e sacerdoti locali sufficienti e con un gran numero di missionari africani inviati negli altri continenti. Una chiesa che per tanti anni ha ricevuto missionari ora è diventata essa stessa missionaria al mondo intero.
La missione come fratellanza umana
Se è vero quanto detto sopra e altrettanto vero che la missione ha bisogno di adeguarsi alla nuova realtà. Con il mio nuovo servizio come formatore di un gruppo di novizi comboniani mi sono reso conto che la missionarietà come fu descritta nella Regola di Vita dei Comboniani del 1988 va aggiornata. La missione ad gentes rimane valida ma limitata ad alcune zone marginali dell’Africa, invece ciò che va sviluppato con coraggio sotto l’ispirazione dello spirito santo è la missione come fraternità, già presente nel Vat II ma rilanciata in maniera nuova e efficace da Papa Francesco prima con il documento di Abu Dhabi ‘Fratellanza Umana’ per la pace Mondiale e la convivenza comune che inizia con queste parole: “La fede porta il credente a Vedere nell’altro un fratello/sorella da sostenere ed amare”. La missione diventa apertura totale all’altro per creare quella comunione per la quale Gesù stesso a pregato “che tutti siano una cosa sola”. Papa Francesco ha poi offerto alla chiesa il grande documento Fratelli Tutti firmato il 3 ottobre 2020 ad Assisi luogo simbolo della fratellanza umana. Sono questi i documenti che ho scelto di usare per la formazione dei giovani missionari assieme al documento Laudato si’ che il dialogo con le persone è un dialogo con coloro che abitano la stessa Terra la nostra casa comune. Dobbiamo sempre ricordarci che non è la Terra cha ha bisogno dell’umanità, ma l’umanità che ha bisogno della terra per esistere e progredire.
Missione come cambio di stile
Da 80tenne vivendo con giovani di 25 anni ho preso coscienza viva del cambiamento culturale delle nuove generazioni più sensibili a tutto. Per le nuove generazioni che hanno tutti i mezzi per un’auto-insegnamento, l’insegnare, il correggere, il giudicare diventa umiliazione per chi deve imparare e si sente giudicato. È urgente e necessario cambiale il linguaggio sviluppando un ascolto attento e profondo della persona nella sua unicità (vedi anche le istruzioni sinodali di Papa Francesco e gli insegnamenti di Papa Leo XIV), cercando di caprine i bisogni, i desideri, le necessità per dialogare di essi senza giudicare la persona. Ogni giudizio diretto o indiretto mina la possibilità di crescere nella fiducia reciproca. Oggi grazie alla cresciuta sensibilità ai propri diritti e dignità qualsiasi parola che possa essere interpretata in maniera negative blocca il dialogo, interrompe le relazioni, taglia I ponti. Questo è facilissimo da farsi con le chat, che vengono preferite agli incontri faccia a faccia. Occorre imparare il linguaggio della non violenza. Non è un linguaggio facile da imparare per chi è cresciuto abituato ad essere corretto, criticato, guidato… È normale che vediamo ciò che secondo noi non funziona e non va bene senza mai chiederci quali fossero le intenzioni dell’altro. Ovunque percepiamo che c’è una violenza in atto dove il forte impone il suo pensiero e il suo stile. Lo stile di Gesù ci ricorda che il sabato è a servizio dell’uomo, che il piccolo va rispettato, che il prossimo bisognoso va assistito e non passarci accanto indifferenti, che i peccatori vanno accolti, rispettati e perdonati e non condannati…
Abbiamo davanti una grande missione… solo all’inizio.
Buona celebrazione dei 100 anni del Centro Missionari e buona nuova missione.
mons. Giuseppe Filippi
Incontro con i missionari in vacanza, Trento, 3 luglio 2026
(al centro, mons. Giuseppe)
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