Il futuro della salute, tra biotecnologie e limiti etici. Dialogo Cereseto-Benanti alla prima serata della Cattedra del Confronto

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Cultura

“Dove sta il confine allo sviluppo e all’applicazione delle biotecnologie, con la possibilità di modificare ad esempio il patrimonio genetico (come dimostrano i designer babies, i bambini dal corredo genetico ritoccato, n.d.r) per renderlo immune a determinate malattie? Tecnicamente si può fare, ma nella società dobbiamo trovare un consenso su cosa possiamo o non possiamo fare, cosa è a beneficio dell’umanità e cosa non lo è”.

È uno dei passaggi chiave della prima serata della Cattedra del Confronto 2023 (“Fine delle certezze e segni del nuovo“) andata in scena lunedì 13 marzo all’Arcivescovile di Trento.

A parlare così è la biotecnologa del Cibio Anna Cereseto, introdotta dal delegato per la cultura don Andrea Decarli, sul tema “Il futuro della salute”. Accanto alla ricercatrice, il teologo Paolo Benanti chiamato a “guardare – dice lui stesso – alla tecnologia con una domanda etica. Se c’è una domanda – aggiunge – alla quale filosofia e teologia ancora non hanno trovato una risposta definitiva è che cosa sia la vita”.

Dalla prospettiva (dalla classicità fino al Medioevo) sui “fini della vita, individuali e collettivi”, ad un certo punto la domanda si è spostata sulle cause: “la natura non è trasparente ed è qualcosa di cui posso solo carpire degli elementi”, sottolinea Benanti avviando per il numeroso pubblico dell’Arcivescovile un lungo excursus storico sull’evoluzione della tecnologia in rapporto alla medicina.

Una medicina regolata dagli algoritmi? 

Un percorso che vede la trasformazione del concetto di salute, a metà del ‘900, da “pienezza fisica e mentale” a “stato di normalità”, per cui “oggi possiamo andare oltre la normalità e questo potrebbe essere desiderabile”. Benanti introduce, accanto agli elementi classici di “materia” ed “energia”, anche il concetto di “informazione”, intesa come dato legato in particolare allo sviluppo della tecnologia digitale, del linguaggio informatico (pensiamo agli algoritmi) e da ultimo dell’intelligenza artificiale (IA).

“L’algoritmo dell’IA predittivo può garantire la differenza e salvare vite. Può prevedere ad esempio un tumore al seno con quattro anni di anticipo!”, esemplifica il teologo, citando poi anche le nuove frontiere della neurofarmacologia come della biologia sintetica (con l’exploit della carne sintetica: “ma quelle cellule sono vita?”) e le domande etiche connesse: “Di fronte alla tecnologia: chi decide, come e quando?”, chiosa Benanti.

Una scienza per la pace?

L’esempio più prossimo – ricordato da Cereseto – è quello della pandemia e del vaccino a matrice genetica che ha oggettivamente aiutato a neutralizzare il virus: “Ma dove deve stare il limite?”, si chiede la docente del Cibio. “La discussione sul vaccino – aggiunge – è un esempio. Resta fondamentale parlare degli studi e rendere la scienza il più possibile comprensibile, per evitare che divenga causa di guerra e non piuttosto fonte di pace”. In tempo di guerra non metaforica, la giusta conclusione di un dibattito che la prima serata della Cattedra 2023 ha contribuito a stimolare, senza la pretesa di proporre conclusioni. Rilanciando l’appuntamento a lunedì 20 marzo sul tema “Verso un nuovo ordine mondiale”. con il giornalista Domenico Quirico e la storica dell’economia Vera Negri. (pf)

La prima serata sarà consultabile da venerdì 17 sul canale YouTube della Diocesi ed andrà in onda su Telepace Trento venerdì 17 alle ore 20.30 con replica sabato 18 alle ore 16.50.

Ampia sintesi sul prossimo numero di Vita Trentina.