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A “Passi di Vangelo” lo sguardo che riconosce Cristo nei volti di ogni giorno. Don Lauro e l’esempio del migrante “buon samaritano”

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Signore, quando ti abbiamo visto?” è la domanda che ha accompagnato l’ultimo appuntamento dell’anno pastorale di Passi di Vangelo, giovedì 16 aprile, nella chiesa del Seminario diocesano di Trento (e in diretta streaming) dedicato al brano di Matteo 25,31-46. Una domanda che attraversa il Vangelo e, allo stesso tempo, abita il cuore di ogni persona in ricerca: dove ti posso vedere, Signore? Come ti posso riconoscere?

La parabola proposta da Gesù sembra rispondere con grande concretezza: mi puoi incontrare ogni giorno – e su questo sarai “giudicato” – nei volti di chi ha bisogno, nell’affamato, nell’assetato, nello straniero, nel malato, nel carcerato. È la vita stessa il luogo dell’incontro con Lui, nei gesti semplici della cura e nelle attenzioni quotidiane che permettono di camminare insieme sulle strade di ogni giorno e sulla via della salvezza.

La serata è iniziata, come di consueto, con un momento di accoglienza informale, attorno a un trancio di pizza e al desiderio di conoscersi. Dopo l’ascolto del Vangelo, i partecipanti hanno potuto scegliere se vivere la condivisione in piccoli gruppi oppure sostare in preghiera di adorazione, lasciandosi interrogare personalmente dalla pagina evangelica.

Una parabola che racconta l’umano

Nella riflessione proposta durante l’incontro, l’Arcivescovo ha invitato a leggere questo testo non come una parabola che incute timore, ma come una pagina che rivela la verità dell’uomo. “Questa parabola racconta l’uomo. e racconta quando l’uomo diventa grande e quando l’uomo impoverisce”, ha osservato, sottolineando come spesso questa pagina sia stata interpretata in modo distorto, come se servisse a descrivere un Dio che condanna, mentre il Vangelo annuncia un Dio che desidera la salvezza di tutti.

Al centro della parabola non c’è la paura, ma la responsabilità dell’amore. È l’invito a riconoscere Cristo nei volti concreti della vita quotidiana. “Si diventa umani prendendosi cura dell’affamato, si diventa umani prendendosi cura dell’assetato, si diventa umani quando hai qualcuno di cui tu ti fai carico”, ha ricordato l’Arcivescovo. E ancora: “tu sei umano quando vai a portarti dentro il volto di qualcuno e lo soccorri concretamente”.

Il Vangelo visto dalla finestra della Curia

Passi Vangelo 16apr26_2A rendere ancora più viva questa pagina evangelica è stato il racconto di un episodio accaduto allo stesso don Lauro proprio quella mattina, mentre era alla finestra della Curia che affaccia su piazza Fiera. Un uomo era disteso a terra, probabilmente alterato, mentre molte persone passavano senza fermarsi. A soccorrerlo è stato un migrante in bicicletta. “È arrivato un migrante con la bicicletta, si è fermato, l’ha preso in piedi, l’ha portato sulla panchina”, ha raccontato l’Arcivescovo. Un gesto semplice, ma capace di rendere concreto il Vangelo: “Ho detto, ecco il Vangelo, ecco Cristo, io – ha rimarcato don Lauro – ho visto Cristo stamattina e aveva il volto di un migrante, probabilmente un pakistano”.

Un’immagine che richiama la parabola del buon Samaritano e che consegna una chiave di lettura concreta per comprendere dove si incontra davvero il Signore nella vita di ogni giorno.

La prima operazione dell’amare è vedere

Il cuore della parabola è lo sguardo. Per prendersi cura bisogna prima accorgersi dell’altro. “La prima operazione da fare per amare è vedere”, ha ricordato l’Arcivescovo, invitando ciascuno a interrogarsi su quali volti abitano il proprio sguardo e su quanto siamo capaci di accorgerci delle persone che incontriamo.

Il Vangelo racconta così un Dio profondamente concreto, lontano da ogni immagine astratta o distante. “Il nostro Dio è di una concretezza infinita”, ha detto ancora Tisi, spiegando che l’amore cristiano non è un’idea ma un gesto: “l’amore è fermare la bicicletta e raccogliere quell’uomo caduto per terra”.

Una scelta di umanità

La parabola ascoltata durante l’incontro non è una minaccia, ma una proposta di libertà e di responsabilità personale. Dio non impone l’amore, ma invita a scegliere che tipo di umanità vivere. “Io non ti condanno, voglio che nessuno sia perduto”, ha ricordato l’Arcivescovo, riprendendo le parole del Vangelo, e ha concluso consegnando ai giovani presenti e a quelli collegati via streaming un invito semplice e decisivo: “guarda chi vedi prenditi cura e sarai umano”.

Un invito che accompagna la conclusione del percorso annuale di Passi di Vangelo e che rimane come consegna concreta per continuare a riconoscere il Signore nei volti della vita quotidiana.