Si è conclusa sabato 20 giugno, con una solenne celebrazione eucaristica nel prato della Comparsa della Madonna di Piné, la Visita pastorale dell’arcivescovo Lauro Tisi nella Zona Valsugana-Primiero. Una Messa corale, partecipata dalle comunità della Valsugana, del Primiero, Vanoi e Mis e degli Altipiani Cimbri, chiamate a raccogliere il frutto di oltre un anno di incontri, ascolto, preghiera e condivisione.
Don Antonio Brugnara, vicario della Zona pastorale, anche a nome dei tanti preti concelebranti, ha rivolto un saluto di benvenuto ai presenti, con un pensiero particolare “a quelli più lontani, quelli che hanno fatto più fatica per essere qui in questo giorno del Signore”. La conclusione della Visita, ha spiegato don Antonio, è anzitutto un momento di gratitudine: “Lo Spirito Santo ci ha aiutato, attraverso don Lauro, a leggere i segni di bene che sono presenti nelle nostre comunità più di quanto noi pensavamo”.
“Ho ricevuto occhi di speranza”
Nel saluto iniziale, l’Arcivescovo ha restituito alle comunità il senso profondo del cammino vissuto. “Ringrazio il Signore per voi – ha detto – perché grazie a voi ho potuto vedere e toccare con mano che il Signore è in mezzo a noi e fa fiorire i segni del suo Regno”. Don Lauro ha sottolineato come la Visita pastorale non sia stata soltanto un itinerario tra parrocchie e territori, ma anche un’esperienza capace di incidere sul suo stesso sguardo: “Gli incontri con le persone delle varie comunità mi hanno profondamente toccato e mi hanno anche cambiato dentro, regalandomi occhi di speranza, di fiducia che prima della Visita non avevo”.
Un motivo ulteriore di gratitudine è arrivato dal riferimento a due giovani vocazioni religiose legate alla Zona pastorale: padre Benedetto Moser, carmelitano, ordinato sabato scorso a Brescia, la cui mamma è di Lavarone, e il domenicano fr. Stefano Pisetta, che sarà ordinato il 18 luglio a Bologna. “Due vocazioni religiose – ha osservato l’Arcivescovo – fiorite anche dentro il nostro territorio”.
L’omelia: “Non abbiate paura”
Al centro dell’omelia, don Lauro ha posto l’invito evangelico “Non abbiate paura”, ripetuto tre volte da Gesù e riletto alla luce del tempo presente. La paura e l’angoscia del profeta Geremia, ha osservato l’Arcivescovo, raccontano anche la condizione di tanta umanità di oggi, segnata da inquietudine, sfiducia e fatica a immaginare futuro.
Proprio per questo, al termine della Visita pastorale, don Lauro ha consegnato alle comunità una parola netta: “Non abbiate paura, le misericordie del Signore non sono finite, il Signore non ha accorciato il suo braccio, il Signore è in mezzo a noi”. L’Arcivescovo ha messo in guardia dal rischio di lasciarsi dominare da un’unica narrazione negativa e distruttiva: “Non è vero che siamo ormai ai titoli di coda. La storia è nelle mani di Dio e le mani di Dio sono mani efficaci, forti e potenti”.
“L’umano è bello, l’umano è un incanto”
Un passaggio centrale dell’omelia è stato dedicato alla fiducia nell’umano, oggi spesso percepito come minaccia, ostacolo o problema. La Visita pastorale, ha raccontato don Lauro, gli ha invece permesso di incontrare un’umanità ricca, generosa, capace di bellezza anche dentro la fragilità. “Io ho sperimentato in questo anno di Visita pastorale che l’umano è bello, l’umano è un incanto e c’è un umano fantastico presente nelle nostre comunità”, ha detto l’Arcivescovo. Le comunità, ha aggiunto, custodiscono “riserve di umano infinite”, fatte di uomini e donne che sono “bellezza allo stato puro”.
Uno sguardo che non ignora le fatiche, le malattie, le relazioni ferite, le situazioni di prova, ma proprio lì riconosce storie di salvezza e segni dello Spirito: “In loro ho trovato la potenza dello Spirito e ancora una volta la certezza che le misericordie del Signore non sono finite”.
Corpo e spirito, una vita che diventa dono
Nel commentare il Vangelo, don Lauro ha richiamato anche la necessità di tenere insieme corpo e spirito, evitando sia l’ossessione per la prestazione fisica sia una spiritualità astratta, sganciata dalla concretezza della vita.
“Il tuo corpo può diventare una bellissima notizia se abitato da quello Spirito di Dio che ti dice: dona la vita e la troverai”, ha affermato don Lauro. Da qui l’invito alle comunità a fare della propria esistenza un dono concreto: “Fa’ del tuo corpo un dono, offri il tuo corpo e vivrai”.
È questa, secondo monsignor Tisi, la strada della felicità cristiana: non chiudersi su di sé, ma vivere per qualcuno, trasformando la vita in regalo, servizio, prossimità.
Sette ceri e un’icona per custodire il cammino
Al termine della celebrazione, animata da un coro misto con voci da tutta la Zona pastorale, sono stati portati all’altare sette ceri, segno dei sette doni dello Spirito Santo e rappresentazione dei tanti volti geografici e culturali della Zona pastorale più ampia della Diocesi. Alcuni rappresentanti delle comunità hanno riletto la grazia della Visita pastorale alla luce dei doni dello Spirito affidati al cammino futuro: sapienza, consiglio, intelletto, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio.
Accanto ai ceri, le comunità hanno consegnato all’Arcivescovo anche un’icona del Buon Pastore, dipinta da Fabio Nones. Un dono – ha spiegato don Brugnara – pensato come segno di gratitudine e di affidamento, “perché il Signore Gesù, la sua umanità soprattutto, sia sempre di aiuto, di forza, di coraggio per il nostro Arcivescovo”.
Una celebrazione che risuona non come un punto di arrivo, ma come una ripartenza. Dopo il lungo tempo della Visita, apertasi nel maggio 2025 in Primiero, le comunità della Valsugana-Primiero sono ora invitate a riportare nelle parrocchie quanto vissuto, perché i segni di bene riconosciuti nel cammino diventino annuncio di speranza, soprattutto per chi oggi ne ha più bisogno.
FOTOGALLERY CON IMMAGINI DI GIANLUIGI CANTONI:




