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Pastorale carceraria e giustizia riparativa, vescovi e cappellani del Triveneto a confronto

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Azione pastorale nelle carceri e giustizia riparativa. Sono itemi affrontati nel convegno triveneto di mercoledì 13 febbraio a Zelarino (VE)  su “Pena, recupero, riparazione. Fatiche degli operatori ed impegno sociale” e durante il quale è stato presentato il documento base “Per una pastorale della giustizia penale” (ed. Marcianum Press).  All’incontro hanno partecipato molti Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto – compreso l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi – accanto a cappellani, operatori e volontari nelle carceri provenienti dall’intero Nordest. Ciò indica l’interesse e la rilevanza pastorale (e di grande attualità) di tale ambito.

Leggi l’approfondimento:

Non è proprio facile parlare oggi di giustizia riparativa e porre così l’accento sul carattere rieducativo e di recupero che ogni pena e ogni carcere dovrebbero saper offrire ad ogni persona. Più in linea con lo spirito – sociale e politico – del tempo sarebbe, semmai, affrontare questioni che trattano di legittima difesa o di nuovi mega-edifici penitenziari e che rimandano alla necessità di accentuare qualsiasi aspetto punitivo e repressivo. Ad affermarlo con chiarezza non sono solo o tanto i cappellani, gli operatori e i volontari (religiosi, religiose, laici, associazioni, cooperative ecc.) delle carceri del Nordest ma anche e soprattutto magistrati di sorveglianza, avvocati e dirigenti dell’amministrazione statale, quanti insomma lavorano ogni giorno per dare e forma e sostanza alla giustizia nel nostro Paese. Eppure – è convinzione di molti – solo investendo persone e risorse nella rieducazione e nel recupero, solo credendo veramente e dando maggiore spazio e dignità a percorsi di giustizia riparativa, una società cresce e si realizza una giustizia più piena e “umana”. L’occasione speciale che ha fatto emergere questa impressione comune è stato il convegno – in decisa “controtendenza”  – organizzato nei giorni scorsi a Zelarino (Venezia) su “Pena, recupero, riparazione. Fatiche degli operatori ed impegno sociale”, promosso dall’Ispettorato Generale dei Cappellani delle Carceri, dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani e dalla Camera Penale Veneziana, con la collaborazione della Scuola Grande di S. Rocco in Venezia e della Fondazione Archivio Vittorio Cini.

Ha aperto i lavori una riflessione del Patriarca di Venezia e Presidente della Conferenza Episcopale Triveneto Francesco Moraglia (presente insieme ad un nutrita rappresentanza dei vescovi del Nordest):  «Una giustizia che sia realmente tale è, certo, una giustizia che sa anche punire, in quanto ciò appare opportuno e salutare nei confronti di chi ha commesso uno o più reati e ha danneggiato le persone e la comunità. Allo stesso tempo, però, uno Stato deve riflettere anche su tutte le conseguenze, iniziando ad esempio col chiedersi “dove” il condannato sconterà la pena e “come” la sconterà». Per il Patriarca «a tutti deve stare a cuore che la giustizia sia realmente equilibrata e adeguata al caso concreto; che non sia, per usare un linguaggio accessibile a tutti, né buonista né crudele perché in entrambi i casi sarebbe ingiusta, ossia non-giustizia». E quindi «la pena deve essere certa e commisurata al reato, ma deve sempre tener conto che la persona non va costretta nel suo passato e va considerata sempre come una persona chiamata a responsabilità. Di fronte ad un reato commesso bisogna prenderne atto e fare – come singoli e società – un cammino di progressiva maturazione che garantisca la sicurezza delle persone e della collettività, la certezza della pena e anche la dignità di chi ha sbagliato e può venire lentamente aiutato a capire l’errore fatto. È importante che l’espiazione diventi anche rieducazione della persona, che la giustizia trovi dei reali profili “riparativi”, sappia aprire e non chiudere strade “riparative”; è il vero investimento che una società può fare».

Don Raffaele Grimaldi – napoletano, da due anni ispettore generale dei cappellani delle carceri e impegnato per ben 23 anni nel carcere di Secondigliano – presenta il documento base “Per una pastorale della giustizia penale” (ed. Marcianum Press); è un messaggio utile «per combattere tanti pregiudizi e vincere indifferenze», è uno strumento che suggerisce “provocazioni” e piste di discernimento, indicazioni di azioni, percorsi e progetti personali. Il tutto scritto a più mani e curato dall’Ispettorato dei Cappellani delle Carceri, frutto di un cammino di condivisione solidale di molte persone impegnate a costruire “la Chiesa in carcere” ma anche un tessuto di comunità nelle parrocchie e nei luoghi in cui vivono e ritornano tutte le persone segnate da reati penali, ben sapendo – afferma con passione – che «il carcere è certamente un luogo difficile e un “ospedale da campo”, come dice il Papa, per i drammi di un’umanità che ha sperimentato cosa significa toccare il fondo, ma la mia esperienza dice che il cambiamento è possibile, per tutti. Il carcere è sì sempre segnato dal male ma è anche il luogo dove si scopre e percepisce la presenza di Dio che vince il male, perdona, rialza chi è caduto e libera dalle catene con la forza dell’amore e della misericordia. C’è bisogno di umanizzare sempre più questo luogo, c’è bisogno di dare fiducia e di tendere una mano, di non seppellire la speranza. E una persona recuperata è un grande investimento, l’unico mezzo per un ritorno ad una vita normale e non violenta. Senza dimenticare le vittime, le ferite inferte e il bisogno di riparare. La giustizia riparativa è dunque una cultura nuova della pena, purtroppo non condivisa da una parte dell’opinione pubblica per un forte senso di insicurezza e paura».

Nelle testimonianze di vari operatori nell’ambito carcerario si evidenziano bene le fatiche, le conquiste e gli ostacoli di ogni giorno; si approfondiscono e si toccano via via i fondamenti etico-filosofici della pena, alcuni profili di giustizia riparativa, la riforma dell’ordinamento penitenziario, l’organizzazione carceraria, le esperienze e le possibilità reali di recupero e rieducazione. Ma spicca in tutti gli interventi, soprattutto, un’appassionata e ferma volontà di dare maggiore vigore, concretezza e visibilità a quel «paradigma giuridico della speranza» che ognuno dei presenti – pur nei differenti compiti – ha riconosciuto come traccia di lavoro e “missione” sempre più urgente e necessaria. A cominiciare da un’umanizzazione del carcere che uno dei relatori ha singolarmente definito come «un luogo sacro, un tempio laico dove ogni giorno si fanno sacrifici umani e, in nome della giustizia degli uomini, si sacrifica il bene grande della libertà». Ma che può sempre diventare – come spiega il documento base sulla pastorale nelle carceri – un’occasione offerta a tutti «per cammini di liberazione e di rinascita, attraverso relazioni personali e comunitarie, per annunciare la libertà e la riconciliazione”.

Alessandro Polet

 

Vigilia di Natale, Vescovo dice Messa in carcere

25 dicembre solenne pontificale in cattedrale
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Lunedì 24 dicembre, dopo avere dedicato l’intera giornata a confessare i fedeli nella basilica di Santa Maria Maggiore a Trento, larcivescovo Lauro Tisi alle ore 19.00 celebrerà anche quest’anno la S. Messa della vigilia di Natale nella Casa circondariale di Spini di Gardolo, per portare personalmente il messaggio natalizio a tutte le persone detenute, alle forze di polizia penitenziaria e ai responsabili della struttura. Ad accompagnarlo il cappellano del carcere don Mauro Angeli a due giorni dai gravi disordini seguiti all’ennesimo suicidio in cella.  

“Vorrei dire loro – anticipa monsingor Tisi – che la Chiesa di Trento vuol  essere vicina in maniera concreta alla loro sofferenza. A cominciare dal giovane prete che vi lavora, ma anche con i volontari Caritas, vogliamo manifestare concretamente la vicinanza a loro e al loro disagio. Vado per ricordare che Natale è la notizia che il dolore e gli sbagli non sono mai l’ultima parola. L’uomo non è mai finito, mai sconfitto. Mi porto dentro la grande sofferenza per il detenuto che si è tolto la vita, perché è inimmaginabile il dolore che ha attraversato lui e ora attraversa la sua famiglia”.

Alle ore 23.00, sempre della vigilia, don Lauro presiederà la Messa natalizia nella chiesa parrocchiale di Castelnuovo.

Martedì 25, solennità del Natale, al mattino alle ore 10.00 l’Arcivescovo celebra in Duomo il pontificale solenne e nel pomeriggio alle ore 18.00, sempre in cattedrale, presiede la preghiera dei Vespri.

Mercoledì 26 alle ore 10.30 guida a Revò (Val di Non) la s. Messa per la festa patronale di Santo Stefano e i 500 anni dalla costruzione della chiesa parrocchiale.  

Giovedì 27 dicembre si rinnova in cattedrale il mandato ai “cantori della stella”. Sono almeno trecento i bambini e ragazzi (provenienti da gruppi di catechesi parrocchiale, scout e oratori) iscritti all’evento diocesano. Il ritrovo è alle ore 14.30 in piazza Duomo. Alle 15.00 inizierà la celebrazione in cattedrale con l’arcivescovo Lauro.  Vestiti da pastori o magi, con coloratissimi abiti auto-costruiti, i “cantori” riceveranno il mandato per andare nelle case a piccoli gruppi, preceduti dalla stella, e portare un messaggio natalizio di pace e serenità.L’iniziativa ha anche una finalità solidale: nelle loro visite i “cantori” raccolgono, infatti, offerte che vengono poi destinate all’infanzia missionaria.

SUL SITO DIOCESANO TUTTI GLI ORARI DELLE MESSE DI NATALE 

Sul sito web della Diocesi è stato predisposto l’elenco di tutte le sante Messe legate alla solennità di Natale nelle tre principali zone pastorali: Trento, Rovereto e Pergine.

Non vi sarà la tradizionale s. Messa di mezzanotte nell’atrio della stazione ferroviaria: da quest’anno viene infatti proposta la s. Messa, sempre a mezzanotte, nella vicina Basilica di San Lorenzo: luogo altrettanto simbolico per la sua centralità rispetto alla stessa stazione ferroviaria e a quella delle autocorriere e di fronte a piazza Dante.    

Carcere, don Mauro Angeli è il nuovo cappellano

E con Vita Trentina esce “Non solo dentro”, giornale dei detenuti
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Sarà don Mauro Angeli, sacerdote diocesano, 35 anni proprio oggi (è nato a Cles il 21 marzo 1983) il nuovo cappellano della Casa Circondariale di Trento. Don Mauro prende il posto del comboniano padre Stefano Zuin, a sua volta subentrato nel Natale 2016 al compianto padre Fabrizio Forti. Zuin riparte a fine mese per la missione, nel Sud Sudan.

L’arcivescovo Lauro, dopo aver verificato l’impossibilità di confermare un religioso nell’incarico di cappellano, ha deciso di mettere a disposizione, per questo delicato ruolo, un prete diocesano, individuando in don Mauro la figura ideale. Don Mauro, infatti, è già impegnato in percorsi di avvicinamento al carcere con i giovani della pastorale universitaria, di cui è responsabile dal 2016.  In precedenza è stato viceparroco a Trento (parrocchie di Sant’Antonio e Sacro Cuore), quindi segretario dell’arcivescovo: prima monsignor Bressan, fino al 2013; quindi monsignor Tisi, fino a settembre dello scorso anno.

“Mi avvicino al carcere in punta di piedi”, sottolinea il nuovo cappellano don Mauro. “E’ un ambiente – spiega – dove si impara anzitutto ad ascoltare. Spero di riuscire a farlo in modo adeguato, aiutando nel contempo la comunità trentina, cominciando dalla quella ecclesiale, a sentire il carcere come un luogo che merita grande attenzione e vicinanza da parte di tutti, non solo delle istituzioni”.

 

L’ufficializzazione della nomina di don Mauro è avvenuta nel contesto della conferenza stampa di presentazione della nuova iniziativa editoriale del settimanale diocesano “Vita Trentina” che, a partire dal numero in uscita domani, giovedì 22 marzo, allegherà a cadenza trimestrale il giornale dei detenuti della Casa Circondariale di Trento, dal titolo “Non solo dentro. Parole dal carcere”, realizzato insieme ai volontari di APAS.

Alla conferenza stampa, oltre a don Angeli, erano presenti il vicario generale della Diocesi don Marco Saiani, il direttore di Vita Trentina Diego Andreatta, presidente e direttore di Apas, rispettivamente Bruno Bortoli e Aaron  Giazzon (con alcuni volontari) e  il Garante per i detenuti, dott.ssa Antonia  Menghini. Da tutti la soddisfazione per la nomina del nuovo cappellano e per un’iniziativa editoriale che può costituire un “ponte” tra la società civile e il contesto carcerario, portando la voce e le riflessioni dei detenuti al di fuori della stretta cerchia degli addetti ai lavori. In carcere vi lavorerà una redazione composta da detenuti italiani e stranieri, operatori e  volontari, coordinata da Piergiorgio Bortolotti (ex responsabile del Punto d’Incontro) che firma anche il primo editoriale di “Non solo dentro”. “Parole dal carcere – aggiunge don Mauro – per me vuol dire che il carcere ha qualcosa da dire, perché dove c’ è dolore ed errore, c’ è per forza riflessione”. ASCOLTA INTERVISTA A RADIO TRENTINO INBLU 

 

In carcere i disegni dei bambini raccontano dialogo e pace

Inaugurata la mostra alla presenza dell'arcivescovo Lauro
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La casa circondariale di Trento ospita la mostra “501 disegni a sei mani per 500 anni veneziani. Venezia, Tunisi, Rabat, Hewitt”, inaugurata il 25 ottobre scorso nella città lagunare, a Palazzo Ducale, alla presenza di 900 bambini. Millecinqucento bambini italiani, tunisini, marocchini e texani (anche figli di detenuti) hanno colorato la pace e scritto messaggi in lingue – diverse. Nove detenuti del carcere di Venezia e Trento li hanno tradotti trascrivendo i loro pensieri, abbattendo muri linguistici e avvicinando culture differenti anche attraverso la consultazione del vocabolario, della Bibbia, del Corano e della Torah. I 501 disegni sono il prodotto del ponte d’ amicizia tra 24 scuole elementari iniziato 2 anni fa a Venezia e che ha toccato Tunisia, Marocco e Texas. Disegni e messaggi di amicizia che rappresentano una straordinaria testimonianza di dialogo e reciproco rispetto che, attraverso i colori, questi giovani hanno voluto consegnare al mondo degli adulti. 

All’inaugurazione della mostra nel carcere  di Trento era presente anche l’arcivescovo Lauro Tisi, accanto al Rabbino di Verona e Vicenza, Rabbi Yosef Y. Labi e al rappresentante del Settore educativo del Coreis, Comunità religiosa islamica italiana, Imam Isa Abd Al-Haqq Benassi. Con loro anche il direttore dell’ istituto, Valerio Pappalardo, il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, Enrico Sbriglia, il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta. Nel suo intervento, don Lauro ha detto che “le religioni non sono motivo di divisione, ma di coesione e riappacificazione” ed ha poi accostato la schiettezza relazionale dei bambini a quella che spesso si respira entrando in carcere, dove la relazione può assumere connotati di verità tutt’altro che scontati. 

  

FOTO GIANNI ZOTTA – Ampio servizio sull’inaugurazione nel prossimo numero di Vita Trentina in uscita giovedì 7 dicembre.

Vescovo Lauro in carcere: “Dio ama a prescindere”

Celebrate due s. Messe pasquali nella Casa Circondariale di Spini di Gardolo
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Per Dio la vita non coincide con il casellario giudiziale, perché Dio ama a prescindere”. E’ il messaggio pasquale dell’arcivescovo di Trento Lauro Tisi ai detenuti della Casa Circondariale di Spini di Gardolo, incontrati questa mattina in due s. Messe celebrate nella struttura a nord del capoluogo. “Fare Pasqua – ha aggiunto don Lauro – vuol dire vivere da vicino un Dio così, che ci considera sempre capaci di amare”. L’Arcivescovo ha mantenuto il proposito di celebrare in carcere la s. Messa in occasione di Natale e Pasqua. Ad accompagnare monsignor Tisi anche padre Stefano Zuin, cappellano a Spini da dicembre, al posto del compianto padre Fabrizio Forti. Alla celebrazione eucaristica hanno preso parte anche il segretario del vescovo don Mauro Angeli, coinvolto in progetti di vicinanza al carcere con la pastorale universitaria, e il diacono Alessandro Gremes, pure lui attivo tra  i volontari a Spini. “Questo è un luogo di verità – ha detto ancora l’Arcivescovo nella sua accorata e apprezzata riflessione –  perché dove c’è dolore, c’è Dio. Il dolore svela la profondità del cuore di ognuno di noi, là dove abita la verità”. “Lo si percepisce – ha soggiunto sempre rivolto ai detenuti – anche dalla semplice stretta di mano con voi: io sento che il vostro non è un saluto scontato, ma carico di verità”.

 

 

 

 

 

 

 

Le foto sono di Gianni Zotta (da citare in caso di utilizzo)