C’era anche una delegazione della Fondazione Caritas diocesana di Trento al 45° Convegno nazionale di Caritas Italiana, che si è svolto nei giorni scorsi a Sacrofano, alle porte di Roma, riunendo centinaia di operatori, volontari e giovani da tutta la penisola per riflettere sulle nuove sfide della carità nel contesto sociale contemporaneo.
Al centro del confronto, un messaggio chiaro: la Caritas è chiamata oggi non solo a rispondere alle emergenze, ma a diventare sempre più “coscienza critica della società, sentinella e avvocato dei poveri”, capace di intervenire sulle cause strutturali delle disuguaglianze. A ribadirlo è stato il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, che – racconta l’agenzia SIR – ha invitato a superare una visione assistenzialistica della carità per promuovere un impegno più incisivo sul piano culturale, sociale e politico. “Non si tratta più solo di medicare le ferite – ha sottolineato – ma di debellare le ragioni della povertà”.
Casa, nuova frontiera della povertà
Tra i temi centrali emersi durante i lavori del convegno, la questione abitativa è stata definita “la nuova frontiera della povertà e della dignità negata”.
È stata proposta la creazione di tavoli permanenti tra Caritas, Comuni, enti gestori e terzo settore, con l’obiettivo di integrare politiche abitative e welfare territoriale. Accanto a questo, si è sottolineata l’importanza di percorsi di accompagnamento all’abitare: “Una casa assegnata senza relazioni e sostegno rischia di non diventare casa”. Un orientamento che richiama da vicino l’esperienza maturata anche nei territori, dove le Caritas diocesane – tra cui quella trentina – operano quotidianamente nel sostegno alle fragilità abitative.
Inclusione digitale come diritto di cittadinanza
Un altro fronte di impegno riguarda il digitale, definito durante il convegno un vero diritto di cittadinanza, ma anche uno spazio dove si generano nuove forme di esclusione.
Tra le proposte: un patto nazionale per l’inclusione digitale di anziani, famiglie fragili, migranti e giovani; la nascita di un’alleanza educativa per promuovere un uso critico e relazionale delle tecnologie.
Transizione ecologica: nessuno resti indietro
Ampio spazio anche al tema della sostenibilità. La transizione ecologica, è stato ribadito, potrà dirsi davvero giusta solo se inclusiva. Tra le azioni suggerite: formazione su povertà ambientale e giustizia climatica; promozione di comunità energetiche solidali; dialogo con i Comuni su mobilità accessibile e risparmio energetico. Un approccio che rafforza il legame tra tutela dell’ambiente e giustizia sociale, due dimensioni sempre più interconnesse nell’azione delle Caritas locali.
Dialogo con le istituzioni e ruolo pubblico della carità
Durante il confronto è emersa con forza la necessità di rafforzare il rapporto con le istituzioni, superando la logica della supplenza. “La carità non si limita a consolare chi soffre – ha detto don Pagniello – ma opera perché cambino condizioni ingiuste, politiche insufficienti e mentalità che generano scarto”. Tra le proposte: alleanze stabili tra Caritas, enti pubblici e società civile; tavoli permanenti di ascolto del territorio; maggiore presenza nei processi decisionali locali.
Pace, Europa e volontariato: la responsabilità dei cittadini
Nel corso del convegno si è parlato anche di pace e responsabilità sociale. Le Caritas sono state invitate a promuovere una nuova forma di obiezione di coscienza contro l’indifferenza, capace di rimettere al centro la dignità della persona. Durante l’incontro è intervenuto anche Romano Prodi, che ha richiamato l’importanza di un’Europa più unita e capace di parlare con una sola voce: “La grande funzione del volontariato è far avanzare la società e rendere il problema coscienza comune”.
Un percorso condiviso anche dalla delegazione trentina
La partecipazione della delegazione della Fondazione Caritas diocesana trentina al convegno nazionale si inserisce nel percorso di confronto e formazione che accompagna l’impegno quotidiano nei territori, rafforzando la rete tra le Caritas diocesane italiane, a cominciare da quella trentina. Quattro giorni di lavoro intenso che hanno offerto spunti concreti su casa, digitale, ambiente, diritti e partecipazione istituzionale, rilanciando una visione della carità sempre più orientata alla promozione della giustizia sociale e alla costruzione di comunità inclusive. Al termine dei lavori è stato inoltre rivolto un saluto riconoscente all’arcivescovo di Gorizia Carlo Roberto Maria Redaelli, che conclude quest’anno il suo incarico di presidente di Caritas Italiana.




