I testi e le immagini di questa pagina
sono tratte dal libro
75 anni
a servizio della missione
Opera diocesana
per la pastorale missionaria
Vita Trentina Editrice
2002
Varie copie del libro sono disponibili
presso
gli uffici del Centro Missionario.

Gli inizi
Riandare alle radici e ripercorrere 75 anni di storia di un'istituzione come il Centro Missionario Diocesano è stato un cammino interessante, che ha permesso di riscoprire persone, idee, valori, impegni... molto più vicini ed attuali di quanto si potesse immaginare e che rendono ragione della grande e stimata tradizione che la nostra diocesi può vantare nel campo della missione "ad gentes".
Agli inizi ci sono soprattutto l'intuizione di un vescovo e la passione di un giovane sacerdote. Nel lontano 1921, ancora chierico, don Giacomo Dompieri - nato a Grumo nel 1898 - chiese all'allora vescovo Celestino Endrici di farsi missionario, ma il Pastore disse no alla sua richiesta. L'opposizione del vescovo non deve meravigliare. S'era da poco usciti dalla guerra e il bisogno di sacerdoti in diocesi era grande. C'erano molte comunità senza pastore e con curatori d'anime affaticati e stanchi. Così l'anno successivo, ordinato sacerdote, fu inviato a Taio come cooperatore. Nel 1927 il giovane sacerdote da Ala fu trasferito a Trento nel Seminario maggiore. Nel settembre di quello stesso anno mons. Endrici lo chiamò per proporgli di lavorare per le missioni.
Così ricordava quell'episodio mons. Dompieri in occasione del commiato dall'Ufficio Missionario Diocesano nell'ottobre 1969.
« Risalgo col pensiero a quando mons. Endrici mi ha chiamato, 42 anni fa, proprio nel settembre del '27 e mi voleva assegnare una stanza. Gli ho detto: "che cosa faccio di una stanza sola?" - Beh, dice, e quante ne adoperi? - "Ce ne vorranno almeno due o tre". Se vai di sopra, dice, posso dartene anche tre. E dico: "dov'è questo sopra?". - Ah, vieni, vieni che ti conduco. - E mi ha condotto quassù al terzo piano. Sai, se vuoi restar qui ti do tutte queste stanze. Nessuno le vuole; così incomincia tu. Io allora chiedo: "cos'è che devo fare? Mi dica, Eccellenza". - Ho qui la lettera del cardinale Von Rossum in cui mi prega di istituire l'Ufficio Missionario. Ma a dirti la verità io non saprei. E mi ricordo le testuali parole: Va giù per l'Italia, va giù per l'Italia che credo ci sia questo Ufficio. E vedrai cosa si potrà fare. - "Mi dia almeno la sua benedizione". - Di queste te ne do anche 100, ma più in là non saprei che cosa dirti. È partito e sono rimasto solo.
- Allora mi sono messo alla finestra; non sapevo se avevo da ridere o da piangere. Che cosa dovevo fare? Mi manda a chiamare e non sa nemmeno l'Arcivescovo dirmi cosa devo fare. Ma ero giovane; avevo 29 anni. Allora ho preso il coraggio a due mani e la mattina con la valigia ero già alla stazione. Sono andato a Verona, a Vicenza, a Bergamo, a Milano. Ho riempito la valigia di materiale di propaganda, la testa ancor più piena di idee, sono ritornato e ho cominciato umilmente così ».
Di lì a poco don Giacomo veniva nominato ufficialmente "delegato e propagandista diocesano per le Opere Missionarie" oltre che direttore dell'Opera diocesana di S. Vigilio per le Vocazioni ecclesiastiche. Così la nostra Diocesi rispondeva tempestivamente alle sollecitazioni della Sacra Congregazione Romana di "Propaganda Fide".
Già da qualche tempo si assisteva ad un risveglio missionario nella Chiesa Cattolica. Per l'anno 1922, in occasione del III Centenario dell'istituzione di Propaganda Fide - fondata dal Papa Gregorio XV nel 1622 per presiedere, dirigere e regolare tutte le missioni, sia già costituite, sia da costituire in seguito, per la predicazione del Vangelo a tutte le genti - il Papa Benedetto XV aveva stabilito che nei tre giorni precedenti la festa di Pentecoste si tenessero in Roma pubbliche preghiere a Dio per la dilatazione della fede cattolica, e insieme venissero spiegati ai fedeli, con opportune prediche, l'indole delle sacre missioni e i loro gravi bisogni presenti e di fare altrettanto, secondo le circostanze dei tempi e dei luoghi, in tutte le chiese cattedrali e parrocchiali (Foglio Diocesano di Trento, Anno 1922 n.2, pag.163). Mons. Endrici stabiliva che nella diocesi di Trento il suddetto triduo si sarebbe tenuto, come a Roma, alla vigilia della Pentecoste e invitava i sacerdoti ad «animarsi ognor più di zelo per le missioni cattoliche, cercando in questa bella occasione di popolarizzare sempre meglio il pensiero missionario, affinché il popolo lo seguisse e lo aiutasse nel modo migliore» (idem, pag.167).
Quindi, con un decreto vescovile del 26 giugno 1922, veniva eretta «canonicamente la Unione Missionaria del Clero della diocesi di Trento in conformità allo statuto e regolamento della centrale, approvati dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide addì 11 novembre 1921» (Foglio Diocesano, Anno 1922 n.3, pag.199). Due anni dopo, in una lettera indirizzata al clero diocesano, mons. Endrici raccomandava «a coloro del clero, che non l'avessero ancora fatto, a voler senza ulteriori indugi entrare a far parte dell'Unione Missionaria» ed esprimeva il desiderio «che in ogni stazione di cura d'anime si costituissero le così dette: "Commissioni missionarie parrocchiali”, alle quali è demandato sviluppare, promuovere e sorvegliare le opere missionarie della S. Sede e delle quali il curator d'anime è il preside nato» (Foglio Diocesano, Anno 1924 n.5, pag.619).
Il 14 aprile 1926 la Sacra Congregazione dei Riti presentava al Papa Pio XI un'istanza a nome del Consiglio Superiore di Propaganda Fide affinché «venisse stabilita "una giornata di preghiera e di propaganda per le Missioni" da celebrarsi in uno stesso giorno in tutte le diocesi, le parrocchie e gli istituti del mondo uno sguardo alla storia cattolico, segnatamente la penultima domenica di ottobre» (Foglio Diocesano, Anno 1927 n.3, pag.466). L'anno successivo si celebrava la prima Giornata Missionaria Mondiale come «vera festa dell'apostolicità, la grande giornata della cattolicità: perché la Chiesa è madre di tutti, per tutti i tempi, in tutti i paesi fino agli estremi confini del mondo» (Foglio Diocesano, Anno 1927 n.9, pag.557).
Con la celebrazione della 1ª Giornata Missionaria Mondiale aveva così inizio ufficialmente nella nostra diocesi il lavoro del Segretariato Missionario Diocesano. Ad esso spettava fare in modo che «tutti i sacerdoti della diocesi fossero all'avanguardia anche nel movimento missionario e prendessero quindi a cuore la causa delle missioni, promovendo nelle parrocchie soprattutto le tre Opere Pontificie Missionarie. Ove queste Opere ancor non esistessero, il propagandista diocesano ne avrebbe facilitato l'istituzione per mezzo di giornate missionarie. E quando il propagandista non potesse assolvere personalmente a tale compito, si sarebbe servito di uno dei Padri Missionari dell'Istituto Missioni Africane di Trento o di uno dell'Istituto della Consolata di Rovereto, precisamente del primo per la parte settentrionale della diocesi, del secondo per la parte meridionale. Il propagandista diocesano sarebbe tenuto a presentare alla Curia Vescovile entro il mese di febbraio di ogni anno una relazione dell'attività missionaria svolta in diocesi, assieme al prospetto dei risultati» (Foglio Diocesano, Anno 1928 n.1, pag.614).
Ma quale servizio, di fatto, svolgeva in quel tempo il Segretariato Missionario Diocesano?
Un'idea molto chiara ce la offrono due documenti:
- la Lettera pastorale di mons. Endrici dell'8 settembre 1937 in occasione del decimo anniversario di attività dell'Ufficio Missionario Diocesano;
- la relazione al clero di don Giacomo Dompieri al Convegno Missionario Diocesano l'11 ottobre 1937.
In essi troviamo sintetizzati i fondamenti della cooperazione missionaria e i principali campi di attività, alcuni dei quali, sorprendentemente, ancora di grande attualità.
Dalla Lettera Pastorale
di mons. Celestino Endrici,
Arcivescovo di Trento,
al clero dell'Arcidiocesi
in occasione del primo decennio
di erezione
dell'Ufficio Missionario Diocesano.
8 settembre 1937
Il dovere della cooperazione missionaria
Fino a qualche tempo fa poteva esserci un certo fondamento a spiegare la inattività o la indolenza nell'azione missionaria. Regioni e popoli da evangelizzare, avvolti nell'ombra del mistero, rimanevano per gli Europei in gran parte ignoti. Ma ora... conosciamo in modo preciso tutta la estensione del campo missionario e l'immenso numero di popoli e di anime che aspettano ancora la buona novella di Cristo.
La preghiera
Parlando a sacerdoti, crediamo superfluo dimostrare che ciò che crea i miracoli dell'apostolato missionario è la preghiera. L'Opera della Propagazione della Fede chiede un obolo; ma anche se i milioni che raccoglie ogni anno diventassero miliardi, anche se le capanne dei missionari diventassero palazzi e le cappelle di giunchi cattedrali di marmi preziosi, non per questo solo sarebbe assicurato un maggior numero di conversioni. E il missionario attrezzato nel miglior modo, con automobili per divorare le vie, con battelli a vapore per i fiumi insidiosi, con velivoli per l'immensità del territorio, con medicinali perfezionati, con tutti i mezzi dati dal progresso, ma senza la forza della preghiera, rimarrebbe certamente e dolorosamente sorpreso dalla sterilità della propria opera.
Le vocazioni missionarie
Nonostante i grandi bisogni della vasta Arcidiocesi, non esitiamo a raccomandare le vocazioni missionarie, se sorgessero, e ovunque sorgessero, tanto cioè nelle parrocchie quanto nei seminari. Siamo, infatti, convinti che per una eventuale vocazione tolta alla diocesi a favore delle lontane terre di missione, non si potrebbe parlare di perdita, ma di guadagno, secondo le ispirate parole del S. Padre nella Enciclica "Rerum Ecclesiae".
Le elemosine
La cooperazione missionaria ben compresa, mentre diviene da un lato mezzo efficacissimo per risvegliare la fede, dall'altro serve efficacemente ad abituare alla generosità. E quando la generosità è diventata un'abitudine non può escludere dalla sua influenza benefica nessuna necessità né vicina né lontana. Che debba essere così lo insegna il Vangelo; che, di fatto, avvenga così lo insegna l'esperienza.
L'Ufficio Missionario Diocesano
Funziona già da dieci anni e Noi non possiamo che rallegrarci dei frutti copiosi e insperati da esso ottenuti. Per il migliore funzionamento dell'Ufficio esprimiamo qualche voto, cioè:
- che come in passato, così anche in avvenire L'Ufficio Missionario Diocesano sia l'unico centro ufficiale propulsore, coordinatore e amministrativo di tutto il lavoro diocesano di cooperazione missionaria fra il clero e fra il popolo;
- che nessuna iniziativa di carattere missionario sia organizzata in diocesi senza averne preventivamente reso edotto lo stesso Ufficio.
La Commissione Missionaria Parrocchiale
La costituzione della Commissione può essere fatta dal Direttore diocesano o da qualche propagandista, ma la sua formazione è opera del parroco o del sacerdote da lui designato. Il parroco quindi deve mettere fra le cure del suo ordinario ministero anche la convocazione, possibilmente mensile, della Commissione missionaria, per porgere ai suoi membri una cognizione del problema missionario sempre più larga e sempre più rispondente alla realtà, per incitarli a superare gli ostacoli, per portare a loro conoscenza tutte le disposizioni che l'Ufficio Missionario Diocesano viene comunicando, ... in una parola per formare l'intelligenza, il cuore e la volontà così che riescano cooperatori coscienti e attivi.
L'iniziativa principale
L'esperienza ci suggerisce di raccomandare alle Commissioni missionarie che, fra le varie iniziative che potrebbero essere sviluppate in una parrocchia, diano la maggior importanza all'iscrizione dei fedeli alle tre Opere Missionarie Pontificie, perché essa è la forma più redditizia per aiutare le missioni. Infatti:
- è tale sotto l'aspetto spirituale, perché assicura ogni giorno una preghiera per le missioni;
- è tale nei riguardi dell'organizzazione, perché educa i fedeli all'ordine, alla disciplina della Chiesa, e crea in loro a poco a poco una vera coscienza missionaria;
- è tale infine anche dal lato finanziario, perché assicura la stabilità del contributo. Non illudiamoci: le maggiori somme non sono costituite da offerte di ricchi, o da offerte straordinarie, ma dalle piccole quote dei fedeli più poveri, date di solito con maggior sacrificio e quindi più accette a Dio.
Non ci sembrano insormontabili le difficoltà dell'ora presente, quando le Opere fossero organizzate con saggezza pastorale e avessero al loro servizio delle zelatrici ben formate. Persuadetevi che il successo missionario in una parrocchia non dipende da una dotta conferenza di un oratore brillante o dalla grandiosità esteriore di feste missionarie, ma dal lavoro lento, silenzioso, nascosto, umile e continuo di quelle magnifiche api, che sono gli zelatori e le zelatrici della Commissione missionaria parrocchiale.
Trento, dalla Nostra Residenza, 8 settembre 1937, Festa della Natività di Maria SS.
† CELESTINO, Arcivescovo
Dalla relazione al clero
di don Giacomo Dompieri
sull'attività del
Segretariato Missionario Diocesano
nel suo 1° decennio.
11 ottobre 1937
Fu, io penso, la meditazione delle parole del Papa missionario che decise i Rev.mi Superiori ad erigere, nel 1927, il Segretariato Missionario Diocesano. Il campo assegnato era vasto, il compito arduo. Si doveva pensare all'organizzazione missionaria di una diocesi di circa 600 luoghi di cura d'anime.
Dove e come incominciare?
Evidentemente dalla formazione del clero, da coloro cioè che per vocazione e per professione devono essere i naturali cooperatori missionari. Il Segretariato si diede subito all'arruolamento dei sacerdoti nell'Unione Missionaria del Clero e il numero degli iscritti, che nel 1927 era di 393, salì al numero di 909. Speriamo che i pochi assenti ascoltino i frequenti richiami del S. Padre, cosicché fra breve il quadro dell'organizzazione sia completo; non è ammissibile, infatti, che un sacerdote non abbia nella sua vita sacerdotale la divina preoccupazione delle altre pecorelle che non sono nell'ovile.
Preparato così lo stato maggiore, si poté passare alla formazione dell'esercito ausiliario", all'arruolamento cioè dei fedeli; o, più precisamente, alla costituzione delle Commissioni Missionarie Parrocchiali. Esse sono le braccia del direttore diocesano; braccia necessarie e indispensabili, senza le quali l'opera del direttore sarebbe costretta alla più dolorosa immobilità. In ordine di tempo esse vengono ultime nella scala gerarchica dell'organizzazione missionaria, ma sono le prime in ordine di importanza; perché ad esse spetta il compito di suscitare, dirigere e mantenere in ogni parrocchia il movimento di cooperazione missionaria. Quante sono nella nostra diocesi le Commissioni Missionarie Parrocchiali? Per ora intendo parlare solo della sezione italiana della diocesi. Su 430 luoghi di cura d'anime, abbiamo 400 Commissioni Missionarie Parrocchiali, che hanno un totale di 2.500 zelatrici.
Quali sono stati i frutti di questa organizzazione?
I frutti materiali
Cedo la parola alle cifre, perché esse hanno un'evidenza che non ha mai bisogno di eccessive parole illustrative. Mentre prima dell'erezione del Segretariato Missionario, in Diocesi si raccoglievano in media annualmente Lire 7.500 per la S. Infanzia e per la Propagazione della Fede appena Lire 3.000, nel primo anno del Segretariato (cioè nel 1927) si raccolsero Lire 69.250,20 per la Propagazione della Fede, Lire 10.353,90 per la S. Infanzia e Lire 3.018,00 per il Clero Indigeno. In questi dieci anni di vita del Segretariato Missionario, la Diocesi di Trento ha offerto al S. Padre per le Missioni una cifra complessiva di Lire 2.076.293,50. Oltre due milioni di offerte! È poco se si considerano gli immensi bisogni delle missioni; ma è molto se si considera la povertà della nostra regione e gli anni di miseria nei quali queste offerte sono state raccolte; ed è moltissimo se si pone attenzione al fatto, controllato mille volte, che le offerte più generose vennero da famiglie e da paesi che, per varie circostanze, più risentivano e risentono le dolorose conseguenze dell'attuale crisi. In queste cifre evidentemente non sono comprese le offerte raccolte per gli Istituti Missionari.
I frutti spirituali
Dopo questa necessaria parentesi vediamo quali siano i "frutti spirituali" maturati in questi 10 anni di vita del Segretariato. Chi può passare in rassegna le vocazioni missionarie germogliate nelle varie parrocchie dalla propaganda condotta dal Segretariato in questo decennio? Sono centinaia! Chi può enumerare poi le S. Comunioni offerte per le missioni? Si sa che in diocesi sono più di 300 le parrocchie che hanno introdotto la pia pratica della Comunione mensile per le missioni. Chi può dire quale torrente di grazie e di misericordia si sarà riversato sui campi missionari, fecondando le fatiche e i sacrifici di tanti operai evangelici, di tante suore missionarie? Non è forse la preghiera che crea i miracoli dell'apostolato missionario?
Dovrei ora parlarvi delle varie iniziative promosse dal Segretariato Missionario Diocesano in questi 10 anni di vita. Ma basti accennarle.
Pubblicazioni
- Nel 1928 fu preparato un piccolo "Prontuario degli zelatori e delle zelatrici delle Opere Missionarie Pontificie", atto ad illustrare l'Azione Missionaria e ad insegnare il modo pratico di favorirla secondo il pensiero della S. Sede.
- In un secondo tempo fu preparato l'opuscolo "Per la formazione della zelatrice", che ebbe una larga diffusione anche in molte diocesi d'Italia.
- Nel 1930 il Segretariato preparò un “Manuale di preghiere per gli amici delle missioni", che ebbe finora sette edizioni e una diffusione di 65.000 copie.
- Nel 1932 un altro libretto intitolato "L'apostolato missionario della maestra", sviluppando in essi due interessanti temi: ciò che le missioni possono offrire alla scuola e ciò che la scuola può offrire alle missioni.
- Nel 1933 vide la luce un altro opuscolo: "Per voi, mamme!", nel quale si tratta dell'influenza che può avere l'ideale missionario nell'educazione dei figli e del provvidenziale sussidio didattico che l'ideale missionario può offrire ad ogni mamma.
- Nel 1935 ecco apparire un altro libro: "Per voi, cari ammalati!", che è stato accolto negli ospedali e specialmente nei sanatori con vero gaudio spirituale, tanto che nei soli primi tre mesi se ne diffusero 12 mila copie.
- Nello stesso anno uscì un altro opuscolo: "Spiritualizziamo l'azione missionaria". Esso aveva lo scopo di correggere l'idea che serpeggiava (e forse serpeggia ancora) fra non pochi cristiani (idea che è un grave errore) che le Missioni non si possono soccorrere che con l'offerta di denaro. Il fine della nuova pubblicazione era dunque questo: dimostrare come sia possibile parlare, lavorare, sacrificarsi per le missioni anche senza toccare il lato finanziario di questo divino apostolato; dimostrare come il denaro, per quanto anch'esso necessario e indispensabile, non sia né la prima, né l'unica forma di cooperazione missionaria; e come ogni cristiano possa essere o divenire un'anima eminentemente missionaria anche se versa nella più assoluta povertà.
- Quest'anno uscì un altro libro: "È necessario che Cristo regni!", per offrire a tutte le anime desiderose di apostolato una breve meditazione per ogni giorno dell'anno.
Iniziative varie
- Per passare ora ad altre iniziative del Segretariato dirò che in questi dieci anni fu organizzata in molte parrocchie - oltre la Giornata Missionaria di ottobre - anche la simpatica "Festa della Santa Infanzia”, che ora si celebra annualmente in quasi tutte le parrocchie della diocesi.
- Non meno impegno si pose nella celebrazione della "Giornata della Sofferenza", che per merito dell'Unione Missionaria del Clero, da parecchi anni si celebra nella Festa di Pentecoste. Questa iniziativa fu così gradita dai poveri ammalati che in parecchi sanatori di Arco si decise di celebrare la Giornata della sofferenza per le missioni una volta al mese.
- In questi anni si ebbe pure ogni cura per far conoscere il bollettino ufficiale delle Pontificie Opere Missionarie "Crociata missionaria", del quale entrano in diocesi oltre 16.000 copie mensili.
- Un'altra iniziativa meritevole di essere ri cordata è quella dei "Convegni di Plaga" (ossia Convegni di Decanato) per le zelatrici, che iniziatasi nel novembre del 1932 continua con sempre maggior entusiasmo e con sempre migliori frutti.
- Infine un semplice cenno ad altre iniziative, quali per es.: il riuscitissimo Convegno di tutte le Segretarie Decanali, tenutosi in Trento lo scorso luglio; la costituzione della "Commissione Missionaria Diocesana di Azione Cattolica" presso il Segretariato; nonché la recente costituzione delle "Commissioni Missionarie Decanali" in seno ad ogni singolo decanato.
Reverendi Confratelli! Alla Chiesa occorrono oggi sacerdoti i quali sentano non il dovere dell'apostolato, ma il bisogno. Sono due cose ben distinte. Al dovere posso venire meno, al bisogno no! Il dovere posso compierlo per un puro atto riflesso, con ripugnanza di tutto il mio essere; il bisogno sono costretto a soddisfarlo con la gioia di tutto il mio spirito. Non si oscuri quindi in nessuno di noi la forte e viva speranza che finalmente tutti i sacerdoti, e per essi tutti i fedeli, saranno coscientemente organizzati in favore delle missioni. Non importa se noi non vedremo la meta. Noi seminiamo, altri raccoglieranno. E raccoglieranno a piene mani quando ogni parroco non solo avrà attorno a sé quel "nucleo di zelo e di azione missionaria" (la Commissione Missionaria Parrocchiale) voluto dal Sommo Pontefice, ma quando a quel nucleo di persone avrà saputo donare tutta la sua intelligenza e il suo amore; quando al problema missionario ogni sacerdote avrà saputo offrire non solo le 24 ore della Giornata Missionaria o della festa della Santa Infanzia, ma gli anni più belli e più fruttiferi della sua preziosa vita sacerdotale; quando ogni catechista si sarà preoccupato non solo di impartire ai suoi scolari le prime nozioni di missiologia, ma anche di creare in essi una profonda coscienza missionaria, per riuscire così a donare alla Chiesa qualche bella vocazione missionaria; quando tutti i pulpiti della Diocesi saranno divenuti cattedre anche di missiologia; quando ogni parrocchia avrà la sua Comunione mensile per le missioni e ogni famiglia i suoi iscritti alle Opere Missionarie Pontificie; quando di missioni e di missionari e del dovere di aiutarli si parlerà dal clero e dal popolo nostro come si parla del dovere della messa festiva, della Pasqua, dell'istruzione religiosa.
Alcune immagini di quegli anni
- Il Presbiterio della Chiesa Tridentina - 1937
- L'imponente assemblea delle Zelatrici missionarie - 1937
- Due pagine del verbale della Commissione missionaria parrocchiale di Trento S. Vigilio del 1930
- Mostra missionaria dei doni offerti alle missioni - 1937
- Un momento del Convegno per il 40° dell'ufficio missionario diocesano
I decenni successivi
Questo stile di lavoro sarebbe continuato anche per i decenni successivi, fino all'epoca del Concilio Vaticano II, come ci testimoniano altri due documenti:
- la Lettera Pastorale di mons. Carlo de Ferrari del 6 gennaio 1952;
- il messaggio del nuovo Arcivescovo di Trento Alessandro Maria Gottardi per la Giornata Missionaria Mondiale 1963.
Dalla Lettera Pastorale di
mons. Carlo de Ferrari,
Arcivescovo di Trento,
al clero e al popolo dell'Arcidiocesi
in occasione del venticinquennio
dell'erezione dell'Ufficio Missionario Diocesano.
Lo spunto per la Lettera Pastorale di quest'anno, Ci viene offerto da una lieta ricorrenza: il XXV di fondazione dell'Ufficio Missionario Diocesano. Ci sembra una data da non lasciar passare sotto silenzio, una data che merita, anzi, tutta la nostra attenzione.
Al Reverendo Clero
Quale sacerdote può dire di vivere secondo lo spirito dell'Unione Missionaria del Clero?
- In primo luogo quel sacerdote che pregherà molto per le missioni...
- che parlerà volentieri e sovente delle missioni...
- che studierà il problema missionario, memore che è sempre dalla ragione delle idee che discendono le grandi direttive dell'azione...
- che, con ogni zelo, diffonderà anche la stampa missionaria fra il popolo...
- che si farà un preciso dovere di costituire nella sua parrocchia una attiva Commissione missionaria; è necessario formarla, attendere cioè alla formazione spirituale e culturale degli zelatori e delle zelatrici, per mezzo di qualche adunanza indetta proprio per loro...
- che mediterà costantemente sulle pratiche esigenze della cattolicità della Chiesa.
Alle Commissioni Missionarie Parrocchiali
Allo zelo delle Commissioni missionarie parrocchiali affidiamo l'esito delle due Giornate Missionarie che devono essere celebrate ogni anno, e solennemente, in ogni Cura d'Anime: la Giornata Missionaria d'ottobre e la Festa della S. Infanzia. Ripetiamo solo il desiderio del Nostro Predecessore che «alla Giornata Missionaria di ottobre si premetta un triduo o di predicazione o di preghiere, che valga a disporre gli animi dei fedeli alla grande Giornata».
Raccomandiamo poi il paziente lavoro per l'iscrizione dei fedeli, di tutti i fedeli, alle Opere Missionarie Pontificie, che sono come il mare che riceve acqua da tutte le parti e la torna a distribuire a tutti i fiumi.
L'Opera più ignorata
Di queste Opere ci sia permesso raccomandarne soprattutto una, la più necessaria, per i tempi che corrono, e, purtroppo, la più ignorata: l'Opera di S. Pietro Apostolo per la formazione del Clero Indigeno. Cosa strana e triste! Si pensa a donazioni per tutte le opere: per gli ospedali; per le istituzioni di beneficenza; per altre opere che al pubblico assicurano dei vantaggi semplicemente materiali; ma quanto raramente si pensa ad un'Opera di tanta attualità! Si fonda un letto in un ospitale, una culla in un asilo: carità fiorita senza dubbio; ma e non sarebbe assai più utile alla società fondare una borsa di studio in favore di un seminarista, sia esso indigeno o diocesano? I nostri padri, per espiare le loro colpe, usavano collocare una lampada in perpetuo davanti al SS. Sacramento. Donate un sacerdote alla Chiesa: egli sarà una lampada vivente che darà assai più gloria a Dio e assai più luce al mondo!
Gli araldi del Vangelo
Il Nostro pensiero non può non volare a tutte quelle anime elette, che in questi 25 anni hanno abbandonato la famiglia, la patria, per portare la luce del Vangelo dove questa ancor non brilla. Sono centinaia e centinaia questi «Araldi del Vangelo» che, oriundi della diocesi, lavorano sotto ogni cielo per donare a quelle povere anime i benefici della Redenzione.
Se consideriamo, alla luce della fede, le pagine gloriose che essi hanno scritto, non raramente col sangue, non possiamo non inchinarci a tanto peso di gloria conquistata alla diletta Arcidiocesi di S. Vigilio. Possano essi vivere sempre all'altezza del loro compito!
E se non ci sarà concessa la grazia ineffabile di donare alla Chiesa qualche missionario o qualche suora missionaria di più, lavoriamo almeno per creare, attorno a noi, delle coscienze missionarie; per creare, nelle anime che incontreremo sul nostro cammino, altrettanti apostoli dell'idea missionaria! Con la preghiera, con la parola, con l'azione, con il sacrificio! Oggi e sempre!
Trento, dalla Nostra Residenza, 6 gennaio 1952, Festa dell'Epifania del Signore
† CARLO, Arcivescovo
Dal Messaggio di
mons. Alessandro Maria Gottardi,
Arcivescovo di Trento,
per la Giornata Missionaria 1963
Desidero celebrare la mia prima “Giornata Missionaria” in terra trentina con particolare solennità, nel desiderio che la mia umile parola sia eco fedele a quella dei miei immediati Predecessori di v. m., mons. Endrici e mons. de Ferrari.
Pastorale missionaria
Spetta naturalmente in primo luogo ai sacerdoti, propagandisti delegati del Vangelo, suscitare e tener desto fra il popolo il problema missionario. Quanto più un sacerdote è missionario, tanto più è sacerdote; e quanto più il suo cuore arde di zelo per le anime che ancora non conoscono Cristo, tanto più si consumerà per quelle che sono affidate alle sue cure pastorali.
E siamo sempre persuasi che se le missioni hanno bisogno di noi, noi abbiamo più bisogno delle missioni: per sentirci vivi, giovani, cattolici e apostolici; o per sentire almeno il desiderio di esserlo. Abituiamoci a vedere sempre l'ideale missionario come l'ideale più atto a elevare e perfezionare la vita spirituale di noi stessi, delle nostre parrocchie o comunità religiose; se l'ideale missionario sarà visto in questa luce, la sua vera luce, allora l'attività missionaria non rimarrà ai margini della nostra azione pastorale - quasi si trattasse di un'opera di supererogazione - ma sarà al centro della stessa. E chi ne avrà maggiormente beneficiato, amo ripeterlo, non saranno le missioni, ma noi, le nostre parrocchie, il nostro stesso sacerdozio.
Organizzazione missionaria
Al ministero della parola, alla diffusione della stampa, alla direzione spirituale, il parroco deve aggiungere l'organizzazione, che si concentra soprattutto nella vitalità della Commissione missionaria parrocchiale. Una Commissione ben formata, mantenuta in efficienza, è il più valido aiuto per la diffusione del sentimento missionario fra il popolo, specie per mezzo di una sempre più diffusa iscrizione alle tre Pontificie Opere Missionarie. Ai suoi membri è consentita quella propaganda capillare e quella penetrazione lenta e sicura che porta alle più solide e profonde convinzioni.
È necessario però che la Commissione sia attiva, presente in tutte le iniziative, fedele agli incontri mensili per la formazione più soda dei suoi membri e per la degna preparazione delle nuove reclute; presente per eseguire le iniziative suggerite di anno in anno, dall'Ufficio Missionario Diocesano. È così che la Commissione diventa lievito che fermenta tutta la vita spirituale della parrocchia. Chi ne ha fatto l'esperienza, ha raccolto frutti più che abbondanti.
Trento, 15 settembre 1963, solennità dei Dolori di Maria SS.
† ALESSANDRO MARIA GOTTARDI, Arcivescovo
L'epoca del Concilio
Il Concilio Vaticano II portò certamente una ventata di novità, che non trovò impreparata la Chiesa di Trento ed in particolare don Giacomo Dompieri. Al Convegno Missionario Diocesano del 24-25 settembre 1967, per il Quarantennio di fondazione dell'Ufficio Missionario Diocesano, fu invitato mons. Ugo Poletti, Presidente Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, ad illustrare le nuove sfide della missione alla luce del decreto conciliare "Ad Gentes" e della fresca enciclica di Paolo VI "Populorum Progressio".
«L'Ufficio Missionario è ormai in piena, organizzata e solerte funzionalità da decenni e, dopo il decreto conciliare "Ad Gentes" sulla struttura e sull'attività missionaria della Chiesa, mi sembra di trovarmi come Mosè sul monte Nebo nella visione, auspicata dopo 40 anni di attività, di una nuova terra promessa per le speranze e per la vitalità delle missioni. Dico e ripeto soltanto visione e non ancora conquista, perché, sia la scarsità numerica del personale missionario, come la povertà dei mezzi, come pure un deprecato rigurgito e ristagno di nazionalismo, di razzismo, di indifferentismo, di apatia nel mondo, rendono problematiche l'espansione e la conquista della fede presso i popoli non cristiani....
Il Concilio ha svelato e definito un nuovo volto della Chiesa, ha rivoluziona to il concetto tradizionale di missione strappandolo dall'antico ruolo marginale e collocandolo nel centro dell'ecclesiologia cattolica, perché inserito di sua natura nel disegno divino della salvezza. "Tutta la Chiesa ha detto il Papa è e deve mostrarsi missionaria". Consegue che tutto il popolo di Dio è popolo messianico e quindi missionario: per vocazione, per elezione, per finalità...
Ho fatto quello che dovevo fare per vocazione e per l'ufficio affidatomi, ma la mia vera, costante, agognata meta fu proprio quella preconizzata e oggi solennemente definita dal Concilio: creare cioè nel clero e nei fedeli di tutta la diocesi una coscienza missionaria.
Mi sono accorto, fin dalle prime esperienze in questo settore, che i cristiani amavano sì e sentivano il problema missionario, erano ghiotti di episodi missionari, desideravano conoscere costumi, credenze, folclore di gente di altra civiltà, ma tutto si riduceva, pur nella generosità spirituale e materiale a una specie di turismo missionario. Sulla nave missionaria della Chiesa i fedeli avevano più la funzione di passeggeri che di equipaggio. Bisognava correggere e rivoluzionare questa idea e questo stato d'animo. Bisognava persuadere i cristiani che la fede non era un bene ereditario, e neppure un bene soltanto individuale, ma una grazia eminentemente sociale che comporta il dovere di trasmetterla a chi non era ancora giunto all'orizzonte della fede».
Giovani in fermento
Gli anni del Concilio avevano acceso l'entusiasmo dei giovani, desiderosi di offrire il proprio contributo alla missione della Chiesa e alla costruzione della pace e della giustizia nel mondo. Nella nostra diocesi sorsero in breve tempo alcune realtà giovanili molto vivaci.
Nel dicembre 1964 dalla GIAC, il ramo giovanile dell'Azione Cattolica, nacque la cosiddetta "Operazione Formigueiro". Alcuni giovani dinamici, insieme al loro assistente don Valentino Felicetti, da un incontro con due sacerdoti missionari trentini in vacanza dal Brasile (don Giuseppe Cont e don Ezio Berteotti) uscirono determinati a concretizzare la loro sensibilità missionaria in un ambizioso progetto di appoggio per la costruzione di quattro Centri di Assistenza ai sei missionari diocesani che operavano nel sud del Brasile nel soprannominato "quadrilatero trentino": Formigueiro, Alto Paraguay, Poço Redondo, Arrolo Grande. A Trento sorse un vero e proprio gruppo: il "Gruppo giovanile d'appoggio missionario", con il compito di promuovere e sostenere l'iniziativa in tutta la diocesi. Nell'arco di due anni si susseguirono incontri in 180 paesi del Trentino che servirono ad allargare il cuore a diecimila ragazzi e ragazze attraverso l'impegno delle decime (il 10% del superfluo da attuare una volta al mese), le veglie bibliche mensili, la corrispondenza coi missionari, mostre, lotterie, serate d'arte varia, cineforum...
Il "Gruppo giovanile" individuava in tre punti i risultati ottenuti: «Anzitutto dalle parole siamo passati ai fatti; in secondo luogo, dal nostro campanile siamo passati ai confini del mondo; infine, da clienti siamo diventati credenti, cioè partecipi nella Chiesa, corresponsabili, dando qualcosa di nostro». Un notiziario periodico di informazione accompagnò l'attività del gruppo fino al 1970, dapprima col titolo “Operazione Formigueiro", poi trasformato in "Giovani senza frontiere", che nel 1968 divenne espressione anche delle altre due realtà giovanili di impegno missionario: il GLAM e la LMS.
Il Gruppo Laici Attività Missionaria (GLAM), assistito dal gesuita p. Cristoforo Sironi, sorse con il preciso scopo di aiutare i laici che intendevano partire per i Paesi in Via di Sviluppo, mediante un'azione di orientamento, preparazione e inserimento nel nuovo ambiente di lavoro; sostenere spiritualmente e materialmente il laico nel realizzare la sua vocazione; far conoscere ad altri questa forma di apostolato; costituire una cerchia di amici per offrire consigli professionali e mezzi economici per favorire il reinserimento dei volontari laici al ritorno. Il GLAM favorì la partenza di numerosi volontari e volontarie verso l'America Latina, l'Africa e l'Asia. Il gruppo si sciolse nel 1974 «avendo maturato una diversa opinione rispetto al Volontariato, pur rispettando la scelta di partire, fatta da persone singole, attraverso altri organismi, a cui il gruppo ha, talvolta, indirizzato» come si afferma in una lettera del 29 novembre di quello stesso anno indirizzata all'Arcivescovo Alessandro M. Gottardi.
In ambito universitario, grazie alla sensibilità di don Diego Zorzi, nacque la Lega Missionaria Studenti che si muoveva su due fronti:
- lo sforzo di essere una comunità viva di amici, tesi alla ricerca comune della verità e del Cristo, attraverso revisioni di vita, Messe comunitarie, amore vicendevole;
- il lavoro di approfondimento dei problemi sociali e politici, soprattutto del Terzo Mondo, cercando di crearsi una coscienza critica, aperta e consapevole, in modo da favorire l'inserimento dei giovani nella realtà umana ed in tutti i suoi problemi, attraverso conferenze e tavole rotonde, a tutti i livelli, nei vari Istituti scolastici o nei gruppi di città.
Le tre realtà camminavano parallelamente, ma qua e là cominciava ad affiorare l'esigenza di un coordinamento. Nel 1968 don Valentino Felicetti, assistente della GIAC, fu inviato all'Università Gregoriana di Roma per gli studi di Missionologia. Nel gruppo “Operazione Formigueiro" gli subentrò p. Sironi, che intanto era stato assegnato anche all'assistenza della LMS. La circostanza favorì la nascita del CE.MI.T., il Centro Missionario Trentino, un coordinamento delle tre realtà sopra descritte. Riuniti a Villa S. Ignazio il 29/30 marzo 1969, i tre gruppi determinarono di proseguire in un cammino di comunione, pur nel rispetto delle rispettive specificità.
L'anno successivo, di ritorno dagli studi, don Felicetti subentrò a mons. Dompieri nella direzione dell'Ufficio Missionario Diocesano.
Nel mese di novembre, in occasione del l'annuale Convegno Missionario Diocesano, i giovani, nel loro saluto a mons. Dompieri, esprimevano il loro entusiasmo per il cammino missionario della Chiesa, insieme a qualche preoccupazione: «Siamo in un momento vivo della Chiesa. La situazione non è però facile, ed anche il problema missionario trova riscontro con quanto avviene in altri settori della vita della Chiesa. Siamo in un momento di verifiche, di chiarificazione e anche, se vogliamo, di momentanei smarrimenti. Nessuna crisi si risolve automaticamente e tanto meno con lamenti e continue riaffermazioni di fedeltà alla lettera della tradizione. Il Concilio ha proiettato la sua luce e ha mosso le acque. Il discorso si fa alcune volte delicato e confuso. Abbiamo aspetti che possono essere considerati di pacifica acquisizione: alcuni principi dottrinali e certe realizzazioni pratiche ispirate al Concilio. Ciò costituisce il dato positivo del problema e ci permette di parlare di un autentico rilancio. Ci sono però, altri punti molto discussi; c'è una zona d'ombra che rivela incertezze, disagi, contestazioni. L'aggiornamento, nell'attività missionaria, comporta l'accettazione di nuove idee e di strutture rinnovate. Non si tratta assolutamente di rinnegare il passato, ma di cogliere le vibrazioni interne di crescita della Chiesa, organismo vivo e dinamico, come pure di essere sensibili alla rapida evoluzione del mondo attuale, del risveglio dei popoli del Terzo Mondo, della loro dignità, della loro cultura, delle loro sofferenze.
Tradizione e novità sono le due condizioni essenziali per un efficace aggiornamento. Non è però facile restare in equilibrio fra questi due elementi. Ogni novità appare ad alcuni tradimento; ogni affermazione del passato sembra ad altri oscurantismo superato. C'è chi aderisce alle nuove prospettive senza aver la forza o la buona volontà di assimilarle fino in fondo e c'è chi demolisce le antiche strutture, ma non ne ha altre da presentare.
La novità per noi già si intravede. È costituita dalla realizzazione della responsabilità di tutti, giovani e meno giovani, nell'intraprendere la nuova linea di lavoro per la sensibilizzazione missionaria della nostra comunità diocesana e per la collaborazione alla crescita di tutta la Chiesa universale. Su queste linee ci siamo sforzati di camminare e vorremmo camminare ancora».
Fu, quello, l'ultimo Convegno missionario a cui partecipò mons. Dompieri. Infatti, il 23 dicembre di quello stesso anno, per l'aggravarsi della malattia morì, dopo 42 anni di servizio alle Missioni senza mai aver avuto la grazia di visitarle a motivo della sua salute.
Alcune immagini di quegli anni
- mons. Poletti e mons. Dompieri: fraterno incontro ed entusiastico compiacimento
- Operazione Formigueiro - i missionari diocesani in Brasile: don Ettore lachemet di Ville di Giovo, don Luigi Giuliani di Romeno, don Olindo Cuel di San Sebastiano, don Girolamo Job di Cunevo, don Ezio Berteotti di Stravino.
- don Ezio Berteotti in visita ai suoi parrocchiani - Brasile - 1966
Da "Ufficio" Missionario a "Centro" Missionario
Il passaggio di testimone alla direzione dell'Ufficio Missionario Diocesano tra mons. Dompieri e don Felicetti avvenne proprio nel momento in cui la Conferenza Episcopale Italiana, alla luce del decreto conciliare "Ad Gentes" (n.38) e del Motu Proprio "Ecclesiae Sanctae" (III,a.4) invitava le diocesi italiane a farsi carico della propria responsabilità in ordine alla missione universale e ad istituire in ogni àdiocesi il Centro Missionario Diocesano, al fine di coordinare e promuovere la reciproca collaborazione delle realtà ecclesiali locali in qualche modo coinvolte e interessate alle missioni.
- promuovere e diffondere la conoscenza dei problemi inerenti all'evangelizzazione ed allo sviluppo sociale dei popoli, sia all'interno degli organismi membri, sia all'esterno, fra tutto il popolo di Dio;
- essere di ricerca e di stimolo per un sem- pre maggiore adeguamento di mezzi, metodi e attività degli organismi membri;
- uno sguardo alla storia promuovere la collaborazione alle iniziative locali in favore delle missioni;
- dare priorità alla formazione di una coscienza missionaria e di un servizio universale delle missioni, collaborando con le PP.OO.MM., soprattutto nella Giornata Missionaria Mondiale.
Da semplice Ufficio periferico delle PP.OO.MM. si doveva passare ad una realtà assai più ampia e partecipata, espressione diretta dell'impegno missionario della Chiesa locale.
Nella nostra diocesi l'invito si concretizzò immediatamente. Intorno al gruppo "Operazione Formigueiro" - in cui si erano avvicendati molti giovani e che dal vento impetuoso della contestazione interna ed esterna di quegli anni roventi ne era uscito purificato, più maturo, attento e aperto nacque il primo nucleo operativo del nuovo "Centro Missionario Diocesano", aperto alla partecipazione di tutte le componenti missionarie presenti in diocesi: il Vescovo, primo missionario della Chiesa particolare, gli Istituti missionari, le Commissioni missionarie parrocchiali, i Gruppi giovanili.
- l'approfondimento della teologia della Chiesa locale, delle sue responsabilità universali;
- la trasformazione dell'Ufficio missionario in Centro missionario;
- il recupero del legame con tutti i missionari originari della diocesi, attraverso visite del vicario generale, del direttore del CMD, di un portavoce dei laici e del vescovo stesso in Africa e in America Latina; il collegamento epistolare; l'invio del settimanale diocesano "Vita Trentina"; la solidarietà concreta con la Campagna quaresimale "Un pane per amor di Dio", che la nostra Diocesi scelse di destinare come gesto esplicito di comunione a tutti i missionari trentini (sacerdoti diocesani, religiosi/e, laici) e le loro comunità, indipendentemente dalle preferenze o dalle necessità;
- lo sforzo di creare comunione con tutti i gruppi spontanei e i gruppi ecclesiali con qualche accentuazione missionaria, non per uniformare, ma per valorizzare il ruolo e i carismi di ciascuno, nel rispetto e nella complementarietà;
- la cura per la vita di un gruppo chiamato "Comunione e Missione" - in modo tecnico Segreteria Operativa del Centro - formato da laici, sacerdoti, religiosi/e di Isti- tuti missionari... che ogni settimana si riuniva in preghiera e in lavoro per tradurre l'animazione in fatti concreti.
Un quadro più completo dell'attività del CMD in quegli anni settanta si può trovare in due articoli della rivista Mondo e Missione:
- "Trento: un nuovo tipo di animazione" (settembre 1979, pagg. 485ss.);
- "I gruppi missione per l'animazione missionaria" (ottobre 1980, pagg. 561ss.).
Comunione e missione
Nel gennaio 1971 fece la sua comparsa il bollettino "Comunione e Missione", uno strumento di spiritualità missionaria che da allora accompagna fedelmente la vita ed il lavoro di migliaia di missionari e amici della Missione. Il sussidio non ha mai voluto essere solo un nome, ma un programma ben preciso: comunione con il vescovo e con i presbiteri; comunione tra gli organismi e i movimenti presenti nelle parrocchie; comunione tra giovani e anziani; comunione con i missionari sparsi in tutto il mondo, specie con quelli usciti dalle comunità parrocchiali della diocesi.

Dagli anni '80 ad inizio 2000
Il resto è storia recente. Nel 1980 fu chiamato alla guida del CMD don Girolamo Job, missionario diocesano con 15 anni di esperienza in Brasile, avvicendato nel 1993 da don Mariano Manzana, anch'egli sacerdote diocesano con 17 anni di missione in Brasile. Una scelta, questa, che mirava a sottolineare con più forza lo scambio tra le Chiese, una dimensione fondamentale di ogni impegno missionario.
Testimonianze
Adele Faifer, di Costasavina, 89 anni (ndr inizio 2000), racconta con entusiasmo il servizio di zelatrice missionaria che svolse fin da giovanissima e che in questi anni vive nell'offerta e nella preghiera.
Nella mia parrocchia ero la zelatrice missionaria, incaricata di raccogliere le iscrizioni alle Pontificie Opere Missionarie: Propagazione della Fede, Opera di San Pietro Apostolo per il Clero Indigeno e Infanzia Missionaria, e di promuovere la stampa missionaria.
La Giornata Missionaria Mondiale era il momento principale di animazione e c'era la collaborazione di tante persone insieme alle quali si diffondeva la propaganda e si esortava a dare l'offerta per sostenere l'opera evangelizzatrice dei missionari in tutto il mondo. Subito dopo la giornata si raccoglievano gli abbonamenti alla "Crociata missionaria" diventata poi “Popoli e Missione", rivista per la famiglia. Per i fanciulli si proponeva il "Ponte d'Oro". Era fatica convincere all'abbonamento. L'abbonamento collettivo faceva risparmiare un po' sulla quota e permetteva di raggiungere le famiglie ogni volta che c'era da consegnare la rivista. Si poteva così passare parola e ricordare anche la preghiera per le missioni, elemento importantissimo, così come ci veniva raccomandato negli incontri di preghiera e formazione missionaria da monsignor Dompieri.
Ho sempre avuto un grande amore per i seminaristi delle missioni. Anche ora prego ogni giorno perché siano fedeli alla loro vocazione. Quarant'anni fa un mio fratello morì giovane in un incidente stradale. La mia famiglia ricevette una somma di denaro e la mia parte, col consenso di mio padre, la portai al Centro Missionario per sostenere lo studio di un seminarista indigeno. In suffragio di mio fratello mi sembrava la cosa più bella. Quando ricevetti la pensione, ogni mese un piccolo importo era per l'adozione di un seminarista. Il nome e la foto che mi venivano mandati dal Centro Missionario li tenevo sempre presenti e questo figlio spirituale era nella preghiera e nel mio cuore.
Il lavoro in campagna e il servizio di sagrestana non mi permettevano di fare altre iniziative. Ci tenevo a partecipare alle riunioni che monsignor Dompieri veniva a fare in parrocchia o andavo io alle assemblee missionarie. La sua parola accendeva l'amore alle missioni facendo comprendere che ogni cristiano è chiamato alla missione affinché ogni uomo possa conoscere Gesù e il suo Vangelo. Spesso ci faceva dono dei suoi libri che scriveva e che per me erano di meditazione.
Alcuni anni fa il Centro Missionario mi donò una meda glia di riconoscimento per il mio servizio svolto per 60 anni.
lo sono tanto riconoscente al Signore e lo prego sempre perché l'amore alle missioni e il bel movimento missionario nel mio decanato e nella diocesi diventi sempre più grande e diffuso.
Una crisi salutare
La grande contestazione del'68 coinvolse anche il mondo missionario, in modo particolare i gruppi giovanili che erano nati intorno a "Operazione Formigueiro", criticata e ostacolata prima di tutto negli ambiti direzionali dell'Azione Cattolica, di cui anche noi facevamo parte, per lo scompenso che aveva portato alla tradizionale organizzazione e rigida divisione per sessi, tanto che fummo chiamati a scegliere "o con l'Azione Cattolica o con le Missioni". II GLAM, che si era politicizzato a tal punto da contestare tutto e tutti, finì nell'autodistruzione. La L.M.S., che tanto si impegnava specie in occasione della Giornata Mondiale Missionaria con iniziative originali e ben organizzate, arrivò in una burrascosa assemblea a proporre che non si doveva più fare tale giornata perché entrava nella filosofia di un neo-colonialismo.
Una grande pazienza, ma soprattutto una grande preghiera, specie quella notturna, iniziata a Villa Belfonte e continuata al Centro Missionario con i pochi rimasti, purificò e salvò il movimento missionario dalla dispersione e dalla confusione. Iniziò un "pellegrinaggio interiore" con una preghiera comune che ci diede la capacità di riflettere, di entrare in noi stessi, di pensare, anche di contarci e ricominciare tutto da capo con chi ci stava. Si costituì un'èquipe attorno a don Valentino che ci aveva chiesto aiuto. Ognuno aveva il suo impegno, nella scuola, nel lavoro, nello studio, ma passavamo insieme il tempo libero, creando fra noi una grande fraternità.
Fu in questo clima che nacque l'intuizione del tema della comunione, sottolineando come l'essere missione debba fondarsi nella comunione e come la comunione abbia come conseguenza naturale la missione. I due termini sono inscindibili, l'uno richiama e richiede l'altro. Questa intuizione si tradusse nel sussidio mensile di spiritualità missionaria "Comunione e Missione", che tuttora vive come egregio strumento di animazione missionaria. Ogni anno il tema dell'assemblea missionaria segnava delle tappe. La seconda fu "Lotta e contemplazione per divenire uomini di comunione". Si esaminarono le caratteristiche degli uomini di comunione e venne proposto di partire con decisione, perché la società avvertiva non tanto l'esigenza di cose nuove, di teorie o filosofie nuove, ma piuttosto di rapporti nuovi e di fraternità. Ognuno era invitato a partire per primo, a portare la contestazione dentro di sé, a tentare in sé stesso la costruzione dell'uomo di comunione, impegnandosi in un'avventura interiore per cambiare in profondità e di conseguenza incidere sulle strutture che lo circondano. L'uomo di comunione è attento alla realtà e alle persone con cui vive. Coltiva in sé una profonda sensibilità ai bisogni degli altri e avverte le necessità, sa pagare di persona, impegnandosi concretamente a servizio dei fratelli. L'uomo di comunione si impegna per la giustizia e per la liberazione dell'uomo. Sa cogliere con sofferenza tutte le ingiustizie, piccole e grandi, vicine e lontane.
Si approfondì anche il significato del termine lotta, come qualche cosa di interiore, di profondo, che impegna ciascuno a combattere dentro di sé l'egoismo e l'individualismo. È l'impegno a liberarsi dalla tentazione, sempre ricorrente, di essere, magari inconsciamente, oppressore degli altri. Lotta è anche l'impegno a continuare lo sforzo di comunione, di giustizia, di liberazione, nonostante gli scarsi risultati o l'incomprensione con il coraggio di ricominciare, anche se si è soli. Per non soccombere in questa lotta è indispensabile la contemplazione che è la cerniera che unisce l'uomo a Dio da cui riceve l'esigenza e la forza di continuare nella missione.
Queste riflessioni diventarono motivo di ripensamento, di verifica, di gioia, di speranza... nel Centro Missionario e nelle Comunità parrocchiali e portarono a proposte concrete sulla missione. Partecipammo a convegni, visitammo Comunità missionarie, ci confrontammo con altre diocesi. Il convegno nazionale delle Pontificie Opere Missionarie ad Assisi, nel 1972, segnò l'occasione di una testimonianza del nostro cammino, alla quale pose particolare interesse il Card. Poletti che presiedeva il convegno e che alla fine ci chiese di portare negli organismi missionari romani questa nostra esperienza. II progetto si concretizzò con l'incitamento del Vescovo Gottardi e si realizzò tra il 1973 e il 1978, ponendo la diocesi di Trento come pioniera di un nuovo orientamento nell'animazione missionaria nazionale.
Ho avuto la grazia e la gioia di lavorare al Centro Missionario Diocesano dal 1975 al 1998 e sono contenta di poter raccontare qualcosa dei primi anni '70, come mi è stato chiesto. Prima del 1975 - anno in cui ho cominciato a lavorare come impiegata - il mio contatto con il Centro Missionario Diocesano avveniva attraverso le assemblee missionarie alle quali partecipavo con il gruppo missionario della mia parrocchia di san Giuseppe in Trento. Come l'avessi ancora davanti agli occhi ricordo la scritta cubitale su un pannello esposto nella sala dell'assemblea che proprio nell'anno 1970 - se non sbaglio - si svolse presso il palazzo della Regione. Diceva: “La grazia del rinnovamento non può avere sviluppo alcuno nelle comunità, se ciascuna di esse non allarga la vasta trama della sua carità sino ai confini della terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che sono i suoi propri membri" (Ad Gentes 37).
Il Centro Missionario si lasciava interpellare fortemente dal Concilio Vaticano II, soprattutto dalla Lumen Gentium e dall'Ad Gentes e orientava il suo cammino e la sua attività nella ricerca della comunione e nell'impegno per la missione. Come espressione concreta nasceva il sussidio per la preghiera e l'animazione missionaria "Comunione e Missione".
Partecipavo inoltre ad iniziative di animazione missionaria come le Giornate missionarie mondiali e Giornate per i malati di lebbra nelle quali erano coinvolti giovani studenti, giovani del seminario diocesano e della Lega Missionaria Studenti. Nelle piazze principali, al casello dell'autostrada, ai semafori, allo stadio, si allestivano punti di sensibilizzazione con vistosi cartelli, banco stampa, raccolta offerte e incontro con le persone per offrire il messaggio missionario e di solidarietà.
In quegli anni l'Arcivescovo cominciava a visitare i missionari nei luoghi di missione. Vita Trentina ne dava notizia e tutta la diocesi poteva 'partecipare'.
Il richiamo forte dell'assemblea 1970 con il messaggio conciliare giungeva a persone e comunità parrocchiali preparate dalla forte carica di spiritualità missionaria comunicata da monsignor Giacomo Dompieri. I numerosi sussidi preparati da lui e diffusi capillarmente nelle parrocchie avevano suscitato e maturato l'amore alle missioni.
Nel gennaio 1975 ho cominciato a lavorare presso l'ufficio del CMD in via Barbacovi. Allora c'erano il direttore, don Valentino Felicetti, una segretaria, Annamaria Zamboni e giovani che aiutavano saltuariamente come volontari. Presso la curia don Guido Osler, che da trent'anni era stato collaboratore di mons. Dompieri, insieme a p. Osvaldo Agostini, francescano, curava l'aspetto amministrativo e l'invio delle offerte ai missionari e alle Pontificie Opere. Nel novembre 1977 Ermetina Martinelli sostituì nel servizio al CMD Annamaria che iniziava il cammino nella Fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù e che da alcuni anni è missionaria nelle Filippine.
La sede nuova in via san Giovanni Bosco voluta dall'Arcivescovo mons. Gottardi e avviata da don Valentino Felicetti, voleva essere l'espressione concreta di un rinnovamento e di una maggiore attenzione a tutte le realtà missionarie che svolgevano un servizio di missione ad Gentes o in diocesi per l'animazione missionaria. II CMD voleva essere accoglienza e servizio. Comunione e missione erano la base di ogni attività. Negli anni 1975-80 le principali attività erano:
- la raccolta dei dati di tutti i missionari trentini sparsi nel mondo, a cui veniva data la priorità assoluta. C'era sempre un filo diretto con l'Arcivescovo e don Sergio, suo segretario (che in quegli anni curava l'annuario dei missionari), per lo scambio di indirizzi e altri dati aggiornati. L'attenzione era sempre alta per registrare ogni informazione che potesse essere utile per la conoscenza dei missionari e far sentire loro la vicinanza della chiesa d'origine. Nel 1975 i missionari trentini erano quasi 800;
- l'animazione missionaria attraverso incontri a livello decanale con i gruppi e le realtà missionarie locali. Inizio della scuola animatori con scadenza mensile e conclusione con una due giorni residenziale (Sasso di Villalagarina, Fai della Paganella..);
- l'organizzazione estiva di un viaggio in America Latina per favorire la visita di familiari e amici dei missionari, in particolare dei diocesani partiti da pochi anni. Nel 1977 erano circa 130 le persone che partecipavano;
- l'incontro settimanale del mercoledì sera con l'equipe del CMD per la programmazione, lo scambio, la verifica dei servizi di animazione missionaria in diocesi e l'incontro del martedì sera per la preghiera aperto anche ad altre persone;
- preparazione e invio di "Comunione e Missione" con l'inserto/traccia per la messa missionaria o per la veglia di preghiera;
- preparazione dei sussidi per la Quaresima di Fraternità "Un Pane per Amor di Dio".
Vorrei riportare due pensieri di monsignor Gottardi che mi sembra esprimano bene le motivazioni e il servizio del Centro Missionario: «Proposito e sforzo del vescovo e del CMD non è solo quello di conoscere tutti i missionari, ma soprattutto di favorire una crescente comunione che aiuti tutti a sentirsi sempre più famiglia di Dio e corresponsabilizzarci maggiormente nel comune ideale al servizio del Vangelo presso tutti i popoli». «Prima di ogni considerazione organizzativa è il valore della santità dei cristiani per l'opera missionaria della Chiesa».





