Saperne di più: La GenZ cambia il mondo

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La nuova generazione costruisce un futuro di giustizia e partecipazione

La Gen Z cambia il mondo

Sfidare gli stereotipi, trasformando individualismo, frustrazione e ingiustizie in proteste e cambiamento sociale.

Negli ultimi anni, una narrazione dominante ha descritto la Generazione Z – ossia i nati tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2010 – come una generazione digitale e individualista, più incline ai like sulle piattaforme social che all’impegno collettivo. Si tratta, come spesso accade quando si parla di ragazzi, di generalizzazioni e stereotipi, spesso privi di contesto, che rischiano di offuscare una realtà più complessa e sfaccettata: in molte regioni dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina, e più in generale del Sud del mondo, le giovani e i giovani di questa nuova generazione stanno emergendo come protagonisti di grandi movimenti di protesta e di domanda di trasformazione sociale e politica.
In Africa, il continente demograficamente più giovane del mondo, le piazze si riempiono di volti sotto i trent’anni: l’età mediana del continente è di circa 19 anni, molto inferiore a quella dell’Europa, che si attesta oltre i 40 anni. Un’età media così bassa non è un elemento neutro: si traduce in una componente giovanile numerosa e potenzialmente dinamica nelle società africane e si riflette in una vitalità sociale e politica significativa, visibile anche nelle mobilitazioni di piazza registrate in vari paesi del continente e del Nord Africa. Le ragioni che spingono questi giovani a scendere in strada sono molteplici. Nel 2025, in Madagascar, una serie di proteste iniziate contro interruzioni di energia elettrica e carenze nei servizi pubblici si sono rapidamente tradotte in un movimento più ampio di critica al governo: le proteste hanno portato a scontri con le forze di sicurezza e infine all’apertura di una fase di transizione politica. In Kenya, nel 2024 e 2025 sono emerse proteste guidate soprattutto da giovani contro aumenti delle tasse proposti nel bilancio pubblico, corruzione e preoccupazioni per i costi della vita. Le proteste sono iniziate con opposizione alle misure fiscali previste nella legge finanziaria e hanno indotto l’esecutivo a ritirare alcune delle misure contestate. Secondo rapporti di osservatori internazionali, le autorità hanno risposto con tattiche di repressione anche digitali per cercare di frenare l’organizzazione delle mobilitazioni online.
Se l’Africa mostra un protagonismo politico in ascesa, anche l’Asia è stata teatro di un’ondata di proteste giovanili che hanno colpito varie strutture di potere. In paesi come Nepal, Bangladesh, Sri Lanka e Indonesia, movimenti giovanili digitali – spesso nati e organizzati attraverso piattaforme social – hanno trasformato insoddisfazione socio-economica e richieste di diritti in mobilitazioni di massa. In Bangladesh, negli ultimi anni si sono verificate ripetute proteste studentesche, tra cui quelle contro il sistema delle quote nel pubblico impiego (2018) e contro l’aumento del costo della vita. I movimenti sono stati spesso organizzati e amplificati attraverso social media e piattaforme digitali e hanno portato a cicli di repressione, arresti e riforme parziali. Anche in Indonesia, nel 2019 e poi nel 2023-2024, studenti universitari sono scesi in piazza contro riforme legislative considerate dannose per la democrazia, per l’ambiente o per i diritti dei lavoratori.
Questi movimenti, pur eterogenei nei contesti e nelle rivendicazioni specifiche, condividono alcuni tratti ricorrenti. Innanzitutto, la digitalizzazione totale: la Gen Z è la prima generazione cresciuta con smartphone e internet come spazio naturale di socialità e organizzazione. Le piattaforme digitali non sono semplici strumenti di comunicazione, ma spazi di mobilitazione e costruzione di identità collettiva. In secondo luogo, questi movimenti presentano un’assenza di leadership tradizionale: non sono guidati da partiti o sindacati consolidati, ma da reti fluide di giovani che si coalizzano attorno a richieste di giustizia sociale, dignità, trasparenza e opportunità reali. Infine, molte delle proteste nel Sud del mondo non si limitano a chiedere riforme superficiali, ma mettono in discussione modelli di governance consolidati, chiedendo partecipazione politica reale e cambiamenti strutturali.
Questo fenomeno di mobilitazione giovanile, spesso etichettato semplicemente come “proteste”, va letto alla luce di un contesto globale in trasformazione: crisi economiche, disuguaglianze accentuate, cambiamenti climatici, digitalizzazione e decenni di politiche che non hanno garantito opportunità alle nuove generazioni. La Gen Z, soprattutto nei paesi del Sud globale, non appare allora come un corpo sociale passivo o consumistico, ma come un attore politico dinamico e ambizioso, capace di trasformare frustrazione in azione collettiva. Nel ripensare i nostri modelli narrativi sulla gioventù, queste esperienze ci ricordano che i giovani non sono soltanto spettatori della storia: spesso sono la forza che la spinge avanti.

di Christian Giacomozzi

Sara Alfieri, Paola Bignardi, Elena Marta (a cura di), Generazione Z. Guardare il mondo con fiducia e speranza, Milano, Vita e Pensiero, 2018

Francesco Morace, Linda Gobbi, Ma quale Gen Z? Attitudini, valori e comportamenti di una generazione che sfida i luoghi comuni, Milano, Egea, 2025.

Rachele Focardi, Generazioni a confronto. Accogliere la differenza di età. Costruire una comprensione reciproca. Favorire la collaborazione verso un cambiamento positivo, Milano, Hoepli, 2024.