“Limitarsi a reagire alle denunce dei crimini significa limitarsi a una logica di emergenza e di intervento ex post. La sfida è di promuovere una vera condivisione di linee comuni e di evitare interventi puntiformi e a posteriori tendendo a promuovere un vero rinnovamento e conversione. Serve una nuova visione”.
È l’orizzonte indicato dal segretario generale della CEI, mons. Giuseppe Baturi, al II Incontro nazionale dei referenti territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, svoltosi a Roma dal 16 al 18 aprile sul tema “Rispetto. Generare relazioni autentiche”. Un appuntamento che ha messo al centro la costruzione di comunità ecclesiali sempre più consapevoli, responsabili e capaci di prevenzione. Per la Chiesa di di Trento era presente a Roma don Alessandro Aste, Referente del Servizio diocesano tutela minori.
Il Papa: “Non ridurre la tutela a un insieme di norme”
Nel messaggio inviato ai partecipanti, papa Leone XIV ha richiamato la Chiesa a non ridurre la tutela a un insieme di norme, ma a viverla come “sapienza” che coinvolge lo stile delle comunità, la formazione degli educatori, la vigilanza sui contesti e la trasparenza dei comportamenti, invitando a non temere lo scandalo ma a percorrere strade esigenti di verità, giustizia e guarigione. (Vatican News)
Le parole di Griffini
Nel corso dei lavori è emersa con forza la necessità di radicare il cosiddetto safeguarding (l’insieme di procedure, misure e pratiche volte a proteggere minori e persone vulnerabili da abusi) nel comportamento quotidiano delle comunità cristiane. La presidente del Servizio nazionale tutela minori della CEI, Chiara Griffini, ha sottolineato che la vulnerabilità non è solo una condizione da proteggere ma uno spazio teologico e antropologico in cui può fiorire il bene, indicando nella sensibilizzazione culturale, nella formazione, nella vigilanza e nell’ascolto le quattro dimensioni strutturali del cammino ecclesiale. (Agensir)
La pedagogista Mortari
Un contributo significativo è venuto anche dal mondo accademico: la pedagogista Luigina Mortari ha richiamato la necessità di “diserbare il mondo della vita da ogni seme di violenza”, sottolineando come la cura rappresenti una responsabilità educativa diffusa e condivisa. Allo stesso modo è stato evidenziato il valore di un approccio capace di leggere insieme le diverse forme di vulnerabilità – disabilità, povertà, fragilità sociale e relazionale – per promuovere una pastorale realmente inclusiva.
Nel percorso formativo è stata ribadita anche la necessità di distinguere tra fragilità e vulnerabilità: non sono sinonimi, ma condizioni diverse che richiedono attenzioni specifiche e strumenti adeguati di accompagnamento.
Il richiamo della Pontificia Commissione per la tutela dei minori
Dal livello ecclesiale universale è giunto il richiamo della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, attraverso mons. Luis Manuel Alí Herrera, che ha definito la protezione dei più piccoli un atto di giustizia e di profonda umanità, mentre l’impegno della Chiesa italiana è stato indicato come un cammino sempre più orientato a generare comunità sicure e affidabili.
Nel suo intervento conclusivo, Griffini ha invitato a costruire una “mappa transdisciplinare della cura”, capace di integrare prevenzione, ascolto e accompagnamento, perché – ha ricordato – la tutela non riguarda solo alcuni ambiti pastorali, ma l’intera vita della comunità ecclesiale.




