“Vedi Napoli e poi vivi” è il titolo dell’esperienza che, dal 27 luglio al 2 agosto, porta a Napoli un centinaio di giovani della Diocesi di Trento, accompagnati dall’arcivescovo Lauro Tisi, per una settimana di incontri, servizio, preghiera e conoscenza della città e delle sue realtà ecclesiali e sociali.
Ad accompagnarli, insieme a monsignor Tisi, sono don Mattia Vanzo (Delegato Area Annuncio e Sacramenti) con don Daniel Romagnuolo (presidente Associazione Noi Oratori) e altri cinque preti: don Duccio Zeni, don Matteo Moranduzzo, don Paolo Vigolani, don Daniele Laghi e don Federico Mattivi. Sono inoltre presenti due suore operaie: suor Gabrielly De Pinho Guimaraes e suor Marta Arici.
Promossa dalla Pastorale giovanile della Diocesi di Trento, l’iniziativa non è una semplice visita turistica, ma un percorso attraverso le molte dimensioni della vita. Ogni giornata è infatti accompagnata da un tema: la nascita, la crescita, il cadere e rialzarsi, le morti quotidiane, la relazione con Dio, la relazione con gli altri e il coraggio di continuare.
IL DIARIO GIORNO PER GIORNO
Durante l’ultimo giorno a Napoli le ragazze e i ragazzi hanno riflettuto su cosa significhi avere coraggio oggi “Questa settimana - ha detto il Vescovo Lauro - ci ha insegnato a tenere lo sguardo alto, verso l’orizzonte, a rialzarci e continuare il nostro cammino”
Commentando il vangelo di Bartimeo il Vescovo ha esordito dicendo “le speranze, le gioie e i desideri che avete coltivato in questi giorni, possano realizzarsi come il sogno del cieco di tornare a vedere”.
Concludiamo questo viaggio lasciando a tutti e tutte questa frase del vescovo Lauro “Ognuno di voi è un capolavoro, ognuno di voi è una meraviglia, insostituibile!”

In questo penultimo giorno a Napoli, le ragazze e i ragazzi hanno raggiunto Scampia, dove sono stati accolti da don Federico e dal gruppo animatori della Parrocchia di Maria Santissima del Buon Rimedio.
La mattinata è stata dedicata a laboratori di conoscenza e condivisione, un'occasione per incontrarsi, raccontare le proprie realtà e riflettere insieme a partire da alcune parole chiave: la SCOMMESSA di mettersi in gioco nelle relazioni e con Dio, l'ACCOGLIENZA che fa sentire ogni persona benvoluta, l'ESSERCI come presenza viva nella comunità, l'AUTENTICITÀ nell'essere sé stessi anche nel mondo virtuale, l'ESSENZIALITÀ per riconoscere ciò che conta davvero, l'ABBRACCIO come gesto capace di fermare il tempo, l'ASCOLTO del prossimo e di sé stessi, la TENACIA nel perseguire sogni e obiettivi, la SCELTA della vita come scelta quotidiana di amare e perdonare, e la SPERANZA come forza che sostiene il cammino.
Durante l’omelia, il vescovo Lauro ha ricordato che “Scampia ha rimesso al centro la legge grazie a donne e uomini che hanno deciso di dire no alla violenza”. Riflettendo sul Vangelo ha aggiunto che “siamo cresciuti con l’idea che il servizio debba essere una sofferenza, ma non è vero, donarsi agli altri è una gioia, aiutare il prossimo ci riempie di felicità!” Concludendo che dobbiamo “inseguire il maestro in una vita non incentrata in noi stessi ma nell’incontro con l’altro”
Dopo cena i ragazzi e le ragazze hanno speso la serata in terrazza, tra canti, risate e la festa dei 100 anni del Napoli in sottofondo.
Anche questa giornata ha visto i ragazzi e le ragazze dividersi in due gruppi.
Un gruppo ha visitato il Rione Sanità e le Catacombe di San Gennaro; l'altro ha conosciuto la realtà del Binario della solidarieta, un progetto della Caritas di Napoli che ha trasformato un ex deposito ferroviario in uno spazio di incontro, formazione e rinascita: un luogo dove sentirsi accolti, ascoltati e accompagnati a ripartire.
Nel pomeriggio i due gruppi si sono riuniti per incontrare suor Paola, monaca di clausura del Monastero di Santa Maria di Gerusalemme, che ha esordito dicendo: “Realizzarsi non è abbastanza. La nostra vita può aspirare a molto di più: alla felicità, a una vita veramente piena!”
La giornata si è conclusa con il sacramento della riconciliazione. “Ma che cos'è la confessione? - ha introdotto il vescovo Lauro - Noi pensiamo di doverci confessare al Signore, ma in realtà è Dio che confessa sé stesso: si è raccontato, si è rivelato nell'uomo Gesù.” E ancora: “Oggi ci consideriamo persone sbagliate. Niente di più falso. Facciamo cose sbagliate, ma queste non ci definiscono. Agli occhi di Dio siamo sempre meravigliosi.”
Il quarto giorno ha visto le ragazze e i ragazzi dividersi in due gruppi: uno alla scoperta di una Napoli inedita, tra le Catacombe di San Gennaro e il Rione Sanità; l'altro accanto alla Caritas cittadina, condividendo una giornata di servizio e incontro.
Chi ha visitato il Rione Sanità ha potuto conoscere la storia delle Catacombe di San Gennaro e lasciarsi sorprendere dalla rinascita di un quartiere che oggi guarda al futuro grazie all'impegno di tanti giovani. L'incontro con la Cooperativa La Paranza ha raccontato proprio questo: persone con storie diverse, unite dal desiderio di restituire vita alla propria comunità. La guida ha affermato che “In luoghi di morte siamo riusciti a portare la vita.”
Nel pomeriggio hanno visitato la Chiesa “Blu” Santa Maria Maddalena ai Cristallini, altra chiesa restituita alla comunità, così come la Chiesa di Santa Luciella.
In serata i due gruppi si sono ritrovati nella chiesa di Santa Maria di Regina Coeli per la seconda catechesi del vescovo Lauro. “La morte è uno di quei temi di cui facciamo fatica a parlare, eppure ne viviamo di molti tipi, non solo quella del corpo», ha introdotto don Mattia.
“Ancora oggi la morte mette ansia», ha condiviso il vescovo Lauro. «Ha segnato la mia vita e il mio cammino. Ma accompagnare giovani e anziani nel tempo della morte è una delle testimonianze più vere della risurrezione.” E ha concluso dicendo: “La speranza di rivedere mio padre, venuto a mancare quando avevo solo sei anni, è parte integrante della mia fede, perché so che mi aspetterà. Quando se ne va chi ti ha amato non invecchia: resta eterno.”
Il terzo giorno è iniziato con una bella mattinata al mare. Accolti nell’oratorio di Castellammare di Stabia, i giovani si sono ricaricati prima del pomeriggio trascorso tra gli scavi di Pompei.
Quella che potrebbe sembrare una semplice visita turistica racchiudeva in realtà il tema della giornata: cadere e rialzarsi. Attraverso diverse provocazioni, tra cui l’arte del Kintsugi, i giovani hanno riflettuto sulle proprie cadute, difficoltà e "ferite".
Al Santuario di Pompei hanno poi scoperto la figura di san Bartolo Longo, un uomo che ha capito che nessuna vita è troppo lontana per ricominciare.
Dopo cena hanno vissuto la veglia, durante la quale il vescovo Lauro ha ricordato: «Non c’è un istante della vita in cui non ci poniamo domande. Siamo abitati da domande, soprattutto quando le cose non vanno, quando falliamo. Ma, come ha fatto Pietro, anche noi possiamo imparare dai nostri errori, possiamo rialzarci e continuare il nostro percorso». E ha concluso: «Il nostro Dio è il primo che ci sprona ad andare avanti!».
La veglia si è conclusa affidando a Maria ciò che aiuta ciascuno di noi a rialzarsi dopo una caduta.
Già dalle prime ore del mattino le ragazze e i ragazzi si sono diretti verso San Pietro per celebrare la Santa Messa all'interno della Basilica. «Dio non solo versa lacrime per noi – ha detto il vescovo Lauro durante l'omelia – ma ha bisogno della nostra amicizia». Riflettendo sul Vangelo del giorno, il vescovo ha ricordato che «Dio semina sempre il grano, mai la zizzania».
Dopo il pranzo, il gruppo ha salutato la Città Eterna ed è partito alla volta di Napoli. Ad accoglierli per questa settimana sono le Suore Francescane di Sant'Antonio, nella loro casa poco sopra Spaccanapoli.
In serata, i giovani hanno incontrato la Pastorale Giovanile di Napoli, che ha presentato un progetto speciale: restituire vita alle chiese chiuse della città, trasformandole nuovamente in luoghi di incontro, comunità e nuove opportunità.
Dopo un lungo viaggio in pullman, i 90 giovani trentini sono arrivati nella Città Eterna, dove prende il via il loro viaggio.
Roma e San Pietro sono un ritorno alle origini. Un luogo da cui ripartire, proprio come ci eravamo lasciati con il Giubileo dei Giovani dello scorso anno. Pietro, con la sua storia, ricorda che ogni caduta può diventare occasione di rinascita. E anche questo viaggio vuole essere un cammino per rileggere la propria vita, ripartendo dall'essenziale.
Ad accoglierli la comunità dei Padri Francescani di San Gregorio VII. La prima serata è stata accompagnata dalla catechesi del vescovo Lauro, che ha lasciato ai giovani alcune parole da custodire: «Ognuno di noi viene costruito dalle parole che ci arrivano addosso, che siano proiettili o carezze. Ognuno di noi è figlio degli incontri vissuti.» E ancora: «Puoi essere vincente in moltissimi ambiti, ma ciò che ti tiene in piedi, ciò che ti fa vivere, sono gli sguardi, le parole e le confidenze ricevute.»
Infine una domanda, semplice e profonda, da portare con sé lungo il cammino: «Chi nutre la mia vita?» Dopo la cena, una passeggiata tra le vie di Roma per iniziare il pellegrinaggio con occhi aperti e cuore in ascolto.








