Tag Archives: Cattedra del confronto

Paternità da ripensare

Massimilla-Lizzola per l’ultima Cattedra del Confronto
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Ultimo incontro della Cattedra del confronto 2018, dedicato al tema dell'”Essere… padri”, esplorato dalla psicologa Barbara Massimilla e dal pedagogista Ivo Lizzola lunedì 19 marzo in un’affollata Sala della Cooperazione, a Trento. In avvio una constatazione: al padre si è tradizionalmente attribuito un ruolo direttivo che si riteneva forte e certo, oggi invece la paternità sembra essere più fragile per molti motivi, tra i quali l’emancipazione femminile e il fallimento di modelli educativi basati sull’autoritarismo.
“Appare necessario ripensare la figura del padre – ha evidenziato don Andrea Decarli nel saluto introduttivo -, ma la componente narcisistica non gioca a favore di una reale assunzione di responsabilità. Alla paternità sono connessi compiti quali la trasmissione del rispetto delle regole e dell’eredità, l’accompagnare il figlio nel passaggio che porta a uscire dal nido familiare per consentire l’ingresso nella vita sociale, ma c’è ancora possibilità per questo ruolo paterno o è destinato a scomparire? Quali caratteristiche deve avere la paternità per conoscere una nuova alba?”.

Alla riflessione degli ospiti (vedi n.12 Vita Trentina) è seguita la visione di un breve video con spezzoni tratti da alcuni film sull’argomento, poi spazio a domande e osservazioni della sala: suscitò scalpore l’omicidio di Novi Ligure compiuto da Erika e Omar, e colpì molto il tentativo del padre di Erika di ricucire il rapporto con la figlia; il tempo attuale è molto veloce: il padre dovrebbe consegnare ai nativi digitali strumenti di interpretazione della realtà che non possiede. Emerge il bisogno dell’uomo forte al comando: c’è un antidoto a questa deriva? Cosa significa trasmettere memoria? Come pulisci il futuro quando il presente è sporco?

Sono situazioni estreme alle quali possiamo opporre la capacità di fare luce dialogando con la nostra parte distruttiva – ha risposto Massimilla -. Già nel ˈ66 Adorno diceva che la figura del padre era in crisi dagli anni 50 in poi: si sperava che ciò significasse maggiore libertà per le donne e i figli, invece c’è stato uno scollamento tra universo maschile e femminile. L’onnipotenza è un meccanismo di difesa attraverso il quale neghiamo la nostra fragilità. Pulire il futuro è possibile nella tensione al bene, nei piccoli gesti di volontariato in cui siamo utili agli altri. La memoria si trasmette raccontando la propria storia, ammettendo i propri errori. Compito del padre è scegliere le parole giuste per educare al vero e cioè alla libertà”.

Ci sono molti padri, madri e figli che provano a ridire la relazione ferita, lacerata e poi pian piano ricomposta – ha commentato Lizzzola -. Per capire ciò che è bene e ciò che è male, bisogna farsi carico dell’ombra dell’altro pensando che è anche in noi, e così facendo restituire la distinzione: questo è pulire il futuro. Il presente non è mai solo presente: è anche l’anticipo, la promessa di molti futuri. Consegnare la memoria è consegnare impegni ai giovani, mostrandosi seri nei loro confronti. L’umano sta tornando a nascere nella tessitura di nuove reciprocità tra donne, uomini, famiglie, comunità in cui matura una nuova convivenza: forme di prossimità coltivate da persone solidali. In esse c’è anche paura, e per questo tali forme di fraternità non riescono a tradursi in forme politiche, ma si tratta di recuperare un nuovo senso di libertà, non considerandoci spettatori della crisi sociale ma minoranze che sono segno di contraddizione”. (Patrizia Niccolini)

 

Essere figli, protagonisti di relazioni responsabili

L'eco della Cattedra del Confronto con Perroni-Dionigi
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Ricchi spunti di riflessione sull'”Essere… figli“, primo tema della nuova edizione della Cattedra del confronto dedicata a figli, madri e padri, sono stati offerti dalla biblista Marinella Perroni e dal latinista Ivano Dionigi nell’incontro di apertura del percorso di riflessione, giunto al decimo anno, promosso dall’Ufficio diocesano Cultura e Università in collaborazione con un gruppo di docenti dell’Ateneo di Trento, svoltosi lunedì 5 marzo in una gremita Sala della Cooperazione in via Segantini, a Trento.

Essere figli è una condizione che ci accomuna tutti – ha detto nel saluto introduttivo don Andrea Decarli, direttore dell’Ufficio diocesano Cultura -, ed è caratterizzata da due elementi: l’origine e l’eredità. Qualcuno ci ha donato la vita, poi si diventa figli e si impara a vivere da figli, passando, con il tempo, dall’essere accuditi all’accudire“.

Dopo gli interventi dei relatori (vedi n.10 Vita Trentina), un breve video con spezzoni tratti da alcuni film sull’argomento ha introdotto le domande della sala, arricchendo l’approfondimento offerto su un tema che incrocia aspetti educativi, psicologici e sociologici.

Se ai figli spetta la responsabilità di prendersi cura dei genitori, in questo compito è ravvisabile un significato di redenzione del peso che comporta? Come si può invertire l’ordine di posizione tra maestri e ministri? Come intendere la disarmonia del mondo di oggi?

Di generazione in generazione – ha risposto Marinella Perroni -, ogni generazione viene redenta da quella successiva, non perché sia migliore, ma perché c’è sempre qualcosa da sanare: le relazioni devono curare, altrimenti non hanno senso, e redimere nel senso di ricostituire. La sensibilità per la disarmonia è una risorsa: la fragilità, l’asimmetria sono ciò che caratterizza la condizione umana, qualcosa da considerare non come perdita ma come ricchezza“.

Per avere maestri al posto di ministri occorre un Paese più colto – ha commentato Dionigi -: chi ha il compito di guidarci deve avere il senso del destino degli altri, riscoprire il noi che ci rende uomini responsabili. Il pensiero tecnico-scientifico è progredito al punto che, pur essendo imperfetti e finiti, abbiamo costruito macchine che ci superano e durano: in ciò sta la contraddizione che crea lo squilibrio, mentre il pensiero filosofico procede a rilento. Di fronte al deficit di pensiero occorre privilegiare l’ars interrogandi, ridare sostanza alle parole e alla dimensione del tempo. La scuola purtroppo è una realtà tormentata, affetta da una malattia infiammatoria, la riformite, ma ai giovani dico di essere rigorosi, di osare e di impegnarsi in politica“.

La Cattedra proseguirà lunedì 12 marzo indagando l'”Essere madri” con la filosofa Carla Canullo e il teologo Giovanni Cesare Pagazzi.

Tutti gli incontri si svolgono alle 20.45, alla Sala della Cooperazione in via Segantini. (Patrizia Niccolini)

Fotoservizio: Gianni Zotta 

Figli, madri e padri alla Cattedra del Confronto

Da lunedì 5 l'iniziativa diocesana aperta da Perroni-Dionigi
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Essere figli, essere madri, essere padri. A questi tre temi è dedicata la Cattedra del Confronto 2018, il percorso di riflessione proposto dalla Diocesi di Trento attraverso l’Ufficio cultura e università e giunto alla 10ª edizione. Tre appuntamenti, in tre lunedì di fila – 5, 12 e 19 marzo – alle ore 20.45, alla Sala della Cooperazione in via Segantini. L’approfondimento su un tema che incrocia aspetti educativi, psicologici e sociologici è affidato al confronto tra due voci provenienti da ambiti diversi, confermando lo stile che da sempre caratterizza questo spazio di dialogo, ideato per offrire punti di vista e prospettive che coinvolgano tutti, credenti e non credenti, attraverso il confronto schietto su tematiche di forte impatto esistenziale sulle quali provare a formulare ipotesi di risposte.

La Cattedra partirà lunedì prossimo 5 marzo con il confronto sull’Essere figli, sostenuto dalla biblista Marinella Perroni, docente al Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma, fondatrice del Coordinamento Teologhe Italiane e dal latinista Ivano Dionigi, professore ordinario all’Università di Bologna, già magnifico rettore, presidente del Consorzio interuniversitario AlmaLaurea.  Il 10 novembre 2012, Dionigi è stato nominato da Benedetto XVI presidente della Pontificia Accademia di Latinità.

Si prosegue lunedì 12 marzo esplorando il tema Essere madri con la filosofa Carla Canullo e il teologo Giovanni Cesare Pagazzi.

Conclusione lunedì 19 marzo sul tema dell’Essere padri con la psicologa Barbara Massimilla e il pedagogista Ivo Lizzola.

Scheda relatori

Locandina

“Il coraggio di essere fragili, nella libertà”

Dialogo Galanti-Ronchi per la conclusione della Cattedra del Confronto
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Con la pedagogista Maria Antonella Galanti e il teologo Ermes Ronchi, chiamati a confrontarsi sul tema della “fragilità”, si è conclusa lunedì 3 aprile in un’affollata Sala della Cooperazione, a Trento,  l’edizione 2017 della Cattedra del Confronto dedicata a “Le parole dell’oggi” (le altre: complessità e velocità). La Cattedra è promossa dall’Ufficio diocesano Cultura, in collaborazione con alcuni docenti dell’Ateneo trentino.

“Siamo tutti interpellati dall’esperienza della nostra fragilità personale che a volte emerge con tutta la sua evidenza inaspettatamente e in modo drammatico – ha detto nel saluto introduttivo don Andrea Decarli, direttore dell’ufficio diocesano Cultura -. Oggi sembra risultare accentuata al punto da parlare di una “fragilizzazione” dei legami. Se ogni dimensione della vita umana – affettiva, relazionale, culturale, istituzionale – è pervasa dalla fragilità, essa indica anche ciò che è delicato, prezioso e richiede cura e attenzione: è ombra, ma può essere grazia quando la coscienza del limite si apre alla comprensione dell’altro e siamo capaci di viverla come trampolino di lancio per relazioni più autentiche”.

All’introduzione del tema è seguita la riflessione degli ospiti che hanno messo in evidenza gli aspetti positivi di una dimensione costitutiva dell’uomo quale la fragilità.

“Farò un elogio della fragilità – ha esordito Galanti -: è un termine con fortissima ambivalenza che indica lo spingersi oltre confini, verso l’altro. Fragilità e resilienza sono termini presi in prestito dall’ingegneria, si riferiscono alla materia, la psicologia li usa per indicare la reazione dell’uomo a determinati eventi: la prima indica l’incapacità psichica di sopravvivere ad una crisi, la seconda la capacità di riuscire a resistere in essa, ma si esce da quella esperienza diversi, perciò essere resilienti significa riuscire a cambiare. Viviamo in una società in cui la felicità è ostentata, apparente, seriale, e i conflitti vengono negati, ma essi sono inevitabili e la gioia e la pace si raggiungono attraversandoli. La fragilità è legata all’oblio: non possiamo controllare la memoria, i ricordi. Siamo fragili perché non possediamo la nostra vita e perché siamo definiti dalla continua dialettica tra pieno e vuoto: nascere è venire al mondo, alla libertà, ma anche alla mancanza di tutto. Bisogna educare al coraggio della fragilità: le persone forti sono quelle che non si vergognano della propria fragilità”.

 

“Siamo al mondo non per essere perfetti – ha detto Ronchi -, ma per iniziare percorsi: la nostra vocazione non è arrivare, ma salpare. Siamo creature, participio futuro che indica che qualcosa sta per accadere: sono in cammino per essere creato, sto per sorgere. L’uomo perciò è un essere natale più che mortale. La fragilità emerge dalla Bibbia come terra promessa di Gesù: il suo sguardo è sempre rivolto agli ultimi e alle anfore rotte, non guarda il peccato ma la povertà e la sofferenza. L’uomo è come un semi-arco, la forma architettonica più fragile, ma se ne appoggiamo uno all’altro, otteniamo la forma più solida, quella su cui si costruiscono cattedrali. La fragilità è fonte generativa di legami: sono debole, ho sempre bisogno di un tu, esistere è coesistere. Anche Dio è fragile: la sua fragilità è la libertà dell’uomo, ma Dio risponde ai suoi tradimenti dando fiducia immeritata e inventando nuovi rapporti e alleanze. Egli non salva dal dolore, ma nel dolore, è il Dio vasaio venuto per le pietre scartate che ti rimodella con forza paziente. La misericordia divina è l’arte di riparare cocci inutili, fa di ciò che è rotto un canale che porta acqua ad altre seti: è la tecnica dei ceramisti giapponesi che valorizzano le fratture di vasi crepati riempiendole di oro. In virtù dell’oro della grazia, dell’energia dello Spirito creatore che non solo ripara, ma ci rende creature più belle, possiamo diventare guaritori feriti che sanno curare gli altri”.

La serata si è conclusa con il saluto dell’Arcivescovo Lauro Tisi, presente in sala: “Ringrazio per i significativi interventi e la vena di poesia e di bellezza che li ha contraddistinti. Alla Chiesa dico: non esibire forza e narcisismo, pénsati a partire dalla fragilità; sarai forte se saprai ricamare sulla fragilità con l’oro del tuo ricominciare. La fragilità è un’opportunità per la Chiesa che continua a iniziare e riparte, seminando senza alcuna pretesa di raccogliere”.

L’incontro di lunedì 3 aprile sarà riproposto dalla radio diocesana Trentino inBlu venerdì 7 aprile alle ore 21.00.

Gli interventi sono riproposti sul profilo Youtube dell’Ufficio diocesano cultura. (Patrizia Niccolini)

 

 

“Tra lentezza e velocità, regaliamoci il tempo”

Seconda tappa della Cattedra del Confronto con Fantoni e Wolf
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Il fisico Stefano Fantoni e il monaco Notker Wolf protagonisti del secondo appuntamento della Cattedra del Confronto dedicato alla “velocità”, lunedì 27 marzo in un’affollata Sala della Cooperazione, a Trento.

 

“L’impressione dominante è che tutto stia diventando sempre più veloce e che l’accelerazione che contraddistingue ogni processo costringa ad una continua rincorsa che impedisce di rallentare, ma stare dentro a questo ritmo non risulta eccessivo per le nostre possibilità? – ha detto nel saluto introduttivo don Andrea Decarli, direttore dell’ufficio diocesano Cultura -. Godiamo della velocità della comunicazione, che avviene spesso in tempo reale, dei mezzi di trasporto e di informazione, e la velocità in se stessa dà l’ebbrezza discendente dal sentirsi forti, ma rende anche ogni realizzazione obsoleta prima del tempo. Inoltre, quando si corre, qualcuno resta indietro. Perché corriamo così? Dove? Fuggiamo dai nostri limiti?”.

Agli intriganti interrogativi che hanno focalizzato l’attenzione su una dimensione pervasiva della vita contemporanea, è seguita la riflessione degli ospiti nel tentativo di individuare una via di mezzo fra lentezza e velocità.

“Parlo della velocità non da fisico, ma da osservatore di quello che sta succedendo nella storia dell’uomo – ha esordito Fantoni -: la intendo come un susseguirsi di eventi, tappe che rappresentano momenti di transizione verso grandi cambiamenti, ma da un secolo a questa parte stiamo sperimentando una velocità maggiore di quella che ha caratterizzato questi passaggi in passato. Le scoperte tecnologiche hanno trasformato totalmente la nostra vita e il modo in cui si formano i giovani che nascono già immersi in essa. Viviamo in un presente continuo, molto dinamico, che può fare paura, perciò occorre riflettere sulla trasformazione dell’homo sapiens in homo tecnologicus: senza scienza non c’è tecnologia e conoscenza, ma è impressionante vedere come la tecnologia oscuri la scienza, trasformando la relazione con il tempo. Ci troviamo forse in una singolarità, ossia in un tempo in cui la velocità sta crescendo troppo, risultando non misurabile, e dobbiamo stare attenti al fatto che macchine sempre più perfette e veloci non ci allontanino dall’umanità”.

“L’uomo unisce in sé tante dimensioni – ha detto padre Wolf -: quella oggettiva, materiale per cui misura con l’orologio il passare del tempo e la velocità delle sue azioni, quella del suo bioritmo che regola le funzioni del corpo e poi c’è la percezione individuale della velocità. Quando vedo le persone correre mi domando: cosa hanno perso? Forse il tempo. Nel mondo agricolo ogni cosa aveva il suo tempo e le sue pause, in quello industriale conta la produzione al punto che si cerca di sostituire l’uomo con i robot. Viviamo la simultaneità che caratterizza il mondo dell’informazione, ciò impedisce una visione d’insieme e se arrivano troppe notizie negative, l’uomo non riesce a vivere in libertà. Non è la velocità a creare problemi, ma la frenesia: bisogna regalare tempo, a se stessi, agli altri, riscoprire la lentezza, mantenere la curiosità dei bambini. Rispettare il valore e la dignità di ogni uomo significa accettarne la limitatezza: non possiamo fare niente in modo perfetto. La regola di S. Benedetto aiuta a trovare equilibrio e giusta misura rispettando i tempi del corpo e dell’anima”.

L’incontro, promosso dall’Ufficio diocesano Cultura, in collaborazione con alcuni docenti dell’Ateneo trentino, sarà riproposto dalla radio diocesana Trentino inBlu venerdì 31 marzo alle ore 21.00.

La Cattedra proseguirà lunedì 3 aprile (sempre alle ore 20.45 nella Sala della Cooperazione in via Segantini) esplorando il tema della Fragilità con la pedagogista Maria Antonella Galanti e il teologo Ermes Ronchi. Il dialogo su “Le parole dell’oggi” era stato inaugurato lunedì scorso con il tema della “complessità” dalla sociologa Chiara Saraceno e dal priore di Bose Luciano Manicardi. (Patrizia Niccolini)

 

 

 

 

«Prigionieri o protagonisti nella complessità?»

Stimolante primo incontro della Cattedra del Confronto con Saraceno e Manicardi
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Primo incontro, lunedì 20 marzo, dell’edizione 2017 della Cattedra del Confronto. Sul tema “Complessità” (prima delle ‘Parole dell’oggi’) sono intervenuti alla Sala della Cooperazione la sociologa Chiara Saraceno e il monaco priore di Bose Luciano Manicardi. Presente anche l’arcivescovo Lauro.

 

Nel suo saluto, don Andrea Decarli, direttore dell’Ufficio diocesano Cultura, ha introdotto il tema ponendo l’attenzione su alcuni interrogativi, lasciando poi spazio alla riflessione degli ospiti: come vivere la complessità in un mondo in cui nessuno ha il controllo di tutti gli aspetti di una singola cosa o procedura? Come reagire al senso di impotenza discendente dal non poterla capire né controllare? Come portare e gestire questa realtà in modo umanamente sensato e fecondo?

“La rottura delle barriere geopolitiche e la pluralizzazione delle visioni del mondo permeano la vita quotidiana in modo capillare producendo incertezza e nostalgia di un tempo rassicurante in cui vi erano regole chiare e distinte – ha esordito Saraceno -. Vi è la necessità di nuove regole, nuove sensibilità e comportamenti soprattutto per quanto riguarda le nuove tecnologie e i mezzi di comunicazione: siamo così interconnessi che possiamo comunicare a grandi distanze via skype, ma la relazione faccia a faccia è insostituibile. La complessità è parte della condizione esistenziale dell’uomo, mi preoccupa di più lo sviluppo di modalità di controllo egemonico dei processi comunicativi e dell’informazione: crediamo di avere accesso a tutte le informazioni su internet, ma non dobbiamo ignorare che è un algoritmo a presentarcele nell’ordine ritenuto corrispondente al nostro profilo. La complessità – ha concluso – pone perciò la questione di come sviluppare e mantenere capacità critica”.

“Ci stiamo muovendo verso un nuovo stadio evolutivo, caratterizzato dall’intreccio fra biologia e tecnologia che prefigura una società post-mortale il cui obiettivo è realizzare il sogno dell’immortalità – ha detto Manicardi -. Occorre un risveglio dell’etica della responsabilità che implica la consapevolezza dei limiti del proprio pensare, conoscere e agire: è l’invito di Papa Francesco nella Laudato Sii. La responsabilità per l’avvenire è per l’altro, come diceva Levinas, e si tratta di esercitare una responsabilità di parole e di azione: la prima mantenendo le promesse, la seconda attraverso la mitezza. Chi promette, impegna se stesso nel futuro e fa sperare, chi è mite, è capace di mettere un limite alla sua forza per fare spazio all’altro e alla sua crescita. Prendere sul serio la Bibbia, che è paradigma della complessità, racchiudendo in un libro più libri in dialogo tra loro, aiuterebbe i cristiani a entrare nel movimento di accoglienza della pluralità di visioni che la complessità pone oggi”.

La serata si è conclusa con il saluto dell’Arcivescovo Lauro Tisi: “Dire complessità significa frequentare inizi, mai giungere a conclusioni, ed è un’opportunità per sviluppare l’arte umana dell’umiltà che ci invita a pensarci come un frammento e non come tutto. Ciò implica il frequentare il volto dell’altro che ti è sconosciuto e ti destabilizza, ma in tale incontro e apertura riconosciamo la stagione degli inizi, in cui ogni cosa ricomincia, e per un credente questo è il percorso del discepolo che, come dice Buber, ogni giorno monta e smonta la sua tenda”.

L’incontro Saraceno-Manicardi sarà riproposto su radio Trentino inBlu venerdì 24 marzo a ore 21.00.

La Cattedra proseguirà lunedì 27 marzo indagando la seconda parola – Velocità – con il fisico Stefano Fantoni e il monaco benedettino Notker Wolf che cercheranno di indicare una possibile via tra fretta e lentezza.
Tutti gli incontri si tengono alle 20.45, alla Sala della Cooperazione in via Segantini. (Patrizia Niccolini)

(Foto Panato e Ufficio Cultura)

La “velocità” sale in “cattedra”

A confronto (lunedì 27 ore 20.45 sala Cooperazione) il fisico Fantoni e il monaco Wolf
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Saranno il fisico Stefano Fantoni e il monaco Notker Wolf i protagonisti del secondo appuntamento della Cattedra del Confronto 2017, lunedì 27 marzo alle ore 20.45 a Trento, Sala della Cooperazione. Tema al centro del confronto: “velocità”, seconda delle “parole dell’oggi” (complessità, velocità, fragilità), tema di questa edizione. L’incontro, promosso dall’Ufficio diocesano Cultura, in collaborazione con alcuni docenti dell’Ateneo trentino, sarà riproposto dalla radio diocesana Trentino inBlu venerdì 31 marzo alle ore 21.00.

 

Saraceno-Manicardi aprono la Cattedra del Confronto

La sociologa e il priore di Bose sulla "complessità" (20 marzo, sala Cooperazione, 20.30)
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Da lunedì 20 marzo ritornano gli incontri promossi da Diocesi (Ufficio Cultura) in collaborazione con docenti universitari. Tema “Le parole dell’oggi”. Alla sociologa e al priore di Bose tocca la “complessità”. 

Siamo complessi, veloci, fragili. Abbiamo paura, ci manca tempo, ma andiamo di fretta e non ci fermiamo, pur avvertendo i nostri giorni percorsi da una sotterranea tensione.La Cattedra del confronto 2017, percorso di riflessione su questioni cruciali organizzato dall’Ufficio diocesano Cultura in collaborazione con alcuni professori dell’Università degli Studi di Trento, giunta alla 9ª edizione, è dedicata proprio a “Le parole dell’oggi: complessità, velocità, fragilità”.

Gli incontri disegnano un percorso essenziale per aiutare a pensare il tempo che viviamo, le sue sfide, le sue parole e si svolgerà per tre lunedì di fila – 20 marzo, 27 marzo e 3 aprile – come di consueto alle 20.45, alla Sala della Cooperazione in via Segantini a Trento.

SI conferma lo stile che da sempre caratterizza questo spazio di dialogo, pensato per coinvolgere tutti, credenti e non credenti, attraverso il confronto schietto su tematiche di forte impatto esistenziale, sulle quali formulare ipotesi di risposte.

Le parole scelte quest’anno riguardano temi quanto mai attuali e collegati: “Le parole dell’oggi” sono sulla bocca e nei discorsi di tutti – “vado di fretta, non ho tempo”, “ho paura”, “è complicato” – e indicano le caratteristiche di un tempo che è complesso perché lo sono i problemi generati dal vivere insieme. Un tempo talmente rapido e frenetico da consentire spesso solo sguardi superficiali, che impediscono di indagare a sufficienza ogni aspetto delle questioni esistenziali in gioco, un tempo in cui ci si muove adattandosi ai ritmi di una quotidianità stringente e perciò costringente a bruciare tappe, nell’illusione di trovare soluzioni immediate, idonee a porre argine alla fragilità che permea l’esistenza e le relazioni. L’essere umano si ritrova così disarmato e fragile perché troppo veloce e impaziente, incapace di abitare la complessità maturando modalità più rispettose della propria e altrui umanità.

La Cattedra partirà lunedì 20 marzo con il confronto sulla prima parola – complessità – proposto dalla sociologa Chiara Saraceno e dal monaco Luciano Manicardi, neo-priore di Bose, proseguirà lunedì 27 marzo indagando la seconda – velocità – con il fisico Stefano Fantoni e il monaco benedettino Notker Wolf che cercheranno di indicare una possibile via tra fretta e lentezza, e si concluderà il 3 aprile, esplorando il tema della fragilità con la pedagogista Maria Antonella Galanti e il teologo Ermes Ronchi. (Patrizia Niccolini)