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Sacro Cuore, l’arcivescovo Lauro ai religiosi, riuniti nella chiesa dei Venturini: “Guardare il nostro tempo con lo sguardo di Dio”

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“Chi guarda ai volti e alla vita dei vostri fondatori comprende che il loro riferimento al Sacro Cuore non è astratto, ma si è concretizzato in tante opere di carità”. Con queste parole l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha sottolineato il senso profondo della festa del Sacro Cuore di Gesù, celebrata giovedì sera nella chiesa dei padri Venturini a Trento.

La celebrazione ha riunito cinque istituti religiosi presenti in Trentino e accomunati, ciascuno secondo il proprio carisma, dal riferimento al Cuore di Gesù: le due Famiglie Venturine, i Dehoniani, le Figlie del Sacro Cuore di Gesù e i Missionari Comboniani del Cuore di Gesù.

Presenti i rappresentanti dei diversi istituti, insieme al delegato vescovile per la Vita consacrata padre Maurizio Baldessari, a religiose, religiosi, consacrati e aggregati di altre famiglie religiose, oltre a parroci della città e altri sacerdoti. La celebrazione si è intrecciata anche con la Giornata di santificazione sacerdotale, istituita da san Giovanni Paolo II nel 1995, la cui animazione è affidata ai Venturini.

A portare il saluto iniziale è stato il superiore generale dei Venturini, padre Carlo Bozza: “Ringraziamo mons. Lauro che ogni anno riesce sempre ad essere presente a questa nostra Giornata – ha detto – e anche gli altri istituti che quest’anno hanno accolto l’invito a celebrare insieme la festa del Sacro Cuore”.

Carismi diversi, un’unica radice

Nel corso della preghiera dei fedeli si sono alternate voci di religiose, religiosi e fratelli consacrati, dando risalto ai diversi carismi che attraversano la vita consacrata in Diocesi: il servizio ai sacerdoti e religiosi in situazioni di difficoltà da parte dei Venturini e delle Venturine, la tensione missionaria dei Comboniani, l’attenzione ai poveri e ai giovani dei Dehoniani, il carisma educativo delle Figlie del Sacro Cuore.

Proprio questa varietà, ha ricordato l’Arcivescovo, mostra come la devozione al Sacro Cuore non sia mai un sentimento generico o intimistico, ma prenda forma nella concretezza della carità, della missione, dell’educazione e della cura delle fragilità.

“Non i dati della disfatta, ma la mensa che abbonda”

Nell’omelia monsignor Tisi ha invitato a non lasciarsi imprigionare da una lettura cupa del presente. Oggi, ha osservato, prevale spesso la tendenza a giudicare il nostro tempo come una maledizione, dominato da “persone e storie maledette”. Un racconto deprimente, fatto di “dati della disfatta”, che rischia di farsi spazio anche negli ambienti ecclesiali.

La Parola di Dio della festa del Sacro Cuore, ha spiegato l’Arcivescovo, apre invece a un’altra prospettiva: “Dobbiamo saper guardare al nostro tempo con lo sguardo di Dio, con lo sguardo di amore con cui ci guarda Dio”, ha esclamato don Lauro, richiamando anche quanto papa Leone XIV ha detto ai vescovi italiani nel recente incontro a Roma.

“Se cambiamo il nostro sguardo, assumendo quello di Dio – ha aggiunto – allora riusciamo a vedere la mensa che abbonda, non gli operai che mancano”.

Dal Cuore di Gesù solo parole di misericordia

Al centro della riflessione di don Lauro il cuore del messaggio cristiano: misericordia, perdono e pace. Dal Cuore di Gesù, ha ricordato Tisi, vengono soltanto parole di perdono per i fratelli: le stesse che Gesù pronuncia sulla Croce.

“Dai Vangeli sappiamo che anche nelle sue apparizioni ha avuto solo parole di pace e di benedizione”, ha sottolineato. Nella festa del Sacro Cuore l’Arcivescovo ha ribadito che “il perdono non appartiene all’uomo, ma viene sempre da Dio”. Anche l’amore cristiano, dunque, non può essere ridotto a semplice filantropia: è piuttosto il riflesso concreto del volto di Gesù Cristo, che continua a farsi vicino attraverso la vita e le opere di tante comunità religiose.

Il grazie alla vita consacrata e nuove presenze in diocesi

Al termine della Messa, prima del momento di amicizia presso il convento delle religiose Venturine, monsignor Tisi ha espresso gratitudine per la curata animazione liturgica e per i canti del coro di Caldonazzo, definito “una delle tante realtà molto belle” incontrate durante la Visita pastorale, “che mi sta dando tanta gioia”.

Un ulteriore motivo di ringraziamento è arrivato dalla prospettiva, annunciata a conclusione della celebrazione, di poter contare nei prossimi mesi sull’arrivo in diocesi di due piccole comunità religiose femminili: un segno di speranza per la Chiesa trentina e per il cammino della vita consacrata.