“Qui mi sento a casa“. Con queste parole il cardinale Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, ha ricambiato il saluto dell’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, sabato 17 ottobre, nella Cattedrale di San Vigilio, al termine di tre giorni trascorsi in Trentino per ricordare il 30° anniversario della morte del cardinale Joseph Louis Bernardin (1928-1996), suo predecessore alla guida della grande arcidiocesi americana.
Parole che hanno idealmente riannodato il filo tra Chicago e il Primiero, terra d’origine dei genitori di Bernardin, alla quale il cardinale statunitense era rimasto profondamente legato. Un legame che ora il suo successore ha voluto rinnovare personalmente, condividendo con le comunità trentine non soltanto il ricordo di una figura di primo piano della Chiesa del Novecento, ma soprattutto l’attualità della sua testimonianza di fede, del suo impegno per la pace e della sua appassionata difesa della vita e della dignità umana.
Il ritorno ideale alle radici del Primiero
La visita del cardinale Cupich, dal 15 al 17 ottobre, ha preso avvio proprio dal Primiero, dove i genitori di Bernardin, Giuseppe e Maria Simion, erano nati prima di emigrare negli Stati Uniti. Qui il futuro arcivescovo di Chicago, nato nel 1928 a Columbia, nella Carolina del Sud, aveva ritrovato, durante i suoi viaggi in Trentino, le radici familiari e spirituali trasmessegli soprattutto dalla madre.
A Tonadico, giovedì 15 ottobre, Cupich ha presieduto la Messa di apertura delle commemorazioni. Il giorno successivo ha celebrato l’Eucaristia nella chiesa arcipretale di Fiera di Primiero, incontrando poi le autorità locali a Palazzo delle Miniere.
Momento centrale delle iniziative, promosse da un comitato presieduto da Paolo Magagnotti, è stata la commemorazione ufficiale nell’Auditorium di Primiero, accompagnata dalle espressioni musicali del territorio.
Qui Cupich ha tenuto una significativa Lectio (rilanciata anche da Vatican News) dedicata all’eredità spirituale, teologica e sociale di Bernardin, mettendone in luce la capacità di leggere i cambiamenti della società e di offrire risposte fondate sul Vangelo.
La lezione di Bernardin: la vita va difesa nella sua interezza
“La Chiesa può risultare credibile solo se pienamente impegnata nel mondo e attenta a ciò che accade nella vita reale delle persone”, ha sottolineato Cupich, richiamando una delle convinzioni fondamentali del suo predecessore. Al centro della riflessione, la celebre “etica coerente della vita”, proposta da Bernardin nel 1983 alla Fordham University: una visione capace di tenere insieme questioni spesso affrontate separatamente, dalla tutela della vita nascente alla pena capitale, dalla minaccia nucleare alla povertà, fino alla dignità degli immigrati e alla salvaguardia del creato.
Per Bernardin, ha spiegato Cupich, la dottrina sociale della Chiesa non poteva essere piegata alle contrapposizioni politiche, ma doveva rappresentare un riferimento unitario per la difesa di ogni persona. Una prospettiva che l’attuale arcivescovo di Chicago ha definito particolarmente necessaria in un tempo segnato da divisioni sociali e contrapposizioni sempre più radicali. L’eredità di Bernardin, ha osservato, continua a vivere anche nel magistero dei Papi più recenti, da Giovanni Paolo II a Francesco e Leone XIV.
“Le sue parole e il suo esempio continuano a ispirarci nel lavoro per la pace“, ha concluso Cupich, auspicando una solidarietà più profonda tra le persone, nella consapevolezza di appartenere alla medesima famiglia umana.
Da Rovereto a Trento, nel segno della pace
Sabato 17 ottobre il programma è proseguito con la visita a Casa De Gasperi, in Val di Sella, e con la tappa alla Campana dei Caduti di Rovereto, dove la preghiera per la pace, accompagnata dalla lettura di alcuni testi di Bernardin, ha richiamato uno degli aspetti più significativi dell’impegno del cardinale scomparso.
Bernardin fu infatti tra i principali protagonisti della stesura della lettera pastorale dei vescovi americani “La sfida della pace: la promessa di Dio e la nostra risposta”, pubblicata nel 1983, in un periodo segnato dalla corsa agli armamenti nucleari.
Un messaggio che ha attraversato idealmente anche la Messa conclusiva nella Cattedrale di Trento, presieduta sabato sera dal cardinale Cupich e concelebrata dall’arcivescovo Lauro Tisi, dal vescovo di Bolzano-Bressanone Ivo Muser e dall’arcivescovo emerito Luigi Bressan.
Alla celebrazione hanno preso parte anche numerosi rappresentanti delle associazioni e dei movimenti ecclesiali della Diocesi, insieme ai sindaci del Primiero. Ad animare la liturgia è stato il Coro dell’Unità pastorale di Soprapieve.
Tisi: “La pace è la priorità assoluta”
Nel suo saluto iniziale, l’arcivescovo Lauro Tisi ha espresso a Cupich la gratitudine della Chiesa trentina per la sua presenza e per il contributo offerto alla Chiesa universale. Don Lauro ha ricordato con particolare intensità il rapporto di Bernardin con la terra dei genitori, sottolineando come la madre gli avesse trasmesso non soltanto la lingua e il ricordo del Primiero, ma soprattutto una fede che il futuro cardinale avrebbe testimoniato fino agli ultimi giorni della sua vita.
Don Lauro ha inoltre richiamato la lunga storia dell’emigrazione trentina verso gli Stati Uniti, riconoscendo il contributo dato da tanti emigrati alla società americana.
Ma è stato soprattutto il tema della pace a caratterizzare il suo indirizzo di saluto. “La causa della pace è davvero la priorità assoluta di questo momento della storia“, ha affermato Tisi, invitando a raccogliere l’eredità di Bernardin. Una pace, ha aggiunto, che “non è semplicemente l’assenza del conflitto”, ma trova in Cristo il suo fondamento più profondo.
Cupich: “Non apparteniamo a una corrente politica. Siamo chiamati a difendere la dignità umana”
Particolarmente intensa l’omelia del cardinale Cupich, costruita attorno al brano evangelico del tributo a Cesare e al suo celebre invito: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. L’arcivescovo di Chicago ha collocato la riflessione nel contesto storico della Cattedrale di San Vigilio, le cui mura, ha osservato, custodiscono ancora idealmente le preghiere, i dibattiti e le decisioni del Concilio di Trento. Proprio i Padri conciliari, riuniti in un’epoca di profonde divisioni religiose e politiche, avevano ribadito che la Chiesa, i sacramenti e la coscienza umana non possono essere assoggettati alle logiche del potere. Un richiamo che Cupich ha tradotto in un messaggio di forte attualità, mettendo in guardia dal rischio di lasciare che siano le appartenenze politiche, gli interessi economici o le ideologie a determinare l’identità e i valori dei cristiani.
“Noi non apparteniamo a un movimento politico, a un’azienda o a una corrente ideologica terrena“, ha scandito il cardinale. Da qui l’invito a riconoscere e difendere la dignità umana ovunque essa venga minacciata: nel bambino non ancora nato, nel povero, nel malato, nell’immigrato e in tutte le persone dimenticate. Per Cupich, è questo il significato più profondo del comando evangelico di dare a Dio ciò che gli appartiene: riconoscere in ogni essere umano l’immagine di Dio, che nessun potere terreno può rivendicare come propria.
Al termine della celebrazione, all’ospite americano è stata donata una formella in rame raffigurante la Cattedrale di Trento, segno tangibile dell’amicizia tra le due Chiese.
Foto Zotta

Con i vescovi concelebranti anche don Giuseppe Daprà, parroco del Primiero, insieme ai sindaci della zona e ad alcune alle religiose che vi operano. Sullo sfondo il coro primierotto
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