Si è conclusa con l’intervento del teologo ed esegeta Piero Stefani la terza serata della Cattedra del Confronto 2026, promossa dall’Area Cultura dell’Arcidiocesi di Trento e introdotta da don Stefano Zeni, delegato ad interim per l’Area Cultura.
Il ciclo di quest’anno, dedicato al tema “Identità e convivenza”, ha esplorato il rapporto tra appartenenza e apertura all’altro attraverso diverse prospettive: antropologica con Marco Aime, geopolitica con Michele Nicoletti e infine biblica con Stefani.
La riflessione del biblista è partita da una domanda che ha accompagnato l’intero percorso: come trovare una via tra tolleranza e fraternità?
“La convivenza oscilla fra gli estremi della tolleranza e della fraternità”, ha osservato Stefani. “La prima sembra chiedere poco, limitarsi a sopportare le differenze; la seconda sembra chiedere troppo, cioè riconoscere l’altro come parte costitutiva di sé”.
Secondo il teologo, per comprendere questa tensione è necessario distinguere tra relazioni personali e relazioni tra gruppi e popoli.
L’imperativo etico nelle relazioni personali
Nelle relazioni tra persone la via indicata dalla tradizione biblica non è un semplice sentimento di simpatia o vicinanza. “La risposta tra l’estremo della tolleranza e quello della fratellanza”, ha spiegato Stefani, “è la dimensione etico-imperativa”. Non si tratta quindi di un’emozione spontanea, ma di un orientamento dell’agire. Per chiarirlo, Stefani ha richiamato anche l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che afferma come tutti gli esseri umani nascano uguali in dignità ma “devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
La Bibbia esprime questa logica attraverso alcuni precetti fondamentali: l’amore per il prossimo, l’accoglienza dello straniero e perfino l’aiuto verso il nemico. “Non è il tuo sentimento a comandarti”, ha sottolineato il biblista. “È qualcosa che ti ordina di andare incontro all’altro anche quando saresti portato a non farlo”.
Accogliere lo straniero
Uno dei passaggi centrali della relazione ha riguardato il comando biblico di accogliere lo straniero. Nel Levitico si ricorda infatti al popolo di Israele: “voi siete stati forestieri in terra d’Egitto”. Ma, ha spiegato Stefani, la memoria da sola non basta. “Non basta la memoria di essere stati stranieri per comportarsi bene con lo straniero. Ci vuole qualcosa che ti comanda di comportarti in un certo modo”. L’identità, in questa prospettiva, non diventa chiusura ma responsabilità verso l’altro.
Popoli e interdipendenza
Nella seconda parte dell’intervento Stefani ha spostato lo sguardo dalle relazioni personali a quelle tra comunità e popoli. Qui emerge un’altra categoria chiave: l’interdipendenza. Il biblista ha richiamato la lettera che il profeta Geremia invia agli esiliati a Babilonia, invitandoli a costruire case, piantare giardini e cercare il bene della città in cui vivono. “Cercate lo shalom della città in cui vi ho fatto deportare”, dice il testo, “perché dal suo shalom dipenderà il vostro”.
Secondo Stefani questa pagina biblica mostra come la convivenza non sia solo tolleranza tra gruppi diversi, ma una realtà in cui il destino degli uni è legato a quello degli altri.
Il ruolo della mediazione
Nella conclusione della sua relazione il teologo ha indicato anche una possibile via di riconciliazione tra popoli: la mediazione. La Bibbia immagina una pace futura in cui popoli storicamente nemici possano riconoscersi reciprocamente. In un passo del libro di Isaia, ha ricordato Stefani, Egitto, Assiria e Israele sono descritti come popoli benedetti insieme. “In quel giorno Israele sarà il terzo con l’Egitto e con l’Assiria”, dice il testo biblico, immaginando una strada che unisce i popoli. Per Stefani questa immagine suggerisce una prospettiva preziosa anche per il presente: non un’identità chiusa, ma un’identità che diventa luogo di relazione. “Essere in mezzo, consentire il passaggio e la relazione”, ha concluso, può diventare la strada per trasformare i conflitti in possibilità di incontro.
Ampia sintesi dell’incontro sul prossimo Vita Trentina. A breve sul canale YouTube della Diocesi il video della serata.




