Domenica 4 febbraio la Giornata per la vita. Dai vescovi il richiamo alle troppe “vite negate”. In cattedrale Messa con l’arcivescovo Lauro (ore 10)

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Il nemico, il migrante, i lavoratori, le donne, i malati e i disabili gravi, i bambini. Sono esempi delle troppe “vite negate, cui la nostra società preclude di fatto la possibilità di esistere o la pari dignità con quelle delle altre persone”. Lo denunciano i vescovi italiani nel Messaggio per la 46ª Giornata nazionale per la vita di domenica 4 febbraio 2024, dal titolo «La forza della vita ci sorprende. “Quale vantaggio c’è che l’uomo guadagni il mondo intero e perda la sua vita?” (Mc 8,36)».

A Trento in occasione della Giornata per la vita, l’arcivescovo Lauro presiede domenica 4 febbraio la S. Messa in cattedrale alle ore 10 (diretta su Telepace Trento)

Al cuore del Messaggio: “Ciascuna vita, anche quella più segnata da limiti, ha un immenso valore”  

“La vita del nemico considerata ostacolo ai propri obiettivi, annichilita – argomentano nel Messaggio i vescovi – con la violenza”. La vita del migrante “violentata e sfruttata”. La vita dei lavoratori spesso considerata “merce da comprare con paghe insufficienti”. Ancora, la vita delle donne “considerata proprietà dei maschi”, la  vita dei malati e disabili gravi “giudicata indegna di essere vissuta”; la vita, infine, dei bambini “sempre più concepita come funzionale ai desideri degli adulti”.

“Eppure – attesta il Messaggio per la Giornata per dimostrare la forza della vita -, se si è capaci di superare visioni ideologiche, appare evidente che ciascuna vita, anche quella più segnata da limiti, ha un immenso valore ed è capace di donare qualcosa agli altri. Le tante storie di persone giudicate insignificanti o inferiori che hanno invece saputo diventare punti di riferimento o addirittura raggiungere un sorprendente successo stanno a dimostrare che nessuna vita va mai discriminata, violentata o eliminata in ragione di qualsivoglia considerazione.

“Non siamo padroni della vita”

“Nella Giornata per la vita – aggiungono i vescovi – salga dunque, da parte di tutte le donne e gli uomini, un forte appello all’impossibilità morale e razionale di negare il valore della vita, ogni vita. Non ne siamo padroni né possiamo mai diventarlo; non è ragionevole e non è giusto, in nessuna occasione e con nessuna motivazione”.

Foto pexels-ahmed-akacha