Cambiamento climatico, riduzione delle emissioni e COP 30 di Belém: incontro pubblico a Trento venerdì 30 gennaio (Vigilianum, ore 18)

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Cura del Creato

Cambiamento climatico e misure di contrasto, a cominciare dalla riduzione delle emissioni, alla luce degli esiti della recente COP 30 di Belém, in Brasile: saranno questi i temi principali al centro dell’incontro pubblico in programma venerdì 30 gennaio alle ore 18.00, presso l’aula magna del Polo culturale Vigilianum di Trento, per iniziativa dell’Arcidiocesi di Trento, attraverso l’Area Testimonianza e Impegno sociale e la Rete diocesana per la custodia del Creato, in collaborazione con l’associazione Viração&Jangada.

I relatori

All’incontro, dal titolo “Clima, Cop 30 e territori: sguardi dal Brasile al Trentino” interverranno p. Dario Bossi, missionario in Brasile, l’ing. Lavinia Laiti dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente della Provincia autonoma di Trento, e due giovani trentine – Eleonora Zomer e Allegra Zaia – che hanno partecipato al progetto “Racconta il Clima: la COP30 in Brasile” e che porteranno una testimonianza diretta dell’esperienza vissuta a Belém.

Il significato della COP di Belém

Quella di Belém è stata una Conferenza delle Parti particolarmente significativa: a dieci anni dallo storico Accordo di Parigi e dall’Enciclica Laudato si’, si è svolta in un Paese chiave del Sud del mondo, nella regione amazzonica, richiamando idealmente la grande Conferenza sull’ambiente di Rio del 1992.

Dal punto di vista dei risultati negoziali, tuttavia, l’esito è stato giudicato da molti osservatori deludente. L’assenza degli Stati Uniti, che hanno annunciato il ritiro dalla Conferenza, e il contesto internazionale segnato da numerosi conflitti armati hanno contribuito a un accordo complessivamente insufficiente rispetto alla gravità della crisi climatica.

La “Cupola dei Popoli” e la partecipazione della società civile

La COP di Belém non è stata però solo la sede dei negoziati tra i rappresentanti degli Stati. In parallelo si è svolta la “Cupola dei Popoli”, un grande evento che ha riunito circa 26 mila rappresentanti di movimenti sociali, popolazioni indigene (accanto, nella foto Ansa/Sir gli indigeni Pataxo), attivisti e lavoratori, offrendo uno spazio di denuncia dei ritardi dei negoziati ufficiali e di proposta di soluzioni dal basso, con un forte richiamo alla giustizia climatica, alla tutela dei territori e a una transizione energetica più rapida. In questo contesto sono stati presentati oltre 2.000 People Determined Contributions, impegni assunti da associazioni, istituzioni e gruppi sociali, con l’obiettivo di rafforzare e integrare questo meccanismo all’interno dei processi delle COP.

Transizione energetica: dati e prospettive

Sul fronte energetico, i dati mostrano una trasformazione già in atto: nel 2025 fotovoltaico ed eolico hanno prodotto più energia elettrica del carbone e hanno rappresentato oltre il 90% della nuova capacità installata a livello globale. La rivista scientifica Science ha parlato di una svolta tecnologica ormai avvenuta, indicando elettrificazione ed energie rinnovabili come il percorso principale verso il futuro e la sostenibilità.

Il contributo della Chiesa

Anche la Chiesa ha partecipato attivamente alla preparazione e allo svolgimento della COP di Belém, con un documento congiunto delle Chiese di Africa, America Latina e Asia che sollecita il riconoscimento del debito ecologico e una maggiore solidarietà tra i Paesi del Nord e del Sud globale, chiedendo impegni concreti a favore delle popolazioni più colpite dagli effetti della crisi climatica. A Belém è stato inoltre presentato il Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili, che ha raccolto l’adesione di migliaia di organizzazioni, istituzioni, scienziati e premi Nobel in tutto il mondo.

L’incontro di venerdì 30 gennaio è aperto a tutti.

Nelle foto la marcia globale per il clima a Belem nel novembre scorso (Ansa/Sir).