Tutti i Santi 2026_Trento (4)

Tutti i Santi, l’arcivescovo Tisi: “Nessuna macchina può sostituire un abbraccio”. L’appello per una “civiltà dell’amore”. “Il riposo eterno? Danza delle differenze”

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“Nessuna macchina potrà mai avere la forza di un volto che sorride, di una mano che asciuga le lacrime, di un abbraccio, di una carezza”. È uno dei passaggi più significativi dell’omelia dell’arcivescovo Lauro Tisi nell’omelia nella S. Messa per la solennità di Tutti i Santi che si è celebrata nel primo pomeriggio di oggi al cimitero monumentale di Trento. In questo 1° novembre don Lauro festeggiava anche il suo 64° compleanno.

“Un oceano di bene” custodito nelle nostre vite

All’inizio della celebrazione, monsignor Tisi ha richiamato un’immagine cara a Benedetto XVI, che descriveva la festa di Tutti i Santi come la contemplazione di un “oceano di vita e di bene”: quello generato “da uomini e donne che hanno operato nella giustizia, cresciuto figli, asciugato lacrime, sfamato poveri e donato gioia a chi viveva accanto a loro”.

“Tra questi uomini e donne che hanno lavorato nella giustizia e seminato fraternità ci sono anche i nostri fratelli e sorelle che oggi qui onoriamo”, ha ricordato l’Arcivescovo, invitando a vivere l’Eucaristia nella commozione e nella gratitudine verso “chi ci ha amato e chi abbiamo amato”.

La forza dell’umano contro il dominio della tecnologia

Il ritrovarsi insieme attorno alla memoria dei propri cari, credenti e non credenti, è per Tisi “un meraviglioso inno all’umano”, un controcanto rispetto al predominio dell’economia, della finanza e della tecnologia nella narrazione contemporanea. “Questa convocazione è profezia, è bellezza, è notizia”, ha sottolineato, perché testimonia che nella città e nella terra trentina abitano ancora uomini e donne “incantati dall’umano”, capaci di nutrirsi non soltanto di strumenti e apparati digitali, ma della bellezza di un volto, di un sorriso, di una lacrima asciugata, di un abbraccio.

Ai meccanismi di profilazione e omologazione del mondo digitale, Tisi contrappone la forza dei volti delle persone amate, capaci di suscitare emozioni anche a distanza di anni. “Nessun apparato tecnologico, nessuna operazione finanziaria ha la potenza del sorriso di tua madre, della carezza di tuo figlio, dell’abbraccio di chi ti sta vicino”, ha rimarcato l’Arcivescovo.
Non una contrapposizione pregiudiziale alla tecnologia, ma il richiamo a riconoscere il primato della persona: la macchina è frutto dell’intelligenza e della creatività umana, non può diventare il criterio con cui misurare il valore della vita.

La civiltà dell’amore e il rifiuto della guerra

Di fronte alla crescente “cultura della potenza” e alla “preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale”, monsignor Tisi rilancia la “civiltà dell’amore” evocata da san Paolo VI durante la Guerra fredda. Una prospettiva tutt’altro che ingenua o utopistica, sottolinea don Lauro, ma che “mira a fare della fraternità e della giustizia il terreno nuovo in cui coltivare i rapporti tra le persone, le comunità, i popoli”. “Quale guerra ha generato un vincitore?”, ha domandato con forza. “Chi vince una guerra non ha vinto nulla, ha semplicemente preparato altri odi”.

A indicare la strada alternativa sono le Beatitudini, che Tisi propone – citando papa Leone – come antidoto alle contrapposizioni del nostro tempo: non più “prima io”, ma “prima l’altro”; non la logica “amico-nemico”, ma quella dei “fratelli e sorelle”; soprattutto, “mai l’io senza il noi”.

La vita eterna non è immobilità, ma festa senza fine

Nell’omelia trova spazio anche una rilettura della preghiera dell'”eterno riposo”, lontana dall’immagine tradizionale di una quiete immobile. Per Tisi, è la Pasqua di Cristo a consentire di attraversare la morte e accedere a una vita che non spegne le relazioni, ma le porta a pienezza. Il riposo presso il Signore è descritto come “la danza delle differenze, nella quale il volto dell’altro genera continuamente novità, entusiasmo, relazioni vive”. Più che un silenzio senza fine, dunque, una grande festa, come il banchetto evocato dalle immagini bibliche.

Un’immagine dell’eternità che, per l’Arcivescovo, ha conseguenze molto concrete nel presente: imparare a convivere con le differenze, riconoscere la ricchezza delle diverse culture, contrastare le ingiustizie e soccorrere i più fragili. “La pace di Cristo è la festa delle differenze”, ha concluso l’Arcivescovo, indicando nella fraternità, nell’accoglienza e nella valorizzazione dell’altro il volto di quella vita piena che la solennità di Tutti i Santi invita a contemplare.

FOTO: Gianni Zotta