Visita pastorale nella Zona Valsugana-Primiero, sabato 20 giugno a Piné la Messa conclusiva. A Luserna l’ultimo tratto sugli Altipiani Cimbri: “Non esistono storie maledette. Dove c’è fatica, il Vangelo vede una messe che abbonda”

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Si avvia alla conclusione la Visita pastorale dell’arcivescovo Lauro Tisi nella Zona Valsugana-Primiero. Dopo più di un anno di incontri, celebrazioni, ascolto delle comunità, confronto con famiglie, anziani, giovani, realtà associative e amministratori locali, il cammino vivrà il suo momento culminante sabato 20 giugno alle ore 15.00 al Santuario della Madonna di Piné, con la Santa Messa conclusiva.

Non sarà soltanto una celebrazione di chiusura, ma un momento ecclesiale di ringraziamento davanti a Maria per il percorso vissuto nelle diverse comunità della Zona e per affidare al Signore i passi futuri delle parrocchie, anche alla luce della prospettiva pastorale dei Fuochi Eucaristici.

La Messa a Montagnaga, nel prato della Comparsa, assume un significato particolare perché riunisce idealmente l’intera Zona Valsugana-Primiero, chiamata a ritrovarsi non attorno a un bilancio formale, ma a un’esperienza di fede condivisa. Dopo il tempo dell’ascolto e della presenza dell’Arcivescovo nei territori, il Santuario di Piné diventa il luogo in cui rileggere insieme il cammino compiuto e rilanciare la vita delle comunità.

Dai confini più estremi della Zona pastorale, le parrocchie di Primiero, Vanoi e Mis hanno promosso un pellegrinaggio al Santuario per favorire la partecipazione dei fedeli alla celebrazione conclusiva. È previsto anche un servizio pullman con partenza da Primiero alle ore 13.00.

A Luserna l’ultima tappa sugli Altipiani Cimbri

La celebrazione conclusiva del 20 giugno arriva pochi giorni dopo l’ultima tappa della Visita pastorale agli Altipiani Cimbri, vissuta domenica 14 giugno a Luserna. La giornata si è aperta con la visita al museo del paese, è proseguita con la Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo nella chiesa parrocchiale e si è conclusa con il pranzo insieme agli abitanti, alle associazioni e alle autorità locali.

Nell’omelia, commentando il Vangelo di Matteo – Gesù che guarda le folle “stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore” – don Lauro ha consegnato alla comunità una parola di fiducia, lontana da ogni lettura rassegnata della storia: “Non esistono storie maledette, non esistono persone maledette, non esistono ore della storia maledette. Esistono persone che vivono drammi e che generano drammi. Ma non esiste una storia maledetta”.

Per l’Arcivescovo, lo sguardo di Gesù sulle folle affaticate non è uno sguardo di giudizio, ma di compassione e di speranza: dove altri vedono soltanto stanchezza, il Vangelo riconosce una promessa. “Davanti anche alla realtà della Chiesa di oggi  – ha detto – vedo persone che faticano, situazioni a volte difficili, ma vedo una messe che abbonda. Vedo storie di bellezza e di vita, volti di persone che fanno la differenza perché la loro vita è declinata per gli altri”.

Parole che don Lauro ha applicato direttamente alla comunità di Luserna, definita una comunità resiliente, capace di custodire la propria memoria e di renderla presente nell’oggi. Una comunità segnata, nella sua storia, da prove dure: la guerra, la lontananza, l’asperità dell’ambiente, le difficoltà economiche, l’emigrazione, il peso lasciato spesso sulle spalle delle donne nel mantenere viva la vita comunitaria. Eppure, ha osservato l’Arcivescovo, nulla ha cancellato la voglia di vivere e di restare comunità.

Una Chiesa che vive per gli altri

Riprendendo il mandato di Gesù ai Dodici, don Lauro ha richiamato anche la forza evangelica di vincere il male non con la chiusura o l’autoreferenzialità, ma con la gratuità. I Dodici, ha ricordato, non sono figure perfette: rappresentano l’umanità con le sue fragilità, le sue contraddizioni, persino i suoi tradimenti. E proprio a questa umanità Gesù consegna il Vangelo, garantendo la sua presenza e il suo amore.

Da qui l’invito a vivere la fede come dono ricevuto e donato: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Non un ordine imposto dall’esterno, ma – nelle parole dell’Arcivescovo – “un regalo di se stesso”: Cristo rende capaci di vivere non per sé stessi, ma in uscita, generando un “noi” comunitario.

È questo, secondo don Lauro, il cuore della testimonianza cristiana: la differenza la fanno uomini e donne che rinunciano all’autoreferenzialità e scelgono di avere qualcuno per cui vivere, qualcuno con cui vivere, qualcuno per cui spendere la vita. Parole che si fanno anche consegna per l’intera Zona Valsugana-Primiero ormai alla vigilia della conclusione ufficiale della Visita pastorale.