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“Se non assapori il perdono ti manca il bello della vita”. Ai Passi di Vangelo la meditazione dell’arcivescovo Lauro Tisi

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Il perdono come esperienza che cambia lo sguardo sulla vita e sulle relazioni. È stato questo il cuore della meditazione proposta dall’arcivescovo Lauro Tisi nell’incontro di “Passi di Vangelo” di giovedì 12 marzo, dedicato al brano di Matteo 18,21-35, in cui Pietro domanda a Gesù quante volte sia necessario perdonare.

L’appuntamento, dopo un momento di accoglienza e convivialità, ha riunito in Seminario numerosi giovani da tutta la Diocesi per l’ascolto del Vangelo e la riflessione guidata dall’Arcivescovo, prima dei momenti di condivisione in piccoli gruppi o di preghiera silenziosa.

“Innanzitutto spiego la domanda di Pietro: quante volte devo perdonare? Fino a sette volte? E la risposta di Gesù è: non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”, ha esordito Tisi. Un’espressione che, ha spiegato, richiama direttamente il libro della Genesi e ribalta la logica della vendetta. “Nel testo della Genesi, dopo Caino e Abele, Lamech dice che si vendicherà settanta volte sette. Gesù usa lo stesso gioco di parole ma lo capovolge: non vendicarsi settanta volte sette, ma perdonare settanta volte sette. Vuol dire perdonare sempre, senza condizioni”.

La parabola del servo perdonato

Passi Vangelo_12mar26_2L’Arcivescovo ha poi guidato i giovani dentro la parabola del servo spietato, evidenziandone i passaggi principali. La prima scena mostra il volto di Dio come misericordia radicale. “C’è questo servo che ha un debito enorme, fuori controllo: diecimila talenti, il bilancio di uno Stato. Non domanda neppure che gli venga condonato il debito, chiede solo tempo per restituire. Invece il re gli condona tutto”.

Una scena che, secondo Tisi, serve a mettere in luce il cuore del messaggio evangelico. “Questo serve per mettere in evidenza il volto di Dio: Dio è amore all’ennesima potenza, è perdono radicale”. Subito dopo, però, il racconto cambia prospettiva: il servo appena perdonato non riesce a fare lo stesso con un compagno che gli deve una cifra minima. “Appena uscito trova un altro servo, lo prende per il cravattino e pretende la restituzione di quattro centesimi. Qui emerge l’animo aggressivo di questo servo che dice: metti a posto i tuoi conti con me”. La parabola si chiude con la reazione del re, che punisce il servo. Un passaggio che può apparire contraddittorio ma che, secondo l’arcivescovo, ha un significato preciso.

“Uno si chiede: qual è il volto vero di Dio, quello della prima scena o quello dell’ultima? In realtà il Vangelo vuole dirci una cosa molto semplice: se nella vita non sperimenti il perdono, la tua vita non funziona”.

Un’esperienza che cambia la vita

Nel corso della meditazione, Tisi ha condiviso anche un tratto della propria esperienza personale. “Pensare che Dio perdona tutto mi è stato raccontato tante volte. In sessant’anni ho ascoltato infinite prediche su questo. Ma devo dire la verità: per tanto tempo questa notizia non mi faceva né caldo né freddo”. Il motivo, ha spiegato, era la convinzione di non avere davvero bisogno di perdono. “Non mi toccava perché sinceramente pensavo di non aver bisogno né di perdono né di altro. Mi guardavo e dicevo: tutto sommato ci sono”. Quella prospettiva è cambiata quando don Lauro ha iniziato a confrontarsi con le proprie fragilità. “Questa notizia ha cominciato a decollare dentro di me quando la mia immagine è andata in frantumi, quando ho sperimentato i miei sbagli nelle relazioni con le persone”.

“Quel servo della parabola sono io”

La figura del servo incapace di perdonare, ha riconosciuto l’Arcivescovo, non è lontana dalla vita di ciascuno. “Quel servo lo ritrovo dentro di me. Sono io quando pretendo dagli altri, quando recrimino, quando penso che non sia giusto quello che mi capita”. Per questo, ha concluso, il perdono non è una semplice esortazione morale ma un’esperienza decisiva per la vita. “Se tu non hai l’esperienza di essere perdonato, sarai uno che recrimina sempre. Perché ognuno di noi, per stare bene, ha bisogno di essere perdonato”.

E monsignor Tisi ha sintetizzato così il messaggio del Vangelo della penultima tappa del cammino di “Passi” in quest’anno pastorale: “Se non assapori il perdono ti manca il bello della vita. Anzi, dico di più: se non sbagli ti manca il bello della vita”.

La serata – animata dal coro delle parrocchie cittadine del Duomo e di Santa Maria Maggiore – è proseguita con i momenti di condivisione in piccoli gruppi e con la possibilità di sostare in preghiera di adorazione, nello stile di Passi di Vangelo, che uniscono ascolto della Parola, confronto e preghiera.

Foto Gianni Zotta