Vescovo Lauro in cattedrale nella Giornata per le vocazioni. Ricorda la tragedia dei migranti: “Sono sulla nostra coscienza”

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“Quanta disperata voglia di vivere in quelle mani e in quegli occhi!”. L’arcivescovo Lauro apre la Messa in cattedrale nella Quarta domenica di Pasqua ricordando l’immagine simbolo dell’ultima tragedia in mare con 130 migranti morti: un uomo riverso in acqua aggrappato al proprio salvagente, probabilmente deceduto per ipotermia.  “In lui – soggiunge – vedo il volto di tanti uomini e donne morti nel nel Mediterraneo diventato ormai un grande cimitero.  Nessuno – io per primo – può chiamarsi fuori ed assolversi: quei migranti sono sulla nostra coscienza. E se guardo gli occhi degli uomini e delle donne dell’Europa li noto senza voglia di vivere, tristi, spenti. Siamo diventati un’enclave chiusa nel nostro muro di indifferenza: alla domanda ‘dov’è tuo fratello’ rispondiamo ‘sono forse io il custode di mio fratello?'” “Ridonaci Signore – invoca don Lauro – la voglia di vivere e la capacità di avere compassione“.

Monsignor Tisi in avvio della liturgia eucaristica ricorda anche fra Emanuele Stablum, il medico trentino Giusto tra le nazioni di cui papa Francesco ha riconosciuto le virtù eroiche, e nella Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni si affida all’intercessione di Stablum per ottenere il “dono nuove vocazioni, compassione e solidarietà”, chiedendo anche, prima del Padre Nostro, di pregare per i giovani che in Diocesi stanno compiendo discernimento vocazionale.

Nell’omelia, commentando il brano di Gesù buon pastore che si distingue dal mercenario, don Lauro sottolinea: “Dare la vita è il mestiere di Dio. Quanto è bello il volto di Dio che Gesù pastore ci ha rivelato. Egli dà la sua vita anche a coloro che gliela tolgono. Tutto quanto è donato diventa un patrimonio che nessuno può rubare. Siamo fondati sui martiri, su chi ha scelto di dare la vita e quella vita donata non è andata dispersa ma è diventato il fondamento su cui ha avuto sviluppo la nostra storia di fede”.

“La bellezza di cui parla Gesù – argomenta l’Arcivescovo –  è quella di relazioni dove la terribile frase ‘tu sei mio’ viene sostituita con ‘io vivo per te‘: questa è la bellezza, questo è l’amore“.

Legando la riflessione alla Giornata di preghiera per le vocazioni, don Lauro fa notare che “la crisi attuale è una crisi di frequentazione della bellezza di Gesù di Nazareth. Chiediamo alle nostre comunità di frequentare la bellezza di Gesù per preparare il terreno per nuove vocazioni”. Da qui il forte appello a ritrovare la preghiera. “Questa è la vera emergenza: nella Chiesa si prega pochissimo!”. E rilancia infine le parole di Francesco: “Tutto nella Chiesa nasce dalla preghiera. Senza preghiera non sono cambiamenti di Chiesa, sono cambiamenti di gruppo”. “Se cessa la preghiera, per un po’ sembra che tutto possa andare avanti come sempre, per inerzia, ma dopo poco tempo la Chiesa si accorge di essere diventata come un involucro vuoto, di aver smarrito l’asse portante, di non possedere più la sorgente del calore e dell’amore”. 

Al termine della celebrazione monsignor Tisi ha annunciato che con questa domenica 25 aprile terminano le sue celebrazioni domenicali in cattedrale, potendo ora riprendere l’attività sul territorio, anche con molte celebrazioni di cresime finora rinviate. “Mi avete aiutato a pregare e a celebrare e mi mancherete” confida don Lauro ai fedeli in Duomo, scongiurando peraltro un nuovo peggioramento della situazione pandemica.