“La prova della risurrezione di Cristo è che qualcuno è disposto a morire per voi”. Il vescovo ai giovani nell’ultimo appuntamento di “Passi di Vangelo”

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“La prova che Cristo è risorto sta anche nel fatto che c’è qualcuno disposto a morire per voi. E questo vi faccia sentire grandi e importanti. È un dono che vale più di tutto l’oro del mondo”.  Così l’arcivescovo Lauro nella serata di giovedì 11 aprile, nella chiesa del seminario diocesano, ha concluso la sua meditazione nel quinto e ultimo incontro di Passi di Vangelo di quest’anno, dedicato al brano evangelico dell’incontro di Gesù risorto con i suoi discepoli e in particolare Tommaso, secondo l’evangelista Giovanni. Titolo “E se fosse vero? Tommaso e il nostro dubbio”.

“Grazie all’incontro con voi giovani a Passi di Vangelo sto prendendo maggiore dimestichezza con la risurrezione e questo mi sta facendo davvero bene”, aveva esordito poco prima don Lauro. “Nel leggere i Vangeli del risorto – ha ammesso l’Arcivescovo – mi commuovo: ritengo una fortuna infinita aver incontrato questo Gesù; è un grande e ritengo una fortuna infinita aver incontrato la sua umanità che mi parla sempre di più”.

Quali “prove” della risurrezione? 

Tra le “prove della risurrezione”, oltre alla capacità della Parola e dell’Eucarestia di convocare ancora i cristiani dopo duemila anni, don Lauro cita i “discepoli che da dispersi e perduti diventano testimoni e muoiono per il Maestro“. Un filo ininterrotto lega la loro testimonianza a quella di milioni di uomini e donne nella storia e nell’oggi: “Nel nome del Vangelo, anche sotto il cielo di Gaza, ci sono testimoni del Vangelo che hanno trovato ragioni per vivere e anche per morire. Se c’è qualcuno o qualcosa per cui sei disposto a morire, allora sei sano. Noi stiamo in piedi perché c’è qualcuno disposto a morte per noi: nostra madre, una moglie, un marito, un amico. Dio, che è l’Amore, non si accredita con le evidenze ma offre indizi perché tu creda, perché rispetta la tua libertà.

Dal Vangelo all’arte 

L’incontro di preghiera, coordinato dal Servizio di Pastorale giovanile e animato dal coro parrocchiale di Mattarello, è stato preceduto come di consueto da un momento di fraternità con la condivisione di un trancio di pizza. Apprezzata la riflessione di padre Antonio Viola a partire da un’opera d’arte, in particolare l’installazione di Michaele Landy, richiesta all’artista dalla National Gallery di Londra come reinterpretazione dell’opera L’incredulità di Tommaso di Cima da Conegliano.