Una preghiera corale per la pace in un tempo segnato dall’intensificarsi dei conflitti in Medio Oriente e dal timore di una guerra dalle conseguenze globali. Anche la diocesi di Trento ha aderito alla Giornata di preghiera e digiuno per la pace promossa dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana venerdì 13 marzo.
Nella cattedrale di Trento, in serata l’arcivescovo monsignor Lauro Tisi ha presieduto la Santa Messa, concelebrata anche dall’arcivescovo emerito monsignor Luigi Bressan. La celebrazione ha unito l’invocazione per la pace con la memoria della morte di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, avvenuta il 14 marzo 2008.
Una Chiesa in preghiera per la pace
Aprendo la celebrazione, l’Arcivescovo ha invitato i fedeli a sentirsi in comunione con tutta la Chiesa italiana impegnata nella giornata di digiuno e preghiera. “Vogliamo questa sera, in unione soprattutto con i nostri amici focolarini che ricordano Chiara Lubich, invocare il dono della pace in comunione con tutte le Chiese in Italia che oggi si sono impegnate nel digiuno e nella preghiera per la pace“. Un’invocazione accompagnata dalla fiducia nella forza della preghiera: “Vogliamo sentire che molto può fare la preghiera sul fronte della pace”.
L’ascolto, primo passo verso la pace
Nel corso dell’omelia monsignor Tisi ha indicato nell’ascolto il primo passo per ritrovare la strada della pace, richiamando il comando biblico: “Ascolta Israele: il comandamento primo non è amerai, ma ascolta. Questo è il primo comandamento: ascolta”. Secondo l’Arcivescovo, le tensioni e i conflitti che attraversano il mondo nascono proprio da una perdita di questa capacità: “La barbarie in cui siamo precipitati, il baratro verso cui corriamo il rischio di finire, è stato generato dalla mancanza di ascolto”.
Il “noi” come terreno della pace
La pace, ha sottolineato don Lauro, nasce dal riscoprire la dimensione del “noi”, cioè una vita costruita nell’incontro con gli altri: “Da troppo tempo abbiamo rinunciato a percepire che io divento me stesso grazie all’incontro con l’altro”. In questo cammino di riconciliazione e fraternità, l’Arcivescovo ha indicato la testimonianza di Chiara Lubich come un riferimento ancora attuale. Il suo carisma, ha ricordato, pone al centro proprio l’unità: “Per Chiara Lubich il noi è imprescindibile, anzi è il terreno della pace”.
La pace comincia da ciascuno
Un “noi”, ha spiegato, che prende forma concreta nello stile di Gesù: “È il noi dove la parola d’ordine è perdono. È il noi dove la parola d’ordine è servire. È il noi dove la parola d’ordine è diventare spazio di ascolto”.
Quindi l’invito a non delegare la responsabilità della pace solo agli altri: “Il rischio, quando preghiamo per la pace, è di pensare sempre che gli attori della non pace sono fuori di noi. Invece la non pace è anche dentro di noi”. Da qui l’esortazione finale a ripartire dalla conversione personale: “Torna, Israele, torna al tuo Dio”, ha ricordato l’arcivescovo, invitando a trasformare lo sgomento davanti alle guerre in un impegno concreto a vivere lo stile di Cristo.




