La processione con le reliquie dei santi martiri anauniesi, il canto dei cori delle Valli di Non e di Sole, la partecipazione dei giovani in cammino verso la Cresima e una riflessione sul volto della Chiesa chiamata oggi a essere segno di pace e comunione.
Si è svolta nella serata di venerdì 29 maggio, nella basilica dei Santi Martiri a Sanzeno, la celebrazione presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi nel cuore delle iniziative per la commemorazione dei martiri anauniesi, uccisi dai pagani il 29 maggio del 397.
La celebrazione si è aperta con la processione delle reliquie dei martiri fino alla basilica, seguita dalla liturgia eucaristica accompagnata dai cori delle Valli del Noce. Un momento particolarmente significativo ha visto protagonisti i ragazzi dell’Unità pastorale di Sanzeno, Banco e Casez che, in preparazione alla Cresima prevista il 31 maggio, hanno offerto l’olio per la lampada dei Martiri, solitamente donato dalle comunità parrocchiali trentine a rotazione.
Nell’omelia, l’arcivescovo Lauro ha richiamato il significato originario del martirio nella Chiesa antica, ricordando come i martiri siano «i fondatori» della Chiesa trentina, uomini che hanno scelto di donare radicalmente la vita per il Vangelo. Una radice che, ha osservato, interpella ancora oggi le comunità cristiane, chiamate a vivere la dimensione dell’“essere per gli altri” come struttura portante della vita ecclesiale.
Richiamando la testimonianza su Sisinio, Martirio e Alessandro, l’Arcivescovo ha ricordato come, nelle parole di San Vigilio rivolte a san Simpliciano, i martiri vengano descritti come uomini di pace, discreti e mai invasivi, capaci di testimoniare il Vangelo senza imporsi, ma attraverso uno stile rispettoso e pacifico. Un tratto che, secondo monsignor Tisi, può diventare oggi una vera missione per la Chiesa trentina in un tempo segnato da conflitti e divisioni.
Al centro della riflessione anche l’invito paolino a essere «profumo di Cristo»: un’immagine tradotta da monsignor Tisi in atteggiamenti concreti di vita comunitaria. Il primo è quello dell’entrare nella realtà degli altri, imparando a “mettersi nei loro panni”; quindi uno sguardo capace di andare oltre la superficie delle persone e delle situazioni; la compassione, intesa come condividere il peso della sofferenza altrui; e infine la disponibilità a “morire a sé stessi”, accogliendo dentro la propria vita le storie e le fatiche dei fratelli.
«Preghiamo perché la nostra vita non sia una vita solitaria», ha concluso don Lauro, invocando comunità capaci di comunione, dove trovino spazio le storie, i pensieri e i vissuti di ciascuno, sul modello di Cristo e dei martiri fondatori della Chiesa trentina.




