Domenica 2 giugno Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

In Diocesi procede il progetto Comunicare Comunità. Il messaggio del vescovo Lauro
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Si celebra domenica 2 giugno, festa dell’Ascensione, la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. E’ la 53a edizione dell’unica Giornata espressamente prevista dal Concilio Vaticano II nel Decreto Inter Mirifica. Quest’anno il messaggio di papa Francesco  titola « “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25).  Dalle social network communities alla comunità umana».  (LEGGI MESSAGGIO)

La Diocesi di Trento si è avvicinata a questo appuntamento chiamando a raccolta sabato 25 maggio coloro che – al “centro” come sul territorio – operano per animare la comunicazione e la cultura: curatori di notiziari e siti web parrocchiali, corrispondenti e fiduciari di Vita Trentina, coordinatori di oratori e sale della comunità. Per loro si sta portando avanti da un anno il progetto Comunicare Comunità. Ad animare l’incontro del 25 al Vigilianum don Marco Sanavio, già direttore dell’Ufficio comunicazioni della diocesi di Padova e attuale docente all’Istituto Universitario Salesiano di Venezia. Al centro delle provocazioni per una comunicazione efficace che porti all’incontro in presenza (dalle community alla comunità umana) la capacità di porsi in ascolto dei bisogni, in una relazione alla pari .Su tutto la necessità di attivare anzitutto una rete efficace tra tutte le realtà diocesane.  

In occasione della Giornata delle Comunicazioni l’arcivescovo Lauro ha diffuso questo messaggio pubblicato su Vita Trentina e sulla pagina di Avvenire dedicata domenica alla Diocesi di Trento.

La grande verità: siamo membra gli uni degli altri 

“Non frequento personalmente il mondo dei social, ma sono anch’io un abitante della grande ragnatela informatica. Vi rintraccio informazioni, ne colgo la ricchezza, ne constato gli evidenti limiti. Vi è un fatto indiscutibile, al quale non pensiamo a sufficienza: ogni nostro clic è un passo compiuto in quella rete. Una traccia di me nell’universo digitale. Talora inconsapevole, a volte più esplicito, quando esprimo un gradimento, un like, oppure prendo le distanze.

Possiamo essere diffidenti di fronte all’invasione tecnologica, ma sappiamo anche di non poter più chiamarci fuori da tale rivoluzione: dobbiamo abitarla, senza facili illusioni ma con realismo e grande senso di responsabilità. Solo così – ed è il cuore del messaggio di papa Francesco per la Giornata delle comunicazioni sociali – potremmo sperare di passare da una mera comunità digitale alla ricchezza della comunità umana.

Per aiutarci in questo passaggio, tutt’altro che scontato, il Papa rilancia la metafora biblica del corpo e delle membra e vi affianca però le parole di Paolo, laddove l’Apostolo detta una condizione essenziale: abbandonare la menzogna per ricercare la via della verità. Quale menzogna e quale verità? La menzogna è il rifiuto stesso di riconoscere la propria appartenenza al corpo, il percepirsi come individui autosufficienti, il negare che solo negli altri ritroviamo noi stessi. La verità è, per contro, la verifica quotidiana della nostra interdipendenza. Non si tratta di alimentare un generico solidarismo all’insegna del vogliamoci bene. C’è in gioco molto di più. C’è il sentire che vivo bene solo se gioisco della vita altrui, che solo mettendo il bene dell’altro al primo posto, coltivo anche il mio benessere. Se le altre membra crescono, cresco anch’io.

Solo così possiamo tastare con mano il bello di essere comunità, assaporare il profumo di relazioni significative, fare del corpo un intreccio di volti che si guardano negli occhi, mani che si stringono, passi incamminati su percorsi condivisi. Se vincolata a tale condizione, anche la rete digitale acquista un significato nuovo, capace – ci dice il Papa – di generare a sua volta, dialogo, incontro, sorriso, carezza.

Per fare questo dobbiamo educarci a vicenda e dobbiamo farlo anche attraverso tutti gli strumenti di comunicazione che ci possono aiutare a delineare volti autentici nella massa indistinta delle immagini virtuali: che sia il quotidiano cartaceo, il settimanale, l’universo web o gli strumenti di comunicazione più prossimi alle piccole comunità, abbiamo un bisogno enorme di raccontarci il nostro essere comunità credente, in dialogo con tutti. Non ci sarà d’aiuto un linguaggio calato dalla teoria o dalla pur raffinata teologia. Ci servono storie di uomini e donne visitati, in ogni ambiente di vita e di lavoro, dall’amore di quel Gesù che non chiede un like sul suo nome, ma domanda ben altra adesione: Eccomi Signore, manda me.

+arcivescovo Lauro