#ComunitàConvergenti, Chiesa italiana riunisce ad Assisi gli operatori della comunicazione

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Dal 9 all’11 maggio Assisi ospita il convegno nazionale #ComunitàConvergenti, che riunisce direttori e referenti degli uffici diocesani, esperti e professionisti della comunicazione. Il convegno è in vista della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2 giugno sul tema (titolo del messaggio del Papa) «“Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana».  «Nando Pagnoncelli rappresenta l’Italia del 2019 con l’immagine delle ‘comunità difensive’: rispetto a un mondo percepito come caotico, se non ostile, ci si richiude all’interno di cerchie ristrette e rassicuranti», spiega don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, sottolineando che «in rete il fenomeno è ancora più evidente, per cui, come osserva papa Francesco, ‘le community spesso rimangono solo aggregati di individui, che si riconoscono attorno a interessi caratterizzati da legami deboli’; comunità che si rafforzano davanti alla percezione di una minaccia esterna». Su questo sfondo, osserva Maffeis, «emerge con forza la profezia del Santo Padre, che con coraggio ricorda come non ci sia alternativa alla costruzione di una cultura dell’incontro».

Non a caso, l’appuntamento di Assisi ha un titolo che «con l’essenzialità e lo stile grafico della comunicazione social» vuole «aiutarci a riscoprire la finalità della nostra comunicazione: la costruzione della comunità». «Siamo Chiesa che, mentre ascolta e si china sul mondo, al mondo ha anche una Parola di vita da testimoniare », afferma il direttore dell’Ufficio Cei evidenziando che «l’indicazione di Bergoglio incrocia un bisogno diffuso di comunità; ci vede camminare insieme con quanti vivono il rapporto con gli altri non semplicemente come un limite, ma come ciò che dà spessore all’esistenza ». La comunità, infatti, «è rete di relazioni e luogo di condivisione e di aiuto» e «la Rete ci consegna innumerevoli esempi, che ripropongono con caratteristiche nuove la logica del dono».

Proprio per favorire e rinsaldare la relazione, lo scambio e la condivisione, a livello interpersonale, locale e con le istituzioni, si è scelto di «accompagnare il servizio che nelle nostre diocesi si porta avanti», conferma don Maffeis che fa riferimento alle iniziative e ai percorsi attivati in vista della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, in calendario domenica 2 giugno. «Lo scorso mese – racconta – questo dialogo con il territorio ha dato vita a una settimana che ha coinvolto, presso l’Ufficio nazionale, animatori e comunicatori di alcune diocesi in un’esperienza di confronto con le redazioni dell’Agenzia Sir, del quotidiano Avvenire, del Circuito In-Blu, di Tv2000 e della Commissione nazionale valutazione film». Non solo: nei mesi scorsi, in sinergia con altri uffici della Segreteria generale della Cei e con l’Università Cattolica, continua Maffeis, «abbiamo promosso un corso di Educazione digitale rivolto a catechisti, insegnanti, operatori pastorali e genitori» che «grazie anche a Tv2000, ha raggiunto circa 7mila persone». Da alcuni anni, inoltre, «l’Ufficio nazionale, insieme al Cremit della Cattolica e, da questa edizione, all’Ucsi, cura una pubblicazione legata al Messaggio del Papa con commenti e strumenti per un suo uso pastorale».

Delle implicazioni e delle provocazioni che arrivano al mondo della comunicazione dal testo di Francesco si discuterà durante la tre giorni di Assisi che metterà a tema il passaggio dalle community alla comunità e dall’online all’onlife, senza tralasciare i diritti, i doveri e i poteri degli internauti e le ricadute sul territorio. Sono previsti gli interventi di Antonello Soro, garante per la Protezione dei dati personali, monsignor Giuseppe Baturi, sottosegretario della Cei, Paolo Peverini, Rita Marchetti e Stefano Pasta, ricercatori rispettivamente dell’Università Luiss Guido Carli, dell’Università di Perugia e del Cremit. Non mancherà la voce di giornalisti e responsabili di strutture informative, ecclesiali e non. Se la giornata di sabato sarà dedicata alle testimonianze e alle esperienze di quanti sono impegnati sul campo a livello nazionale e diocesano, la prima sessione aprirà anche una finestra sul Vecchio Continente «per cogliere ancor più l’opportunità che rappresenta», rileva don Maffeis. Davanti a un’Europa «sentita come distante, al punto da far parlare di una ‘decomposizione della famiglia comunitaria’», è importante mettere in luce «la ricchezza straordinaria del contributo di spiritualità e cultura, di arte e dottrina sociale della Chiesa alla costruzione del Continente». «Una storia e un disegno – conclude il direttore dell’Ufficio Cei – di cui ci sentiamo responsabili».

(Stefania Careddu)