1° settembre, Giornata del Creato: la transizione ecologica per la cura della vita. Al Vigilianum al via il cineforum diocesano (20.30)

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1° settembre, è la Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, giunta alla sedicesima edizione. I vescovi italiani titolano il loro annuale messaggio: «Camminare in una vita nuova» (Rm 6,4). La transizione ecologica per la cura della vita”.  “Si tratta – spiegano i vescovi – di riprendere coraggiosamente il cammino, lasciandoci alle spalle una normalità con elementi contraddittori e insostenibili, per ricercare un diverso modo di essere, animato da amore per la terra e per le creature che la abitano”. La 16a Giornata Nazionale per la Custodia del Creato vede la Chiesa che è in Italia in cammino verso la 49a Settimana Sociale dei cattolici italiani (21-24 ottobre), che avrà per titolo “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”. “La strada che conduce a Taranto richiede a tutti un supplemento di coinvolgimento perché sia un percorso di Chiesa che intende camminare insieme e con stile sinodale. Occorre contrastare, presto ed efficacemente, quel degrado socio-ambientale che si intreccia con i drammatici fenomeni pandemici di questi anni”, si legge ancora nel Messaggio. LEGGI IL MESSAGGIO COMPLETO QUI

Questa sera (1° settembre) alle ore 20.30 prende il via al Vigilianum (Trento, via Endrici) il percorso di riflessione diocesano dal titolo “Mi prendo cura“, itinerario di riflessione articolato in tre film e tre incontri. Si inizia con la proiezione del film I Am Greta – Una forza della natura (Svezia 2020). N.B.! OBBLIGO DI GREEN PASS PER LA PARTECIPAZIONE.

Sul senso della Giornata del Creato a partire dal Messaggio dei vescovi, proponiamo ai lettori di diocesitn.it  la riflessione di Daniela Langella (Servizio educazione e sensibilizzazione di Caritas e Fondazione Comunità Solidale – membro della Comunità Laudato Si’)):

Molti anni fa, giovane studentessa, mi trovavo a Camaldoli per studi. Una sera venni avvicinata da colui che mi si presentò solo alla fine della nostra conversazione nientemeno che come padre Benedetto Calati, proprio lui, il padre conciliare monumento della spiritualità e del pensiero. Mi disse, fra le altre cose, che lectio divina voleva dire che si doveva portare la Parola nella storia e che in questo senso la lectio era più utile e necessaria della devotio. Eravamo in una sala con la televisione che trasmetteva un notiziario, fece cenno come per zittirlo e mi disse che le ultime notizie le avrei trovate nella Bibbia.

Oggi, trenta anni dopo, quella straordinaria conversazione mi viene richiamata alla lettura del messaggio dei vescovi della CEI in occasione della 16  ͣGiornata Nazionale per la Custodia del Creato, il prossimo 1˚settembre, e della prossima 49  ͣsettimana sociale dei Cattolici italiani, che si svolgerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre, dal titolo: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro. #tuttoèconnesso”.

La lectio divina di questo messaggio contiene innanzitutto un appello a riprendere il cammino ‘in una vita nuova’ (Rm 6,4), perché il nostro vagare spericolato e sordo al grido della terra e dei poveri ci ha condotti sul crinale dell’irreparabile. Esodo è la parola da riconsegnare alla storia, il cammino per eccellenza, quello che esige l’’abbandono della nostra normalità’, più che una transizione, una ‘trasformazione profonda della nostra forma di vita’, un diverso modo d’essere. Ci vogliono il coraggio di lasciare, la capacità di trovare soluzioni, il desiderio di alimentare la speranza. Infatti, la prima delle prove che ci attendono è la tentazione di resistere al cambiamento, il rimpianto per una ricchezza che ha generato sprechi e scarti, la nostalgia che riporta indietro. Il cambiamento può avvenire solo nella speranza e il desiderio è il nutrimento della speranza cristiana.

La stella da seguire è l’ecologia integrale, insieme umana ed ambientale, indicata da papa Francesco, perché il grido dei poveri ed il grido del pianeta si possono udire solo insieme. I Vescovi citano don Primo Mazzolari: ”Forse tante nostre infelicità derivano da questo mancato  accordo con la natura, come se noi non fossimo partecipi di essa. Tutto si tiene, ed accettare di vivere in comunione non è una diminuzione, ma una pienezza» (Diario di una primavera).

Occorre agire su molti piani, quello educativo in primis. Fondamentale è ripensare l’antropologia, proporre un modello di uomo che contrasti il modello antropocentrico ed autoreferenziale, educare alla responsabilità che includa la cura della casa comune. Occorre diffondere la conoscenza delle buone pratiche.

Ma occorre avere il coraggio di ripensare con urgenza anche i presupposti del nostro attuale modello di sviluppo, quello consumistico che accresce le ingiustizie e le disuguaglianze, essere capaci di un nuovo modello in cui creazione di valore e di lavoro siano attenti ai rischi ambientali, perseguire una transizione giusta.

L’Esodo, infine, è contemporaneamente esperienza del singolo e collettiva, si fa ‘insieme’, altra parola da riconsegnare alla storia.’ Insieme’ include l’’io’ ed il ‘noi’. Il cammino in una vita nuova di cui parla S. Paolo deve essere ecumenico, universale, di comunione con i fratelli tutti.

Nelle parole della CEI è forte la preoccupazione di ‘avviare processi, non di occupare spazi’. L’Enciclica Laudato Si’ non solo ne ispira completamente il contenuto, ma si riconosce anche in quel ‘porsi al servizio della società e del Paese’.

Si diceva dunque, trent’anni or sono, di portare la Parola nella storia, di privilegiare la lectio, più utile e necessaria della devotio. Questa lettura che è più di una lettura, che è una lettura storica del Vangelo, consegna alla nostra cura e responsabilità atri due destinatari del nostro culto, i fratelli ed il pianeta.