Tisi e Beretta: “L’uomo è fatto per la pace: modelliamola insieme. Più armi non ci rendono sicuri”. A Soraga e Spiazzo Rendena il dialogo tra l’Arcivescovo di Trento e l’analista della Rete Italiana Pace e Disarmo

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Non una parola astratta né un auspicio affidato soltanto ai grandi della Terra, ma una responsabilità personale e collettiva da assumere, plasmare e tradurre in scelte concrete. È la pace raccontata nelle due serate trentine che hanno visto protagonisti l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi e Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia e della Rete Italiana Pace e Disarmo.

Il confronto si è svolto il 20 luglio a Soraga, nell’ambito della rassegna “Ispirazioni d’estate”, e il giorno successivo nel teatro parrocchiale di Spiazzo Rendena, con il ricordo commosso in avvio di don Carlo Crepaz, parroco della Val Rendena scomparso improvvisamente nelle scorse settimane. Due appuntamenti molto partecipati, moderati rispettivamente da Cesare Bernard e Piergiorgio Franceschini, costruiti attorno alla Lettera alla comunità dell’Arcivescovo, “Il Vasaio”, e al suo invito a diventare “artigiani di pace”.

L’umano è strutturalmente predisposto all’incontro

Il punto di partenza indicato da monsignor Tisi davanti a turisti e residenti ha rovesciato una rappresentazione molto diffusa dell’essere umano, descritto come naturalmente aggressivo e destinato allo scontro. “L’umano è predisposto strutturalmente all’incontro, esiste come incontro e non come scontro”, ha invece rimarcato l’Arcivescovo.

Una predisposizione che a detta di Tisi si manifesta in età evolutiva e riemerge con particolare evidenza nelle calamità, nel volontariato e nell’opera di quanti intervengono per salvare una persona senza domandarsi se sia amica o nemica. “Anche nelle terre devastate dai conflitti, da Gaza all’Ucraina, dal Myanmar al Sudan, continua a mostrarsi un’umanità capace di aiutare, condividere e proteggere. L’umano è più forte delle bombe, dei droni, della fame e della distruzione”, ha osservato don Lauro.

La guerra, al contrario, resta per Tisi “follia allo stato puro: uomini che non si conoscono vengono mandati a uccidersi da uomini che si conoscono e che assumono le decisioni”. Per la comunità cristiana, ha aggiunto l’Arcivescovo, la pace non è uno dei molti possibili ambiti di impegno: “Il Vangelo è la pace. Il Vangelo ci riporta alla struttura dell’umano, che è prendersi cura”, rilancio don Lauro facendo eco alla Lettera e all’appello vibrante in occasione del patrono San Vigilio.

Spese militari in crescita: “Ma siamo davvero più sicuri?”

Alla riflessione antropologica e spirituale si sono affiancati i dati presentati da Beretta sulla crescita delle spese militari. Gli investimenti mondiali negli armamenti hanno raggiunto livelli mai toccati in precedenza e anche i Paesi dell’Unione Europea hanno più che raddoppiato la spesa militare, passando indicativamente dai 180 miliardi di euro della metà dello scorso decennio agli attuali 380 miliardi. “È l’unica spesa che abbiamo raddoppiato. Ma siamo davvero più sicuri?”, si è chiesto l’analista davanti all’attento pubblico. L’accumulo di armi, secondo Beretta, non ha prodotto maggiore sicurezza, ma ha alimentato un clima di paura e una narrazione pubblica che invita progressivamente ad assumere “una mentalità di guerra”.

La guerra, è stato sottolineato, non scoppia all’improvviso. Dietro ogni conflitto ci sono centri di ricerca, industrie belliche, e interessi finanziari. Viene preparata culturalmente, economicamente e politicamente, attraverso la costruzione del nemico, la semplificazione della realtà e la ripetizione di racconti capaci di orientare l’opinione pubblica. La prima vittima della guerra, ha ricordato Beretta, è quindi spesso la verità. Diventa allora decisivo verificare le fonti, cercare dati indipendenti e interrogarsi sulle voci che trovano spazio nei mezzi di comunicazione e su quelle che vengono invece lasciate ai margini.

Disarmare il mondo a partire dalle parole

Tisi ha invitato a non rinunciare alla ricerca del vero e ad “obbedire alla vita”, tornando alla comune “grammatica dell’umano”. Prima delle appartenenze politiche, culturali o religiose, ogni persona viene al mondo cercando una mano, un volto e qualcuno con cui entrare in relazione. Per disarmare il mondo occorre cominciare anche dalle parole. Quelle disarmate invocate da papa Leone XIV – di cui è stato citato l’ultimo testo “Disarmata e disarmante. La pace è un dono” edito da Lev – e quelle che lasciano spazio al silenzio, non come pratica riservata ai credenti, ma come dimensione essenziale dell’esperienza umana. L’opposto – nota Tisi – dei dibattiti trasformati in guerriglie verbali e di una comunicazione costruita per umiliare o sconfiggere l’interlocutore.

A Soraga e Spiazzo Rendena, il confronto – sollecitato dalla cronaca recente – ha affrontato anche il tema delle armi legalmente detenute (molto più letali di quelle “criminali”), della legittima difesa e degli omicidi in ambito familiare. “Una società più armata – ha fatto notare Beretta – rischia di rendere più letali i conflitti che nascono nelle relazioni quotidiane”.

Dalla denuncia alle scelte concrete per la pace

Dalle due serate, non solo denuncia. Beretta ha invitato a informarsi sulla proposta di legge di iniziativa popolare per una difesa civile non armata e nonviolenta, sostenere la nascita di corpi civili di pace e verificare come le banche nelle quali vengono depositati i propri risparmi si comportino rispetto al finanziamento e all’esportazione degli armamenti.

“Il Vasaio” e il Trentino come laboratorio di pace

Quanto al titolo della sua Lettera “Il Vasaio”, ha spiegato Tisi, esso non richiama soltanto la pazienza artigianale necessaria a modellare la pace. Il Vasaio, con la maiuscola, è anzitutto Gesù di Nazareth. La sua umanità mostra un uomo che non domina, non impone la propria parola e non tratta gli altri dall’alto, ma ascolta, si lascia incontrare e rende l’altro protagonista. “L’amore – ribadisce don Lauro – o trova uguali o rende uguali”.

L’Arcivescovo ha quindi invitato le comunità cristiane a tornare a parlare esplicitamente di pace, aprendosi al contributo di credenti e non credenti. Essere artigiani di pace significa riscoprire il fare insieme e contrastare il mito del vincente solitario: “La vera vittoria è arrivare insieme”, evidenza Tisi.

Da qui la proposta, contenuta nella Lettera, di fare del Trentino un “laboratorio di pace” mettendo ad esempio – concretizza don Lauro – al centro le persone più fragili in alleanza tra amministrazioni, volontariato, Caritas, comunità ecclesiali e società civile. Un modo non soltanto per rispondere ai bisogni, ma per ricostruire legami e superare contrapposizioni: “Se partiamo dall’ultimo, vinciamo tutti”. (pi.fra.)